Sconti sconti sconti per il Maggio dei libri: dal 22 al 26 maggio

Fondamentale che leggiate il link nella foto, perché lo sconto dura poco e ci sono anche delle sorpresine. 😉

http://www.libreriamo.it/a/7515/via-col-venti-partono-gli-sconti-sui-libri-per-far-crescere-la-lettura-in-italia.aspx

“Shining” di Stephen King

Prima che mi lapidiate, faccio mea culpa per essere arrivata a questa mia veneranda età senza mai aver letto questo libro e senza nemmeno aver mai visto il film (e qui ci sarebbe da studiare la faccenda, perché è un vero complotto televisivo a mio danno, visto che in tutti questi anni o era a un orario infame oppure lo facevano quando io avevo un impegno inderogabile oppure mi accorgevo che c’era quando oramai era iniziato a troppo tempo. Un vero complotto!). Conosco benissimo la storia, la vicenda e del film i protagonisti e le scene avendolo anche studiato all’università, però davvero non lo avevo mai letto. Ora ho rimediato e devo dire che se si è appassionati di horror questo va letto per forza. Ovviamente non come me ieri sera che pur di finirlo mi sono trovata a leggerlo di notte, con tutti i rumori del vento e di una casa addormentata…mai più! Con l’età le coronarie si indeboliscono!

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La storia si conosce ed invece che dire che la colpa è del maggiordomo, qui possiamo dire che è tutta colpa dell’albergo.

Un albergo come tanti altri per tutti i mesi d’apertura, ma alla chiusura qualcosa succede anche se alla fine sei mesi di neve può mandare fuori di testa qualsiasi guardiano con famiglia e figli piccoli. E poi quale albergo non ha avuto i suoi deceduti? Basta solo non farsi prendere dalla paranoia.

Eppure…eppure…qualcosa non quadra e il piccolo Danny lo sa, con quel suo potere stranissimo che lo rende davvero un bambino speciale.

La trama del romanzo alla fine si avvolge tutta attorno alla figura di Jack Torrance nella sua incapacità di vero riscatto, nella sua debolezza umana e in tutte le sue paranoie. Diventa lui l’anello debole della famiglia, sentendo un vero richiamo verso l’edificio, prima come storia da raccontare e quindi come un vero proprio riscatto letterario lavorativo, poi una vera attrazione viscerale; piano piano la sua sanità mentale tende a vacillare fra ricordi famigliari di violenze e ricerche spasmodiche di giustificazioni per i suoi gesti, fino al tracollo totale.

Agli antipodi ci sta il figlio Danny, di 5 anni, il quale dimostra di avere più anni di quelli anagrafici sia nell’affrontare la situazione sia nell’aiutare la madre nelle diverse difficoltà. A mio parere qui King un po’ si è fatto prendere la mano creando un personaggio che è più grande del credibile. Non voglio dire Danny non lo sia, anzi lo è continuamente, se non fosse che alla bisogna sembra più grande e più forte e questo non può essere spiegato solo con la presenza dell’aura potente. Il bambino è un bel personaggio, ben strutturato e logico, con questo potere che difficilmente lo invidieremmo davvero.

Nel mezzo c’è la madre Wendy (sì, lo so adesso siete tutti lì a rifare Nicholson che la chiama…). Anche lei con il suo bagaglio di fragilità e di violenze famigliari precedenti, è quello che più viene usato e bistrattato da King, facendole fare cose che nessuna persona logica farebbe. Lei è l’affetto, il tentativo di normalizzazione, la crocerossina stereotipo di tante donne, ma è anche quella che a mio parere fa un po’ scappare la pazienza, perché la sua debolezza è irritante a volte (no, non sono Jack e non vivo in un albero in questo momento). Non si capisce se l’albergo abbia davvero influenza su di lei oppure questo tentativo di farlo è talmente fallimentare da rendere Wendy altalenante e non risolutiva.

Alla fine sono questi i protagonisti: Jack, Wendy, Danny e l’albergo. Con almeno due complementari: il cuoco Hallorann e il direttore Ullman. Basta, tutti gli altri servono e basta. E questo è un aspetto raro per il King che ho conosciuto fino ad ora. Il King che conosco è parolaio fino allo sfinimento, ripete i passaggi e le situazioni che mi fa venire il nervoso, aggiunge personaggi (non come Martin però) più o meno risolutivi per la vicenda che narra e di solito questo suo modo di fare mi irrita. Qui invece tutto è essenziale, le divagazioni sono funzionali all’evolversi dei personaggi, i quali sono pochi giusti e ben presentati. Staccarsi dalla lettura è difficile e devo dire che più di una volta mi sono veramente persa dentro le pagine dimenticando cose persone e situazioni (ho rischiato anche di fare il giro in autobus della città…).

