“Il nostro comune amico” Libro 2, cap. VI

[Sono un po’ indietro con la tempistica della lettura collettiva e quindi mi sa che vi “sorbirete” un po’ di capitoli, l’uno dietro all’altro. Questo è il link di Facebook con la lettura collettiva.]

Ritroviamo i nostri due avvocati, Lightwood e Wrayburn, nella loro nuova dimora, con annesso ufficio per uno dei due. La scenetta che ci si prospetta è assurda e comica perché sappiamo benissimo i rapporti che esistono fra loro, ma il loro rinfacciarsi spese e poca morigeratezza nello spendere fa pensare a una vecchia coppia sposata. Le amicizie maschili nella letteratura sono spesso state oggetto di maliziose insinuazioni, non rendendosi conto che il cameratismo, la fratellanza che si instaura fra due uomini è molto spesso frutto di non aggressività e comprensione. Nella letteratura ottocentesca era facile ritrovare questo espediente, anche perché permetteva allo scrittore di far progredire la storia senza intoppi (le mogli sono spesso delle palle al piede per le avventure, soprattutto se torni tutto pesto) e di far identificare il lettore (spesso maschio e altolocato) nel personaggio descritto.

Lightwood mette alle strette l’amico per capire cose gli stia succedendo da qualche mese, visto che lo vede svogliato e di certo gli sta nascondendo qualcosa. Eppure la risposta di Eugenio, di non sapere cosa gli stia succedendo, non serve a pacificare il primo. Eugenio ancora una volta sembra un personaggio con un anima in pena, con un destino già deciso da altri, ma con una voglia di fare da sè senza sapere cosa può e vuole fare; l’unica cosa che pare solida e accettata è proprio la sua amicizia con Lightwood. Anche Mortimer che vorrebbe scuoterlo e mettergli dei dubbi in testa alla fine risulta inconcludente anche lui.

Alla loro porta bussano Carletto Hexam e il suo maestro e subito la tensione fra Eugenio e Bradley è palpabile e palese a tutti. La motivazione che ha spinto il ragazzino a cercare Wrayburn e a parlargli era palese fin da subito: sapere quali sono le sue intenzioni con la sorella. L’istinto di protezione di Carletto è ammirevole anche se qui si denota ancora una volta la concezione della famiglia che vigeva in quel periodo: non importa che età hai, ma sarà sempre un maschio di casa a prendere le decisioni per tutti e tutte, che lo vogliano o no.

Carletto “smaschera” il piano di Eugenio su Lisetta: egli le sta pagando delle lezioni perché si faccia una cultura. E’ bello vedere come per diversi motivi ci siano tre uomini che si sono impegnati per far studiare una ragazza che per i propri meriti si è guadagnata il loro rispetto, peccato però che questo sia motivo di possesso sulla stessa e non una vera opera di bene. In effetti però si vede sempre di base l’affetto e la preoccupazione del ragazzo per la sorella, visto che comunque vivono in una società in cui il buon nome è tutto e basta un attimo, per una parola cattiva, rovinare tutto. Se Lisetta sapesse cosa decidono alle sue spalle!

Lo scontro “in solitaria” poi fra Eugenio e Bradley vede il primo comportarsi con eleganza e sobrietà, mentre il secondo farsi prendere dalla sua impulsività. Il senso di inferiorità che sente il maestro di fronte all’avvocato viene fuori da ogni sua parola soprattutto quando cerca di sminuire o di rimettere a posto il suo rivale in amore, e di certo ci tratteggia un personaggio ben diverso da quello che ci aspettavamo: viscerale, emotivo e “minaccioso”. Mentre di fronte alla sfuriata Eugenio risulta ancor più figlio della sua educazione di classe e del suo temperamento posato. Una differenza che fa propendere il mio apprezzamento verso l’avvocato e non verso il maestro, dispiacendomi per Carletto che alla fine si trova in mezza a una contesa amorosa.

Finalmente Mortimer ha capito cosa gira in testa all’amico! Pur mettendolo alle strette non riesce però a farlo capitolare ed ammettere di essere innamorato di Lisetta. Eugenio dice di agire in quel modo senza una motivazione, ma solo perché lei lo merita più di ogni altro a Londra.

Duel au pistolet au XIXème siècle di Bauce et Rouget
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