Buon compleanno Jim Henson!

Anche in questo caso parliamo di un compleanno di chi ci ha lasciato da tempo, ma la sua opera è nei cuori di tutti noi, soprattutto di chi nacque intorno agli anni ’70 e aveva l’appuntamento fisso con la tv una volta alla settimana per vedere i Muppet!

http://it.wikipedia.org/wiki/Jim_Henson

I Muppet sono l’invenzione più geniale e poliedrica di tutti i tempi secondo me. Possiamo spacciarli per cose da bambini, farli rientrare nella scia dei burattini e marionette e relegarli in quell’ambito da poco in cui si rinchiudono gli infanti, ma in realtà sono lo specchio della nostra umanità.

Che volete che ne possa capire un bambino dell’amore non corrisposto o non capito fra Mrs Piggie, con la sua carica erotica discutibile, e Kermit, tutto serio e compassato nel suo ruolo di capo comico. Oppure l’accettazione del diverso o dello strano, come Animal. L’umorismo di Fozzie. Dietro la scusa di una compagnia teatrale impegnata in quello che in Italia chiameremmo spettacolo di varietà (che nostalgia!) si nascondevano vizi e virtù di tutti noi. Per noi bambini era la realtà che si fondeva con la fantasia, la fabula che diventava fisica: attraverso il mezzo della tv rimanevamo incantati come i nostri avi di fronte al baracchino di legno dove uscivano burattini e marionette.

Il signor Jim Henson era la mente, il cuore e il corpo di tutti loro e sinceramente io rimango affascinata da coloro che intraprendono il mestiere di burattinaio. Mi ricorda il narratore, il bardo che passava di città in città a dare vita alle storie, l’affabulatore che incanta, un po’ il pifferaio magico che si fa seguire dai bambini; deve vedere le mani come corpo, il corpo come vivo e dare voce, cuore e anima ad ognuno dei personaggi che crea; cresce ma rimane piccolo, con gli occhi grandi dei bambini quando raccontano la fantasia con la stessa serietà di un professore universitario a lezione.

Il signor Jim Henson ha regalato vere emozioni a tutti noi. Ci ha lasciato a bocca aperta. Ci ha dato non dei sogni, ma dei compagni di viaggio.

Buon compleanno mrs Henson e grazie per tutte le favole che ci ha raccontato!

“2 Broke Girls”

Mi sono imbattuta in questo telefilm su Italia 1 a un orario improponibile di solito nel fine settimana e fra il sonno e il sogno riuscivo sempre a godermi solo una parte della puntata. Ora per mia fortuna il telefilm è stato riproposto sulla stessa rete, ma a un orario comodo.

http://it.wikipedia.org/wiki/2_Broke_Girls

La storia è surreale, improponibile, in puro stile americano (sogno americano, bassifondi con tipi strani e positivi, volere è potere…), con due protagoniste che sono allo stesso tempo agli antipodi come vicinissime.

Cosa è che mi piace?

Prima di tutto il personaggio di Max. Cinica, ma dal cuore tenero e soprattutto, malgrado quello che dice, pronta a mettersi in gioco nella vita come in amore. Ha bisogno di una spinta e quella ce la mette sempre Caroline che d’altro canto ha bisogno di essere rimessa coi piedi per terra. Il cinismo e le battute di Max sono cattive, provocatorie, ironiche e irriverenti, ma non superano mai la soglia della volgarità. Mi piace! In più ha un fisico mozzafiato e una sensualità un po’ sfacciata, ma che ci sta.

Anche Earl è un bel personaggio. Un classico. Ci vuole qualcuno di una certa età che rappresenti un po’ la coscienza, un po’ la famiglia, un po’ gli avi e faccia gli occhi dolci alla bella di turno, in modo assolutamente innocente.

Il telefilm dura anche poco e mi ricorda molto il formato delle strisce dei fumetti, un po’ un intervallo dalla monotonia sia quotidiana che del panorama dei serial tv. Non ha pretese di obbligare lo spettatore seguire la serie per ricordare cose e personaggi (anche se le loro vite vanno avanti e bisogna un po’ capire come mutano i rapporti fra i protagonisti o perché a un certo punto spunta un cavallo nel minuscolo giardino di Max), ma lo ammalia ricordandogli che nella vita ci vuole buon umore. Un telefilm buonista? Forse o forse no. O meglio è Americano con la A maiuscola e lo dice forte e chiaro, ma nella sua visione anni ’50 in cui tutto è un po’ ovattato. La critica alla società (soprattutto nel personaggio di Peach) è lì dietro l’angolo, è buttata in faccia, ma poi relegata come le riviste di gossip dal dentista o dal parrucchiere. Forse, ad analizzarlo bene, è la lotta del dire le cose in faccia contro l’ipocrisia, dei piccoli contro gli squali, tutto visto dalla parte dei piccoli (sì, ma non perdenti).

Cosa mi aspetto dalla serie? Assolutamente nulla! E’ questo il bello! So che il loro scopo è aprire una piccola ditta dolciaria e ogni episodio permette loro di guadagnare i soldi necessari per arrivarci, ma non c’è la tensione, manco la tragedia. E’ una mezz’ora di puro relax, quattro risate anche a denti stretti, qualche appunto sulle battute da reciclare e vedere dove andranno a parare questa e la prossima volta.