“Cinzia” di Leo Ortolani

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Link diretto alla Bao Publishing se volete “Cinzia”

Erano passati più di 10 anni da quando ero andata in una minuscola fumetteria a Parma a farmi fare un disegno da lui. Lo ricordo quel giorno, nella calca, stretti stretti e oramai parenti (qualche matrimonio si sarebbe di sicuro celebrato all’uscita, figli soprassediamo dai), con quel profumo tipico del nerd giovane e non ancora stagionato, e mi sentivo allora anziana in mezzo a tutti quei ragazzini esaltati. Ma Sofferenzio mi ricorda ogni mattina (perché l’ho appeso proprio di fronte al letto) che ne valse la pena. Oggi come allora la pacatezza di Ortolani permetteva a tutti noi di sopportare le ore in piedi.

Così il 4 di dicembre, in un fine autunno che ancora vuole imporsi, inforcata la mia fida bicicletta ho raggiunto il convitto Maria Luigia dove avremmo ascoltato parlare di “Cinzia“. Ehi, aspetta! Ma che succede! Avevo un moroso ex allievo e io che facevo il Romagnosi non ci ho mai messo piede in quel luogo “sacro” della scuola privata dove si faticava tanto (ehi, aspetta negli anni ’90 il Romagnosi era inarrivabile altro che! 3…2…1…si apre l’arena e via ai primi scontri!), come se la sola aurea di non appartenente a quel posto ci smaterializzasse all’entrata immediatamente; invece ora addirittura ci presentiamo un fumettooooo? Ma siamo impazziti! O tempora, o mores! Vabbè, lasciamo perdere e non ci pensiamo. Dopo un’accoglienza molto in stile con il fumetto, ci accomodiamo nella platea del teatro e mi accorgo con semi terrore di una cosa: siamo tutte donne e di una certa. Ma cosa è successo? Mi scende un po’ di tristezza, perché un tempo Rat-Man e dintorni concentrava un pubblico giovane e giovanissimo che forse, senza mai ammetterlo, si identificava con l’eroe dalle grandi orecchie, mentre ora sembra quasi di trovarmi in mezzo alle lettrici di Baricco o perché no, di Alberto Angela. Sì, Angela jr meglio, perché alla fine Ortolani si presenta in jeans e felpa e non avrà il physique du rôle del cacciatore di reperti, ma il cervello sexy è lo stesso. Allora ti guardi attorno e lo capisci che ci siano più donne di una certa, quelli del circuito che conta, i nerd con il cellulare pronto e anche qualche insegnante: tutti a pendere dalle labbra di un uomo che pare sempre mettersi sul palco come se avesse scippato la sedia a qualcun altro e pronto a scappare nelle quinte con un balzo, ma poi parla, provoca, butta battute e mette a suo agio e si mette a suo agio, con la stessa pacatezza che sentii anni fa in quella minuscola fumetteria. Infine non si sottrae a firmare ogni copia che gli sottopongono, penso con lo stomaco che inizia a mormorare che è ora di cena.

Arriviamo a “Cinzia”: il fenomeno letterario che spopola sui social nelle foto dei book blogger che contano. Dedicare un intero albo a una postina transessuale che cerca ogni modo di concupire Rat Man rimanendo sempre a mani vuote, poteva essere un rischio: poteva diventare una bandiera ideologica e usato come un mattone al posto della bandiera. Ortolani invece sbaraglia tutte le carte e racconta una storia capace di mettere sul piatto tutti i pregiudizi, sia quelli “palesi” che quelli meno chiari, qielli beceri e quelli ammantati di politicamente corretto, raccontandoci che tutti noi in qualche modo vediamo gli altri come macchie che disturbano. Cinzia esce da qualsiasi schema ed è una persona prima di essere una donna o un uomo: non capisce i limiti e a suo modo prova e ci riesce a superarli; ama incondizionatamente, ma non ne fa una questione di ruolo; non riesce a stare dentro a un’etichetta, perché la sua complessità è difficile da ridurre a una mera x su un documento. E vuole una vita normale. Perché non dovrebbe?

