Buon Compleanno Stephen King!

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Viene chiamato il Re, non solo per omaggio al suo cognome, ma per il suo valore letterario.

Qualcuno potrebbe dire a ragione, altri a torto. A me sinceramente non interessa, perché per ora King è ancora nel limbo. O meglio ci sono alcuni suoi libri che ho veramente divorato, come “La canzone di Lindsey”, altri che ho trovato di una noia mortale,  tipo “22/11/’63”. Non riesco a riconoscergli davvero l’appellativo di Re e so che qualcuno leggendo potrebbe avere un piccolo svenimento (vero Ross? 😉 ), per quando è assolutamente corretto riconoscergli la prolificità e l’ampiezza della sua fantasia, la quale ha raggiunto picchi di vera fortuna e fama ben guadagnata. Dalla sua mente sono nati personaggi simbolo o tratti film che hanno lasciato il segno: “Shining” e il suo “il mattino ha l’oro in bocca“, oppure Misery e la paura che tutti i fan di lettori possano essere come lei, oppure i pagliacci e It e tanto altro ancora.

E’ fuorviante ritenerlo, come sento nelle recensioni superficiali, uno scrittore d’horror. La sterminata mole di opere ci fa capire che egli punti più sul “paranormale” in senso lato che il classico horror, in più leggendolo trovo che egli cerchi anche di scoprire l’animo umano, sviscerarlo e forse comprenderlo. Quello che mi ha sempre sorpreso, a volte in positivo e a volte in negativo, è proprio questo sotto fondo sociale nei suoi libri: ci sono le interazioni amorose, l’accettazione della morte, la religione, la sociologia, il bene oltre il male, la sconfitta dell’uomo e il suo tentativo di rivalsa. King prende allora un’altra immagine, dietro allo squartatore del velo della normalità, appare quella del curioso di antropologia, di appassionato di sociologia, di guardone delle cose umane.  E questo aspetto pare molto interessante, ma bisogna sempre capire quanto lo ha calibrato nei vari libri perché a volte prende il sopravvento e il libro che ci ritrova fra le mani può risultare tutt’altro che un libro paranormale, come la quarta di copertina cerca sempre di dirci.

Un vero difetto che trovo insopportabile è che è verboso, parolaio, si dilunga a dire le stesse cose per pagine e pagine. Quando fa così mi viene sempre la brutta idea che sia pagato a parole più che a libro nella sua interezza. Anche nell’ultimo che ho letto “L’ombra dello scorpione” io avrei tagliato almeno un duecento pagine, come mi ha fatto venire la noia estrema “Il miglio verde” che non è stato rieditato come libro ma mantenuto come serie a puntate (okkei qui possiamo dare la colpa all’editore e non allo scrittore, ma se davvero voleva seguire le orme di Dickens bisogna ricordargli che l’autore inglese non ripeteva tutta l’ultima pagine dell’ultimo capitolo uscito. Lettura collettiva docet!).

Alla fine cosa posso dire di King? Che devo ancora capirlo, che devo ancora capire se mi piace oppure no e che devo leggere ancora un sacco di suoi libri cult per dare un parere chiaro sulla bilancia della letteratura. Posso anche dire che mi aspetto di poter leggere i veri libri che spaventano e che non ti fanno dormire la notte (It è lì che mi guarda dalla libreria, ma so che non è ancora tempo).

proprio poche immagini di qualche famoso film tratti dalle sue opere
proprio poche immagini di qualche famoso film tratti dalle sue opere

Buon Compleanno S. King!

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4 thoughts on “Buon Compleanno Stephen King!

