“L’ombra dello scorpione” di S. King

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La lettura collettiva d’autore di Luglio su CF era dedicata a King. E io ho finito il libro ieri…

Avrei dovuto scegliere un libro più corto, ma sinceramente mi sono fidata dei giudizi e questo, ammetto, aveva più stellette che un generale dell’esercito in pensione. La trama poi mi incuriosiva. Trovato l’ebook, caricato e iniziato la lettura, saltando bellamente l’introduzione di King in cui spiegava che aveva rimesso mano al libro, sistemato qualcosa, aggiunto quello che il primo editore non voleva, cose così. Saltato di pari passo: non volevo che niente mi togliesse i possibili colpi di scena. E ho fatto bene. La leggerò poi? Non credo. Questo libro va bene così, letto d’un fiato, seguito come uno crede.

Questo libro mi ha lasciato basita devo ammetterlo perché da King mi aspetto sempre che sia un horror e basta, ma quasi sempre vengo smentita. E anche questo libro non è da meno.

1212 pagine e le prime 300 sono dedicate alla grande epidemia che falcia la popolazione mondiale (o meglio si intuisce che sia mondiale, anche se qui si parla solo d’America) e si parla del morbo e della morte. In questa parte del libro si seguono alcuni personaggi ben definiti, forse un po’ troppi e ci si chiede il perchè. O meglio si vorrebbe chiedere il perché, ma alla fine si decide di farsi guidare dall’autore. Un fine ce l’avrà…

A un certo punto entrano in scena due entità: Mother Abigail e l’Uomo che cammina (o l’uomo nero o Randall Flagg o altro). Il libro allora si trasforma in una lotta del Bene contro il Male, della scelta della vita, dello schierarsi, del redimersi o del perdersi  del tutto.

Eppure nemmeno questa visione è corretta, perché la base apocalittica e post apocalittica si insinua benissimo in questa visione teologica e bipolare del mondo. E se da una parte le due comunità ben distinte cercano di rifare o rifarsi una vita, scelgono due visioni antitetiche e contrastanti, il cammino dell’Uomo diventa una scelta da fare.

Nel leggerlo mi sono chiesta quanto ci sia davvero dell’autore. Non è una visione del Bene e del Male vaga e panteista, ma molto cristiana anche se non saprei dire con quale visione (cattolica, protestante, metodista, evangelica e altro): è la scelta, il perdono, l’affidarsi e il non aver paura ( il “Non temerò alcun male” degli eroi positivi è fortissimo di significato), mentre dall’altra parte c’è la paura, il predominio, l’uso delle persone. Non voglio addentrarmi a farne una visione teologica, anche perché per me sarebbe assolutamente fuori luogo, ma questo argomento è veramente il sottofondo di tutto.

Mi cade un po’ sul finale.

SPOILER!!!!!

Su come viene momentaneamente eliminato Randall Flagg e tutta la sua comunità (senza assolutamente pathos o tentativo di rendere la cosa più reale) vi è una veloce risoluzione. Finita la carta? Finito il tempo? Finita la passione? E’ un peccato, perché la lenta sconfitta di Randall Flagg è veramente forte, dilagante, oserei dire divertente (se tifi per i buoni).

Su come anche la comunità della Zona Libera diventi una sorta di fortino ben difeso e i buoni se ne vanno lontani, cercando fortuna (con un “tanto ce la caveremo” pur non avendo le possibilità e le conoscenze). Non approvo per nulla la scelta di Stu e Frannie, perché l’ho trovata un po’ troppo semplicistica, new age e facilona, soprattutto dopo tutto quello che hanno passato. Frannie una nuova Mother Abigail? Mah…

Spiace come siano morti certi personaggi, ma alla fine ne capisco il senso.

E Tom Cullen? Chi o cosa è davvero? Troppo facile anche qui, affidargli un grave compito, vedere che c’è qualcosa dietro ma poi non svilupparlo.

FINE SPOILER!

Ieri l’ho finito e non ho sentito la spinta per scrivere subito la recensione, come se avessi bisogno di metabolizzarlo. Stanotte poi mi sono chiesta cosa stavano combinando Stu e Frannie come se fossero dei personaggi veri… Alla fine questo libro non è un semplice libro horror, ma è un libro molto più completo e difficile da affrontare e da comprendere, ma assolutamente da leggere (anche se io avrei tolto un duecento pagine dal totale: come al solito King è un vero parolaio!).

Voto: 8 e 1/2

So che è stata tratta anche una mini serie televisiva. Sono curiosa e un po’ impaurita nel vederlo. Non ora di certo, ma forse un giorno. O forse no. http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=16943 Voi l’avete vista? Che ne dite?

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2 thoughts on ““L’ombra dello scorpione” di S. King

  1. Io ce l’ho il dvd con la serie tv. Avevo iniziato a guardarla il mese scorso ma poi tra la ripresa del lavoro, le sere impegnate e altro giace li. Quello che posso dirti per quelle 2 puntate in croce che ho visto è che sembra fatta benino, i personaggi ci sono, l’ambientazione anche. Risente un po’ degli anni rispetto a quello che siamo abituati a vedere noi oggi ma, ripeto, non sono ancora entrata nella parte clou, siamo alla conoscenza dei personaggi.
    Randall sarebbe da seguire nella serie de “la torre nera”, capolavoro universale secondo i fans, io però non sono mai riuscita ad andare oltre le prime 20 pagine del primo volume… dicono che poi scorra e basti superare l’inizio un po’ caotico… ce la faro??!!? mah…

    1. Mi hanno detto che appunto Randall appare ne “la torre nera” e a questo punto sono molto curiosa, ma devo lasciar sedimentare questo libro se no mi si incasina tutto.
      Adesso poi mi incuriosci con la serie. Vedrò di trovarla in qualche modo e di vedermela, anche questa fra un po’.
      Io non sono tipo da serializzazione selvaggia, ma da alternare serie e personaggi.
      Grazie Ross.

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