Buon compleanno Lovecraft

Oggi sì che festeggio.

Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 agosto 1890 – Providence, 15 marzo 1937)

Festeggio un autore che mi ha emozionato e tutt’ora mi emoziona a sol ripensare alle storie che ha raccontato.

Lo conobbi più di 10 anni fa grazie al mio moroso di allora. Egli era un vero appassionato di horror, mentre io ero troppo impressionabile per aver dedicato la mia infanzia a certe letture o certi film; mi prendeva in giro bonariamente per ciò, ma alla fine chi dormiva il sonno dei giusti ogni notte ero io e non lui, tormentato dagli incubi più assurdi (ai vostri bambini date delle dosi di buonismo disney da piccoli, perché avranno tutto il tempo che vogliono per farsi venire gli attacchi di panico per assurdi vermoni usciti dalla terra o da attacchi alieni o comunisti a ogni calar del sole. Lo dico per loro, ma anche per il vostro sonno). Gli prendevo in prestito un po’ di libri, mentre si discuteva di quanto fosse o meno influente Poe o sulla cinematografia horror spagnola: discorsi da circolo letterario alternativo e ottocentesco. Poi fu il mio master ne “Il richiamo di Cthulhu” e una avventura di pochi mesi durò un anno e mezzo, fidelizzando il cuore del gruppo con elementi che amavano veramente il genere. Quando finì tutti rimanemmo felicemente sconvolti. In tanti anni di gioco di ruolo quella campagna è la mia vera nostalgia…

Ma torniamo al nostro amato Lovecraft. Amato. Sì. Tantissimo.

Amato perché mi ha regalato le emozioni più intense, senza nemmeno uno spargimento di sangue a modo splatter; amato perché mi ha fatto amare il genere horror con i mostri a un piano incomprensibile; amato per quel senso di oltre, di fuori dal comune, di unico nella letteratura; amato per non aver dato speranza alla solitudine, ma per averla desolatamente condannata a un’eterna pazzia; amato perché il mondo di Cthulhu è ultraterreno, ma elaborato, scritto e poi disegnato diventando un vero mondo vero e reale.

Mi basterebbe fermarmi alle emozioni, alla sensazione di smarrimento e solitudine che ogni suo protagonista prova, alla pazzia che pian pianino si insinua nella mente, al buio sempre vivo. Leggere i suoi racconti o i suoi libri è stato come addentrarmi in vari mondi e vestire diversi panni; è stato come estraniarmi da me e dover anche affrontare le mie di paure.

Il mio moroso di allora mi regalò l’opera omnia e ammetto che la centellinai tantissimo e la finì dopo qualche anno che mi ero lasciata (è stata una lunga storia) e quando chiusi l’ultima pagina sentii il distacco e mi resi conto di essermi emancipata da quel ragazzo e di aver letto Lovecraft solo per lui, per sapere, per capire, per leggere. Lovecraft è diventato allora il MIO pilastro narrativo, senza altre metabolizzazioni o insegnamenti. E’ il sentiero che porta alla montagna della follia o negli oscuri abissi del mare.

disegno di MIRROR CRADLE

A Lucca Comics di qualche anno fa mi portai a casa un vero capolavoro a lui dedicato

disegni di Breccia http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Breccia

trovando azzeccata la scelta delle chine, delle matite o di quel che è (dovrei chiedere a mio fratello) per rendere le angosce, il velo della pazzia che si alza. Per non parlare del bianco e nero…stupendo! Ma anche qui non stiamo certo parlando del primo pirla che passava per caso. Alberto Breccia è stato un indubbio maestro del fumetto argentino.

Ma torniamo al nostro maestro di Providence.

Potremmo stare qui a fare una tesi sul perché scrisse una cosa piuttosto che un’altra, sulla sua misoginia, sul razzismo, sulle sue paure. Oppure potremmo farne un’altra sulle sue influenze sul cinema, sul fumetto o sulle continue, e più o meno velate, citazioni in altre libri, ma davvero troppe sarebbero le nozioni che nemmeno io potrei ritrovarmici. Questo link di wikipedia potrebbe esserci utile http://it.wikipedia.org/wiki/Howard_Phillips_Lovecraft_nella_cultura_popolare , ma tocca dirlo nessuna di queste opere può nemmeno avvicinarsi al potere che ha evocato il Maestro, anzi molti film (che io ho visto e che si trovano sono nelle videoteche fornite di chicche introvabili) hanno non tanto tradito il senso, ma del tutto mistificato e reso risibile il tutto. Alla fine rendere la paura vera è il pezzo più difficile per un autore…

E nemmeno Giacobbo che ha ventilato (nel suo sempiterno delirio di mistificazione informatica. Ma la smetterà mai e metterà a giudizio le sue capacità giornalistiche?) che Lovecraft non scrisse opere di fantasia, ma verità storica, è riuscito a spegnere il senso di paura che egli genera in ogni lettore, trasformandolo in un mero cibo per le masse.

è davvero così Cthulhu?

Buon compleanno Lovecraft!

E voi state attenti ai ronzi elettrici sospetti…e ai tentacoli!

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