“Hannah Arendt” di Margarethe von Trotta

hannaharendt
recensione del sito my.movies.it

Mi sono imbattuta per caso in questo film l’altra sera e avendone visto per caso uno spezzone su fb, mi sono messa a guardarlo. Film piacevole e molto interessante.

Ci sono, almeno per me, tre temi in questo film:

  1. la questione ebraica legata al nazismo con processi e documentazione storica
  2. la condizione delle donne intellettuali di un certo peso
  3. l’importanza di andare controcorrente anche di fronte “all’evidenza”.

Partiamo con ordine.

Il primo punto è la trama di tutto il film, il sottofondo. Infatti la registra narra la vicenda della Arendt durante il processo ad Adolf Eichmann, rapito dal Mossad e portato a Gerusalemme per essere giudicato. In realtà è la nascita e la difesa di quello che diventerà forse il suo libro più famoso “La banalità del male” il punto nodale del film: come lei andò per il “New Yorker” a seguire il processo, come scrisse lunghi articoli controversi e contrastanti con la cronaca comune, come lei difese la sua posizione sia all’interno della sua piccola cerchia di amici intellettuali (ebrei e non solo) che all’esterno nell’università in cui insegnava. Di contorno fanno da sponda l’amore per il marito e poeta Heinrich Blücher e l’amore di ragazza per il filosofo e maestro Martin Heidegger: due amori diametralmente opposti e di valore sentimentale non paragonabile dove il primo pare la pienezza di una coppia unita da rispetto e strasporto passionale e intellettuale (col marito la Arendt pare sorridere e rilassarsi come se venisse da lui veramente compresa anche nelle differenze di intenti); mentre il secondo sproporzionato dal rapporto maestro allieva, dove la seconda non appare così sottomessa come si vorrebbe ma di certo colpita dal cervello del primo.

Come ben si sa la Arendt con il suo libro sconvolse tutto il mondo perché non si allineò con la vulgata dei nazisti fisicamente incarnazione del male, ma quell’aspetto di “banale burocrate” mal si conciliava con la vendetta che tutti si aspettavano di leggere. In più la posizione contestata da lei di certi capi ebraici, la rese quasi una nemica del suo popolo. E qui si apre un’altro aspetto: nel film la protagonista (che è quasi sempre presente sul video) non si ritiene parte di un popolo, non è la paladina di una linea di sangue, non è la portavoce di millenni di Storia, ma non può che rispondere che “un crimine contro gli ebrei è un crimine contro l’umanità” con la fermezza con cui non si può affermare il contrario in ogni modo.

Guardatevi il pezzo del film finale (non vi toglierà nulla dalla visione, pensare che in questo film sia possibile fare spoiler è un po’ ingenuo non credete?) e vedrete il succo del film. Questo il link su youtube.

Ora parliamo invece dei due aspetti che più mi hanno colpito e che me sono sotto temi molto importanti.

Quello di difendere le proprie idee soprattutto quando vanno contro la corrente di pensiero unica è tipico di chi, volenti o nolenti, ha una visione della vita diversa e più complessa degli altri. Snobbismo? Arroganza? Non credo, ma credo che ci siano persone che vengano come “illuminate” e riescano a vedere oltre la cortina a cui tutti si fermano e devono affermare fortissimamente quello che vedono. Difendere la propria posizione diventa come un assedio a cui non ci si può ritirare. Cosa sarebbe stata la nostra filosofia moderna, i nostri ragionamenti, le nostre speculazioni se la Arendt avesse accettato di modificare il suo lavoro? Noi non saremmo tutt’ora sconvolti da un libro che è di suo sconvolgente e che ci obbliga, molto più che altri, a renderci conto non solo che il male è così banale da essere ovunque, ma che a volte ha la faccia anonima di un burocrate “che faceva solo il suo dovere”. Lei capiva che il suo non arrendersi era per se stessa fondamentale perché doveroso alla propria coscienza, ma anche perché quello che diceva era un pugno nello stomaco che non si poteva evitare. Come non si poteva evitare pensare che certe scelte fatte anche in buona fede da certi capi ebrei abbiano portato conseguenze inaspettate e nefaste (nel film si parla della possibilità di avere meno morti). Non mi esprimo sul dato storico, perché non ne ho conoscenza, ma è vero sottolineare come a volte sia difficile per tanti riuscire a vedere oltre all’immediato e cogliere in anticipo i frutti dei propri gesti.

L’altro punto correlato è la questione femminile. La registra ha trattato più volte altri personaggi femminili storici di un certo peso e quindi la sua visione è probabilmente anche quella di sottolineare come esse abbiano suscitato l’ostilità dei colleghi intellettuali o no maschi. Nel film la Arendt viene da più personaggi maschili tacciata di arroganza con la saccenza di un padre che giudica un ragazzino che non sta alle regole; viene minacciata di perdere la cattedra se non ritratta. E ogni volta lei rifiuta con orgoglio: di fronte a figurine timorose che non sono davvero in grado di confutare le sue argomentazioni, lei oppena se stessa corpo e parole (e sirgarette anche). Mi chiedo se al suo posto ci fosse stato un uomo, se le argomentazioni e la spocchia degli oppositori sarebbe stata la stessa…forse sì, non lo sapremo mai, ma forse sarebbe mancata quella paternalistica idea di rimettere qualcuno in riga. Non voglio fare di questo film un film femminista, perché non lo è o almeno non lo è in senso comune: è “solo” un film che parla di una donna forte con un pensiero forte, frutto di un suo personale cammino di consapevolezza intellettuale e questo non è femminismo.

Scheda tecnica stringata

Regia 8; Scenografia 7 e mezzo; Sceneggiatura 7; Costumi 7; Effetti Speciali 7 (il processo è composto da spezzoni delle riprese di allora); Musica 6 (sottofondo? C’era? Sta cosa che non riesco a ricordarmi le musiche inizia a preoccuparmi); Fotografia 7; Cast 8 (bravi tutti e ben calati nei loro personaggi, nel senso che non sembrano mai fuori contesto. Poi che davvero fossero così le persone reali non saprei dirlo)

Voto finale: 7 e mezzo. Un film da vedere sia se amate le biografie, sia se volete aggiungere tasselli alla questione processi ai nazisti, sia se volete conoscere meglio certi personaggi del nostro ultimo secolo.

 

Link da segnalare

La banalità del male.

Il libro “La banalità del male” secondo anobii

Biografia di Hannah Arendt (fonte wikipedia)

 

 

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