“Il boia di New York” di J. Hadley Chase

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Secondo libro di Chase e devo dire che devo ancora una volta ringraziare NeroWolf per avermi passato questo consiglio librario. In più il libro preso dalla biblioteca ha davvero una scelta di storie molto interessante e mi aspetto molto anche dal terzo romanzo.

Anche questo è un giallo crudo e violento, dove la criminalità ha un posto di primo piano, da coprotagonista e lo scontro fra la legge e l’illegalità è come una bella e sudata partita a scacchi. C’è un forte distacco fra i due mondi, ma il lettore fatica davvero a scegliere di stare dalla parte del bene, perché i delinquenti vengono rappresentati in modo credibile, coerente e magnetici. I buoni poi sono integerrimi, anche se vittime delle loro passioni e diciamo che la sottile linea del compromesso rischia di mandare tutto alla malora.

Chase dipinge un vero affresco di un periodo storico che ci si aspetta violento e senza regole, o meglio le cui regole vengono dettate da chi vince e non dalla Legge in quanto tale.

Le figure femminili poi sono particolari perché l’autore davvero ci da una carrellata dei vari possibili caratteri: c’è la donna poliziotto ma che vive nello sfondo e un po’ ti aspetti che porti più il caffè che faccia la vera indagine; c’è la moglie del buono, la quale è di una piccineria morale che spaventa e che sai come andrà a finire anche se la sorpresa c’è; c’è la vittima che ti aspetti di vederla comparire sulle copertine delle riviste patinate dell’epoca, vestita come una vera diva; c’è la testimone che è un insieme di isteria, dolore, paure e freddezze (tutte davvero motivate ed accettate però leggendo); c’è la pupa del capo che è mente più che cuore, che è calcolo e bellezza, ma che purtroppo è un numero da dividere o da spartire o un bel gioco da mostrare. Un bel quadro, molto più complesso di quello visto nel “Niente orchidee per miss Blandish” e la cosa mi ha proprio incuriosita.

Il racconto è scorrevole e devo ammettere che sembra scritto per renderlo al cinema o alla televisione, perché le descrizioni sono breve ma comprensibili, gli atteggiamenti dei personaggi chiari e coerenti, le situazioni “umane”: qui non ci sono veri patti con il lettore perché dia buona fede all’autore di tutte le follie che scrive, qui ci sono fatti di cronaca.

L’unico personaggio fuori le righe davvero è Ferrari, ma alla fine risulta talmente sopra gli altri da risultare credibile. Sembra un po’ il capostipite di certi personaggi che possono apparire nei fumetti alla “Sin City” dove il freak diventa elemento contrastante, ma fondamentale per la riuscita di certi piani.

Di sfondo la città di New York anche se è talmente sfuocata che potrebbe essere una qualunque città americana. Peccato perché mi sarebbe piaciuto essere avvolta maggiormente dall’atmosfera del luogo.

Non mi è piaciuto il titolo in italiano perché da la falsa pista che ci sia un serial killer, mentre dietro a tutta la vicenda c’è solo quello che da noi verrebbe chiamato un capo mafia, imprendibile dalla legge pur sapendo esattamente vita morte e omicidi che ha compiuto negli anni (15 da quanto sembra nel racconto).

Bella lettura e che come l’altra in realtà non da scampo alla speranza.

Voto: 7

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