“La paga del sabato” di B.Fenoglio

Le letture collettive sono un vero pozzo di scoperte, questo perché se ci incappi e metti il tuo tempo al servizio della lettura ti trovi a scoprire autori e libri che di tuo non avresti mai scelto. Questo è il link della lettura collettiva Giro d’Italia Letterario che il blog Se una notte d’inverno un lettore ha proposto al mondo di fb e che in tanti hanno accettato di partecipare. Quale è lo scopo? Scoprire l’Italia attraverso i libri che sono ambientati nelle regioni; ogni 15 giorni se ne legge uno scelto a maggioranza la volta prima; nessun obbligo di partecipare, ma tanta voglia di confrontarsi

Primo libro: “La paga del sabato” di Fenoglio.

915821 (1)

Ambientazione: Piemonte.

Mai letto nulla di Fenoglio, nemmeno a scuola, ma è un nome che circola nell’aria e almeno una volta lo hai sentito nominare. Ci fidiamo di wikipedia per la biografia e incominciamo la lettura. Il libro in ebook è veramente piccolo, oppure io tengo i caratteri molto piccoli perché alla fine sono 98 pagine compresa la postfazione e qualche nota varia. Lo stile è completamente diverso da tutti quelli che ho letto non tanto per la struttura della vicenda (anche se ogni tanto passa di palo in frasca e a me tocca rileggere per capirci qualcosa), quanto per lo stile vero e proprio di scrittura. E’ altalenante, sembra scorretto, i termini sembrano forzati (quel “madre” e “padre” che dovrebbero essere colloquiali ma che invece paio durezze scagliate addosso ai personaggi), poco fluido. Ammetto di aver fatto fatica a leggerlo, anche se la vicenda è semplice e alla fine le 90 pagine scorrono veloci; forse se fosse stato più corposo mi sarei fatta prendere dallo sconforto.

La vicenda è molto semplice. Ettore è un partigiano, giovane, che dopo la guerra in tempo di pace non riesce a trovare il suo posto nella società e vuole solo fare quello che vuole. Difficile il rapporto con la madre, meno complicato col padre, ma l’unico che lo capisce è la fidanzata Vanda. Il suo tentativo di “normalizzazione” passa per le vie più difficili e più ambiziose finchè… mi fermo perché la storia va vissuta.

Il bello di questo libro è la parte emotiva, il dietro alle parole. Ettore è un personaggio complicato, nella sua linearità, perché i ricordi della guerra, quel senso di onore che lo ha spinto a difendere la sua terra senza alcuna retorica, ma che lo ha portato inevitabilmente a uccidere, lo spingono a non poter essere un ragazzo come tutti gli altri: qualcosa in lui è rotto per sempre. E’ violento, moralmente sul filo del rasoio, duro, egoista, ma tutto sembra come una maschera, un “demone” che dentro lo rode. Di fronte alla malattia della madre si trova dolorante; di fronte all’interezza del padre nell’affrontare ogni cosa si trova spiazzato. E’ un giovane cresciuto troppo velocemente a cui la società chiede di essere più nessuno, dimenticando quello che ha fatto. Ma quello che ha fatto non si dimentica.

Dietro alla scrittura difficile, alla storia amara, ho trovato un’umanità che rimane poco espressa in realtà, poco esplorata nella sua totalità, ma che deve essere scoperta e valutata. Capisco perché Calvino leggendolo per la prima volta sia rimasto colpito (anche se lo farà sistemare): forse anche lui vedeva qualcosa oltre le parole messe.

Eppure malgrado questa sensazione che pervadeva la narrazione, sono rimasta distaccata, incapace di essere davvero partecipe delle difficoltà e infantilità del protagonista, della sua ricerca di affetto, normalità e unicità. Manca qualcosa in questa narrazione che mi abbia fatto entrare in empatia totale col racconto. Forse colpa della scrittura che non ho colto nel segno? Mah, non saprei. Forse è stato anche quel continuo ricordarmi la prosa di Simenon, quel suo modo tragico e senza speranza della vita dei piccoli e dei disperati che girano per il mondo e che incontrano altri disperati e la scintilla potrebbe essere distruttiva. Ecco appunto ricordarmi un altro autore, che amo e che ho scoperto da poco nella sua veste di romanziere e non solo di giallista, è uno dei grandi difetti che imputo a Fenoglio; e in questo ricordarmi, perdere totalmente il confronto non avendo la valenza del primo e forse, visto che questo era il primo romanzo, nemmeno l’esperienza.

Purtroppo vedendo gli altri suoi titoli e avendo fatto questa prova, trovo che Fenoglio non sia un autore che mi ispira curiosità, ma uno di quelli che io classifico nella serie “scolastici”: buoni per fare le interrogazioni, rendere felici certi professori, contenti certi letterati.

Voto: 6

Annunci

One thought on ““La paga del sabato” di B.Fenoglio

  1. Riporto un estratto del primo intervento postato nel gdl su facebook: vedo che le impressioni che ho avuto non sono isolate, perché condivido molta parte della tua riflessione: il racconto è sicuramente originale e significativo per descrivere l’Italia del secondo Dopoguerra (e quello stile essenziale e scorretto è sicuramente mimetico), ma anch’io non sono riuscita ad appassionarmi alla storia e a sintonizzarmi col personaggio e con i suoi sentimenti. Forse la causa è proprio questa estrema sintesi, la narrazione scarna e la mancanza di notazioni psicologiche al di fuori delle recriminazioni che Ettore esprime a voce in un modo che me lo ha reso più odiato che comprensibile…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...