Riflessione sulla lettura

Ieri mattina mi sono concessa una bella colazione al bar insieme a un amico che non vedevo da tempo, nel suo paese nella Bassa Parmense. Io e lui condividiamo tante cose , anche se la vita ci ha portate a differenziarle oppure a implementarle con altre passioni ancora, ma rimaniamo di fondo due “nerd sfigati” da prima generazione, quando non era figo esserlo. Abbiamo parlato di tante cose, ma alla fine abbiamo girato attorno spesso alla lettura e alla scrittura. Lui è scrittore, di quel genere di scrittori che lo fa per passione e non guadagnare un sacco di soldi, di quelli che lo sentono dentro malgrado le delusione e i dubbi e il fatto di aver scelto un genere letterario che non lo porterà mai alla notorietà più ampia (certi generi sono più immediati, non migliori, ma solo più immediati…).

Ovvio che mi raccontasse un po’ di dietro le quinte di certi festival della letteratura o del mondo che lui ha scelto di frequentare (malgrado un lavoro serio e la sua misantropia) e di come lui veda le cose, ma fra tutte mi è rimasto impresso un concetto “scrivere adesso significa non mettere niente di personale”. Ovvero? Come mi ha detto lui, editori e nuovi scrittori vogliono che la letteratura di genere (e qui parliamo di fantasy, fantascienza, ucronia e cose del genere) siano mere favole o storie in cui l’io, l’educazione, la morale dello scrittore non debba mai apparire: mere opere asettiche. Perché? Perché il lettore non deve pensare.

O_O

Okkei, una faccina non è proprio la cosa più da scrittore che ci possa essere, ma quella era la mia faccia. Se volete vi trovo un’altra immagine, ma il senso è quello.

Anche perché dietro a un’affermazione siffatta c’è la teoria che il lettore sia un mero scorritore di pagine che vive passivamente il sistema letterario, lasciando passione o cuore fuori dalla porta; oppure simile alla spettatrice di telenovelas argentine anni ’80 che seguivano con ardore vicende che non erano per niente logiche, umane e morali (se solo avesse messo un minimo di cervello si sarebbe inorridita da certe storture!). Che cosa sarebbe allora il lettore? Una scatola vuota? Un contenitore da riempire, ma con un contenuto vano, un contenuto politicamente corretto che cancella tutte le differenze in un unico secchio di pseudo ugualianza? Non, so…sono perplessa.

Al di là dei gusti personali, che non sono mai davvero discutibili, mi rendo conto che se cerchiamo nei libri la mera frase messa giù grammaticalmente corretta (al di là di pessime traduzioni o incapacità di scrittura), se cerchiamo storie che non ci facciano mai pensare, mai mettere in dubbio le nostre certezze, che tipo di lettori siamo?

Non è che i libri seri, quelli che ci pongono i problemi della vita, debbano essere per forza quelli di filosofia, economia, antropologia o sociologia, mattoni che diciamocelo solo pochi hanno davvero voglia di affrontare, al di là di esami e lavoro; i libri che fanno pensare sono tutti quelli che affrontiamo ogni giorno. Può essere “Il signore delle mosche”di William Golding oppure “Il signore degli anelli” di Tolkien (di cui dibattiamo ancora da anni se sia di destra o di sinistra, hippie o fascista, ecologista o nonso, cattolico o anglicano, o altro); possiamo trovarci a pensare sulla nostra civiltà anche leggendo “L’ombra dello scorpione” di King, ma anche un meno conosciuto “La puntualità del destino” di Fogli. Possiamo innamorarci dei protagonisti, piangere per morti o per situazioni che non vorremmo che i “nostri cari” affrontino, ma alla fine la mia domanda rimane sempre quella: i libri ci parlano? Ci invogliano a pensare? (okkei le domande sono due…).

E per far pensare lo scrittore deve stimolare il suo racconto e deve per forza metterci del suo.