Bello veramente e ora non so se voglio vedere il film o tanto meno leggere il seguito appena pubblicato. Se per il film so che è un altro caposaldo del genere e che è il meglio reso fra tutti quelli tratti dai libri di King ho paura di essere delusa: il film va visto per quello che è e per le sensazioni che suscita e non per l’influsso della lettura. Per il seguito invece ho giudizi contrastanti, in più credo che certi libri debbano rimanere dei gioielli chiusi e a sé stanti, completi come sono stati creati a suo tempo. Non so, lasciamo sedimentare il tutto e poi vedremo.

Voto: 9

Buon compleanno George Lucas!

Pensavate che mi sarei scordata di un padre della mia cultura? Mi sarei scordata di colui che ha più di ogni altro riempito la mi testa di sogni e “profezie”? Mi sarei scordata di chi ha creato più mondi che dire che sono solo frutto di fantasia è un insulto per il lavoro di precisione che è stato fatto? Non posso scordare che oggi è il compleanno del signor Lucas!

http://it.wikipedia.org/wiki/George_Lucas

Senza di lui non avremmo avuto Indiana Jones. Non saremmo partiti per luoghi sconosciuti e misteriosi alla ricerca di tesori fantastici; non avremmo affrontato nazisti alla ricerca del graal, incontrato millenari cavalieri, amato bellissime e letali donne; non ci saremmo persi fra cunicoli, biblioteche e sotterranei. Senza di lui molti di noi non si sarebbero appassionati dell’archeologia non capendo che solo Zahi Hawass può comportarsi in un certo modo e Martin Mystere uscire indenne dalle avventure (perché Giacobbo vestito alla stessa maniera è solo ridicolo).

Senza di lui non avremmo avuto Guerre Stellari. Intere generazioni non si sarebbero formate sulla disputa fra trekkist e fan di star wars (ma come cavolo si chiamano che non ricordo!), manipolando per sempre il proprio status sociale entrando a pieno diritto nella categoria “nerd sfigato ingegnere” (mettete le pause dove più vi pare). Non avrebbe creato “mostri” che alla prima occasione di disappunto avrebbero tentato di strozzare il proprio avversario solo col potere della mente. E la frase “Luke sono tuo padre” non sarebbe stato un momento alla beautiful ma un vero dramma collettivo di prima categoria. E le nostre case sarebbero state più sgombre di action figure di jedi, sabbipodi, ewok e poster di Palpatine da adorare (non è vero, era di Leila che voi maschietti avevate il poster, mentre le femminucce sbavavano per Han Solo!). E non avremmo nemmeno potuto sfrecciare su T Fighter o Caccia ribelli all’attacco della Morte Nera con i nostri computer ora considerati preistorici, perché senza di lui la LucasArt non sarebbe mai esistita e con lei videogiochi ed effetti speciali che hanno cambiato la storia del cinema.

Se guardo poi la sua biografia vedo che ha messo le mani anche nel film “Willow” (che se non avete mai visto dovete correre a rimediare) e mi rendo conto che quando uno ha da raccontare una storia può farlo solo bene solo se ha la testa ben ferma sulle spalle e sa cosa vuole. E Lucas lo sa. O meglio lo sapeva, visto che negli anni ’90 il suo genio un po’ si smorza preferendo lavorare più sugli effetti speciali che sulle sceneggiature o regie. Perso il tocco? Non lo so, ma l’ultima trilogia di Guerre Stellari è stato un po’ un tradimento del suo lavoro e di quello che i fan amavano (stendiamo un velo pietoso sulla vendita a Disney di Darth Vader e company…).

Cosa gli auguro? Di tornare il vecchio Lucas dall’occhio lungo che sapeva incantare le platee, permettendo loro di credere in mondi diversi ma realistici, dove il potere è nella mente, ma il cuore è sempre lì dove deve stare.

Grazie per tutti i sogni ad occhi aperti che ci hai regalato! Regalacene altri dello stesso valore, se puoi.

Buon compleanno Lucas!

