Leggere leggere leggere e ancora leggere

Post provocatorio? Mah…

Post pubblicitario? Non so.

So che oggi è Il Social Book Day e la finalità è sostenere la lettura.

L. Alma Tadema “Una lettura di Omero”

Ovvio che una blogger di libri è una lettrice avida e così dovrebbero essere tutti i followers del suo blog (o pagina fb o twitter o altro), quindi sarebbe inutile parlarne, poi però ti guardi attorno e ti rendi conto di come la lettura non sia più una relazione sociale, ma una comunicazione solitaria e autoreferenziale.

Un tempo la lettura era un fenomeno sociale, visto che alla fine anche nell’Antica Roma (dove la scuola pubblica era per tutti e gratuita. E quando dico per tutti era per tutti i nati liberi, al di là del loro ceto) pochi erano quelli che potevano permettersi l’ozio di poter leggere per sè e per gli altri. Nel tempo poi il tasso di alfabetismo è crollato vorticosamente e in certi casi il saper leggere è diventato un bene prezioso per pochi eletti. Nei monasteri si leggevano cose sacre che non dovevano uscire da quelle mura, mentre nei castelli si sentivano quelli che noi ora chiameremmo “romanzi storici”. Il bardo che passava di casa in casa, di città in città a scambiare racconti con pasto caldo e un tetto sulla testa aveva la stessa funzione aggregativa e sociale che ebbe la televisione negli anni’60 nei bar, oppure la radio nelle case: univa le persone, le faceva sedere e stare zitte e condividere insieme un sogno.

Ora leggere, dicono le statistiche, è un fenomeno di nicchia e per pochi. Eletti o sfigati? Dipende forse dall’età e dal grado di istruzione mentale, che non vuol dire sempre quale pezzo di carta ti sei comprato con le tasse scolastiche. Ho visto gente con lauree e master appesi al muro guardare con schifo persone che andavano in libreria a prendere un libro, mentre persone con solo la terza media diventare di casa nelle biblioteche.

illustrazione di Kei Acedera
illustrazione di Kei Acedera

Io ho sempre letto, forse è la prima cosa da “grandi” che ricordo di aver fatto, forse prima ancora di scrivere. Ma prima è stato ascoltare mio padre che mi raccontava prima di dormire le fiabe (ovvio modificate come fanno tutti i padri e pretendono tutti i figli), poi i fumetti raccontati da mio fratello (così imparavo un sacco di cose divertenti!) e poi mia mamma con un sacco di libricini vari. Andare in libreria era come andare in paradiso (insieme alla cartolibreria. Pochi i giocattoli…vabbè, pazienza), era un’attività di famiglia: era il premio per il bel voto oppure perché si era fatto l’esame del sangue. Io poi essendo una seconda avevo a disposizione anche tutta la libreria di mio fratello e forse i miei ne hanno approfittato integrando solo qualcosa. Furbi!

Poi crescendo leggere è stato il sinonimo di libertà. Libertà di sognare, di essere diversa da quelle che ero, di andare per mare e per monti.

E’ stato affermare la propria personalità, scegliendo quello che a me piaceva. E le librerie di casa hanno iniziato a esplodere di colori, fantasie e rumori di ogni genere e grado: Storia, storie, romanzi, gialli, fantasy, horror e tanto altro. Il mondo in una casa: questo è quello che io vedo ancora una volta se mi guardo attorno.

Eppure mi rendo conto che con la crescita leggere è stato un momento di isolamento, un momento in cui lasciavo fuori il mondo e lo scambio di idee si era annullato. Credo che questo fenomeno sia legato soprattutto agli anni del liceo dove un po’ mi sono sempre sentita fuori posto, perché quando ho iniziato a frequentare i giocatori di ruolo lo scambio di idee, libri, film (ovvio tutti di genere) è stato un flusso in piena. Ininterrotto, anche se altalenante e a volte sterile.

Negli ultimi anni poi è stato anobii e il mondo virtuale. Arrivare a tante persone che non conosci oppure sì, magari dopo. Comunicare, spesso superficialmente a volte nel profondo. Scambiarsi idee. Crescere. E parlare di libri e letteratura. Confrontarsi e vedere che davvero il mondo è bello perché vario.

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di Valentin Rekunenko

Rendersi conto alla fine che sì il libro è un oggetto meraviglioso (e qui ci rimane insito quell’atteggiamento dei monaci medievali che miniavano, scambiavano libri fra loro come il dono più raro e prezioso), ma che non è male andarlo a prendere in prestito in biblioteca e trovare di fronte non un androide, ma un’altra persona con cui scambiare magari un sorriso oppure un’informazione (non tutti i bibliotecari sono così, ma devo dire che da noi abbastanza. Basta frequentarli un po’). Entrare in edifici antichi o ultra moderni e sentire le voci che escono dai libri, passati di mano in mano per anni, mischiarsi alle chiacchiere e al rumore dei tasti sul pc. Oppure rimanere in casa e con un clic farti arrivare un romanzo sul tuo ereader e leggerlo per ogni dove, accendendo la luce, sfidando le ora piccole, minimizzando il peso da portare in borsa.

Perché alla fine mi sono resa conto che non è importante cosa leggi (a volte sì, ma è un altro discorso), non è nemmeno importante il supporto che si usa per leggere (se vi andaste a trovare tutte le polemiche contro Gutenberg trovereste le stesse parole che si usano ora contro l’ereader), ma è fondamentale leggere, farsi affascinare. farsi conquistare, appassionare, amare. Questo dobbiamo insegnare ai giovani e a chi non ama leggere perché lo ritiene un ozio per sfigati, magari ritornando a leggere ad alta voce nelle piazze, nelle case, nelle scuole. Smettere le polemiche su quale genere sia doveroso leggere perché esistono generi di serie A e quelli di serie B. Basta con il razzismo di letteratura! Lasciate che le persone si rilassino piangendo, ridendo, viaggiando! La Letteratura esisterà anche, ma rischia di essere uno sterile ammasso di polvere, mentre il Leggere è sempre e comunque Libertà e la libertà è un bene prezioso da insegnare e trasmettere in ogni sua forma.

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