Leggere “Le cronache di Narnia” di Lewis senza sapere che venne scritto dopo la sua conversione al cristianesimo può inficiare la lettura? La lettura no, ma la comprensione di alcune sue scelte assolutamente sì (come non leggere tutti i capitoli della vicenda e in modo non consequenziale). Leggere Dick e tutte le sue opere senza sapere della sua vita, della sua critica feroce al sistema in cui viveva e di cui vedeva le future storture, può far capire quanto sia doloroso “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Leggere Giovannino Guareschi senza sapere della guerra, della sua lotta politica, di cosa pensasse lui della libertà (vabbè vi abbono il fatto che potreste non conoscere la Bassa Parmense, ma è comunque qualcosa che va a vostro discapito comunque), vuol dire non sentire la parola sua che parla ancora adesso ogni volta che si aprono i suoi libri.

Quindi?

Quindi credo che rientri nel mio modo di essere, cercare, potendo, di essere un lettore consapevole e curioso e pretendere che il libro non solo mi svaghi ma che mi rimanga dentro con una domanda su di me e sulla società che mi è attorno. Perché ogni buon libro ben scritto, pensato e voluto dall’autore non per rimpolpare il conto in banca, ma perché sente che deve raccontare quella storia, alla fine parla a me.

Il “mi piace/non mi piace” è soggettivo e come dico non discutibile; il “perché” è introspettivo; il “cosa mi rimane” è comunicazione. E l’uomo è per sua natura comunicativo. Se togliamo l’uomo (scrittore o lettore che sia), togliamo la comunicazione e cosa rimane?

Pitture rupestri. Comunicazione massima. http://venividivici.us/it/arte/pittura/le-10-pitture-rupestri-preistoriche-pi%C3%B9-antiche-del-mondo
Advertisements

5 thoughts on “Riflessione sulla lettura

  1. La penso fondamentalmente come te. Rimango anche io leggendo che “il lettore non deve pensare”, più che altro perché sono forse la prima che di facciata direbbe di avere fiducia nella buona intenzione del lettore medio e nella sua capacità di “leggere” o “interiorizzare”, magari mettendoci del proprio per confrontarsi con chi scrive. Solo che forse, essendo più sincera, direi la stessa cosa che ha detto lo scrittore succitato. Ma, mi chiedo, sono più sincera o cinica? (tradotto: delusa) Anche per me non si può distaccare autore da testo. Iniziando a leggere Aldous Huxley, la prima cosa che ho fatto è stato non leggere le melliflue introduzioni, ma una biografia (anche breve) fatta bene. Allora viene facile, anche leggendo i testi in ordine di concepimento e scrittura, produrre lo stesso cammino attraverso pensieri che nascono e crescono, pensieri che muoiono perché ormai non più condivisi. Non dico che sia il modo migliore per leggere, ma se non altro facilita la comprensione. Detto questo, mi chiedo ancora se sia possibile, in un mondo in cui si fa massificazione di qualsiasi cosa, la lettura fatta in modo così partecipato o una scrittura realmente “profonda” in cui lo scrittore ci mette del suo. Si, certo che è possibile. E rimarrà qualcosa di nicchia, creato da pochi. Forse è la differenza fra industria e artigianato. Forse, il problema lo si vede tanto di più osservando fuori dall’ambito letterario, con il tessuto economico e sociale minimo (piccola e media impresa, lavoratori autonomi) in forte disagio rispetto alla grande catena di montaggio o a chi fornisce servizi a livello internazionale. Non so se mi sono spiegata, in questo parallelo un poco stiracchiato, ma il succo è questo: la massa sta vincendo, o la fanno vincere perché… non pensa e si fa presto a contentarla.

