“Il nostro comune amico” Libro 3, cap. X-XI

Passiamo in tutt’altro scenario e la protagonista dell’inizio del capitolo è Uccellino pronta a tenere a bada un ragazzaccio ubriacone e l’avvocato Wrayburn. La forza d’animo e di carattere di questa piccola donna è meritoria in un mondo (quello narrato dall’autore) dove la mediocrità o la “santità” spiccano in modo inequivocabile: ella gestisce la sua condizione fisica ed economica con pugno di ferro, protegge Lisetta come la miglior guardiana e fa rigare dritto tutti quelli che le girano attorno. Eugenio si mostra il solito egoista (anche se devo dire questo personaggio è fra i miei “preferiti”) e niente lo tocca se non i suoi interessi personali (notare il suo atteggiamento menefreghista alla vista dell’ubriacone ospite di Uccellino, il quale uscito di nascosto di casa percorre le vie in palese pericolo di vita).

Arrivato a casa Eugenio intrattiene una conversazione con Lightwood sul fatto che un ebreo è venuto a cercarlo e che forse costui è implicato nella sparizione di Lisetta. Ecco perché noi abbiamo appena scoperto che lei se ne è andata, ma tutti gli altri sono mediamente sconvolti della cosa, credo solo per sentore egoistico di essere stati presi per il naso da una ragazza “docile”. Ecco perché il tradimento del signor Bambole (non altro che il vecchio ubriacone di cui si occupa Uccellino) risulta un ennesimo momento di miseria umana: è mai possibile che non ci sia altro modo per far andare avanti la storia che usare l’arroganza, la debolezza (in questo caso la dipendenza dall’alcool),  la miseria, la violenza? Mortimer che fa la santarellina, accusando le nefandezze dell’amico pur di trovare la ragazza, è davvero risibile e intollerabile. Mi piacciono i due avvocati, ma da scanzonati e bamboccioni stanno diventando discutibili…come lo scherzo brutale che architetta Eugenio contro il suo avversario d’amore (l’isterico maestro). Il maestro pazzo per Lisetta, ma anche lui incapace di trovarla, ha deciso di pedinare l’avvocato convinto che prima o poi lo porterà dalla sua bella; egli però non ha capito che la sua imprudenza e incapacità hanno palesato a Eugenio le sue mire e che quindi costui lo sta portando in giro (letteralmente e fisicamente) per Londra ogni notte possibile: una caccia al contrario dove la lepre irride al segugio.

Nemmeno la vista del volto del maestro stravolto dalla gelosia riesce a smuovere a compassione Eugenio, mentre toglie direttamente il sonno al suo compare d’avventure Mortimer.

http://theanimalarium.blogspot.it/2010/07/attilio-tolstoy.html

La devastazione umana, per colpa della gelosia, sta prendendo piede nel maestro Headstone e ce lo presenta come un mezzo pazzo, un criminale potenziale, un doppiogiochista con una vita scolastica normale e con i tormenti e le follie nel “dopo scuola”. Lo porta sulla soglia di casa dei due avvocati, deve sapere, deve capire se Lisetta è in quella casa, se ne deve convincere.

L’incontro del maestro con Riderhood proprio davanti alla casa dei due avvocati pone l’uno contro l’altro due follie e due arroganze che non so bene a cosa porteranno. I due camminano per Londra, lasciando che le parole siano l’unione delle loro miserevoli vite e il maestro inizia ad orchestrare un piano contro Eugenio proprio cercando di capire come possa usare Riderhood per i suoi piani: quell’uomo conosce Lisetta, non ha buona opinione di Wrayburn, la sua onestà è molto dubbia, quindi potrebbe sapere più di quello che dice. Il piano si configura nella sua mente malata e per quanto pessima la cosa il capitolo è ben scritto e strutturato con ritmo crescente e non retorico (forse Dickens si è ricordato che sapeva scrivere bene?).

La descrizione della chiusa che dalla notte passa all’alba, con il suo risvegliarsi di umanità varia, porta il maestro ad abbandonare la veste di Mr Hyde, per ricomporsi e ritornare l’integerrimo Dottor Jekyll/Headstone ben vestito e ben curato, attento all’istruzione dei suoi allievi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_strano_caso_del_dottor_Jekyll_e_del_signor_Hyde

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