Star Wars ep.VII: confessioni di una nerd

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Quando le locandine le facevano a mano e raccontavano davvero più di un trailer.

Ero bambina, appena nata oserei dire, quando il signor Lucas ha regalato al mondo la nuova saga dell’epica, ha rivoluzionato il genere della fantascienza, ha regalato un sogno a milioni di bambini. Non mi credete? Fattacci vostri, questa è la verità.

Potrete non credermi, ma da quel momento un salto in avanti è stato fatto da tutta la cinematografia attraverso l’uso sapiente di artigianato e tecnologia nascente; gli stessi video giochi hanno avuto un’impennata di resa. Il mondo non è stato più lo stesso. E di questo dovete farvene una ragione.

Girano leggende su come sia nata la prima saga, che poi è la seconda trilogia, quella di mezzo, quella che sta dopo ma è stata fatta prima…insomma un gran casino. Comunque sia le leggende sono il pane per chi vive di storie, per chi racconta l’epica davanti al fuoco, per chi sa distinguere Ettore da Achille e conosce per nome tutti gli dei…ah, non parliamo di antica Grecia? Siete sicuri? Io credo che qui si parli di qualcosa di ben più profondo. Perché “Star Wars” sta all’epica, come “Star Trek” sta alla scienza: potrete trovarci qualche difetto, pensare che si stanno tirando sblinde come pochi e raccontarci fregnacce, ma alla fine quando segui un film o un episodio sai esattamente quale parte del tuo corpo verrà attratta: cervello per l’Entreprise, cuore per il Millenium Falcon. E vanno bene tutti e due, anche se il mondo vorrebbe che trekkist e amanti di guerre stellari, come i peggiori teppisti delle peggiori strade di Caracas/Marsiglia (o un posto a caso che ha una brutta nomea, ma che poi ci vai e ci stai divinamente) si picchiassero ad ogni angolo di strada per difendere i propri protetti. Gli appassionati di fantascienza possono anche essere completamente folli, troppo nerd per rendersene conto, e alla fine amare in modo diverso entrambe le saghe, anche se una sarà sempre la preferita.

Sono cresciuta a pane, nutella e “Star Trek”. Non c’era giorno che non ne vedessi una puntata. “Star Wars” era buono per le feste comandate. Poi sono cresciuta e le cose si sono un po’ invertite o forse solo ho capito quanto c’era dietro a quella che tutti gli snob critici di cinema volevano sminuire in una favoletta per bambini.

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Ci abbiamo creduto…

E così mi sono fatta fregare e ho seguito Lucas come fecero i bambini con il pifferaio magico e sì, lo ammetto, sono andata a vedere la seconda trilogia che cronologicamente è la prima (sì, il casino è troppo grande che nemmeno la Forza può contenerlo. Ma che caspio!!!) e, con il mio biglietto del cinema, mi sono seduta e ho creduto. E sono stata delusa, non una ma ben 3 volte, cercando di capire come un uomo come Lucas potesse aver perso il tocco e ci avesse rifilato una cosa indegna per tutti noi appassionati. Aveva perso il tocco…ecco la verità, e la cosa gli era sfuggita di mano mentre la “Lucasart” diventava un punto di riferimento per gli effetti speciali prima che arrivasse “Il Signore degli anelli” di Jackson. Eppure si doveva vedere, capire come Anakin fosse diventato Darth Vader, come cacchio fossero saltati fuori i gemelli della forza (no, lo sappiamo…le api, i fiori. La so quella parte!) e bla bla. Anche se sapevamo che il trauma di quella frase “Luke, sono tuo padre” i giovani non lo avrebbero mai capito, ebbri della loro frescaggine. Anche se comprendevamo che noi che vedemmo la trilogia di mezzo eravamo degli eletti e ci saremmo capiti fra di noi al solo sguardo.

Poi il silenzio…i veri nerd avrebbero cercato risposte credibili nei fumetti o nei libri e avrebbero cercato come i sabbipodi, senza pudore e ritegno.