Premio Dardos

Ostregheta fa effetto tornare da allenamento e sapere che qualcuno ti ha nominato per un premio fra blogger.

Logo del Premio Dardos

I premi fra blogger non sono altro che un attestato di stima di chi ti legge e un ottimo passaparola fra chi ama raccontare un po’ di storie. Questo premio mi colpisce perché la motivazione è particolare:

un riconoscimento che viene consegnato ai blogger che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali ; che dimostra la sua creatività , che esprime  il proprio pensiero attraverso le sue letture e le sue parole.

Vamolà! Questo dimostra che avere voglia di dire la propria articolando un pensiero di senso compiuto è ancora apprezzato in questa nostra società.

Ringrazio pubblicamente L’angolo delle recensioni per avermi nominata e mi accingo a mia volta a nominare altri blogger (devono essere per regolamento 15 ma non so se ne ho così tanti che seguo di questa impostazione, speta).

Segnalo le regole del premio di modo che altri possano utilizzarle e condividerle:

1) accettare (ma ovviamente non è obbligatorio) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio.
2) linkare il blog che ti ha premiato
3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio

Vado a fare le nomination:

  1.  Athenae Noctua
  2. La libreria pericolante di Ross
  3. Se una notte d’inverno un lettore…
  4. startfromscratch
  5. Magis esse quam videri
  6. Filelleni
  7. clubippogrifo
  8. Biblioteca giapponese
  9. Studia Humanitatis – παιδεία

Non sono arriva a 15 perché non volevo fare doppioni con altre nomination o con altri premi già dati a blog che seguo.

Adesso faccio partire le segnalazioni e vi ringrazio tutti per farmi pensare ogni volta, farmi divertire, farmi allungare la lista dei desideri, farmi riflettere e molto altro. Buone letture e buone scritture a tutti!

 

“Pollo alle prugne” di Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi

Non lo sto facendo apposta, ma mi sta capitando di vedere più volentieri certi film francesi che i soliti baracconi anglofoni. Perché? Perché sì, mica ho tanta voglia di dover sempre dare spiegazioni. 😉

Questa volta mi sono imbattuta in un film che pensavo completamente differente. Speravo in qualcosa di più sferzante, ironico, poetico, fantastico, ma alla fine votato alla speranza, perché anche se leggere “Persepolis” è un’esperienza che spinge alle domande più che all’accettazione, lo spirito della Satrapi è mordace, salace, forte, ma non tende alla rassegnazione o alla commiserazione. Invece a sto giro mi sono proprio sbagliata.

http://www.mymovies.it/film/2011/pouletauxprunes/

Non dico che “Pollo alle prugne” sia un brutto film, ma va visto in un momento giusto della propria vita, soprattutto quando non ci sono troppi pensieri e la vita amorosa va a gonfie vele. Perché questa è la storia di due cuori spezzati, ma mentre una pur non facendosene una vera ragione si rende conto che bisogna andare avanti, l’altro è solo un egoista depresso incapace di trovare non solo l’accettazione, ma almeno un modo per sopravvivere. Il nostro Nasser Ali sposa una donna che non ama, ma che in realtà viene da lei amato finché il rancore non copre i sentimenti per paura di essere ferita (due ceffoni bene dati anche a lei ci stanno tutti); ha due figli normali, stranamente più sereni dei loro genitori, ma lui non solo non li ama, ma non cerca nemmeno di capirli trovandoli solo un peso; solo il fratello sarebbe l’affetto vero, dopo la morte della madre, ma c’è fra loro comunque un velo insuperabile di distacco. Quindi la musica è il suo unico rifugio, ma senza trovare più l’ispirazione una volta distaccato dal sentimento, dimostrando ancora una volta come egli sia un uomo vuoto alla fine, vittima di un unico sentimento.

Sì non ho pietà per lui, l’ho trovato detestabile, con la sua scelta di non combattere, di trastullarsi nel passato, nel non perdonare, nel volere essere sempre e solo “io”.

Regia: 7 Un perfetto insieme di tecniche e di inquadrature ben dosate, con una guida per gli attori che li amalgama perfettamente.

Sceneggiatura: 7- Mi spiace mettere un meno, ma devo ammettere che per quanto non mi aspettassi un drammatico, l’ho trovato gradevole e giocato in punta di piedi con perfette stilettate di critica sociale, ma alla fine mi mancava un quid, una rotellina dell’orologio che permettesse il tutto di girare perfettamente. E’ un quid che alla fine non so dire, ma è come l’amaro in bocca che ti rimane dopo aver bevuto certi thé neri inglesi: buoni, ma lasciano la sensazione che un dolcino laverebbe bene la bocca.