  1. presente! si parla del Re e come mancare? sorvoliamo sul fatto che non lo riconosci come re perchè altrimenti dovrei eliminarti dalle amicizie e segnalare il tuo caso come malattia mentale alle strutture sanitarie…! 😛
    Allora l’amore viscerale che nutro per lui mi porterebbe d’istinto a difenderlo a spada tratta, la parte razionale (ebbene sì talvolta ne ho una che esce!) mi ricorda che i gusti son gusti, che il mondo è bello perchè è vario ecc…ecc… In realtà penso che tu abbia letto forse le cose sbagliate (v. romanzi troppo lunghi) e che, sempre forse, ne hai talmente tanto sentito parlare come di un Re che parti prevenuta e magari non ti assapori la storia ma la analizzi troppo senza chiudere (metaforicamente) gli occhi e partire con i suoi personaggi… non so…Io so solo che per me racchiude nei suoi libri talmente tante cose che non può non essere definito un re! ^_^ (neanche a dire che nella pericolante ho scritto praticamente un inno d’amore! 😛 )

    1. Ah ma io ti capisco in pieno.
      Tu stai a King come io sto a Tolkien o Lovecraft.
      E mi aspettavo niente altro che quello che hai letto e scritto. 😉
      Non so se siano le cose sbagliata, oppure lette nel momento sbagliato, oppure troppe aspettative, ma per me King è ancora lì nel limbo appunto.
      Io quando leggo me ne infischio proprio dell’autore, o meglio non è quello che mi influenza, ma di certo mentre leggo il mio giudizio cambia, muta, va in altalena o in ottovolante. Di solito mi accusano di avere troppa fantasia e di immedesimarmi troppo nei libri…pensa te…e certi personaggi mi rimangono dentro come se fossero persona e questo è capitato anche per i libri di King.
      Ma “Le notti di Salem” non mi hanno fatto paura, anche se l’ho divorato, mentre se mi citi “Le montagne della follia” di Lovecraft mi viene subito la paura.

      Credo che King non sia riuscito ad entrare sempre in sintonia con me come hanno fatto altri autori. Punto.
      E io adoro questa tua difesa a spada tratta.

      Come dissi in altri post a lui dedicati qui e altrove, posso dirti che non mi fermerò dal leggerlo. Sono troppo curiosa. Magari uscirà dal limbo, magari diventeremo buoni amici, ma per ora non sono una sua fan. 😉

  2. Ho conosciuto e apprezzato King partendo da Shining dopo non sono più riuscito a trattenermi. Per ora ho letto oltre a Shining, anche It, Carrie, Pet Sematary, 22/11/’63 e ora mi sto divorando la serie della Torre Nera. Tanto per spezzare un po’ con la Torre ho già in lista The Dome. Quello che amo di più di King è il suo modo di scrivere più che per le storie che racconta. Ad esempio Jeffery Deaver è molto abile a creare trame ma non ha la stessa abilità nello scrivere del Re. Il fatto che King si dilunghi in chiacchere inutili lo trovo un suo pregio e un tratto distintivo. Mi piacerebbe leggere tutto di King e chissa se mai riuscirò a farlo!

    PS Hai citato Tolkien e Lovecraft. Ho iniziato da poco anche la saga del Signore degli Anelli. Di Lovecraft ho letto parecchi racconti e Le Montagne Della Follia lo leggerò sicuramente, anche se sopra di tutti c’è sempre e solo Poe.

    1. Deaver scrive diversamente e vince sulla velocità e il senso dell’ansia di certi suoi gialli, ma rimane nel genere thriller, quindi faccio fatica a paragonarlo a King non tanto per lo stile, ma quanto per il panorama d’azione dei propri protagonisti.

      Benvenuto nella terra di Mezzo! Spero che rapisca come lo ha fatto con me, tantissimi anni fa. E spero che il modo di scrivere di Tolkien ti spinga a scoprirlo oltre a “Il signore degli anelli”, anche nella sua veste di padre inventore di storie per i figli.

      Hai ragione per quando riguarda Poe e delle sua importanza, ma per quanto molti lo affianchino a Lovecraft per la scelta di genere, credo che il Maestro di Providence parli di un horror che non si può affrontare manco si volesse, mentre per Poe è tutto umano e la sconfitta è già dentro di sè. Alla fine però è come chiedere se “si vuole più bene alla mamma o al papà”. 😉

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