“Il nostro comune amico” Libro 2, cap. XIV

L’angoscia del povero Rokesmith-Harmon anima questo capitolo e alla fine ci fa capire che ogni nostra azione involontaria o meno e soprattutto ogni nostra menzogna solo solo l’innesco o il passaggio di un complicato meccanismo che è la vita.  Se poi si è onesti e le proprie bugie sono frutto di un caso, la coscienza rimorde e fa pensare che l’unico metro di paragone è non fare del male agli altri.

Il dialogo inaspettato (ma perché Dickens passa di palo in frasca, così? Per l’aria che tira?) fra Rokesmith e il signor Wilfer riporta il discorso su Bella e sulle sue decisioni per il proprio matrimonio. Ovviamente tutto gioca a sfavore di Giovanni il quale in tutto e per tutto non assomiglia al prototipo del futuro marito che tutti si aspettano che Bella sposi. Ma poi siamo davvero convinti che la giovane viziata ragazza, così attenta al denaro, non subisca l’influsso benefico dei signori Boffin e incominci a guardare di meno all’apparenza? Mah…abbiamo ancora troppe pagine per essere certi di qualcosa.

A casa Boffin, la signora Bettina Higden aspettava il segretario per parlare del giovane Pauta. Le preoccupazioni della donna nei confronti di un giovane riconoscenti, la pongono nella fila dei buoni. Dickens è molto drastico nel dipingere le persone: o sono positive al completo o sono spregevoli. In questi due campi poi ci sono diversi strati di bontà o negatività, ma sempre senza oltrepassare la linea e finire nel campo avverso. Perché? O meglio, immagino il perché visto il periodo storico e il genere di narrativa, ma perché così tanti personaggi, così pochi schieramenti e sconti fra loro così noiosi?

Nel mezzo si inserisce una riflessione sulla vecchiaia e della dignità dei vecchi (parola non offensiva da usare e che sarebbe il caso rivalutare in senso positivo) che proprio alla fine del loro percorso di vita non vogliono rinunciare ai principi nemmeno di fronte alle comodità. Il guadagnarsi il pane o la “pensione” (allora non esisteva) sono due elementi imprescindibili per Bettina e non sono negoziabili con un vitalizio comodo e dato per riconoscenza. D’altro canto questa anziana signora che ha sempre lavorato, ha un modo di fare non egoistico per quanto riguarda Pauta e il suo futuro che davvero sconvolge: in un periodo in cui era normale usare figli e nipoti per il compimento dei propri desideri, questa donna gli concede la libertà di essere un futuro uomo libero, senza doveri nei suoi confronti.

Ed ecco un’altra bugia a fin di bene inizia a prendere forma, decisa da Bettina per il bene di Pauta: fuggire di casa in modo che il ragazzo accetti di farsi adottare totalmente dai Boffin. Cosa condurrà questa bugia?

In tutto sto casino mi sembrava corretto che Rokesmith mettesse in scena e si legasse a quel bietolone del professor Headstone. In un altro libro sarebbe un modo per tirare le fila, in una seduta di gioco da tavolo sarebbe il modo in cui il master fa procedere il gioco più fluidamente, ma qui sento puzza di fregatura. Cosa combinerò il bietolone? Di certo riesce a spifferare tutto quello che prova per Wrayburn e per Lisetta…

Il capitolo si chiude con la conclusione dei preparativi per permettere a Bettina di poter andarsene di casa, avere una piccola bottega lontana, ma non avere elemosina dai signori Boffin.

bottai http://www.garbellotto.com/it/botti/la_storia.php
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4 thoughts on ““Il nostro comune amico” Libro 2, cap. XIV

    1. Sto partecipando a una lettura collettiva su facebook con delle mie amiche e siccome la stiamo seguendo con lo stesso metodo con cui è stato pubblico allora il libro abbiamo pochi capitoli per ogni mese. Siccome la collettiva ha come prerogativa discutere ogni capitolo, sulla pagina dell’evento, per non dimenticarmi cose, persone e fatti ho deciso di farvi partecipare dei miei pensieri legati ai capitoli, facendo un post ogni volta..
      Se ti interessa questo il link dell’evento: https://www.facebook.com/events/134757770041521/

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