“Quer pasticciaccio brutto di via Merulana” di Carlo Emilio Gadda

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Senza ombra di dubbio non ho la preparazione snobbistica e acculturata per comprendere questo testo nelle sue sfumature, ma sono solo un lettore che non ha bisogno di fronzoli e prove di stile da parte dell’autore per essere stimolato. Sono solo un’ignorante lettrice che cerca storie, sensazioni, emozioni, pensieri, ma nella concretezza di un racconto, qualunque esso sia. Ecco perché, dopo aver letto anche con un po’ di fatica questo testo, credo che sia uno dei libri più sopravvalutati del mondo!

All’inizio il metodo di scrittura mi è parso un flusso di coscienza alla Joyce. Interessante, non pensavo che potesse rientrare nello stesso stile, ma mi piaceva lasciarmi prendere dalla narrazione. Poi ho pensato che l’uso del dialetto mi ricordasse la lettura di Montalbano (in senso inverso, cioè Gadda come maestro e Camilleri come allievo). Poi ho pensato che potesse essere un testo da dover leggere a voce altra, magari cercando di prendere l’accento della narrazione (metodo questo che alla fine è risultato l’unico utile per la lettura). Poi mi sono fermata a cercare di capire tutti i tipi di lettura del libro quando mi sono accorta che c’erano parole arcaiche buttate lì, nella pagina, a ripetizione del concetto, senza nessun vero motivo, ma solo forse per far vedere che l’autore aveva un bagaglio linguistico alto. Mi sono fermata quando non ho più capito la storia e chi diceva cosa, gli intrecci, i personaggi e ritornare indietro non mi serviva per schiarirmi le idee. Mi sono fermata quando ci sono 3 pagine quasi di descrizioni senza senso logico dell’alluce di una statua (o di non so chi perché davvero non l’ho capito). Mi sono fermata quando ho capito che un delitto avrebbe avuto soluzione e l’altro no, senza una vera motivazione narrativa, ma forse solo per stanchezza o “furbizia” dell’autore.

Gadda non l’ho letto a scuola, il mio programma non lo sfiorava nemmeno, credo che non siamo nemmeno arrivati alla fine dell’ ‘800, quindi non ho forse i mezzi per meglio comprenderlo, non ho le nozioni scolastiche per capire perché un libro del genere sia diventato così importante per la nostra letteratura. Forse non ci arrivo io e preferisco letture più terra terra. O forse questo testo è uno di quelli che tutti hanno in bocca senza mai averlo letto, perché fa molto intellettuale o fico. Siccome a me non interessa né apparire intellettuale né spacciarmi per quello che non so essere, continuo a sostenere che questo libro sia stato scritto come prova di bravura, come tentativo di stupire (ma senza la forza né del “flusso di coscienza” né della provocazione futuristica), come gioco fra intellettuali amici, come non so cosa, ma non di certo come comunicazione scrittore-lettore.

Vorrei dire che “mi dispiace non averlo capito”, ma mi viene piuttosto da dire “alla fine ho avuto l’occasione di leggerlo e di farmi una mia opinione”. Mi chiedo anche come sia possibile leggerlo in altra lingua, come sia possibile la traduzione. E’ un testo per pochi alla fine? Un testo che non è accessibile alla massa? Deve rimanere così? E’ un libro scolastico, nel senso che si può dare in pasto a studenti di vario livello intellettivo? E’ un testo “esoterico”? Davvero non riesco a capirlo, ma di certo non mi ha lasciato nulla, nessun pensiero e nessuna emozione, ma soprattutto nessuna riflessione.

Voto: 4. Perché se devo essere sincera, decisa e coerente questo libro non vale la pena di leggerlo in quanto mi ha delusa  sia perché mi aspettavo un giallo ma descritto da un autore che giallista non è e che quindi poteva dare la sua impronta; sia perchè questo titolo è sempre sulla bocca di tutti (ma a questo punto mi chiedo quanti lo abbiano letto davvero). Se devo leggere un libro in cui la lingua diventa un metodo di provocazione, intellettualismo, stimolo non è un giallo che mi serve, ma mi aspetto di essere provocata in altri modi narrativi (la poesia ci riesce benissimo, ma anche la narrativa pura). Un giallo ha degli schemi da rispettare, nel bene e nel male, anche senza la soluzione catartica.

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3 thoughts on ““Quer pasticciaccio brutto di via Merulana” di Carlo Emilio Gadda

  1. Come ho già avuto modo di dire nello spazio dedicato al “Giro d’Italia letterario”, condivido questa idea di una narrazione fine a se stessa, fatta di uno sfoggio di parole e filosofie che non porta a nulla sul piano del racconto. Comincio a chiedermi anch’io se non sia uno dei fantomatici libri che tutti nominano, ma pochissimi hanno letto e ancor meno hannp apprezzato.

    1. Stavo leggendo le risposte alla tua recensione sul blog (fatto adesso per non farmi influenzare nella mia lettura) e mi rendo conto che in tanti hanno fatto fatica a digerirlo.
      Non credo che sia solo per un fatto di momento nella lettura (che ci sta), ma proprio di empatia o di ricerca.
      Questo romanzo a me non ha parlato perché la comunicazione non è arrivata e dubito che potrà parlarmi in seguito proprio per la mancanza di un linguaggio comune.
      Però credo come te che Gadda vada letto anche in altri suoi romanzi per capire se la sua è una continua provocazione, un vezzo, oppure questo libro è stato un esercizio di stile.

  2. io ho letto anche il Giornale di guerra e di prigionia che dovrebbe essere il suo diario riguardante l’esperienza da soldato e da prigioniero. Si legge molto molto meglio de il pasticciaccio ma quella fastidiosa sensazione che tutto sia in realtà un esercizio di stile rimane anche in quest’opera che dovrebbe essere l’esatto opposto ovvero, per quanto sia un diario da pubblicare, di pathos e di immediatezza e non di fronzoli strutturali come invece è!
    P.s.: te l’avevo detto che era una palla!!!!!!!!!!!!!!! 😛

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