“L’ultimo cavaliere” di S. King

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Recensione da wikipedia

Mi sono messa a capire perché la serie della Torre Nera sortisce così tanti fan. Vabbè, ho capito: ma dove sono vissuta fino ad esso? A volte me lo chiedo vedendo quante cose non ho letto, ed eppure ho sempre letto tanto e abbastanza bene. Comunque sia, ho preso in biblioteca quello che ho capito essere il primo libro da leggere. E ho iniziato l’avventura.

La lettura è particolare e devo essere sincera non ho capito se è per colpa dell’autore o della traduzione. Per buona parte della vicenda è come se fosse un fluire di situazioni e pensieri senza che si voglia in qualche modo incanalare situazioni, personaggi ed eventi. A volte perdevo il filo del discorso, a volte manco avevo voglia di tornare indietro a capire, a volte mi sono proprio persa. Colpa mia. Boh, non saprei dire. In quei momenti mi passava la voglia di leggerlo e mi chiedevo che senso avesse e come mai piacesse tanto. La scrittura di King (che La Libreria Pericolante non mi legga!) non sempre mi convince e gli imputo il gran difetto di avere un piacere perverso nel mettere una parola dietro l’altra fino all’esasperazione; più di una volta gli ho contestato il difetto di essere parolaio; di certo ha la capacità di cogliere le storie e di coglierne il lato più oscuro o mistico. In effetti non saprei come “catalogare” per genere questo racconto: ha l’epica del cavaliere solitario che se ne va per le praterie, la desolazione post apocalittica, la distruzione della società e la mistica della ricerca. Il bene e il male o semplici antagonisti? Diventa davvero difficile dirlo in questo racconto o meglio secondo me diventa riduttivo. Riduttivo perché King butta un sacco di ami nel mare della lettura, sperando che il lettore attento riesca a coglierli tutti: cita Amleto ma non è lui, perché alla fine la Danimarca non c’entra nulla; il suo Roland è l’ultimo della sua stirpe (in questo caso un ordine cavalleresco, ma con quella scelta “monastica” che fa tanto fantasy che strizza l’occhio alla Storia); l’uomo in nero misterioso e “profetico” richiama a un cattivo paranormale di quelli che ci si aspetta in un confronto ascetico, una caccia come quella che raccontavano nel medioevo per i paladini col graal; Jake sembra un pseudo Isacco o una Ifigenia condannata al suo destino, con quel suo continuo sfasamento temporale (alla fine è lecito domandarsi se sia fisicamente vero oppure no). E poi tanto altro. Oddio credo che queste citazioni li veda solo io, oppure no: voi lo avete letto e quali citazioni letterarie avete colto o pensato di aver colto? A volte leggere certi testi a una certa età fa cogliere cose che non è detto che ci siano.

voto: 6/7 Perché dopo aver ceduto alla scrittura non convenzionale, ai salti temporali, ai cambi di registro e ci si lascia prendere dalla vicenda, si scopre che è avvincente anche se “scontata” (non è che ci siano davvero dei colpi di scena veri, alla fine ci si aspetta che le cose filino come si sono svolte). Adesso vediamo come sono gli altri capitoli, ma con calma.

Scheda tecnica:

Titolo originale: “The Gunslinger”

anno di pubblicazione: 1978

traduttore: Tullio Dobner

edizione: Sperling & Kupfner-bestsellers

finito di stampare: ottobre 1989 da Monolito S.r.l. Milano, printed in Italy

copertina: illustrazione di Michael Whelan

pagine 257

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