“Omicidio sul ghiacciaio” di Lenz Koppelstatter

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La trama dal sito del Corbaccio

Faccio una premessa fondamentale che c’entra poco con il libro, ma c’entra con me come lettrice: ci sono cose che non sopporto nella vita vera e quindi nemmeno nelle cose che leggo. Tendenzialmente evito romanzi che so che trattano argomenti che mi infastidirebbero (tranne affrontare argomenti storici o scientifici impegnativi. E’ in quei libri che impegno il mio lato critico e oggettivo), ma rimango spiazzata quando li trovo in libri in cui non sono fondamentali. Cosa non sopporto? I personaggi tutti negativi o incapaci o  macchiettistici: uno o due ci può stare, tutti no, è una casistica troppo alta. Sarà che nella vita vera di “casi umani” se ne incontrano fin troppi, a tal punto da dubitare l’assenza di Candid Camera nella propria vita o che la gente ci fa più che ci è per non pagare mai dazio. Seconda cosa che non reggo: i personaggi che non si adattano mai mai mai al luogo dove sono (che non è quello in cui stavano prima, amavano, che ritengono casa e in cui vorrebbero tornare), denigrando infantilmente tutto quello che vedono o sentono o con cui hanno a che fare. Terzo: se non ami il mare, ma ami la montagna non sei degno di essere considerato umano (qui mi fermo perché ho fatto grosse litigate dal vero con persone che pensano davvero queste cose. Io detesto il mare e non rompo le scatole a quelli a cui piacce). Poi ce ne sarebbero altre, ma queste son le cose che ho trovato nel romanzo in questione e che purtroppo hanno inficiato pesantemente il mio giudizio finale.

L’investigazione è un lineare susseguirsi di eventi, svelamenti e correlazioni fra personaggi e situazioni: lineare ma non scontato, lineare ma ramificato in più reati che alla fine vengono alla luce anche se non correlati fra loro. Un giallo all’italiana, dove di solito ci si occupa di cronaca nera, senza troppe stranezze, si svolge in quel modo dando a noi comuni mortali, almeno nella narrativa, di poter vedere la giustizia emergere e i cattivi pagare. É appagante leggere questi romanzi proprio perché da un senso di risoluzione comprensibile, uno spiraglio di positività, anche se prima si son lette nefandezze varie. I due investigatori, il commissario Grauner e l’ispettore Saltapepe, seguendo indagini personali e con metodi diversi, alla fine riescono ad assicurare almeno un colpevole alla giustizia per il reato (l’omicidio) commesso. Non aggiungo altro per non fare spoiler.

Le grida in quarta di copertina preannunciava un duo investigativo scoppiettante, ma a me è sembrato stantio e noioso. Grauner, classico burbero, amante delle tradizioni delle sue montagne, sembra un nonno di Heidi relativamente giovane, con le mucche da mungere prima di andare in commissariato ad occuparsi della giustizia; Saltapepe invece, giovane irruento napoleatano, cresciuto nella lotta senza mezzi contro la camorra, non si sa come (evvai!) spedito al noioso e banale nord, sembra un viziato ragazzino che vuole le cose sempre uguali, senza mai voler imparare dagli altri. Mi direte che probabilmente è voluto, perché i segnali di cambiamenti (soprattutto in Saltapepe) sono evidenti, che magari nelle prossime puntate si capiranno meglio le cose…noia. A me fanno noia. I libri dovrebbero vivere per sè stessi e non valutando ipotetiche puntate, le quali, se poi arrivano, possono aumentare la caratterizzazione del personaggio, ma senza prevaricare sul centro della trame: il reato e la sua risoluzione eventuale. Temo fortemente che questa sia una moda dell’editoria di genere, dove la serie è data per sicura e bisogna dare così spazio ai protagonisti da prevaricare sul resto. Ma alla fine non ci siamo innamorati lo stesso di Maigret o di Miss Marple, le cui vite sono comprensibili sono da minuscoli dettagli, da informazioni lasciate quasi per caso fra le pagine, come un leggero puzzle tutto da ricreare solo se appassionati lettori? Non li abbiamo amati spassionatamente proprio perché mettevano in carcere i cattivi, senza distrarci mai? Io sì.

Tornando al libro, di positivo ha sicuramente lo stile: secco, chiaro, senza abuso di perifasi o aggettivi a sproposito. La narrazione procede spedita e così permette una lettura veloce e piacevole. Lo svolgimento dell’investigazione poi tocca eventi di cronaca (il ritrovamento della mummia di Similaun) inquadrandoli in una comunità credibile, con le sue diatribe e fazioni e i suoi interessi. Ha un nucleo molto interessante questo libro che, nella mia lettura, è purtroppo passato in secondo piano e me ne dispiaccio.

Voto: 5

Consigliato A chi è incuriosito dalla vicenda di Oetzi e da quello che può capitargli attorno.

Scheda tecnica

traduttore Werner Maenapece

titolo originale: Der Tote am Gletscher. Ein Fall für Commissario Gauner

anno di pubblicazione 2015

casa editrice Corbaccio

stampato maggio 2018 presso Grafica Veneta S.p.A. di Trebaseleghe (PD). Printed in Italy

copertina illustrazione di Federico Paoli

grafica Elena Leoni / Booh.it

pagine € 16,90

prezzo 319

 

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