Non permettere al Nulla di vincere.

I social network ci impongono di essere diversi dagli uguali, alternativi per essere notati, bulli quando non sappiamo essere censori, controcorrente quando non abbiamo un pensiero nostro. I social network sarebbero il male, tirerebbero fuori il peggio di noi stessi se non fosse che alla fine noi siamo sempre noi se abbiamo un minimo di personalità formata. Perché questo cappello introduttivo? Per dirvi che a volte mi prende la stanchezza a leggere gli schieramenti opposti di chi piange per una star morta e chi li disprezza per finto cinismo da quattro soldi; per dire anche che alla fine il mio consultivo di fine 2016 (e non ne ho mai fatti sul blog perché non mi viene spontaneo) vuol parlare di chi ci ha lascito.

Il 2016 viene considerato come un’ecatombe di star, magari con altre che si stanno toccando parti varie a modo apotropaico. Non possiamo dire altrimenti: iniziati con la perdita del Duca Bianco, siamo ad ora con Debbie Reynolds che ci lascia dopo la morte della figlia Carrie Fischer qualche giorno fa. E nel mezzo tanti altri…ma veramente tanti, più di quanti le malattie e le età avrebbero potuto pensare. Se perdere un personaggio come Bud Spencer era nell’ordine delle cose vista l’età, perdere Prince ci colpisce perché ancora giovane. Tanto per dire. Ah già ma era un tossico…ah già un cazzo (scusate il francesismo)! A 53 muore George Micheal e alla fine gli anni ’80 finiscono per sempre e allora che si fa?

Già…che si fa?

E nel mentre leggo i commenti, i lai, i pianti, le discussioni a cavolo, il “mio cantante era meglio del tuo” e blablabla…concludendo con un “siete tutti noiosi e banali, la gente muore ovunque e voi piangete solo per un nome famoso. Pensate all’Africa o ad Aleppo.”. Già la gente muore, che banalità. Già, la morte è la cosa più normale del mondo. Già, pensiamo all’Africa da quando siamo bambini e ci dicevano di mangiare tutti perché i bambini là morivano di fame (nessuno di noi ha mai capito la correlazione, ma è un pilastro della nostra educazione di figli del ’70-’80). Eppure tutte queste correlazioni stonano.

Stonano perché il mondo è sempre stato in guerra, solo che un tempo non lo sapevamo; sarà sempre in guerra e forse noi non lo verremo a sapere; muoiono ogni giorno uomini e donne e noi non possiamo fare nulla. Ogni giorno. Muoiono per le più disperate condizioni di vita. I tg sono pieni di notizie di tal tenore a tal punto che oramai siamo assuefatti alla cosa: la morte di grandi numeri oramai non ci tocca più.

E allora perché piangiamo per la morte di una star? Perché siamo ebeti dirà qualche buona testa pensante con la verità in tasca. Ebeti ci saranno loro! Piangiamo per la morte di una star perché quella persona ci ha dato ricordi, emozioni, sensazioni, ha dato corpo ai nostri pensieri o ai nostri eroi. Muore uno scrittore e, pur sapendo che le sue opere saranno sempre con noi, muore la sua inventiva e la sua capacità di toglierci dalla testa quello che proviamo. Muore un cantante e non averemo più nuove canzoni per accompagnarci nella nostra vita, come era successo fino a quel tempo. Muore un attore e il suo volto non ci porterà più per quelle lande sperdute che sono la nostra immaginazione incarnata. Vorrei dire che muore l’arte, ma non è così. Non deve essere così, perché come si legge in “Peter Pan” o si vede nel film “La storia infinita” se non crediamo più nelle favole o nei racconti la fantasia muore per sempre e a noi cosa rimarrà? Il nulla. E il Nulla non può vincere.

Siamo egoisti, bambini egoisti che vogliono ancora farsi raccontare ogni notte la favola, quella favola, da chi amiamo. Allora non possiamo immaginare di non sentire più dal vivo una voce cantare, vedere un corpo recitare, leggere le parole sul foglio bianco prendere vita; non possiamo credere che i nostri bardi personali ci lascino per finire anche loro la loro vita e le loro tribolazioni; li vogliamo sempre con noi; li manipoliamo a nostro piacimento facendogli dire che era così e così; li ricordiamo solo per quel singolo episodio o personaggio perché a noi hanno parlato più che altri. Siamo bambini egoisti, ma non possiamo essere diversamente perché siamo avidi e curiosi di sapere, vedere, capire, conoscere, essere stupiti e stravolti: siamo vivi. Ed essere Vivi è l’unico modo per contrastare la Morte.

Se lasciassimo che la Morte distruggesse anche quello che gli artisti ci hanno lasciato, il Nulla prenderebbe il sopravvento e non avremmo nessun sostegno per superare la Realtà che ci circonda che è fatta di delusioni, morti, abbandoni mischiate a gioia, vita, successi, amicizia e tanto altro. Quindi piangiamo i nostri “cari” illustri, come se fossero di famiglia, ritiriamo fuori gli album, i libri, i dvd e li rifacciamo rivivere. Beati loro che possono rivivere..

Chi ha lasciato questo mondo può continuare a vivere solo con le parole che ha detto al Mondo in un modo o nell’altro e se noi li dimenticassimo non avremmo più senso come esseri umani senzienti. I romani temevano l’anonimato anche in morte e aveva ragione: chi non viene ricordato, non è mai esistito.

Il 2016 ha cercato di farci cancellare tutti i nostri ricordi, ma sta a noi dire che se la può mettere anche in saccoccia perché chi muore fisicamente, vivrà in eterno nei secoli. Tiè!

Una raccomandazione agli snob da poltrona e col cinismo nel sacchetto: li avete anche voi gli idoli, quelli che vi hanno sostenuto nei momenti bui e accompagnato in quelli esaltanti, quindi state buoni e calmi; nel caso non li aveste siete il Nulla e come tale valete.

Buon 2017.

83
I Queen vivranno per sempre.

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