“Il nostro comune amico” cap. X

Matrimonio a casa Veneering, anche se a sposarsi sono una donna matura e un uomo maturo (e io in questo momento non ricordo nemmeno chi siano o se siano già stati presentati…). Geniale la figura del maggiordomo chiamato “l’esperto in analisi chimiche” con il suo modo di fare autoritario, ma ubbidiente.

Alle prime pagine del capitolo Dickens palesa il suo pensiero sull’importanza dell’economia sempre crescente e sinceramente vista la situazione del 2013 non posso che dargli ragione e forse considerarlo un po’ profetico (o solo lungimirante). Egli sottolinea come non sia più importante avere cultura o buona reputazione o certi antenati, basta avere azioni e tutto si può ottenere, si può accedere ovunque. “Liberateci dal nostro denaro, sparpagliatelo per nostro conto, comprateci e vendeteci, rovinateci, soltanto vi preghiamo di assedervi tra le potenze della terra e d’ingrassare a nostre spese.” Quali migliori parole potevano spiegare cosa è successo storicamente negli ultimi due secoli (o quasi)?

Torniamo alla lettura e lasciamo la politica. Scopriamo che gli sposi sono Sofronia Akershem e Alfredo Lammle, considerati dal signor Veneering come dei fratelli per quanto non abbiano avuto a convivere nell’infanzia. Il signor Twemlow (che io ritengo un personaggio coi piedi per terra in quel marasma di famiglia svagata) si trova a dover partecipare a queste surreali cene o pranzo (dove per buona creanza non si deve dire che non si conosce una persona, se la padrona di casa ha affermato o quasi il contrario. Quindi viviamo tutti nella gabbia dorata dell’ipocrisia); a dover essere messo in mezzo in un ruolo importante in un matrimonio fra sconosciuti; a contare nella sua testa chi e quanti siano i nuovi “più cari e vecchi amici” dei Veneering. Questo personaggio totalmente avulso dal contesto lo trovo meraviglioso!

Anche la sua malinconia nel ricordare una ferita d’amore, scatenata dalla presenza di una damigella d’onore simile a una sua vecchia fiamma, è trattata con leggerezza e umanità, con empatia, chiudendo l’episodio con nonchalance..

Al suo opposto c’è la Lady Tippins: tipica signora della città bene, diventata nobile per non si sa quale motivo (Dickens suppone per sbaglio del Re Giorgio III che elevò al rango il defunto Sir Tommaso Tippins), che deve tenere sotto controllo con il suo grande occhialino d’oro. Nota di colore: la sua lista di numerosi amanti… La sua descrizione del matrimonio, partendo dalla sposa, damigelle e altro, è caustica e spassosa, ma purtroppo non troppo lontana da certi parenti “simpatiaportamivia!”.

Il pranzo di nozze poi è l’apoteosi dell’incrinarsi delle convenzioni e tutto sembra filare malissimo fra disinteresse, malignità, incomprensioni e guardarsi in cagnesco, ma paradossalmente niente succede e quando si arriva al taglio della torta la sposa lo fa con fare tranquillo. Intermezzo inatteso e “comico” la scarpa che cade addosso al Maggiordomo, lanciata come buon augurio agli sposi da uno dei Cuscinetti (intesi come i “vecchi” amici che accompagnavano il decorso del matrimonio).

Credendo che il malumore sia solo limitato agli sconosciuti invitati, seguiamo gli sposi in viaggio di nozze all’isola di Wight e assistiamo al loro primo litigio (ma veramente???) e scopriamo che i due si sono sposati credendo che l’altro avesse una buona rendita o un buon guadagno. Scoprono che l’inganno che li ha portati al matrimonio è stato portato avanti in buona fede dal signor Veneering il quale pur non conoscendo bene nè l’uno nè l’altra ne ha parlato come se fosse il loro più “vecchio” amico! Dopo una furiosa litigata sulla spiaggia, dopo accuse reciproche, il signor Lemmle propone alla sua signora di diventare soci (e quindi mantenere il matrimonio tranquillamente) nel nascondere la loro vergogna nell’essere stati ingannati e nel portare a termine ogni loro piano.

Finisce il capitolo però con una descrizione mefistofelica del signor Lemmle. E ci chiediamo quale sarà il vero destino della signora Sofronia Lemmle…

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