“Il nostro comune amico” cap. VIII

Riprendiamo la lettura dopo gli ennesimi svarioni dovuti a scrittura e traduzione e vediamo cosa salta fuori.

L’intersezione fra i personaggi continua e seguiamo il signor Boffin fino allo studio dell’avvocato Lightwood, il quale non solo segue gli affari del defunto Harmon figlio, ma anche del nostro appassionato di storia romana. Mentre l’avvocato arriva ad intrattenere il cliente è il segretario (o assistente non lo dice bene) Malanno (un nome, un programma oserei dire. Ma perché certe traduzioni? In inglese come sarà stato? Il traduttore si è divertito a cambiare una parte dei nomi in codesto modo?) con chiacchiere superficiali. Mi ha colpito e divertito la “filastrocca” dei nomi dei clienti della giornata, ricordandomi immediatamente quella che Tolkien mette in atto ne “Lo Hobbit” per elencare il nome dei nani presenti nell’avventura. Sono convinta, visto il ruolo di Tolkien e i suoi studi, che lo studio di Dickens possa averlo interessato, ma a un certo punto mi chiedo se non sia stato il traduttore che più o meno inconsciamente ha richiamato il professore di Oxford. Mah…dovrei ricercare il testo in lingua originale. Chi ha citato chi?

Che cosa lega Boffin, Lightwood e Harmon? Il testamento e la morte di quest’ultimo. Boffin infatti, come legatario subordinato, riceverà una certa somma di denaro, ma a questa notizia egli non si trova entusiasta, anzi è quasi schiacciato dal peso. Parte allora una piccola riflessione sul fare i soldi, sul penare a guadagnarli giorno per giorno e poi non goderseli, sulla vita del giovane Harmon che lo stesso Boffin con la moglie ha difeso più volte di fronte al padre. Si apre l’immagine del giovane Harmon di sette anni che tenta di opporsi al padre, al suo comportamento con la figlia, della sua fuga con tanto di valigia verso la Pergola per scaldarsi e di come la signora Boffin gli volesse bene e di come venne imbarcato per il suo destino. In questa rievocazione di un non affetto famigliare i coniugi Boffin appaiono in tutta la loro “paciosità” come due elementi normali, morali, affettivi, magari un po’ sempliciotti, ma legati a situazioni ed affetti basilari. Anche il rispetto per il vecchio Harmon in punto di morte, dopo una vita dura e dopo lo scontro per il figlio, sottolinea non solo le convenzioni fra le classi sociali o fra i sottoposti, ma proprio una moralità che sembra stonare in tutto un racconto che per ora ha enfatizzato le apparenze e le malelingue.

Dickens sembra voler tratteggiare due mondi umani che si intersecano volenti o nolenti, che debbono collaborare, ma che a volte collidono. Così quando Boffin offre un premio di un decimo dei suoi averi per scoprire l’assassino del giovane Harmon, l’avvocato protesta e se la protesta è legata alla paura che una cifra così alta possa indurre alla falsa testimonianza e a indagini affrettate pur di consegnare un colpevole, la fermezza di Boffin pare un caposaldo di volontà di giustizia.

Con la comparsa nello studio di Eugenio Wrayburn ecco un altro momento surreale di dialettica, dove il giovane avvocato si oppone con veemenza ad essere paragonato, lui bipede, a qualsiasi alto animale (anche se il cammello “è una persona di estrema morigeratezza”) o insetto. Dopo questa tiritera Boffin esce dallo studio e viene fermata da una persona sconosciuta che, però, ben lo conosce. Anche noi, come il nostro protagonista del capitolo, iniziamo a star sul chi va là, anche perché il libro si apre, circa, con un delitto e non vorremmo trovarcene un altro.

Invece il ragazzo sembra innocentemente proporsi solo per fargli da segretario. Si chiama Rokesmith e ha preso casa presso il signor Wilfer. Quindi iniziano i legami!

  • Rokesmith alloggia dal signor Wilfer.
  • Il signor Wilfer è il padre di Bella Wilfer
  • il signor Boffin ha lavorato per Harmon padre
  • il signor Boffin è il legato testamentario di Harmon figlio
  • l’avvocato Lightwood è l’avvocato del testamento di Harmon figlio
  • l’avvocato Lightwood è l’avvocato di Boffin
  • l’avvocato Eugenio Wrayburn è amico di Lightwood.

Il capitolo si chiude con la richiesta di Rokesmith e la promessa di Boffin di pensarci e di rivedersi alla Pergola dopo una o due settimane. Atteggiamento prudente di una persona che continua a mantenere un animo disponibile verso il genere umano, ma che non fa niente in realtà per sincerarsi della veridicità delle persone che ha di fronte. E’ come con Silas: chiamato a leggere a casa solo per una buona impressione di letterato!

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