Ortolani con la sua pungente ironia inchioda personaggi e stigmatizza bassezze umane, alleggerendo il tutto con pezzi di musical, con momenti di totale imbarazzo, facendoci scoppiare in una risata e poi in una lacrima più o meno furtiva di commozione. “Cinzia” non è diventato un fenomeno mediatico perché la Bao publishing ha un buon ufficio stampa (che ha ovviamente) e ha gonfiato il prodotto; “Cinzia” è diventato un fenomeno perché è un prodotto che fa pensare, divertire, commuovere e come tutte le cose prodotte dai buoni cervelli ti sconvolge dentro. Non prendetelo sotto gamba, non usatelo come un inno e non scagliatelo come un mattone contro quelli che non capiscono: “Cinzia” è la pietra d’inciampo delle nostre sicurezze ideologiche (da qualunque parte voi stiate) e va letto e dosato da chi è pronto a farsi provocare, fra una risata e una lacrima e una canzone. Cinzia viene spogliata da ogni etichetta e ci pone di fronte alla normalità di una persona che ha un corpo in un modo, la testa lo vede in un altro e nel mezzo mille sfumature e dolori e difficoltà e solitudini. Se non fosse stata la matita di Ortolani, sarebbe diventato un drammone pesantissimo maceramassienonsolo, invece lui come un buon direttore di musica riesce ad armonizzare tutti i toni musicali. L’amore di Leo per Cinzia è palpabile in ogni vignetta, di quell’amore che è uscito dalle categorizzazioni per arrivare al cuore di un essere…ed è tanta roba credetemi.

Voto: 9

Consigliato: per tutti quelli che non hanno paura di mettersi in gioco, anche se convinti di stare dalla parte del giusto con la propria medaglietta, e a tutti quelli che amano le persone e non le etichette.

Scheda Tecnica

casa editrice: Bao Publishing

anno di pubblicazione: 2018

stampato nel settembre 2018 presso Peruzzo Industrie Grafiche, Mestrino (PD)

prezzo: € 20,00

pagine: 237

Ci sono due copertine: quella rosa classica e quella in bianco e nero (numero limitato). Io ho preferito la seconda perché secondo me Cinzia è un po’ una diva da film e non solo da passerella del red carpet.

Ultimo consiglio: leggetelo e poi rileggetelo dopo qualche giorno. Fidatevi. I dettagli e le sfumature sono talmente tante che per capirle meglio conviene fare un secondo passaggio. O anche un terzo.

 

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“Il 18° vampiro” di Claudio Vergnani

IMG_20181218_164858_111[1]Credo fortemente che i blogger in quanto lettori abbiano il dovere di scrivere anche quando un libro non piace, motivando la critica, perché in altro modo si falsa il mercato editoriale: siamo sommersi di libri meravigliosi, l’ho già detto e continuo a pensarlo. Avevo deciso di leggere questo romanzo dopo le entusiasmanti critiche online che lo descrivevano come un horror da non dormire la notte in salsa emiliana. Di certo le recensioni sono comunque un modo per influenzare chi legge, ma sono fondamentali per scoprire titoli in ogni modo e quindi non si può fare senza.

Il libro non mi è piaciuto, anzi mi ha profondamente annoiato.

Premetto che l’impostazione della storia è credibile, coerente e a suo modo avvincente, il problema nasce sul come ha voluto raccontarla. Le prime 260 pagine circa mi hanno profondamente annoiato (ripeto e forse capiterà altre volte) in quanto non succedeva nulla. No, sbagliato, qualcosa succedeva: caccia ai vampiri, l’amica che chiama, Giorgio il pilastro del nostro eroe che non…, caccia ai vampiri, osteria per mangiare. E nel mezzo volgarità espresse senza motivo. Ho già fatto notare in altri libri che mi infastidiscono volgarità e scene di sesso iper descritte (manco su youporn li trovi così espliciti), non perché sia bacchettona, ma perché le scene, le situazioni e come le si affronta devono essere coerenti e credibili e non buttate lì come carne da macello buona a fare sangue. Il binomio vampiri-sesso estremo fa sempre il suo effetto e acchiappa il lettore bramoso di essere colpito, ma…che noia! Ho sempre la sensazione che queste scene siano usate per coprire la mancanza di stile o di idee: alla fine fa più paura una caviglia appena accennata che un intricato connubio di corpi nudi. Vabbè, andiamo avanti.

Dicevo che fino a pagina 260 circa ho sbadigliato e, invece di mollare la lettura come avrei fatto normalmente, ho voluto capire cosa lo rendesse il fenomeno contemporaneo dell’horror italiano. In effetti, in modo inspiegabile, a seguito di un cambiamento della vicenda, cambia notevolmente lo stile rendendo la lettura più scorrevole e meno ostica. Eppure manca la sostanza.

Vi spiego brevemente i difetti enormi della narrazione.

