“Il nostro comune amico” Libro 2, cap. IV

Toh ritroviamo simpatia coniugi Lammle! Mi mancavano…

Nelle prime righe di questo nuovo capitolo mi sorge una grave sensazione di ansia nel vedere come la povera Georgiana venga considerata nè più nè meno che un intralcio oppure un mezzo di comunicazione per adulti. Se anche dobbiamo comprendere che la pedagogia è al di là dal venire, qui il concetto di famiglia è completamente stravolto!

Le posdnapperie poi sono una forma di ipocrisia che mal si accompagnano al mio modo di fare, ma vedremo a cosa porteranno… Di certo è come una forma di tutela di quella famiglia un po’ particolare.

Mi intristisce Georgiana che è andata a mettersi nelle peggiori mani possibili! I signori Lammle giocano con lei come i gatti col topo, in una partita due contro uno dove l’ipocrisia è finalizzata a un piano negativo. La dimostrazione del loro finto amore e i loro atti affettati e decisamente esagerati difronte a una ragazzina sono forse uno dei momenti più irritanti della lettura fino ad ora affrontata. La povera Georgiana si mostra impacciata e imbarazzata come è tipico della sua età e sembra davvero una vittima immolata al sacrificio.

I coniugi Lemmle introducono nel loro gioco perverso una nuova pedina: il giovane Fledgeby. Giocare coi sentimenti di Georgiana è davvero per loro un gioco perverso e quando rimangono soli fra di loro non ci sono troppe parole. Mirabile la descrizione di Dickens dei rapporti dei due quando Alfredo si guarda sorridendo allo specchio e Sofronia “diede a quell’immagine riflessa uno sguardo carico del più profondo disprezzo […]” .

Anche le presenze che frequentano casa Lemmle sono al loro stesso livello e la descrizione che ne viene non è delle migliori, anche se basterebbe una parola per descriverli: avventurieri.  Avventurieri di ogni risma e luogo geografico che rendono ancora più squallida la casa. Un covo, non una casa. Più leggo e più mi vengono in mente quelle descrizioni cinematografiche dove il/la protagonista, anima pura, chiusa in sé è attorniata da figure lunghe e deformate che ridono senza senso.

Ma continuiamo. Il piano bizzarro (per non dire malefico) dei coniugi è di riuscire a unire Georgiana e il giovane Fledgeby, ma entrambi chiusi nel loro imbarazzo fanno fatica a comunicare fra loro anche se invitati a dividere lo stesso pranzo al tavolo dei Lemmle. E davvero vani sono i tentativi dei due di far parlare, anzi di parlarsi, i due ragazzi vittime delle loro reciproche timidezze. Qualche vana parola, qualche frase abbozzata, finisce poi in un inutile e significativo silenzio.

Il povero Cupido quindi si trova ad essere strattonato e manipolato così tanto che i due gatti famelici riescono (o credono di essere riusciti) a far innamorare i due.

Il capitolo si chiude con il ritorno a casa Lemmle e devo dire che un altro brivido di freddo mi ha attraversato la schiena: Alfonso sottolinea, su provocazione della “cara mogliettina”, che la scelta del giovane Fledgeby è dovuta al fatto che costui è un vero cane da caccia per tenersi attaccato i denari altrui e che la piccola Georgiana non è per niente una spiantata.

“…e la signora si sedette stanca e imbronciata, guardando il suo tenebroso signore che si impegnava in una violenta schermaglia con una bottiglia d’acqua di soda, coi gesti che avrebbe fatto se si fosse trattato di torcere il collo di qualche disgraziato e di berne poi il sangue a garganella.”

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