Se tornasse la biblioteca di Alessandria, allora noi tutti…

Titolo provocatorio e surreale, ma in effetti adatto a quello che sta “succedendo” ora nel mondo virtuale di fb.

Questo è l’evento di fb che mobilita centinaia di lettori a cambiare il proprio avatar con la copertina di un libro amato o simbolico o cose così:

https://www.facebook.com/events/338385859636542/

Da dove nasce? Nasce dalla coglionata di alcuni manifestanti, “sedicenti studenti”, che entrando nella biblioteca Ubik di Savona durante le manifestazioni dell’ 11 dicembre hanno intimato i commessi a chiudere il negozio se no avrebbero bruciato i libri. Prima di tutto a una  manifestazione non si minaccia chi non aderisce. La libertà di espressione vale da ambo i lati, ma questo è un principio che certi “democratici” ricordano a stento oppure non conoscono affatto. Secondo: non si bruciano i libri. Punto. Basta. Non ci vorrebbero spiegazioni.

Invece io vorrei che tutti riflettessero un attimo. Il libro, anche il più orrendo (che poi è tutto relativo alla fine, bando allo snob!), anche il più politicamente disturbante una volta scritto è un’idea che circola nel mondo e le idee non si cancellano, è inutile, la Storia lo dimostra. Distruggere un libro non serve a farla sparire, ma paradossalmente la si fortifica perché non c’è nessuno che possa testimoniare nero su bianco quello che dice davvero (vediamo come le teorie complottiste si basino proprio sui buchi delle fonti storiche). Nascondere un libro lo rende più desiderato. Cose così. Alla fine la fruibilità e la diffusione creano più cultura e più tranquillità e tolleranza e scambio di idee, che tante manifestazioni pro o contro qualcosa, ma questo è un altro discorso.

Quello che bisogna preoccuparsi è che quegli imbecilli (mi spiace non li posso chiamare manifestanti) non si siano resi conto che quel negozio non vendeva beni futili, non vendeva lusso per pochi, non c’erano simboli da abbattere, non hanno oggetti con un significato politico nel senso partitico; quegli imbecilli non si sono resi conti di essere una massa di ciechi mentali che continua a diffondere l’ignoranza e la disinformazione e che sono i cagnacci di tutti coloro che vogliono poter comandare una massa di incolti manipolati da notizie sul web create ad ok per creare maggiore disinformazione. Un libro non è un oggetto. Un libro è cultura, è divertimento, è pensiero, è politica, è storia, è vita. Bruciare un libro, anche solo pensarlo, vuol dire voler bruciare un uomo. I roghi dei libri nella Storia sono i momenti più bassi della civiltà e della cultura di un popolo o di un movimento politico: sono il simbolo della paura mischiata all’arroganza, della stupidità salita al potere. Non c’è giustificazione per un rogo programmato, voluto, pensato e motivato (gli incendi capitano, a volte senza dolo).

Poi mi fermo e placo la mia incredula ira e mi soffermo a pensare all’evento fb. Ovvio che i lettori, dai forti ai medi ai vaghi, si sono indignati, hanno cambiato avatar, hanno giustificato la scelta del libro e via dicendo, ma questo è un dato di fatto che non crea scandalo: un lettore difende sempre un libro. Magari lo discute, magari lo recensisce con piacere o con disgusto, ma lo difende come valore in sè. Quindi l’evento è un modo per unire il mondo dei lettori, per far loro alzare la testa, ma alla fine sembra di parlare un po’ fra sè e sè. Come arrivare a chi non legge? Come provocare una scintilla di dubbio in chi è entrato in quella libreria con intenti malsani? Come scuotere chi scuotendo la testa (vuota mi verrebbe da aggiungere) ha difeso quel modo di fare in nome della rivoluzione? Perché lo scopo dovrebbe essere quello. Dovremmo uscire dalle nostre tranquille librerie, biblioteche, case e sfidare l’ignoranza non come una lotta dove uno deve soccombere sotto i piedi dell’altro, ma come un confronto che porta il cervello a farsi domande e a scegliere la curiosità. Un lettore non può essere un mondo chiuso che continua a chiudersi in sè per paura di essere disturbato. Il lettore deve essere un combattente, uno che sfida il tempo e il mondo che lo circonda senza alcuna paura, perché ha armatura e armi forti e durature.

Se nel mio profilo personale ho scelto “Il cavaliere inesistente” di Calvino per tutto quello che mi ha allora comunicato e ora al ricordo emozionato; se nel profilo di fb di questo blog ho scelto uno scontato “Fahrenheit 451” di Bradbury per la rabbia della situazione che ha scaturito tutto ciò; dopo questo post mi rendo conto che sono e rimango una Don Chisciotte sempre e comunque e che vorrei riuscire a buttare giù i mulini a vento per una volta nella mia vita.

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Nel frattempo rimango convinta che la vera rivoluzione sia non distruggere, ma condividere; non aver paura, ma rischiare; leggere a voce alta e non bruciare.

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