“Il nostro comune amico” cap. XVI

Rokesmith inizia con solerzia la sua attività di segretario di Boffin e Dickens ce lo descrive forse come il miglior impiegato che uno possa mai avere: solerte, attento, rispettoso,  educato, non superbo. Eppure sul suo viso passa una “nume misteriosa”  , forse il ricordo di un passato doloroso che insegna a mettere sull’attenti in ogni situazione. Una sua stranezza è non volere avere a che fare con gli avvocati di Boffin, quelli che si occupano anche del testamento Harmon. Io inizio a sospettare che Rokesmith possa essere il vero giovane Harmon…

Oppure ha a che fare con la scomparsa di Giulio Handford, coinvolto con la morte del giovane Harmon e utile riguardo al testamento secondo l’avvocato Lightwood.

Un’altra incombenza del segretario è cercare un orfano da adottare per i signori Boffin. E qui Dickens da il meglio di sè dando prova di essere un cinico e inflessibile critico della sua società. Parlare del mercato degli orfani implica parlare di una piaga che colpì tutto il mondo occidentale, anche se noi abbiamo sempre e solo l’immagine della Londra ottocentesca: bambini venduti, comprati, abbandonati, reclamati non per amore ma per soldi, condizioni igieniche e sociali al limite della denuncia, truffatori ad ogni angolo.

Alla fine sembra che sia trovato il candidato giusto (e cinicamente si legge il tutto come se ora noi andassimo al canile a prendere un compagno peloso), giungendo alla casa della vecchina Bettina Hidgen che purtroppo non poteva più occuparsi del nipotino rimasto orfano. Dickens descrive la casa e la vecchina con insolito stile affettuoso, sottolineando come i cuori puri siano cari a Dio, ma purtroppo non tanto al fato. Nella casa sono presenti altri 3 bambini e si viene a sapere che la signora Hidgen è pagata per sorvegliarli, come proprio una tata, perché è sempre meglio vivere nella povertà in casa piuttosto che essere condotti nell’Ospizio dei poveri (lunga invettiva per bocca della vecchia, ma per per mano dell’autore contro un servizio sociale britannico che di certo non funzionava come doveva o come era stato pensato). Fra i 3 affidati l’attenzione si sofferma su Pauta, il più grande sembra, abbandonato piccolo e ritrovato nella fanghiglia e che la signora Hidgen decise di chiederne l’affido per compassione.

Il distacco della nonna con il nipotino è doloroso e lo si capisce, anche se la durezza della vita porta a far comprendere prima che a volte serve il distacco per poter permettere a chi si ama di vivere meglio. La signora Boffin continua a mostrare la sua umanità e, comprendendo la situazione, non vuole forzare la mano. L’incontro continua nel migliore dei modi con scambi di delicatezze e attenzioni da ambo le parti, lasciando nel cuore della signora Boffin le migliori speranze di poter adottare il piccolo Giovannino.

Tornando a casa dopo il lavoro il giovane Rokesmith incontra Bella Wilfer intenta nella sua normale passeggiata vicino a casa. Il colloquio fra i due mi fa sembra re Bella ancora più antipatica nella sua supponenza, e di certo la presenza della madre di lei non aiuta a farsene una migliore opinione.

Lasciamo le due donne, osservando che Rokesmith è giovane, educato, comprensivo del brutto atteggiamento di Bella e, forse (dico forse ma sono molto sicura), innamorato di lei. Quando entrambi si troveranno a vivere sotto lo stesso tetto di casa Boffin ne vedremo delle belle? Mah…

immagine presa da questo blog http://georgianagarden.blogspot.it/2009/10/la-servitu.html
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