“Niente orchidee per Miss Blandish” di James Hadley Chase

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Non conoscevo questo autore (che strano! A volte mi chiedo che libri io abbia letto in tutta la mia vita. E ne ho letti tanti. Da qualche parte io devo aver letto delle cose sconosciute ad altri, perché non è possibile sta cosa. C’è un mondo di libri scritti anche tempo fa che io non conosco!), ma la dritta me l’ha passata un mio contatto Anobii. In realtà lui mi aveva consigliato l’autore, ma questo romanzo gli è ancora sconosciuto. Poco importa, l’ho incuriosito io.

La storia era quella che per certi versi mi aspettavo e che non avevo ritrovato in McBain: la rudezza della situazione, la scaltrezza senza morale dei cattivi e i poliziotti integerrimi. In più qui abbiamo il classico investigatore squattrinato che però fa molto film d’epoca (okkei lo ammetto io ci ho rivisto “Roger Rabbit” ma è solo per scemenza mia, mica colpa dell’autore). Possiamo rivedere un po’ Dick Tracy, ma solo perché nel nostro immaginario gli anni ’30 con poliziotti e investigatori contro la malavita ha un po’ quel sentore surreale, dai cappelli a tesa larga e i vestiti tagliati su misura e night club ad ogni angolo.

In realtà il libro è bello impegnativo, dolente ho detto, visto che buona parte del racconto è incentrata sui cattivi, a tal punto che a quasi metà del libro mi sono chiesta se e mai sarebbero mai intervenuti i buoni.

I buoni intervengono, perché alla fine bisogna trovare una soluzione, bisogna che la giustizia faccia il suo corso. Questo perché credo che alla fine il lettore di gialli si aspetti che almeno nella finzione tutto abbia una sua conclusione legale e morale: sapere che il cattivo pagherà per le sue nefandezze e il buono sarà lodato per il suo buon lavoro, ci ripaga mentalmente delle ingiustizie quotidiane che nella vita vera dobbiamo sopportare. Eppure questi buoni sono davvero un contorno, un mero espediente e per quanto ci si possa appassionare al modo di fare dell’investigatore Fenner, alla fine le sue azioni sono limitate e non risolutive come vorrebbe.

I cattivi invece sono veri cattivi e non hanno scrupoli e lo stesso Slim rappresenta poi l’incubo di tutti: il cattivo senza morale perché non è nella sua natura. Slim non sceglie coscientemente cosa fare, non pianifica, lui è così, lui ha lo sguardo folle dagli occhi gialli, lui è quello che non si sa relazionare con gli altri se non con un coltello. Un cattivo amorale che non è facile da gestire. Ecco quindi il personaggio di Mamma Grisson che è la mente del gruppo, ma che nasconde in sè anche la perversione di suo figlio Slim, visto che per lei le vite umane valgono veramente poco. Gli altri sono “il resto del gruppo” con le proprie caratteristiche, ma alla fine sono cattivi che si pongono dei dubbi sulle loro azioni.

Miss Blandish, la vittima, colei attorno alla quale tutto gira, è un’icona dolente e inerme, vittima di un destino beffardo a cui non sa dare spallate. Fa tenerezza, quella triste, quella che ti fa sperare che qualcosa succeda, che possa ribaltare le sorti. Ma è la vittima sacrificale delle epiche greche antiche e tutto è inevitabile.

La lettura scorre veloce e il romanzo è relativamente breve, ma capisco che sia più doveroso leggere con calma i passaggi non tanto perché non si comprendono, quanto piuttosto per la massa di malavita che viene incontro. Ovvio che è personale visto che credo che proprio per questo suo modo di impostare la storia Chase possa essere letto tutto d’un fiato.

In questo sito http://thrillerpages.blogspot.it/ ho trovato la loro recensione e devo dire che trovo assolutamente corretta la loro citazione di quello che sembra (non ho verificato la fonte) aver detto Orwell pur stigmatizzandone la visione di fondo, lo definiva “una brillante prova narrativa, senza una parola di troppo né una nota stridente”. Leggendo il loro commento, ma avrei immaginato che questo libro fosse stato così elaborato, studiato ed analizzato.

So che c’è un film, ma ammetto che aspetterò a vederlo, perché non voglio mischiare le due cose, ma me lo sono segnato e magari fra qualche settimana, con ancora il ricordo del libro in mente…

voto: 7 e mezzo

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