In tutto quel passare del tempo, mentre le cassette vhs si smagnetizzavano per le troppe visioni e si cercavano dvd degni di mantenere il senso di carboneria che si condivideva con i suddetti eletti, la ferale notizia giunse mischiata a miti di speranza: la terza serie sarebbe stata fatta, Lucas vende “Star Wars” alla Disney. Non si sapeva se gioire o piangere, se fare gli offesi o sperare nei soldi a palate che uscivano dai pantaloncini corti di Topolino. Però si sperava, perché la speranza è insiata nel seguace che sia egli/ella un ribelle o un imperiale.

Trovo insopportabile la tua mancanza di fede.

E’ tutto quello che ci ha permesso di sopravvivere in tutti questi anni.

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Si cerca di tornare all’origine…

Mentre siamo stati bombardati dal più assillante campagna mediatica e solleticati dal merchandising più becero e ammaliante (mentre la Lego ci costringeva a tornare bambini e a desiderare che davvero Babbo Natale ci portasse la Morte Nera a mattoncini per renderci davvero felici…), l’episodio VII è arrivato, sotto Natale, con il suo carico di emozioni e speranze.

Non farò una recensione, ce ne sono mille in giro e molte mi trovano concorde, non ho bisogno di fare la tecnica ‘sto giro. Anche perché ha detto tutto Leo Ortolani nella sua di recensione (si può dire che lo amo? Si può vero?).

Comunque sia, appena prima di Natale, con una scimmia che a stento le si faceva leggere testi di filosofia per darle un contegno, con dei veri e seri contatti nerd di fb che non hanno spoilerato nulla ma fatto crescere l’ansia (“è la cosa più bella mai vista!!!”) come se non ne avessi di mio, vado con gli amici nerd e col mio biglietto in mano (cacchio 10 euro per un 2D??? E poi parlano di crisi del cinema…ah, no è proprio crisi e spennano i polli che rompono il salvadanaio per andarci. St****i!), mi risiedo ancora una volta sulla poltroncina del cinema. E ci credo. Perché la fede è fondamentale per la Forza. Non ho mai smesso di averla, Darth!

E trema il cuore quando finalmente si spengono le luci, parte il proiettore e la ben nota musica ti riporta bambina e ti fa credere che quel J.J.Abrams che non sopporti forse la magia la può fare questa volta. Purtroppo non ha il tocco lui, non sa di cosa parla lui, non ha il Bene e il Male dentro, non cognizioni di cosa sia la scelta, di cosa significhi la Ribellione o far parte dell’Impero (o Primo Ordine come si chiama qua) e soprattutto, non è che se costruisci una Morte Nera più grande costruisci anche il buco per distruggerlo più grande! Coglione! Ah no, gli ingegneri sono i Minions…

Perché alla fine il film è come un reboot condensato della trilogia di mezzo, quella che ha fatto amare il genere a milioni di ragazzini, strizza l’occhio a loro, non inventa niente di nuovo nemmeno quello che potrebbe farlo (cacchio no una Morte Nera più grande!!! Ma porc! Maledetti ingegneri Minion!); mette le basi per qualcosa che se gestito bene al prossimo giro potrebbe rivoluzionare tutti noi, ma lo sfrutta malissimo (Kylo Ren, adolescente non sith in crisi d’identità, è ottima idea, ma è una figa isterica più che un giovane tormentato); non ha idee nuove che continuino la storia. Come disse mio fratello uscendo dal cinema “Ha strizzato l’occhio ai vecchi nerd, dando un contentino, per non bruciarsi lui e i film pronti.”, e non posso dargli torto, ma questa mancanza di idee nuove è per me una mancanza di fede e non si può accettare.

