“La principessa di ghiaccio” di Camilla Lackberg

http://it.wikipedia.org/wiki/La_principessa_di_ghiaccio

Prima di paragonare qualche scrittore all’immensa Agatha Christie ce ne vuole, sia per letteratura che per scrittura, ma anche per inventiva e comprensione della propria cultura (per non parlare della penna tagliente che la Christie aveva nel descrivere usi e costumi della sua Inghilterra in continua evoluzione). Tutti elementi che questa Camilla Lackberg non ha e che temo non avrà mai se continua a scrivere in questo modo.

Ho letto questo libro perché come mi sta capitando negli ultimi tempi, mi faccio infinocchiare da altri canoni di consigli. Va bene per le letture collettive, va bene per i consigli di amici o contatti fb, ma essere curiosi di un libro perché hanno fatto un film che fra poco trasmetteranno è per me un rischio che non devo più fare. Perché? Perché mi capita di incappare in ciofeche come queste e spreco tempo!

Il libro è una ciofeca per alcuni elementi.

Primo non sa decidersi per il genere che vuole narrare: giallo o romanzo di narrativa. La brutta moda degli ultimi tempi è dilatare in modo esagerato la biografia dei protagonisti a discapito del punto focale del romanzo di genere. In un giallo questo fatto distrae, ma non è una distrazione costruttiva per far sì che il lettore non si accorga di quel determinato dettaglio, ma è un puro allungare il brodo della narrazione (e quindi forse essere pagati a pagine…). Dei grandi investigatori si sanno un sacco di cose, ma questa conoscenza è centellinata dai propri autori in vari libri: centellinata per non distrarre, ma anche per mantenere un legame con le vicende precedenti. Invece adesso bisogna raccontare tutto, tanto, troppo. Qui abbiamo la protagonista che deve fare fronte al lutto personale, alla violenza sulla sorella e innamorarsi anche, tutto mentre l’assassino se va tranquillo per un piccolo paesino della Svezia, senza che nessuno lo fermi.

Secondo motivo: le figure dei personaggi sono come figurine panini. Statiche e prevedibili. L’investigatore capo inetto e maschilista, la segretaria precisa ed efficiente, il poliziotto che risolve tutto (e si fa anche la protagonista), la ricca cattiva, la sorella debole. E come contorno un mistero (che poi non lo è visto che lo si capisce benissimo verso un terzo del libro) e tanta tanta tanta ipocrisia (ohhhhhh cosa nuova).

Terzo motivo: il peggior svolgimento di una investigazione che abbia mai sentito. Va bene che ora va di moda avere l’investigatore scrittore che ha più talento che un poliziotto (se volete investigare invece che scrivere libri, fate un corso, diventate utili per la società tutta! Non pensiate di poter fare quello che volete in barba alle leggi, tanto voi siete liberi! Siete banali!), ma lei è la brutta copia di altre scrittrici investigatrici che cercano, senza riuscirci, di copiare il talento della Signora in Giallo (che, come sanno tutti, è sterminare la popolazione americana). Uno dei dati fondamentali dell’omicidio si viene a sapere subito, ma nessuno lo viene a sapere, sia che sia un investigatore che un principiante, mentre si blatera per ore di cose che tutti sanno e che capiscono senza troppe spiegazioni.

Quarto motivo: essere la brutta copia di “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson. Da quando è uscito quel libro (che è accettabile, ma niente di eccelso) tutti ad ambientare i loro romanzi nella fredda e sconfinata e solitaria vikinghia con la neve al ginocchio e i panorami mozzafiati. Ah e metteteci in mezzo un segreto torbido che sanno tutti e che coinvolga una o più famiglie bene. Questo significa che certi libri sono scritti solo per fare soldi e quindi rendere felici gli editori, ma non gli alberi usati per fare quei libri…sfruttare i filoni convincenti è il male della letteratura moderna.

L’unica cosa veramente positiva è la scrittura (o la traduzione a questo punto non saprei dire) che è scorrevole e non impegnativa. Di solito il “non impegnativo” in un libro lo reputo non un complimento ma un’accusa di incapacità dello scrittore di impegnarsi, mentre in questo caso l’ho apprezzato, perchè non avrei retto che fosse lento e cervellotico.

Voto: 4

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7 thoughts on ““La principessa di ghiaccio” di Camilla Lackberg

    1. evidentemente i lettori sono tutti rincoglioniti! forse non è paragonabile ad Agata Christie ma potessi scriverlo io un giallo così! magari tu sei più brava!! Allora su, forza, scrivi qualcosa che nonostante la stanchezza dopo una giornata di lavoro non mi faccia addormentare alla seconda riga, vediamo se sei capace di farmi leggere tre libri nel giro di venti giorni!!!!! Io te ne sarei grata.

      1. Forse io cerco qualcosa di più corposo, complicato e che non mi faccia pensare a rimandi di altri libri, come mi è successo per questo libro.
        Se fossi una scrittrice potresti provocarmi dicendomi di mettermi in gioco e vedere se riesco nell’impresa di fare meglio, ma sono SOLO una lettrice ed esprimo il mio parere che può non piacere (legittimo), ma che rimane soggettivo e discutibile civilmente.
        Sono contenta per te che questo libro ti abbia aiutato a sopportare la pesantezza di una giornata di lavoro, a me ha annoiato.
        Nessuno di noi ha la verità in tasca, ma solo gusti personali e tali rimangono.
        Buona giornata e buone letture.

  1. allora seguo le vostre precise e chiare indicazioni e non leggerò questo libro che forse sa troppo di slogan pubblicitario
    Buon lunedì
    Simonetta del blog Il mio mondo della lettura blogspot

  2. Io invece ho cominciato a seguirla dal 2010 e me ne sono innamorata. Mi sono affezionata ai personaggi e trovo i suoi libri scorrevoli con trame avvincenti. Onestamente che sia romanzo giallo, narrativa, … Poco mi importa. Cambia qualcosa se etichettiamo il genere?
    Solo per la cronaca… uomini che odiano le donne è stato scritto dopo, quindi può essersi ispirata ben poco a Larsson. Per me il suo successo è meritato.

  3. Hai ragione al 100% per il discorso della pubblicazione fra i due libri (che non avevo controllato), ma ritengo (avendoli letti entrambi) che Larsson sia stato, per mio gusto, più incisivo o anche solo più immediato e si sia perso di meno nel raccontare anche cosa che non c’entrano con il giallo in sé e per sé. Avendo letto altri autori di genere del nord Europa li ho trovati tutti un po’ simili per stile e per ambientazione e per scelta di vicende da narrare. Ma alla fine anche questo è una questione di gusti.

    Per quel che riguarda l’etichettatura del genere di un libro, diciamo che per me è significativa perché i romanzi, quelli dove raccontano fatti di vita (di personaggi, di persone reali, di eventi in genere) estrapolati dalla biografia generale, solo per raccontare una storia così, mi annoiano terribilmente. Amo il giallo perché ha uno scopo definito, così in un certo senso la fantascienza o il fantasy (i quali di solito sono avventure con scopi precisi); non è che non amo che nel frattempo si raccontino le vicende dei protagonisti, ma se queste prendono più spazio che l’investigazione mi irritano e mi danno la sensazione di perdere tempo. Fisima mia? Può essere, ma è sempre stato così e alla mia età è difficile cambiare senza un buon stimolo. 😉

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