“L’albergo stregato” di Wilkie Collins

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recensione di anobii

Con Instagram sto più attenta alle nuove uscite e quando la Newton&Compton ha annunciato nei mammut questa uscita e riedizione, ho dovuto andare a vedere di cosa si stesse parlando perché non conoscevo il libro. Ovviamente quando ho visto che era un horror ho dovuto coinvolgere La libreria pericolante e farci una nostra mini collettiva. Ci mancavano le collettive via fb veloci con libri di genere e quindi siamo partite entusiaste. Un entusiasmo che velocemente si è scemato da solo vedendo che Collins non è propriamente uno scrittore di horror come intendiamo noi. Avrebbe dovuto metterci in allarme il fatto che era amico di Dickens… 😀

Comunque sia partiamo con la recensione. Il libro ha una lunghissima, troppo lunga, sezione dedicata alla presentazione dei protagonisti e una cortissima risoluzione del dramma in salsa gotica (è davvero troppo parlare di horror). Di cosa parla? Parla di una classica famiglia nobile inglese, con tanto di titolo e possedimenti, vista attraverso gli occhi di un matrimonio e di un amore rotto o di una “diatriba amorosa” fra la ex fidanzata e la moglie legittima del lord. No, non è un romanzo rosa, per fortuna, ma l’amore o almeno un legame amoroso è il filo attraverso cui si tirano le fila dei rapporti famigliari e della presentazione del personaggio centrale attorno a cui gira la vicenda. Perché tutto parte, in modo pressoché inutile, dall’incontro della vedova Narona col dottor Wybrow e dall’indagine di questo per scoprire non solo chi sia lei, ma anche tutti i pettegolezzi che le girano attorno. Poi il dottore sparisce dalla scena per non farci più ritorno. Soffermiamoci un attimo su questo espediente narrativo: c’era bisogno? A mio parere no. Il personaggio era interessante, una sorta di narratore o di investigatore scientifico attraverso gli occhi si poteva leggere la storia, ma invece è stato trattato come una sorta di maggiordomo e poi liquidato quando non serviva più. Incomprensibile.

La vedova Narona ha scippato il fidanzato ad Agnes, giovane di buona famiglia e capace di ottenere per carattere e modo la benevolenza di tutti, diventando la signora Montbarry con annessi e connessi, ma inimicandosi tutta la famiglia di lui (che l’ha presa come una arrivista provvista di fratello scroccone) e tutta la società inglese. Per la gioia di tutti i lettori però il mistero si infittisce e il lord muore durante le nozze, il fratello se ne va in America per continuare gli studi di chimica e giocare d’azzardo e la vedova bis si trova alla resa dei conti morale con quella che non la fa dormir la notte. Agnes e vedova Narona: ecco il nucleo principale che si scontrerà in modo letterario nell’albergo di Venezia, dove è morto lord Montbarry in circostanze misteriose.

Dopo una lunghissima carrellata per spiegare caratteri e rapporti in poche pagine vediamo spegnersi, consumata da chissà quale pazzia, la vedova, scoprire il mistero dell’omicidio e tornare tutti alle loro attività e famiglie come se niente fosse. Perché il grosso problema è questo: non c’è il pathos che servirebbe a tener incollato il lettore, manco quando ritrovano i resti del defunto. Manca il gotico vero, l’atmosfera un po’ paranormale, ma c’è solo il senso della stessa, molto annacquato e buttato lì.

E’ un libro freddo, poco emotivo, poco coinvolgente per essere un libro di genere, ma interessante se fosse un romanzo di narrativa semplice, un affresco della società inglese coi sui pregiudizi (anche se nessuno riesce ad arrivare a Wilde per la capacità di rendere critico il proprio giudizio sui propri connazionali), ma anche di una società europea pronta a spostarsi da una nazione all’altra se provvista di mezzi, ma che fa turismo sterile e mai profondo (e Venezia era già quella specie di luna park che è oggi, dove il turista si aspetta di vedere un mondo bloccato e a disposizione e non una città viva e in fermento). Perché, per quanto sia ben scritto e abbastanza ben costruito (diciamo che contesto la separazione della preparazione e dell’evento con evidente scompenso a favore della prima), il vero difetto che imputo a questo libro è la mancanza di coinvolgimento emotivo in ottica paurosa o paranormale.

Voto: 5 . Cambiategli destinazione di genere e saremo tutti molto più tranquilli e potremmo valutarlo con più oggettività.

Scheda tecnica

anno di pubblicazione:

titolo originale:”The haunted hotel”

traduttore: Ottavio Fatica

casa editrice: edizione Editori Riuniti

finito di stampare maggio 1996 per conto degli Editori Riuniti presso AME Stab. NSM Cles

copertina: illustrazione Alberto Ruggieri

 

pagine 222

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