Costumi:8 + Sceneggiatura: 8 C’è una cura in questo film per rendere il tutto credibile, anche se si vedono i set alla vecchia maniera, le scene volutamente surreali, personaggi usciti dalla fantasia, giochi di prospettiva rubati al teatro. Tutto è curato per rendere l’Iran pre rivoluzione, ma solo come se fosse un perfetto giardino incontaminato.

Fotografia: 8 + Effetti speciali: 8 Anche qui un gran lavoro, esagerando a volte coi colori, enfatizzando i colori scuri, giocando con le ombre, ma soprattutto passando dagli effetti teatrali all’uso del fumetto (si riconosce la mano della Satrapi), come se il racconto prendesse sopravvento sulla narrazione.

Musica: 7 E’ sicuramente un protagonista, ma non è mai invasiva: sottolinea bene i momenti, enfatizza, si fa violino ma anche violino rotto rimanendo muta. Ottimo lavoro.

Voto: 6 e mezzo. Perché un voto così basso in confronto ai voti tecnici? Come potete capire il voto finale non è mai una media, ma il frutto della sensazione personale nella visione del film e questo film mi ha lasciato una profonda tristezza, un senso di sconfitta che non ero pronta a volere. Bello alla fine, fa anche pensare, ma alla fine quel quid della sceneggiatura che manca non me lo ha fatto amare davvero.

 

p.s.: per chi volesse cimentarsi nella ricetta del pollo alle prugne ci sono varie ricette, ma a me ha incuriosito questa. Da provare.

Buon Compleanno Orson Welles

Personaggio strabordante, talento poliedrico, impossibile evitarlo se vi piace il cinema fatto con la testa o amate la radio come una compagna di vita. E’ difficile inscatolare Orson Welles e devo essere sincera faccio fatica ad approcciarlo con fare tranquillo. L’ho studiato per l’esame di storia del cinema all’università, nei tempi che furono, me lo sono vista con occhio critico un po’ più grande (io, non lui se no è un casino), me lo ritrovo spesso quando leggo di fantascienza o di narrativa. Insomma io e lui ci guardiamo un po’ da lontano, colpa della mia deferenza nei suoi confronti. Sicuramente da studiare maggiormente, ma mi interessa di più poterne apprezzare la caratura di sceneggiatore cinematografico e radiofonico. E poi mi devo decidere di ascoltare il suo celeberrimo sceneggiato radio“La guerra dei mondi” che tanto sconvolse l’America.

Vi lascio con un pezzo trovato sul sito della Rai e lo vede approcciarsi alla lettura di “Moby Dick” di Melville. Che voce che aveva quell’uomo!!!

Buon Compleanno Orson Welles!

aprire il link della Rai per godervi il video: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c671c72e-d494-4515-9f43-2ce1ca48386b.html

 

 

p.s.: è un caso che nella versione italiana di “Mork e Mindy” il capo alieno si chiamavano Orson? o.O

“Dark Shadows” di Tim Burton

Oggi torno di lavoro al telaio e per fortuna che non c’è nessuno in casa così sfodero il magico telecomando di mysky e vedo cosa mi sono registrata nel mesi scorsi…scorro la lista e alla fine decido di puntare su Tim Burton, anche se devo ammetterlo Johnny Depp non mi convince molto in quei panni. O meglio c’è qualcosa che non mi quadra in questo film se non sono andata a vederlo al cinema.

Mi piace Tim Burton, lo ammetto, da tempo immemore, anche in modo inconscio (come quando ho scoperto che fra i disegnatori di “Red & Toby” della Disney c’era lui e io ho adorato quel cartone animato), però non sono una sua fan. O meglio diventa difficile che io sia una fan non critica di quello che mi piace e no, non ho manie compulsive per attori, cantanti o altro (eliminando la storia medievale). Ma torniamo a noi. Ho apprezzato tutte le sue opere, fino a quando non ha pensato di mettere mano alla storia di Alice e a quella di Willy Wonka e qualcosa in lui è cambiato: questa massa di colori shock, iper compiuterizzati, sul limite (anche oltre) del trash o di non so cosa, gli ha dato alla testa. Essere sopra le righe è un conto, essere originale è un altro e in questo ultimo periodo Tim Burton è sopra le righe. Capisco perfettamente che ogni regista abbia il suo attore feticcio, non è il primo e non sarà l’ultimo, ma non è detto che stia bene in ogni storia che porti sullo schermo! Qui J.Depp è ridicolo con una pettina che non solo non lo valorizza, ma rende il suo personaggio una macchietta da quattro soldi. Sì, ora mi direte che non capisco e che Deep è bello anche con un sacco dell’immondizia, ma io vi dico “per favore!”