Non posso dire di sentirmi tradita, ma un po’ presa per il naso sì. Avevo voglia di credere e mi è rimasta la voglia di vedere la trilogia centrale; avevo voglia di sognare, credere, sperare, sentirmi raccontare qualcosa e invece c’è stato un già visto. Non mi ha convinto, non mi ha emozionato, ho visto i difetti prima che le potenzialità. Non è bastata la musica per incantarmi, nè l’effetto nostalgia. Io cercavo il Racconto e mi è mancato, ma la mia fede non vacilla e continuerò a credere…Luke usa la forza!

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“Commissario domani ucciderò Labruna” di Gianni Simoni

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Raramente negli ultimi anni mi è capitato di leggere un giallo all’italiana così scorrevole e così gradevole, da finirlo in due giorni, ma soprattutto senza potermene davvero staccare. Ho spento tutto (alla domenica è facile devo dire) e mi sono “isolata”. Normale, direte voi; non sempre, ribatto io, soprattutto quando negli ultimi anni sono state tante le passioni o gli impegni che mi hanno portata a non lasciarmi più rapire davvero dalla lettura.

Questo è invece un bel giallo d’investigazione all’italiana scritto da un ex magistrato che fa sentire che sa di quello che sta scrivendo. Il bello proprio di questo libro è una buona, ma non invasiva caratterizzazione dei personaggi (anche se rimangono comunque degli stereotipi); una narrazione coerente e scorrevole; una spiegazione degli eventi credibile, senza troppi voli pindarici. Il ragionamento comprensibile al lettore, pur nel fatto che i dettagli vengono centellinati o nascosti per non dare in pasto tutto e subito e farsi scoprire, il non uso di mezzi tecnologici, la divisione dei ruoli permette di avere sotto mano un fatto di cronaca nera risolvibile. Mi piacciono questi gialli, quelli che sembrano veri con personaggi veri con situazioni che alla fine, malgrado i morti ammazzati, assicurano alla giustizia il cattivo. Non è che non siano gradevoli i noir più spinti o quelli in cui la scientifica regna, ma alla lunga sembrano tutti un po’ fantascientifici o horror. Il difficile di certi generi è rendere il lettore parte della narrazione, uno spettatore attivo che continua a muovere gli occhi per capire chi ha detto cosa e quando e se è davvero lui che ha fatto quello.

In questo nostro romanzo conosciamo quasi sin dall’inizio il cattivo e lo vediamo diventare palese pian piano, cercando di capire insieme al commissario Miceli il motivo per cui agisca.

Difetti? Forse qualcuno potrebbe lamentare lo stile: asciutto, semplice, lineare. Sì, non lascia spazio a descrizioni (tutto è ambientato a Brescia, ma non mi è stato possibile capirlo né per i dettagli né per altro. Anzi a un certo punto nella mia testa i personaggi parlavano una sorta di “finto” siculo, cioè con inflessione sicula ma italianizzata e pulita. Non saprei dire perché mi è partita questa cosa, forse perché alla fine certi romanzi gialli li ha ritirati fuori Camilleri e il suo Montalbano. Boh.). Non lascia nemmeno troppo spazio a distrazioni varie (finalmente), anche se non disdegna di dare una vita oltre al lavoro ai suoi personaggi. Non prende vie poetiche e non arzigogola lo stile, nè cade nel “burocratese” (poteva essere visto il precedente lavoro di Simoni). E’ asciutto, sì precisamente questo è il termine adatto e nella sua asciuttezza mette tutto quello che serve e niente di più.

Un libro magistrale? No, un libro assolutamente piacevole, con una trama lineare e ben chiara, che non cede a falle e né lascia dubbi.

Voto: 6/7

Aggiunta: un ringraziamento pubblico ad NeroWolf66 che mi ha regalato questo libro in occasione di uno dei giochini di anoobi, coi Corpi Freddi. Sono passati esattamente due anni da quando me lo ha regalato e un po’ mi sento in colpa, ma alla fine i libri ti vengono in mano quando devono essere letti e ora era il momento giusto. Grazie mille per avermi fatto scoprire una bella serie (ah, perché voglio leggere anche gli altri della serie).

