“Il nostro comune amico” Libro 4, cap. III-IV

Si è alla resa dei conti alla Pergola? Boffin, accompagnato da Venus, si reca alla casa e deve subire l’atteggiamento spocchioso e tirannico di Wegg che visto l’atto che ha trovato crede di poter appropriarsi di tutti i beni della Pergola ed umiliare quello che fino a questo  momento è il suo datore di lavoro. La posizione di Venus per ora è abbastanza ambigua: silente, accondiscende Wegg, accetta che Pauta (custode inconsapevole dei beni esterni alla Pergola) venga malamente cacciato di casa e così via. Wegg inizia a dettare condizioni su condizioni: suo scopo è spennare del tutto Boffin, condannarlo alla rovina, appropriarsi di tutto. La figura di questo miserevole è sempre più abbietta, meschina e insopportabile; personaggio a cui due calci ben dati nel fondoschiena non starebbero del tutto male. La situazione si sposta poi velocemente alla bottega del signor Venus, dove Boffin viene legato da Wegg per poter leggere, ma non toccare, il documento che dimostra come egli sia un impostore e che abbia preso l’eredità altrui impunemente. Wegg ha davvero in mano Boffin, lo accompagna addirittura a casa, lo controllerà per sempre, tutto oramai è in suo potere senza che gli altri due possano opporsi.

Sarà davvero così?

http://www.victorianweb.org/victorian/art/illustration/mahoney/index.html

Si cambia totalmente casa e ci troviamo a seguire la giornata di Bella. La giornata sembra radiosa, pregna di promesse e la ragazza è di ottimo umore (c’è anche da dire che quando lei viene presentata in compagnia del padre mostra una dolcezza un po’ stucchevole, ma almeno positiva e non opportunista). La casa è silente, solo per il padre e la figlia, alla mattina presto, nasconde come la speranza di qualcosa di bello (noi lo sappiamo già visto il titolo del capitolo), lascia andare i due protagonisti senza colpo ferire per le vie della città. Li attende Rokesmith come immaginavamo (e il mio tasso di glicemia sembra salire a questo punto, mentre il mio cinismo se ne sta chiuso in un angolino a ringhiare. Che volete farci? Non sono fatta per certe letture!). I tre si dirigono alla chiesa più vicina, mentre l’ombra o il sospetto che la signora Wilfer si presenti non invitata un po’ gela la loro infinita gioia. Ah proprio una bella famiglia questa! Ma niente interrompe la cerimonia e finalmente Bella e Rokesmith sono marito e moglie (Evviva!), non sapendo che erano destinati a sposarsi dalle prime pagine del libro. Ah, proprio una cosa inaspettata Dickens!

I due giovani sposi, dopo aver spedito una “sentitissima” lettera alla signore Wilfer annunciando cosa avevano combinato e come discolpavano il signor Wilfer, si recano alla loro piccola dimora dove li aspetta una cameriera (e scopriamo che Bella ne aveva una personale spuntata da chissà dove) e una ricca colazione. E dopo questo primo rito famigliare, escono di nuovo per andare a benedire il mondo come la miglior coppia disneyana che si rispetti (mancano solo gli uccellini che cantano) e ritrovarsi di nuovo coi piedi sotto al tavolo per il pranzo di nozze. Aveva fame Dickens in questo capitolo? Mah…

Intermezzo comico o burlesco al pranzo di nozze: perché? o.O

Il capitolo finisce coi saluti finali, molto melodrammatici, del signor Wilfer sul vaporetto per Londra e i signori Rokesmith sulla banchina. Che sdolcinatezza.

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