  1. I protagonisti. Per quanto sia assolutamente credibile e accettabile che i cacciatori di vampiri siano una manica di sociopatici o sfigati sociali, qualcosa è infinitamente esagerato. Oltre alla cieca furia o al gusto perverso di impalare ogni marciume di cadavere incontrato di giorno, non c’è. Sono bestie assetate di sangue o di vendetta o di prevaricazione che riescono a sfogare su dei non morti invece che su dei vivi: lavoratori “socialmente” utili potremmo ritenerli. Quando viene inserito un personaggio credibile, volutamente l’autore lo rende inutile e incomprensibile, lasciando i nostri “eroi” al nulla di prima. Quello che mi ha dato fastidio dall’inizio alla fine è che agiscono come se non fossero dotati di cervello. Non contesto la scelta di preferire gente spostata a gente preparata, ma come ho ben letto in altre recensioni, è la resa fumettistica e caricaturale a rovinare la scelta. Il dramma non nasce, a mio parere, dallo stile, ma dalla pietà del lettore di fronte a personaggi che francamente avrebbero bisogno più di un aiuto e non solo delle pilloline e alcool che ingurgitano.
  2. Lo scollamento dalla realtà. A metà. Ovvero se tutta la scenografia è basata sulla credibile Modena e dintorni, con fuga a Venezia, se gli oggetti, il cibo, le relazioni sociali sono assolutamente credibili, non si capisce per quale motivo non aprano un libro, vadano in una biblioteca, consultino un sito complottaro per cercare informazioni sui vampiri. Il sapere, in questo libro, non esiste. In nessuna forma, manco per caso, manco un cioccolatino bacio con la scritta dentro o un biscotto della fortuna. Manco il bunker è un bunker!
  3. Non ho amato lo stile, forse per la scelta di raccontare la vicenda, scegliere le situazioni, descrivere i personaggi, ma l’ho trovato senza vera spinta, tranne nei momenti veramente drammatici dove recupera alla grande e riesce ad acchiappare il lettore.

Ovviamente in questi punti so di aver demolito il libro, anche se ha l’enorme pregio di essere coerente con la sua scelta di horror, anche se ha più l’impostazione apocalittica che di paura vera e propria (che poi…se ti trovi in mezzo all’apocalisse tanta gioia non c’è mai!); di aver creato un cattivo veramente tale e dei vampiri senza manco un briciolo di coscienza.

Apriamo un attimo la parentesi e fermiamoci sui vampiri. Vergnani sposa la causa del non morto bieco e ben lontano dall’umanità, assetato di sangue e vita da non farsi domande e seguire il proprio istinto: gli umani sono come bestiame, l’unica regola è non farsi beccare. L’autore sceglie di raccontarci una sorta di scala sociale piramidale fra i vampiri da delle forme quasi larvali a individui capaci di manipolare e gestire potere e poteri: non c’è alcuna forma di possibilità di innamoramento del cattivo e anche il fascino è perverso e distruttivo, come secondo me deve competere a un non morto che ha buttato all’ortiche infernali tutto il proprio essere più profondo. Dopo anni di vampiri sbriluccicosi e bamboccioni, ci sta ritornare al filone “dannati e basta” e farlo senza remore.

Voto: 5

Consigliato: a chi vuole vedere come in Italia si affronta il problema delle storie di vampiri.

Ah! E come insegna la cinematografia, attenzione a nominare “Martha” o chi per lei! 😉

Nota a margine. La casa editrice Gargoyle Book è una piccola casa editrice italiana che negli anni passati sfornò una serie di libri horror che una grafica accattivante e anche con una scelta di titoli poco comune. Poi fallì. Poi nel 2016 venne annunciato il ritorno, ma il sito ora pare in mano a gente che non ha niente a che fare con una casa editrice (ho cercato ora su google e mi salta fuori un articolo dedicato alla marijuana…), ma sinceramente non si capisce bene se cammini, se cammini sulle sue gambe, se sia arrivata al 2018, se…se…se. Spiace. Sappiamo tutti che fare gli editori indipendenti è nella categoria delle cose complicate in postazioni più alte della vita di Sisifo e svuotare il mare col cucchiaino. Se avete notizie più fresche che il 2017, fatemi sapere. https://www.horrormagazine.it/10113/il-ritorno-di-gargoyle-books

 

Scheda tecnica

anno di pubblicazione 2009

casa editrice Gargoyle Books

stampato presso Grafiche del Liri S.r.l. nel febbraio 2013

copertina immagini © BortN66 e ©Piotr Zajc

pagine 547

prezzo € 10,90

Nota: presenta difetti di impaginazione o scarsa cura nella stessa visto che a metà libro è quasi impossibile leggere senza cavarsi gli occhi le lettere nella piega del libro.