Scheda tecnica

anno di pubblicazione: aprile 2012

casa editrice: TEA narrativa

finito di stampare: aprile 2012 per conto della TEA S.p.A. dalla Mondadori Printing S.p.A., stabilimento N.S.M.-Cles (TN). printend in Italy

copertina: © Trevillion

progetto grafico: Grafica Rumore Bianco

pagine 371

“Dark Skies-Oscure Presenze” di Scott Stewart

Ancora una serata in cui la tv generalista non regala niente di piacevole e sky è in mano ad altri della famiglia, capito su questo film sperando che mi distragga piacevolmente e mi stacchi dal fare altro.

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recensione di mymovies.it

All’inizio parte bene, ma immediatamente perde colpi sia nello svolgimento della narrazione che nella realizzazione vera e propria, e mi trovo a dire la classica frase che ogni culture di horror dice “ma accendere la luce no?”…ecco, questo vuol dire che tutto è sul limite del non logico.

 

Certo, mi direte, perché gli horror o i fantascientifici sono logici vero? No, non lo sono, ma le reazioni umane devono essere congrue al personaggio e, se questo non è più di tanto approfondito, dovrebbe avere le reazioni medie di qualsiasi essere umano, il quale visto che alla notte subisce cose assurde e la casa viene messa a soqquadro, vuoi che una luce non la accenda? Evidentemente no. Beh io sì, almeno alla seconda notte quando per l’ennesima volta sento rumori assurdi in cucina, di sotto, al piano terra, oppure quando l’allarme suona (ecco, anche lì, ma una cavolo di arma improvvisata non te la porti dietro? Tutti in certe zone d’America hanno una mazza da baseball e loro no?).

In più ancora una volta gli elementi di questo film paiono discordanti fra di loro e senza un legame apparente o comunque senza una giustificazione. Perché i genitori, visti i gravi problemi che li trovano coinvolti, invece che farsi aiutare da uno psicologo vanno a trovare uno sconosciuto (perché nel film non ho capito come salti fuori) investigatore di fenomeni del genere? Perché il ragazzino grande ha il classico amico squinternato e lo frequenta malgrado sia successo qualcosa di pesante in passato? Perché il figlio piccolo sembra normale e poi di colpo perde il lume della ragione senza accusare più di tanto o comunque senza essere davvero utile allo svolgimento? Perché…insomma in questo film disarticolato mi sono sorti troppi perché e quello di non accendere la luce è solo quello più banale

Regia: 6 Niente di che, alla fine fra una citazione e l’altra anche di altri film (no, davvero ci sono 3 stormi di uccelli neri che si abbattono sulla loro casa? Non ci avevo mai pensato…), il regista svolge il suo compitino senza infamia e senza lode. Forse non è tutta colpa sua, ma davvero niente di eccezionale.

Sceneggiatura: 5 Vorrei dire buona l’idea, ma anche qui era un già visto. In film del genere, dopo anni che si raccontano le peggio cose, purtroppo non ci vuole tanto l’idea originale, ma piuttosto la descrizione della stessa in modo originale, il portare lo spettatore a intuire, a voler sapere di più, a investigare coi protagonisti e non a passare da una sequenza all’altra.

Scenografia + costumi: 6 Film contemporaneo, quindi tutto come ci si aspetta. Diciamo che prende un po’ lo slancio quando deve descrivere l’aumentare delle paranoie e della disperazione dei protagonisti, ma è davvero il minimo.

Fotografia: 6 C’era? Ovvero, l’uso della fotografia è stato funzionale al portare lo spettatore a guardarsi attorno per paura che quello che sta vedendo gli possa capitare? No. Quindi ha fatto il compitino di ben mostrare il lavoro senza essere davvero usata per quel che è nata.

