“Satana a Goraj” di Isaac Bashevis Singer

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Dal sito della adelphi

Mettete che siete ebrei in un piccolo paesino della Polonia nel 1600 circa; mettete che a un certo momento l’altalenante susseguirsi di tolleranza e intolleranza verta ora sulla seconda e il vostro paese venga spazzato via; mettete che riuscite a ritornarci, anche se ruoli e persone sono cambiati, a volte veramente devastati; mettete anche che dalla Terra Santa, quella Gerusalemme che rimane nel cuore di tutti gli ebrei, giunga la voce che il Messia si è rivelato; mettete che tutte queste cose insieme poi lascino spazio al raziocinio e portino le persone a quello che nessuno si auspicherebbe: la divisione della comunità e l’eresia che regna sovrana.

All’interno della vicenda realmente accaduta di Sabbatai Zevi (Shabbatay Tzevi) autoproclamatosi Messia degli ebrei, sobillatore di speranze mai sopite, per poi tradire nel peggiore dei modi (convertirsi a un’altra religione, l’islam), la storia del paesino di Goraj diventa emblematica soprattutto nella gestione del mutamento di dogmi religiosi in un momento di fragilità psicologica e comunitaria. Al centro della vicenda, come una marionetta muta guidata dagli eventi, c’è Rachele: figlia di Reb Eleazar Babad, eminente personaggio della comunità prima della distruzione; allevata dallo zio macellatore rituale; vessata dalla nonna sin da bambina, che le riempiva la testa delle peggiori paure; data in sposa suo malgrado a un venditore ambulante, dal dubbio passato e dalle abitudini strampalate, Reb Itche Mates; divenuta suo malgrado (bis) profetessa di questo nuovo Messia; rapita e concupita da Reb Gedaliya, macellatore rituale e seguace di Sabbatai Zevi, senza potersi opporre, il quale la userà per i suoi scopi; e infine posseduta dal diavolo per condurla alla fine drammatica. Eppure attorno a lei, muta e inerme, girano altri personaggi particolari, dai figli corrotti del rabbino ortodosso, alle donne del villaggio, alla vicenda del Messia, ai cristiani che si convertono sai mai che siano vere le voci, alla teologia difesa o buttata alle ortiche.

I.B.Singer imbastisce un racconto dark, con buoni spunti horror, senza mai cadere nè negli stilemi del genere, nè nei suoi difetti. Molte recensioni parlano di racconto medievale, ma sinceramente io non ci ho trovato niente di quella narrativa, mentre ha molto del racconto popolare in senso ampio, con i suoi personaggi fuori dalle righe, la vittima sacrificale e un certo bene e un certo male che si confrontano, quasi sbalorditi di essere immersi nella quotidianità (ecco, questo sì può essere un elemento di narrativa medievale, in cui il fantastico è assolutamente normale, ma alla fine è un tratto comune a tutta la favolistica di genere dai tempi della mela di Adamo ed Eva). Goraj diventa quasi un simbolo, una bolla chiusa in cui la Storia entra ed esce, dove il paranormale trova modo di sfogarsi, ma dove il resto del mondo sembra non entrare più dopo aver cercato di distruggerla.

Il tema dell’ortodossia e dell’eresia, tipica probabilmente solo delle religioni monoteistiche (o del Libro della Legge), sono ben espresse, ma rimangono come vittime di se stesse, dove una non riesce ad opporsi all’avanzata dell’altra, la quale stravolge ogni consuetudine sociale, civile ed etica, per poi sparire spazzata via dal vento che ha generato da lontano. In realtà è una chiara descrizione della crisi dei valori religiosi in una comunità che ha perso ogni appiglio e forse è un ammonimento a tutti coloro che praticano o credono di stare attenti perché è facile perdere tutto, uscire dal seminato, se si va dietro a una speranza senza costrutto. Non c’è nessuna critica al comportamento di ogni personaggio e nemmeno nessun vero ammonimento al seguire una speranza insita nella storia ebraica, ma che qui è seguita senza certezze: Singer pare solo un triste e “silente” osservatore, narratore di un fatto successo e immutato nel tempo, di un momento che ha un inizio e una fine nel lento fluire della Storia generale.

La sua prosa è precisa, dettagliata, sicura; una capacità descrittiva senza fronzoli, ma che da per scontato che il lettore capisca tutti i termini e i vari ruoli, come se fosse questo non un romanzo per tutti, ma solo per chi davvero vuole capire (il fatto che venne scritto in yiddish è molto chiaro), comprese le benedizioni o le maledizioni fra parentesi dopo aver citato un particolare personaggio. Una capacità di descrivere i personaggi, ma ancor di più il loro inevitabile destino, come se davvero tutti fossero segnati e nulla possa essere davvero cambiato.

In confronto al fratello Israel ho trovato questo Singer più cupo, stanco, triste. Mentre Israel coglie continuamente l’ironia tipica della sua cultura, religione e popolo, anche nelle situazioni più disperate (il libro “La Famiglia Karnowsky” è la storia di un dramma che vede nel nazismo il veleno che contamina e distrugge), dove il nero del dramma si unisce alla potenza della parola sacra e no; in Isaac ho trovato una pesantezza, come se la scelta del dramma non lasciasse nessuna speranza. E’ un gioco sottile quello che vedo fra loro, perché le somiglianze sono tante di più a partire dalla capacità di rendere tridimensionale una comunità che tendenzialmente vogliamo evitare o dimenticare o lasciare chiusa nel santino della shoa; l’enorme cultura che permette di riempire di parole specifiche, di gesti e rituali, descritta con naturalezza, proprio come se fosse parte della loro quotidianità. La storia della letteratura vede Isaac vincere il nobel, mentre gli altri due fratelli (Israel e Esther) essere riscoperti in questi ultimi anni, pur suscitando successo e interesse anche in vita, ma ci riconsegnano una profondità letteraria rara in questi ultimi tempi. Da riscoprire tutti (mi manca la sorella da affrontare).

Voto: 7 e mezzo

Consigliato: a chi è appassionato di romanzi storici, di storia ebraica, ma anche di horror paranormale non splatter, non gore, ma molto realistico.

Scheda tecnica

traduttrice Adriana Dell’Orto

titolo originale “Satan in Goraj2

anno di pubblicazione 1955

casa editrice Adelphi

stampato nell’aprile del 2018 , da L.E.G.O. S.P.A. stabilimento di Lavis

copertina: “Sposa ebrea” di Isidor Kaufmann, collezione privata

© Christie’s Images

Bridgeman Images

pagine 182

prezzo € 18,00

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