Di lettori e lettori

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Ho preso questa foto tempo fa. Credo che faccia parte di una pubblicità. Se trovate i riferimenti passatemeli. Grazie.

Ho letto il post “Ho incontrato il lettore nudo e crudo” di Marco Rossari e sono rimasta un po’ interdetta.

Al di là del concetto di “gruppo di lettura”, quello che non riesco a inquadrare è cosa voglia dire “essere un lettore”.
Per tutto il post ho avuto il sentore di una sorta di snobbismo accademico che vede chi legge come uno che deve cogliere “l’occhio della madre” di fantozziana memoria; che il proprio essere, le proprie esperienze, i propri sentimenti di fronte al testo scritto, sacro e inviolabile, debbano annullarsi e sparire; che se la “scheda del testo” non è abbastanza lunga da includere la citazione di x e y, non è valida. Poi alla fine pare un po’ andare tutto in secondo piano per porsi il dubbio che essere lettore sia anche quello più “ignorante”.
Mah…ve lo dico sinceramente.
Vi dico che per me un libro si legge indipendentemente dal proprio bagaglio culturale; dal fatto che hai frequentato le scuole alte (che ricordiamocelo sono sempre quelle al terzo piano); dal fatto che lo hai visto quel maledetto “occhio della madre” mentre Goku e Vegeta se le davano di santa ragione! Quello che voglio dire che molti libri possono avere più schemi di lettura e non è detto che uno sia meglio dell’altro.
Trovare il pelo nell’uovo, cogliendo la citazione, approvando il giudizio del critico amato e disprezzando quello meno seguito, andando dietro alla visione della corrente di moda è sicuramente un modo per leggere un classico. Amare o odiare visceralmente va bene lo stesso.

Ma chi è il lettore alla fine?

Io credo che il lettore sia colui o colei che entra empaticamente in relazione con una storia, sia che ne capisca il valore intriseco, sia che parteggi spudoratamente per uno o per l’altro. Non dovrebbero esserci compiti a casa o voti e non credo nemmeno che qualcuno si possa arrogare il diritto di dire che una visione sia più consona che un’altra: alla fine lo sappiamo davvero cosa voleva intendere un (che ne so?) Aristofane a caso? Perché alla fine dai grandi libri di massa (che vengono un po’ snobbati come secondari) al classico il passo è breve. Rifugiarsi nella didascalia che è stata data a un libro che ha più di duecento anni è una forma di coperta di Linus buona per tutti, ma rischiare di massacrare quello che tutti amano per il sol gusto di farlo è la coperta oscura di Linus e quindi cambia poco.

Quindi?

Boh, non è che io abbia un preciso punto di arrivo per questo mio post, ma solo un continuo e disconnesso monologo per cercare di capire quello che mi ronza per la testa, quindi rassegnatevi e se vi pare leggete e magari commentate, che così mi si snebbia il cervello.

10441299_10152069648452382_291417288058872004_n.jpgContinuando. Sono andata per la prima volta in un gruppo di lettura, di quelli che si incontrano fisicamente e si danno un libro fisso…insomma quelle cose serie in cui si discute a tema. Ovviamente io non avevo letto nulla e più che altro volevo capire se potessi trovarmi bene. Lasciando perdere i dettagli e le derive, il fatto che io parli troppo e dovrei star zitta e che si parla di Storia io dovrei indossare una maschera perché mi si leggono in faccia le cose, vabbè, una cosa mi ha stupito e fatto ragionare. Non ricordo per quale motivo avessi citato “Le città invisibili” di Calvino, ma se ne è parlato e una ragazza (che scopro mentre parla essere un’insegnante di superiori, non ricordo se liceo o tecnico, ma poco importa) racconta che in una classe hanno fatto un buon lavoro con degli architetti sul concetto di città. Son stata zitta, mentre cervello puntiglioso rognava. Ci ho pensato per tempo e alla fine la conclusione è stata: ma perché no? Ossia, per me il libro di Calvino parla di vita e di esperienze, in ogni città io ho rivissuto cose del mio passato, emozioni gioie e dolori, persone incontrate e persone lasciate, perfino il mio “lavoro” di rievocatrice storica: per me quel libro va letto da grandi, quando la Vita ti costringe ad affrontare tanti scogli e qualche discesa. Avrei dovuto dogmaticamente imporre quella visione? No. Punto. Il libro e la sua storia sono un mezzo per capire mille sfumature diverse, ma alla fine noi forse davvero non conosceremo il vero intento dell’autore (o forse sì, ma perdonatemi la vaghezza perché non conosco la parte saggistica riguardante Calvino), quel moto che lo ha spinto a scrivere una parola dietro l’altra, ma sappiamo quello che arriva a noi e secondo me questo è davvero importante. Se un libro parla, smuove, provoca, fa ragionare anche sul nostro presente secondo me è un libro che vale la pena di leggere.

Non esiste libro intoccabile (tolgo i testi teologici delle religioni per non incorrere in ire e fulmini vari), non esiste libro che abbia valore dogmatico valido per tutti, non esiste storia che non possa essere smontata aprioristicamente o personaggi da salvare e condannare senza altra possibilità. Esistono rapporti. Rapporti a tre, carnali, passionali, frigidi, fertili, intellettuali o giocosi fra scrittore, libro e lettore. In tantissimi testi, di qualsiasi genere, si possono cogliere sottointesi, citazioni e riferimenti, ma si vive bene anche senza notarli. Sviscerare la grammatica del testo mi fa tornare alle scuole superiori dove ho detestato i libri imposti e smembrati come cadaveri sul tavolo delle autopsie.