  2. Mi trovi d’accordo su ogni sillaba del tuo ragionamento e mi complimento con te soprattutto per la sintesi offerta in chiusura. Sono del parere che qualsiasi storia, per essere una grande storia e valere il tempo che le si dedica deve trasmettere qualcosa oltre al semplice intrattenimento. Certo, si può leggere anche per puro svago, per nutrire una vena immaginativa, ma i romanzi che ho amato di più si legano tutti ad un livello di fruizione più profonda, e non per questo sono tutti mattoni filosofici. Anche la letteratura di genere può offrire spunti di riflessione o anche solo qualche momento di introspezione basato su un rapporto che si crea con un personaggio. In questo senso, penso che il fantasy sia normalmente ed erroneamente degradato: ha ragione il tuo amico a dire che nel prodotto commerciale si tende a non lasciar entrare la riflessione; l’effetto è una serie di storie tutte uguali in cui i personaggi si riducono a stereotipi e il lettore, di fatto, non si deve porre domande. Se penso che il fantasy è, in fondo, l’evoluzione moderna dell’epica, scindere un buon testo fantastico dall’aspetto etico e filosofico mi sembra a dir poco innaturale e Tolkien dimostra che l’eco della storia immaginaria rimane solo se oltre alle vicende, ai mostri e alle battaglie c’è qualcosa di più profondo. Un ragionamento tradizionalista e antiquato? Forse, ma chiudere un libro e non avere nulla più che una serie di fatti da ricordare mi lascia una pessima sensazione.

  3. Premetto che il mio amico era schifato da quello che gli dicevano altri editori e scrittori. Per lui la scrittura è dire la propria, fuori dai denti a volte, ma la scrittura è personalità e personalizzazione. La premessa è doverosa per rispetto all’integrità del suo pensiero e della sua personalità.
    A volte quando scrivo di cose anche personali do per scontate cose e persone…

    Tornando all’argomento della riflessione.
    Credo che la parola giusta che spiega cosa ci sia dietro a questa visione della letteratura di consumo sia proprio il concetto di MASSA., che è un concetto oltre l’industrializzazione (permettendomi di usare il tuo paragone, Francesca): è l’annichilimento di ogni identità, personalità, differenza, in cui se dici una cosa fuori dal coro sei “il male”. E’ il pensiero unico. Questo mi fa paura.
    L’industrializzazione in sé e per sé ha liberato l’uomo dalla fatica, ma la catena di montaggio alla Chaplin è la fine dell’uomo. Molto probabilmente siamo arrivati a quel momento nella storia della letteratura e della scrittura e qualcuno se ne rende conto, molti altri no.
    Lo vediamo nelle trame tutte uguali quando un libro ha successo.
    Lo vediamo nelle copertine dei libri: anche quelle tutte uguali.
    Lo vediamo nei programmi di libri che parlano sempre delle stesse cose, come se il resto non esistesse.

    Forse io alla fine risulto snob, passando per quella che vuole solo letteratura ALTA, colta e…boh.
    In realtà sono solo ipercritica e chi mi conosce sa che trovo spesso il pelo nell’uovo e me ne dispiaccio a volte, ma non so cosa farci. Non sono in grado di accontentarmi.
    Non mi disegnano così, sono proprio fatta così. 🙂

  4. “[…] vi abbono il fatto che potreste non conoscere la Bassa Parmense, ma è comunque qualcosa che va a vostro discapito comunque”.
    Appunto. Uno dei (pesanti) problemi che vedo nel lettore, ma oserei dire nell’uomo, di oggi è questo: pretende che sia l’autore, o comunque l’interlocutore, chiunque gli proponga qualcosa, a fare tutta la fatica. Se non comprende il senso di una frase è immancambilmente l’altro ad essere complicato, mai lui ad essere ignorante o impreparato.
    Non parliamo dell’ironia, che anche nelle sue versioni più a portata di mano è poco compresa, e come tale rigettata. Ma la responsabilità, di nuovo, non è di chi non si presta a coglierla, è della battuta che… non è chiara. Certo, talvolta di mezzo c’è lo schermo di un’ideologia che fa partire il lettore, come si suol dire, prevenuto; ma più spesso è l’incapacità o la non voglia.
    A me personalmente questo stato di cose fa venire la bile.

  5. A parte il termine da correggere, immancabilmente, dimenticavo di citare un’immagine fastidiosa ma assai efficace: “volere la pappa pronta”.
    Non è forse pappa da neonato quella torma di trame preconfezionate, di copertine tutte uguali, e via discorrendo? (cit. Il giovane Holden: ‘ché se dobbiamo passare per “intellettuali pretenziosi”, val la pena di dargliene un motivo, almeno).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...