Antiche macchine da scrivere

Adoro le macchine da scrivere. Ho una vecchissima macchina appartenente a mio nonno su cui ho imparato a scrivere prima ancora di farlo con la penna. Ho imparato ad essere abbastanza veloce, a non guardare il foglio. Scrivere con la tastiera ha una sua meravigliosa musicalità: oggi come allora appoggio le dita e scrivo anche cose senza senso solo per sentire il rumore appena attutito dei tasti. Mi manca fare forza perché la lettera lasci il suo segno, mi manca il rumore dell’andare a capo, mi manca usare il bianchetto in fogli perché ci si è sbagliati a scrivere. Tutto un senso di antico modo di comunicare che non può morire con il progredire della tecnologia.

Il titolo del post è stato “rubato” dal titolo della mostra che stanno tenendo due miei amici di Anobii

http://www.comune.roncegnoterme.tn.it/images/2013-antiche%20macchine%20da%20scrivere.pdf

2013-antiche macchine da scrivere

Guardare le foto sul suo profilo di fb fra le Remington, i libri gialli di Agatha Christie, le macchine con il loro coperto, quel nero e marrone che si illuminano coi tasti metallici dell’alfabeto. Che emozione vedere pezzi che conosco di vista o nei film o in qualche museo o mercatino dell’usato a fianco di pezzi che non sapevo nemmeno che esistessero.

Complimenti Martina e Marco! Avete fatto un bellissimo lavoro e mi dispiace molto non poter essere da voi per gustarmi ogni piccolo particolare e ricambiare le mille domande che voi mi avete posto settimana scorsa.

E voi quando avete sfilato la vostra ultima pagina dal rullo? Se non ve lo ricordate andate al comune di Roncegno Terme, nella sala Tre Castelli e fate domande e incuriositevi!

“Il nostro comune amico” cap. IV

Nuovo personaggio anche se la stessa caustica presentazione: R. Wilfer.

L’uomo viene descritto con una faccia d’angelo e con un aspetto giovanile, se non infantile, con un carattere docile e con una vita povera o comunque disagevole. La moglie invece viene presentata come un donnone, ma come l’autore sottolinea “il matrimonio congiunge gli opposti”. Malgrado questa differenza fisica non sembra che ce ne sia caratteriale. anche se la donna sembra essere la parte rinunciataria della coppia.

Assieme a marito e moglie conosciamo due delle loro figlie (anche se velocemente possiamo capire che essi hanno avuto più figli, maschi e femmine, tutti sistemati fuori casa): Lavinia e Bella. E incomincia la fiera della lagna! Oh la lagna femminile come è pesante!

Bella rivela di essere la fidanzata per testamento, “come una dozzina di cucchiai”, di uno sconosciuto e che visto la sua morte (stiamo parlando di Harmon) ora è vedova senza essere stata mai sposata.

Intristisce vedere anche qua la condizione femminile girare tutta attorno a un matrimonio combinato, al concetto della sopportazione femminile, alla lealtà matrimoniale qualsiasi sia la decisione presa unilateralmente dal marito.

Ecco spuntare anche il “Cavalier Giovanni Rokesmith” quale nuovo affittuario dell’appartamento messo a disposizione dai coniugi Wilfer, molto probabilmente per recimolare qualche soldo in più per vivere. Uno scambio di battute fra nuovo arrivato e padrone di casa che ancor più fa vedere come il signor R.W. sia un debole di carattere. Le due figlie subito trovano antipatico il nuovo venuto, anzi lo tacciano di essere un assassino e un ladro, ma vengono avvisate dal padre di non provare ad essere scortesi. L’arrivo di soldi in casa permette alla famiglia di ben mangiare, ma anche all’autore di presentarci meglio Bella che non solo è lamentosa, arrogante con la sorella minore, ma anche sfaccendata e dittatoriale: mentre la madre e la sorella preparano da mangiare, lei pensa solo alle onde dei suoi capelli e a lusingare il padre per ottenere cose o solo attenzione.

Noi come Bella non capiamo perché il vecchio Harmon padre abbia designato proprio lei come moglie per testamento per Harmon figlio, perché sembra che di gran legami fra le due famiglie non ci siano.

Il rapporto fra le due sorelle non è nè edificante nè costruttivo e invece di allearsi e sostenersi, borbottano e malignano apertamente fra di loro. Mah, forse in ambientazioni del genere rivedo più “Piccole donne” che un duello ad armi impari.

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