Quello che ho trovato interessante nel gruppo di lettura proposto da “Libri alla polvere” era l’eterogeneità del gruppo, con differenti interessi e percorsi professionali, con le timidezze e le impertinenze, ma soprattutto con un approccio molto diretto al testo. Perché alla fine il lettore nudo e crudo non è una bestia da zoo da analizzare col bisturi o da condurre al pascolo perché preferisce una chiave di lettura piuttosto che un’altra, ma è piuttosto quello che stanco di dover bere sempre dalla stessa fonte, decide di assaggiarne un’altra e la trova più dissentante.

Quale è il limite del proprio personalissimo giudizio di merito?

Sinceramente non lo so.

Nel mio gruppo di lettura “Letture Collettive Folli e Sgangherate” detestiamo Dickens, o meglio Tristezza Carletto (continuando a chiederci come abbia fatto a scrivere “Canto di Natale” che adoriamo tutte) e abbiamo letto libri che tutti osannano come dei capolavori (“Grandi Speranze” e “Il nostro comune amico”), ma per noi sono state delle vere mortificazioni. Ogni tanto mi chiedo come sia stato possibile e forse una risposta me la do col fatto che leggendo a puntate si notano certe ripetizioni o certe lentezze che in una normale lettura scivolano via. Per esempio. Non può essere tutto qua alla fine. Non siamo riuscite a cogliere dei dettagli? Abbiamo messo troppo noi stesse nel giudicare certi personaggi? Me la faccio la domanda, pur non volendo cambiare il mio giudizio negativo, senza trovare una vera risposta. Siamo state dei “lettori nudi e crudi” come nel post?

Mi sento di girare attorno come il criceto sulla ruota senza trovare una soluzione, perché forse non esiste e se un post mi ha scatenato più fastidi che certezze è forse perché alla fine sulla lettura si discute troppo, ci si dà troppi giudizi e soprattutto ci si prende troppo sul serio. Vorrei dire “ben venga Fabio Volo se porta a leggere le persone”, ma sincermente non ce la faccio, perché ammetto che forse son snob anche io, ma alla fine la lettura, come i film e la musica sono il sale della vita: di vite a volte troppo difficili e complicate da dover essere massacrate da schede libro obbligatorie; vite pesanti che vanno alleggerite anche piangendo (quante volte avete sentito dire “era bellissimo, ho pianto tanto!”); vite cervellotiche che necessitano di arzigogolamenti vari; vite che necessitano di viaggi anche interstellari; vite che anelano e respingono con la libertà di esistere. Come non esiste un solo tipo di vita, così non esiste un solo tipo di lettore e quindi una sola risposta alla lettura.

Forse il “lettore nudo e crudo” è quello che si accetta per quel che legge, per quel che giudica giustificando, per quel che si immedesima o per quel che cita. Forse se la smettessimo di analizzarci vicendevolmente, ma ci ascoltassimo e ci mettessimo più tranquillamente a confronto forse ce la godremmo anche un po’ di più.

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2 risposte a "Di lettori e lettori"

  1. Mi trovo in sintonia con i tuoi pensieri. Detesto anch’io l’approccio snobistico in campo letterario, ma spesso capita purtroppo di cogliere in giro atteggiamenti di questo tipo… Al di là dei gusti personali (io ad esempio non mi sento attratta dal genere horror o fantasy), penso sia giusto aprirsi senza preconcetti a diverse esperienze di lettura, perché spesso può appunto capitare il libro che parla, che provoca, che ci smuove qualcosa dentro nel momento che è più adatto per noi, e sarebbe veramente un peccato perdere questa opportunità di analisi, di introspezione (al di là del fatto che sia Alice Munro o un libro di Volo la causa scatenante). Credo che a ognuno possa capitare la lettura giusta nel momento giusto, se non ci lasciamo appunto bloccare da presunzioni elitarie e arzigogolamenti vari.

    1. Giustissimo. Aprirsi alla lettura anche a quella che ci sembra meno affine è come decidere di mangiare etnico quando si mangia solo casalingo: esperienza. Può piacere o meno, ma almeno si può dire “ho provato”.
      Seguo molte e molti blogger anche con gusti differenti da me in fatto letterario (è difficile per me trovare qualche nerd blogger che superi i 20-25 anni d’età con cui potermi confrontare. Quelli “anziani” li trovi ancora sul pezzo fisico o al bar!); li seguo per l’approccio: da alcuni imparo e vengo stimolata a vedere la parte saggistica o tecnica che sta dietro al “semplice” romanzo; di altri mi piace lo stile e lo spirito; di altri ancora i consigli letterari quando si avvicinano i miei. Imparo, perché si impara sempre nella vita, e scopro (perché mento a me stessa ogni volta) che ci sono troppi libri da leggere per una vita sola. Ho smesso di seguire maestre e maestri per il semplice motivo che come dicevo la lettura è e deve essere libertà e conoscenza, non instradamento e omologazione.
      Ecco…l’omologazione…mi viene in mente mentre rispondo. Questo è un altro gravissimo errore del lettore: leggere tutti lo stesso libro che sta uscendo o sta tornando di moda. Sembra che si abbia paura di uscire dal seminato.
      Vabbè adesso sembro anarchica più di quanto mai sognerei di esserlo. 😉
      Buona lettura.

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