Effetti speciali:5 Non vi svelerò chi sono i cattivoni del film, ma sono stati resi malissimo in quanto senza fondo, tridimensionalità, resa credibile. Mi contesterete questa frase con la classica risposta “ma era voluto, tu non capisci e bla bla”; ok, voluto…va bene…i disegni dei bambini sono voluti, ma quelli no, quelli sono realizzati male perché alla fine non si aveva davvero voglia di rendere questo film credibile.

Musica: c’era?

Voto 5– Il film è evitabilissimo, non aggiunge nulla alla storia del cinema, né in generale né in quella di genere, ma si fa guardare se per una sera non sapete cosa vedere e ve lo passano in tv. Evitate di scaricarlo o di affittarlo o di farvelo prestare. Questo film è il classico film che guardavo nelle serate di compagnia quando la ricerca di “demonialienichesparano” ti portavano alla scelta di un classico serie Z o questo e alla fine ti chiedevi perché non avevi preso l’altro che al massimo due sane risate te le facevi!

p.s: rileggendo la recensione di “Mymovies.it” mi chiedo che genere di bagaglio culturale di genere abbiano quelli che hanno scritto l’articolo. Non che non si possa avere dello stesso film visioni diverse e non che non sia stato scritto correttamente (anche nella citazione degli elementi), ma mi da l’idea che non abbiano visto molto di più che questo film per giudicarlo. Insomma non è che per forza si debba essere un cinefilo assatanato o talebano, non dico nemmeno che bisogna passare la propria vita a cercare il famoso ago nel famoso pagliaio, ma avere un minimo di cognizione di causa no? Ci sono film, libri, fumetti che nascono e vivono perché altri pilastri sono stati creati prima di loro e quando non si conosce la storia del genere a volte si rischia di andare in giro zoppi…

Follie collettive: “Grandi speranze” di Dickens

Ricordate la lettura collettiva su “Il nostro comune amico” di Dickens che ha visto me, La libreria pericolante, Clubippogrifo e qualche altra nostra conoscenza a leggere a puntate il pesissimo libro?

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Sì, un cactus…sì, è voluto.

Beh abbiamo “deciso” di replicare con lo stesso autore che abbiamo massacrato a suo tempo e con un’altra sua corpulenta opera: “Grandi speranze”. Mai titolo fu più di buon augurio in una tempesta. Colpa a questo giro del Clubippogrifo e sinceramente non so:

a. cosa le sia venuto in mente;

b. cosa sia venuto in mente a noi di accettare senza opporci (perché non ci siamo opposte per nulla. Ma cosa è sta cosa: masochismo letterario?);

c. perché nessuno ha chiamato la neuro?

Quindi oggi incomincia la lettura a tappe e finirà il tutto ad agosto (agosto??? ma veramente??? Non ci posso credere…), con commenti sulla pagina dell’evento e via cantando. Ci aspettano cinismo e vetriolo da spendere a man bassa perché siamo convinte che la lettura sarà all’altezza (o bassezza dipende) dell’altra. Questa volta però non vi regalerò post riassuntivi per ogni puntata o capitolo (credo che qualche liceale possa averne usufruito o lo farà), ma mi limiterò a qualche commento extra sulla pagina fb o twitter; l’ho deciso non tanto per non essere usata per lavori altrui (tanto una volta che metti le cose su internet non sono più patrimonio tuo davvero), ma perché mi sono doppiamente annoiata a mantenere un impegno del genere per ogni tappa. Potranno capitare anche i post per aggiornavi della faccenda, ma non so. Voglio che questa volta tutto sia il più leggero possibile e anche il più divertente, perché magari a ‘sto giro il libro mi prende, la vicenda mi interessa…ho letto la quarta di copertina e mi sono pentita di aver comprato il libro…

Per chiunque volesse seguirci nelle nostre simpatiche avventure letterarie il post dell’evento è a questo link. Siete invitati a unirvi alla lettura, a criticarlo e a criticarci in modo educato e civile, difendendo le vostre posizioni di lettori.

Qualcuno di voi lo ha letto e mi può dare qualche dritta di cosa aspettarmi? o.O