“Il nostro comune amico” Libro 3, cap. VI-VII

E’ una tortura non c’è niente da dire e io sono indietro ai capitoli d’aprile pensate un po’…è come se avessi raccolto i fascicoli del romanzo e ora non sapessi se gettarli nel fuoco oppure leggerli. Per fortuna che non ho un camino e il libro è in ebook.

Solo che non mi salvo dal riprendere in mano il racconto e trovarmi ad affrontare Boffin e Wegg intenti alla lettura della Storia antica come se davvero importasse a loro qualcosa…E Wegg mi pare come uno di quei turisti che vanno a vedere le rievocazioni storiche e non sanno distinguere un sasso da un armigero (si vede che sono appena tornata da una rievocazione che mi ha sfiancato fisicamente e anche un po’ psicologicamente…), senza un vero interesse se non se stesso e le sue pretese. In più usare poesia e letteratura per intrattenere ospiti con cui condividere piani e prepotenze (infatti mentre esce di scena Boffin come un fantasma entra in scena Venus come un becchino) poi fa apparire tutto alquanto marcio e deforme, ma stiamo a vedere dove va a parare, piuttosto.

Venus si mostra come quei compari senza spina dorsale o convinzione  nel commettere atti illeciti o al limite del legale. Ammetto di aver fatto fatica a ricordare il piano di Wegg di cercare chissà cosa in casa e altrove nei confini di essa insieme a Venus, ma trovarlo rinunciare così velocemente alla faccenda mi ha fatto ghignare. L’ennesima figurina di personaggio a fare da spalla a un’altra figurina. E nel mezzo di nuovo Boffin e la sua passione per la lettura che ce lo fa riapparire di nuovo motivato, allegro, propositivo, ben disposto anche a persone che, diciamocelo, sono un cieco non vedrebbe come indegno di fiducia e rispetto.

L’incontro inaspettato fra Boffin e Venus rivela altri dettagli del vecchio padrone di casa e del fatto che egli avesse mostrato a Venus un qualcosa (che per ora non scopriamo davvero…forse una teiera) e che costui non ricorda nulla: fa finta o è vero? Alle pagine successive l’ardua sentenza.

La storia che Wegg deve leggere per Boffin, fra i nuovi libri portati in serata, parla di una signorina e la casa dell’avaro dove sarebbero nascosti dei tesori fra i rifiuti. Ma dai??? Che storia inaspettata per la situazione, vero? Dickens, non sei credibile! Una storia che ricalca quasi del tutto quello che sta succedendo ai nostri eroi (?)…non ho parole, davvero.

Il capitolo dovrebbe forse avere un andamento comico per ora con Boffin che vede nei nuovi libro portati un vero tesoro da sfogliare e controllare e Wegg e Venus invece che cercano di immaginare dove nella casa siano nascosti denari e carte. Ma diciamocelo veramente lo stile latita e dire che mi sono messa a ridere proprio no, ma avendo fatto ricorso alla mia immaginazione devo sopperire le incapacità narrative dell’autore ripescando immagini, perché no?, dei fratelli Marx. Peccato che loro non ci siano in questo libro.

Quando poi Boffin con una lanterna cieca decide di fare il giro della casa di notte, Wegg rimane davvero scioccato e preoccupato ritenendo che il signore sappia più di quanto faccia intendere e che sappia davvero dove si trova il tesoro; così quando lo vedono, fra un alternarsi di luce e ombra, aggirarsi con un badile per i monticelli dietro la casa, al sua ansia aumenta non capendo cosa si debba fare. Quando i due compari vedono Boffin arrivare a un monticello ben preciso, tirare un palo, spalare col badile e trarre fuori una bottiglia la situazione sembra farsi interessante, come un vero complotto e quando, dopo un piccolo incidente, si ritrovano tutti e tre in casa senza immaginare l’uno dell’altro, il padrone di casa si premunisce di avvisare che i monticelli se ne andranno avendoli venduti tutti.

Wegg inizia a perdere la testa e quando Boffin e la sua bottiglia ben nascosta se ne vanno di casa, lo zoppo cerca di spronare l’amico a fermare il signore e impedirgli di andare via per riprendersi proprio quella cosa (che cosa ci sarà mai in quella bottiglia? Mi sono persa qualcosa?). E il capitolo si conclude con una colluttazione fra i due compari.

dal film “Burke and Hare, ladri di cadaveri” di J. Landis. http://blog.screenweek.it/2011/02/dal-trailer-al-film-ladri-di-cadaveri-burke-hare-114864.php

 

Il capitolo successivo vede i due riprendersi e tornare persone “civili” e Wegg raccontare del ritrovamento di una cassetta contenente una carta. La cassetta aveva l’indicazione “Mio testamento, Giovanni Harmon, temporaneamente depositato qui” e in effetti lo è lasciando a Boffin solo un monticello e tutto il resto alla Corona (ah questa barbarica abitudine di lasciare allo Stato quello che comunque, se volesse, si prenderebbe comunque!). I due compari, paurosi del fatto che Boffin possa tornare, decidono di andare a casa Venus per controllare il contenuto della cassetta (cioè leggere il testamento) e decidere come comportarsi di seguito. Meraviglioso notare come l’imbalsamatore riesca a minacciare il compare con una tranquillità e pericolosità serafica solo ricordandogli la sua arte! E tutto ciò solo per poter conservare il testamento! 😀 C’è poco da ridere in verità nella situazione di totale degrado morale dei due, ma vediamo cosa succede ancora. Trovato un diplomatico accordo sulla situazione, continuano a pianificare i loro atti illegali, stravolti a questo punto dalla vendita dei monticelli.

E fra una confabulazione e l’altra veniamo a sapere che Venus nutre dei sentimenti per Piacente Riverhood, sentimenti che a quanto sembra non sarebbero ricambiati, e di come egli l’abbia per la prima volta vista proprio quando il signor Riverhood (simpatia) aveva ritrovato il corpo del suo ex compare. Che intrighi! Non sai più cosa inventarti per unire tutti i personaggi, è Charles? Manco a Beautiful sono arrivati a tanto!

Tornando a casa Wegg passa per casa Boffin e vedendoli tutti scendere dalla carrozza il suo livore e invidia aumenta, pronto a distruggerli una volta per sempre.  Ma la cosa sorprendente è vedere i meccanismi mentali dello zoppo (anche e soprattutto moralmente a questo punto) che pur di giustificare le sue azioni spregevoli cerca nella sua vittima tutti i difetti possibili e immaginabili.

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