http://www.mymovies.it/film/2011/darkshadows/

La storia è un po’ un classico, ma devo dirlo: se proprio volete uno stalker fate in modo che non sia una strega. Tende a prendersela con voi, la vostra famiglia e i vostri discendenti. E se può, ancora con voi.

Qui abbiamo un nobile (la trama tratta da mymovies parla del XIII secolo, ma c’è un errore, sia per il fatto che a quel tempo non esisteva l’America, sia per il fatto che non c’erano navi adatte per certi viaggi. E comunque non c’era la colonizzazione dell’America. Punto) porta la sua famiglia e la sua servitù nel Maine per cercare fortuna. Il suo figliolo adorato si trastulla con la giovane servetta, ma quando lei palesa il suo amore lui la schifa e si innamora di una donna del suo rango. Non lo avesse mai fatto! Maledetto, trasformato in vampiro e chiuso in una bara. Risvegliato dopo due secoli, trova il mondo cambiato e tutto il suo impero distrutto e gli eredi della sua famiglia in disarmo. E per colpa di chi? Della bella strega, ovviamente! Morale della favola: si combattono in ogni senso e poi c’è lo scontro finale con sorprese varie ed eventuali.

Non sapendo che il film è tratto da una serie televisiva, guardandolo mi è venuto in mente “La famiglia Addams” ma dei poveri o meglio di chi lo è senza saperlo e nemmeno lo spettatore lo intuisce, visto che tutti i poteri e la maledizione vengono bellamente saltati, sperando che basti nominarla così.

La sceneggiatura è piena di buchi e di incongruenze, con personaggi bellissimi ma sprecati per stare dietro all’attore feticcio con un personaggio che è più risibile che affascinante. A fare meno i fichi e a bulleggiarsi avrebbe reso un ottimo servizio a questo film, ma credo che né regista né attore lo volessero. Peccato veramente. Voto: 4

Regia: 6/7 Alla fine non posso dire che Tim Burton non abbia fatto il suo dovere, visto che il cast gira che è una meraviglia e gli effetti speciali sono dosati bene e a sostegno del racconto. Quello che non mi piace è il nuovo trend troppo fumettistico, esagerato, pomposo che straborda oltre la vicenda prendendo troppo spazio.

Costumi: 6/7  + Trucco 6 e mezzo In quell’aria esagerata i costumi fanno un po’ da padrone, ma c’è una cura maniacale nel dettaglio che non si può che apprezzare. Ovviamente non parlo di quello di Depp che è una macchietta di vampiro non so in quale salsa. Bellissima M.Pfeiffer come non la si vedeva da tempo. Maliarda Eva Green.

Cast: 6/7 E’ di alto livello e sanno esattamente cosa fare e come renderlo al meglio. Non c’è che dire, quando chiami dei signori attori fanno il loro porco mestiere anche se non ben supportati. Infatti, per quanto bravi, dovendosi muovere in una sceneggiatura a mio parere non all’altezza, alla fine sono senza emozione, come delle belle statuine che si muovono perfettamente ma senza anima.

Fotografia: 7 + Effetti speciali: 7 e mezzo. Li metto insieme perché bisogna dirlo sono i punti fermi del lavoro di Burton e su questo non si scappa. Nessun dettaglio fuori posto, nessun particolare saltato, colori scuri e ombre ben marcate perfette. Il solito ottimo lavoro che ti aspetti, ma solo un lavoro di maniera.

Musica: 6 Buon supporto sonoro con la musica anni ’70. Cameo troppo lungo e messo un po’ lì di Alice Cooper, però sempre bravo a tenere la scena.

Voto: 5— Se non fosse per gli effetti speciali e per i dati tecnici avrei spento prima, perché mi ha pervaso la noia più totale. Evitabilissimo, soprattutto se vi piace il Burton prima maniera.