Dylan Dog-il film

Scrivo questo post dopo aver visto uno dei film più boiata che io abbia mai visto.

O meglio il film potrebbe essere mediamente carino, per una serata stacca cervello, come sottofondo mentre cucini o sistemi camera, ma quando si riferisce a uno dei miei pilastri dell’infanzia allora è una boiata pazzesca.

Il film è questo http://www.mymovies.it/film/2010/dylandog/ 

la locandina

ed è la versione del nostro amatissimo fumetto “Dylan Dog” di bonelliana tradizione e di parto di Tiziano Sclavi, ma il tutto stravolto con pesante mano americana.

Come Sclavi, la Bonelli o chi per loro possono aver dato il loro consenso a sta cosa, io me lo chiedo e secondo me tanti altri appassionati di fumetti.

Ricordo che leggevo da bambina i fumetti dagli amici più grandi e poi lo compravo di nascosto e me lo leggevo come se fosse la cosa più proibita del mondo e questo perché esso, il fumetto, era un vero fumetto dell’orrore. Non l’orrore quotidiano che si legge nei quotidiani con omicidi, femminicidi e guerre, ma quello classico coi mostri cattivi che vogliono sterminare e sottomettere l’essere umano solo per proprio divertimento. Lo lessi per anni e poi smisi quando per decisioni forzate sulla casa editrice Dylan è diventato un assistente sociale per freak, disadattati e problematici vari. La vena horror era stata uccisa dal moralismo e quel senso di paura misto a proibito era morto affogato nella noia.

Ammetto che me ne dispiacque molto e per tempo cercai un sostituto (provai Dampyr, sempre della Bonelli: prometteva bene, ma deluse presto), poi mi arresi e lasciai perdere. Sicuramente nella storia contemporanea del fumetto ci sarà qualcosa di pauroso da leggere, ma davvero credo che il primo Dylan Dog fosse insuperabile. Quando poi era disegnato da Roi sapevi che non avresti dormito del tutto tranquillo.

.

Vista la popolarità del fumetto fecero nel 1994 il film “Dellamorte Dellamore” con Rupert Everett e una giovanissima Anna Falchi (che però mostrò subito le sue capacità artistiche).

.

Se non ricordo male pur utilizzando l’attore a cui Sclavi si era ispirato per Dylan non venne dato l’assenso all’uso del nome e quindi ciccia.

A posteriori credo che si mangino le mani.

“Dellamorte Dellamore” forse era ingenuo e un po’ raffazzonato, forse fatto con pochi mezzi, ma almeno aveva un vago omaggio alle atmosfere e a quel senso di ineluttabile destino che avvolge il nostro eroe che non vorrebbe, ma poi gli tocca sempre salvare “il mondo”, mentre in questo “Dylan Dog-il film” tutto è pompato alla supereroe e tutto è preso alla carlona.

La mancanza di Groucho in entrambi i film manca tantissimo, ma credo che già fosse stata una follia ben riuscita nel fumetto (resa come omaggio a un grande del cinema surreale e geniale) che, al di là dei diritti, sarebbe stata di difficile resa sul grande schermo. Non ricordo chi lo sostituiva nel primo film, ma nel secondo c’è un amico caro diventato zombie e di qualche utilizzo, però è troppo caricaturale.

Insomma al di là del fatto che pur avendo capito subito che avevo già visto il film, ma che non me ne ricordavo mezza scena, al di là del fatto che me lo sono guardato mentre facevo altro, mi chiedo perché? Perché dare i diritti di un’opera a suo tempo riuscita e tanto amata per creare una boiata americana del genere? Perché permettere tante modifiche, lasciando solo le piccolezze? Perché permettere che un fumetto horror diventasse un film commedia coi mostri? Perché Sclavi? Perché Bonelli?

Questa non è un’occasione persa, ma un vero e proprio insulto per la spesa di soldi inutilmente e per i tanti ricordi infranti.

Voto: 2

p.s: E poi era mille volte meglio Rupert Everett che l’insulso…come si chiama?Speta che lo cerco…ah sì  Brandon Routh. Vabbè.

Annunci

Fatti uccidere da un libro

Apro questo blog con l’elogio di un bel gioco che da anni faccio insieme agli amici del gruppo Corpi Freddi su Anobii.
Prima di tutto: chi sono i Corpi Freddi?
Beh è difficile da dire in poche parole, ma ci provo.
Prima di tutto è uno dei gruppi (da quanto ho capito ovvio) più grossi e attivi in anobii; il suo punto di riferimento sono i gialli, i thriller, i noir e ogni tanto qualche scappata nell’horror. Questo è per la parte puramente letteraria.
Poi c’è la parte dell’amicizia, perché è normale, o almeno dovrebbe esserlo, sentire l’esigenza di passare oltre lo schermo e voler incontrare le persone “di persona personalmente” e quando questo accade possono anche scattare conoscenze, amicizie o Amicizie. Perché il mondo virtuale alla fine non è molto dissimile da quello vero quando uno ci mette del suo e non indossa una maschera.

Torniamo al gioco.
Il gioco è semplice: ognuno degli iscritti volontari al gioco è vittima e killer. Si uccide spedendo, e quindi regalando, un libro scelto nella lista desideri della vittima; si cerca di far capire, ma non troppo, a tutti chi è la propria vittima con una serie di indizi criptici; si cerca di indovinare più accoppiamenti possibili e poi si aspetta di essere uccisi.

Il bello, in questo mondo veloce e tutto fruibile e comunicabile, è tornare a casa e vedere un pacco. Leggere il mittente e a volte non riconoscerlo, perché il tuo killer lo conosci solo attraverso il suo nickname. Strappare la busta e vedere l’arma con cui sei stato colpito. Aprire la pagina e leggere la dedica e sapere che dall’altra parte del pacco anche il tuo killer sarà a sua volta ucciso e avrà vissuto le tue stesse emozioni.

A questo giro sono stata uccisa con un libro che avevo preso dalla biblioteca (non ricordavo nemmeno di averlo messo in wl, pur avendola controllata. Mamma mia che arterio che ho!) e che stavo leggendo per la lettura collettiva degli autori sempre coi CF.
“L’impero dei lupi” di Grangé.

questa è proprio l’edizione che mi ha spedito il mio killer

La dedica è limpida e diretta come accade fra due persone che sono reciprocamente incuriosite dal fatto di non essersi mai conosciute, ma affettuosamente sentita per il fatto che si condividono passioni e libri.

Con questo libro inizio il blog e l’esperimento, quando possibile, di associare libro e film tratto. Stiamo a vedere.