“Il nostro comune amico” Libro 3, cap. XVI-XVII

Seguiamo Bella cercare il padre e tornare a casa in questo inizio di capitolo, e trovarlo sul lavoro, da solo, quando oramai tutti sono andati via a casa, prepararsi un thé. La scena familiare e tenera rende un po’ di giustizia a questi due personaggi che malgrado debbano affrontare altri personaggi non del tutto gradevoli, sono alla fine l’uno l’angolo di sicurezza dell’altra. In questa scena di felicità famigliare Bella è costretta a rompere l’incantesimo rivelando la verità delle sue azioni, ma viene interrotta dal fatto che in ufficio si è rifugiato anche Rokesmith (colpo di scena! carramba, che sorpresa!). E i due giovani…beh, dai oramai lo hanno capito anche loro che si amano e che si sono scelti (ironia del destino). Il povero padre è “costretto” a sentire le loro spiegazioni, le loro parole, un po’ inebetito, poi sempre più sereno e alla fine concede la sua benedizione. Così i tre festeggiano, immersi in un’atmosfera di pace, quando all’improvviso sorge spontaneo al signor Wilfer la presenza della “amorevole” moglie e altrettanto “carina” figlia…come la prenderanno? Ci penserà Bella a dire tutta la verità senza prendere fiato e lasciando a bocca aperta la sorella Lavinia e la madre e costernato (perché avrebbe voluto essere altrove) l’ospite Giorgio Sampson. Lavinia poi annuncia alla sorella il suo fidanzamento con Giorgio (poraccio!), poi visto che Bella è solo contenta, parte con una inutile scena di isteria. Perché Charles D.? C’era bisogno? Per me no. Vabbè. Ma si vede che per lui il lettore non ha abbastanza capito quanto perfida sia questa ragazzina e quanto debba dimostrarlo sempre e comunque a danno poi della propria famiglia. Per fortuna che Bella è troppo felice per mostrarle il fianco e farsi ferire. Per ora…

 

http://www.qub.ac.uk/schools/SchoolofEnglish/visual-culture/illust-book/Stone-OMF.html

Un nuovo pranzo a casa Veneering ci attende…mi vien da piangere…Per fortuna (tocca dirlo con un filo di cattiveria) veniamo a conoscenza del fallimento dei signori Lemmle e che lei chieda proprio aiuto al signor Twemlow (che salta fuori sempre quando uno non si ricorda di lui e che cosa serva a questo romanzo…). Le chiacchiere dei due palesano gli inganni e la cattiveria del signor Fledgeby e di come il signor Riah sia solo il suo prestanome. Che sia nato un nuovo sodalizio fra le ferita signora Lemmle e il povero signor Twemlow?

Il resto del capitolo ritorna al pranzo e ai pettegolezzi ai danni dei Lemmle e perdonatemi è un capitolo inutile, scritto male e pallosissimo. Se fosse stato per me, se fossi stato l’editore, avrei preso le forbici, lo avrei tagliato e buttato la carta nel fuoco.

E finisce il terzo libro!!!

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2 thoughts on ““Il nostro comune amico” Libro 3, cap. XVI-XVII

  1. Allora ti rimane da leggere ancora un volume, con non so quanti capitoli… Ma nel suo complesso l’opera ti piace abbastanza o i momenti di insofferenza, che mi sembrano un po’ troppi, ti stanno rendendo troppo faticosa la lettura? 🙂

    1. Mancano ancora 17 capitoli per la precisione.
      Il libro non mi piace, nè per come è stato scritto, nè per i personaggi e la storia sta andando troppo per le lunghe. La lettura così spezzettata non aiuta perché blocca il ritmo, ma già fare due capitoli alla volta così vicini è sopportabile. Le mie colleghe di lettura sono state brave e hanno seguito la scansione (più o meno: a volte leggevano tutti i capitoli del mese in un momento solo) o comunque sono in pari con la lettura e nemmeno loro si sono trovate bene sia col sistema che con la storia in sè. A fine lettura farò un resoconto per dire la mia.

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