“Piramide di paura” di Barry Levinson

A Natale ci si aspetta di vedere i soliti film in tv. Questa volta non è una polemica. Un Natale senza “Una poltrona per due”, “Asterix”, “The Blues Brothers” e “Frankenstein Jr.” non è Natale.

Dite che non è così? Beh per me sì, visto che questi film vengono immancabilmente replicati ogni anno nelle feste natalizie, in ogni canaletta possibile e immaginabile, e devo ammettere che non so perché proprio questi e non altri. O meglio “Una poltrona per due” è in stile natalizio, ma gli altri no, quindi? Quindi sono belli, sono dei classici, sono fatti bene, ridi ogni volta che li vedi. Punto. Altre domande inutili? No? Perfetto.

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=18495

Un po’ più in sordina rientra anche il film del titolo, anche se la tv non sempre lo ha premiato nei passaggi televisivi, ma ammetto di avere il sesto senso e in un modo o nell’altro riesco a vederlo sempre.

Chi mi conosce sa che adoro Sherlock Holmes, che per me è solo ed esattamente come l’ha pensato Sir Conan Doyle e che poche trasposizioni sono fedeli al suo spirito.

Posso anche sperare di poter vedere la fedele trasposizione di ogni romanzo e racconto, ma alla fine tutti noi sappiamo che il povero Watson non poteva scrivere proprio tutto di quello che combinavano! 😉 Così accetto i racconti inventati, le vicende mai successe e mi godo le investigazioni. Ovviamente quando si fanno questi lavori cinematografici, purtroppo si deve tirare la biografia del protagonista, si deve eccedere per essere originali, si deve travisare lo spirito e quando questo succede io di solito giro canale.

Allora perché qui non cambio?

Perché per quanto la storia non sia perfettamente consona con la biografia di Holmes, il suo metodo, il suo modo di affrontare le cose è quello che si riscontra in Holmes, anche se non c’è ancora il cinismo e la scostanza tipica del personaggio.

Qui Holmes e Watson si incontrano da ragazzini (e non da uomini fatti, ma pur quanto giovani), frequentano la stessa scuola e devono affrontare una setta egizia super malvagia.

L’aspetto paranormale è sempre presente in Conan Doyle (non a caso egli si occupò di studi sulla parapsicologia e sullo spiritismo) e quindi la presenza della setta è assolutamente in linea. In fin dei conti cosa è “Il mastino dei Baskerville” se non la logia applicata a fenomeni inspiegabili e leggende tramandate di padre in figlio?

Il rapporto di amicizia, cementato dalla stima reciproca delle differenze e dallo stimolo continuo di superare i propri limiti, c’è, come nei suoi migliori romanzi.

Il cappello e la pipa trovano una spiegazione.

Moriarty pure.

Rimane fuori dai soliti giochi Elizabeth che risulta essere la ragazza di cui Holmes si innamora. Presenza spiegabile ed accettabile, valutando il fatto che non è pensabile che il nostro sia diventato misogino senza ragione e perché tanti studiosi sospettano che sì, una donna abbia colpito e affondato l’investigatore inglese nel profondo, impedendogli di avere una vita “normale”.

Fuori luogo sembrano i rimandi su una ipotetica tragedia famigliare, ma alla fine visti nel contesto del film che stiamo trattando sono spiegabili con logica (ovvio!) e rispetto della trama.

Quindi?

Quindi io preferisco mille volte questa versione che quella di Guy Ritchie (che pure è l’unico che ha sviluppato la parte fisica e agonistica del personaggio che mai si è sottratto alla lotta), che è fin troppo spettacolare, pompata e hollywoodiana, e che a distanza di anni dalla prima volta in cui lo vidi, continuo a trarne piacere nella visione. Se penso poi che stamattina ho aperto gli occhi e cantavo la canzoncina dell’imbalsamazione egizia…

Regia: 6 e mezzo

Sceneggiatura: 7

Scenografia: 7 e mezzo

Effetti speciali: 7 Per i tempi diciamo che sono stati fatti bene e uniscono i primi rudimenti della computer grafica con l’artigianato.

Fotografia: 6/7

Musica: 7

Costumi: 8 Belli e mischiano la ricostruzione credibile degli abiti dell’epoca con gli aspetti un po’ steampunk della setta egizia.

Voto: 7 e mezzo

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