“La guerra dei mondi” di H.G.Wells

http://www.inmondadori.it/La-guerra-dei-mondi-Herbert-George-Wells/eai978884254405/

Avevo un po’ di timore a leggere questo libro, considerato un pilastro della fantascienza. Avevo timore perché la riduzione cinematografica con Tom Cruise era una vera ciofeca e perché non so mai come rapportarmi a un libro che piace a tanti (sono il solito bastian contrario). E invece sono stata spiazzata veramente.

Prima di tutto l’ambientazione: fine XIX secolo. Quindi totalmente diverso da quello che il cinema ci ha voluto mostrare e più leggevo e più mi chiedevo “ma qualcuno ha mai raccontato questa storia nel suo periodo originale?” Perché l’ambientazione originale rende tutto il racconto molto più realistico e terrorizzante: in un epoca a cavallo di due mentalità (l’ottocentesco stile conservatore da una parte e la modernità che avanza dall’altra), in cui tutto poteva accadere e la guerra si affacciava inesorabilmente, la presenza tecnologica e sconvolgente dei marziani venuti a conquistarci e ad annientarci doveva essere ben più sconvolgente di ora.

Orson Welles quando fece la sua famosa trasposizione radiofonica è colui che forse più di tutti si è avvicinato all’intento del romanzo: sconvolgere gli uomini così tranquilli nelle loro case.

Perché questo accade quando una tranquilla popolazione della campagna inglese viene sconvolta dall’arrivo improvviso di alcuni strani meteoriti che in realtà sono capsule che contengono marziani. Perché questo accade quando, nella piena arroganza umana, sottovalutano questa invasione. Perché questo accade nel momento in cui la morte passa dalla parte degli extraterrestri ed inizia a falcidiare i terresti (inglesi, ma non sappiamo cosa possa essere successo al resto del mondo nello stesso momento). Il terrore arriva quando ci si rende conto che la fine è arrivata, che le comunicazioni sono insufficienti per salvare la popolazione e l’esercito fa quel che può (che in situazioni del genere non è mai il massimo, tocca dirlo). Diventa sconvolgente vedere come l’essere umano comune non possa essere altro che una vittima sacrificale, una mucca da mungere in caso bisogno e che poco possa fare contro questi robi. E anche quando qualcuno dimostra di avere qualche dote particolare per combatterli, in realtà è una mera sopravvivenza.

i tripodi marziani

Particolare interessante di questo libro è lo sfondo morale, il fatto che l’autore ponga il lettore nella condizione di farsi domande su come agirebbe lui nella stessa disperata situazione. E’ come se sfidasse il lettore a commentare e a dire “io avrei fatto questo/quello” oppure silente ad accondiscendere a quello che ha letto. Di certo questa forma di scrittura è figlia del suo tempo e Wells non può esimersi dall’essere uno scrittore umanista in tutto e per tutto. Eppure questa morale non è mai soverchiante nel confronto della narrazione, non prende il momento del pistolotto o del sermone, ma velatamente continua ad andare di pari passo con la narrazione.

Fino a che i marziani…vabbè mi fermo e non faccio spoiler perché questo romanzo va letto, assolutamente, sia che vi piaccia la fantascienza, sia che non vi piaccia. E non è tanto perché alla fine capirete ancora meglio quanto è pistola T. Cruise nel film tratto, ma perché le paure inconsce che noi abbiamo di diventare alla fine la razza dominata, di sapere esattamente chi c’è là fuori sono dubbi che circolano nel mondo dalla notte dei tempi in varie forme. Questo libro va letto per la scorrevolezza della scrittura (buona traduzione devo dire, a questo punto mi piacerebbe leggerlo in lingua originale), per la capacità di conquistare il lettore e soprattutto perché non perde mai il filo della narrazione, non divaga, non aggiunge ciò che non c’entra.

Unico neo: la fine, un po’ troppo sbrigativa, anche se essenziale e corretta (anche qui leggerla in ottica moralistica è stupenda).

Voto: 8 e mezzo.

 

Scheda 

Titolo originale: The War of the Worlds

Anno di pubblicazione: 1897

Traduttore: Adriana Motti

Mursia

stampato da Andersen s.p.a., Boca (Novara)

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