“Il nostro comune amico” Libro 2, cap. X

Il funerale per Giovannino è un momento di commozione per chi, volente o nolente ha avuto a che fare con lui. Per primo il reverendo Franco che deve fare l’orazione funebre.

A incrinare in modo subdolo l’atmosfera giustamente mesta della situazione, ci pensa quella “brava persona” di Wegg che vede nella morte di Giovannino un modo per spillare più soldi ai Boffin. Razza di spregevole essere umanoide, io…vabbè lasciamo perdere, dobbiamo essere lettori signorili…

Mentre a equilibrare la scena vergognosa di Wegg ci pensa il segretario Rokesmith intento a consolare la signora Boffin come un figlio con la madre, piuttosto che come un segretario con la padrona (parole dell’autore). Il continuato alternarsi di personaggi sgradevoli e umanamente ripugnanti con fulgidi esempi di generosità un po’ inizia ad annoiare se non si trova un modo di metterli a confronto diretto: un bello scontro. Così mentre i due chiacchierano veniamo a conoscenza del passato del signor Rokesmith: con un fratello morto, genitori morti, senza parenti (olà che allegria anche lui…mumble mumble sarebbe orfano…), non ha ancora trentanni, nessuna delusione d’amore (la signora Boffin lo sottopone a un vero e proprio interrogatorio, gentile, ma interrogatorio rimane). Nel salotto appare Bella che fa finta di non volersi far notare, ma poi si fa notare e quindi la invitano a rimanere.

La signora Boffin però non si arrende all’infausto fato e annuncia a tutti che il suo desiderio di avere un bambino non è scomparso, ma ha deciso che non ha più intenzione di resuscitare il nome di Giovannino Harmon, avendo conferma da tutti che quel nome ha portato un po’ troppa sfortuna a un po’ troppe persone…e udite, udite, la signora Boffin annuncia che se mai adotterà un altro bambino non lo farà per cercarsi un giocattolo o un divertimento egoistico per lei, ma per aiutare una creatura secondo il suo bene! Quale onore! Mi spiace prendere in giro un personaggio che in generale è positivo e ben disposto verso gli altri, ma questa confessione palesa l’ipocrisia di certe persone che si nascondono dietro la beneficenza solo per fare del bene a sé; anche se la presa di coscienza della donna palesa ancora una volta come ella sia sempre disposta a mettersi in dubbio e migliorarsi.

Fa la sua comparsa nella casa aristocratica, il giovane Pauta fatto vestire di nero lutto dalla signora Boffin, credendo che fosse buona cosa, ma facendosi descrivere dall’autore in modo alquanto miserevole. La signora lo ha fatto chiamare, con la scusa di un lauto pranzo, per proporgli di rimanere nella loro casa, ma Pauta si mostra sconvolto dalla richiesta in quanto il suo pensiero va direttamente alla signora Higden e al fatto che lui è una forza lavoro nella casa, utile e di sostegno. Il ragazzino allora si propone di rimanere nella casa di giorno e alla notte tornare per lavorare dalla signora Higden e senza ascoltare una risposta concreta e risolutiva il capitolo si chiude così. Mah…

Il Salotto della contessa Maffei http://milombardia.gazzetta.it/milano/2013-01-11/gli-scacchi-boito-verdi-maffei-milano-quel-salotto-far-rivivere–913776411119.shtml
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