“Il banchiere assassinato” di Augusto De Angelis

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Qui il link della Sellerio Editore.

Scoperto grazie a uno dei trafiletti de “La Lettura” del Corriere della Sera e letto grazie alle biblioteche civiche, ho avuto la fortuna di leggere un padre del giallo italiano, di cui non conoscevo l’esistenza. De Angelis scrive dagli anni 1912 fino 1943, anno in cui venne incarcerato dal regime e morì nel 1944 a seguito di un’aggressione fascista appena uscito dal carcere. La sua pagina wikipedia (è l’unica che in modo chiaro ci elenca i suoi scritti con le date. Alla fine serve solo a quello, perché sulla correttezza storica fa degli scivoloniiii…) ci segnala un buon numero di scritti fra romanzi e opere di storia, ma soprattutto ci fa vedere che la Rai alla fine degli anni ’70 aveva fatto lo sceneggiato con Paolo Stoppa nei panni del commissario De Vincenzi (qui il link e poi vediamo se su Raiplay si trova da vedere). Quando la Rai faceva le cose belle e ben fatte…altri tempi.

Torniamo a noi. Il romanzo è quasi una piece teatrale che si svolge in un sol luogo (quasi) e in un arco temporale molto ridotto: la casa della vittima e in 24 ore circa. Il nostro commissario è un poliziotto malgrado se stesso sembrerebbe, più interessato a leggere e a conoscere studi psicologici che a cercare di correre dietro ai malfattori. Eppure è proprio questo suo interesse ad aiutarlo a risolvere un omicidio che condannerebbe al carcere addirittura un suo caro amico. Perché tutte le prove sono contro Giannetto Aurigi, giovane di belle speranze ma ridotto al lastrico a causa di investimenti sbagliati, nella cui casa è stato trovato ucciso il banchiere Mario Garlini con un colpo alla testa. Eppure a De Vincenzi qualcosa non quadra, dettagli direte voi, ma quelli che alla fine non solo condannano al carcere il vero assassino, ma svelano anche altri misteri che avrebbero reso infelice più di una persona.

Il giallo si svolge in una Milano nebbiosa, fra i teatri e la bella vita, con famiglie decadute ma che non si arrendono e giovani rampanti che cercano di sbancare il banco; mentre la vicenda si svolge principalmente a casa dell’accusato, fra una camera e l’altra, da un divano alla sala e con una pendola che suona ogni ora. Alla prima questo fatto mi ha notevolmente disorientata perché il mio cervello continuava a pensare che gli interrogatori si facessero in commissariato e quindi ha fatto fatica a riorganizzare in modo spaziale lo svolgersi della vicenda. Ma alla fine bisogna adeguarsi a un sistema di costruizione del giallo molto diverso da quelli moderni e ritornare ai grandi classici. Non a caso De Angelis viene accostato a Simenon e De Vincenzi a Maigret. E il paragone salta all’occhio per quanto (e la cosa la posso solo scoprire leggendo gli altri romanzi italiani) le due figure siano molto diverse fra loro: entrambi hanno un rapporto umano e schietto, a volte paterno e a volte duro da braccio armato della legge; si trovano loro malgrado a dover affrontare non solo un delitto, ma le conseguenze umane che hanno portato a esso o che da esso sono scaturite; preferiscono “perdere tempo” con la fine arte della psicologia piuttosto che il pugno duro; entrambi agiscono ipoteticamente negli anni della loro pubblicazione e quindi negli anni ’30 dove le società, francese e italiana, sono a un punto di svolta politico e non solo. E poi la stufa! Lo so che è un dettaglio minuscolo, ma all’inizio del romanzo De Vincenzi ha a che fare con una stufa e il gesto mi ha ricordato Maigret che fa caricare la sua per combattere l’umidità o per asciugarsi gli abiti.

Il giallo è composto in modo tale da instradare il lettore allo svolgimento della vicenda e a indovinare l’assassino, scartando lentamente tutti i personaggi anche se ogni tanto ci sono piccole trappole che servono a sviare l’attenzione. Questa è l’impostazione del giallo classico, dove molti dettagli vengono seminati apposta sulla via per impedire al lettore di risolvere alla seconda pagina l’indagine. Eppure tutto ciò non svilisce minimamente la lettura, anzi: una prosa con un bellissimo italiano corretto, corposo, ma non ridondante (è stata una piacevolezza leggerlo e come mio solito mi sono cimentata a leggerne pezzi ad alta voce e rende benissimo. Esisterà l’audiolibro? Se no, bisognerebbe segnalarlo); personaggi strutturati senza essere fintamente esagerati; resa precisa e puntale dei rapporti fra di loro con le varie differenze di classe ma senza cadere nel servilismo stucchevole (siamo sempre in un’epoca di rottura, ma con le classi dominanti ben connotate e la vecchia nobiltà che non vuol minimamente cedere il comando). Non mi sbilancio ad aggiungere altro, perché questo primo romanzo il commissario, protagonista della serie, è evidentemente abbozzato ma già strutturato e Milano, altro protagonista a quanto pare, rimane di sfondo con i suoi teatri, i bistrò, le vetture che sfrecciano e la sua nebbia (che sono un abitante della pianura padana può capire e apprezzare nella sua pesantezza. Io infatti l’ho amata perché sembra quasi un’aiutante, insieme alla notte, per i delinquienti e i pensieri foschi).

Dettaglio molto interessante è la descrizione dell’indagine del medico “legale” e degli studi in auge legati alle indagini criminologiche. I primi anni del ‘900 sono stati davvero un salto scientifico anche per questo campo e, certo, fa un po’ tenerezza leggere dei gesti goffi e senza troppa strumentazione per paragonare le impronte digitali (per moltissimo tempo si fece a occhio nudo e con l’onestà e abilità dell’investigatore o del tecnico) e per determinare orario della morte o se l’omicida era destro o mancino. Senza quelle prove un po’ azzardate non avremmo i R.i.s..

Voto: 7 Primo di una serie, sicuramente incuriosisce per stile e per resa, con una penna elegante e deliziosa.

Consigliato: a tutti gli appassionati di gialli, noir di stampo classico; a coloro che sono esterofili nella lettura di genere; a coloro che dicono che in Italia non si sanno scrivere gialli; a coloro che amano le ambientazioni fra le due guerre mondiali.

Nota: Carlo Lucarelli ha scritto una serie ambientata più o meno nello stesso periodo (Repubblica di Salò e fine della seconda guerra mondiale), con il personaggio del commissario De Luca. Mi piace Lucarelli (più come divulgatore di cronaca nera che come scrittore ma va bene lo stesso), ma la differenza di stile e di profondità di comprensione del periodo si sente se si volessero paragonare i due personaggi e le serie. Questo è per dire, solamente, che recuperare gli scrittori originali di un periodo permette di comprendere meglio anche la crescita narrativa di un genere, posizionando ogni tassello al suo posto, ma anche di vedere come certi scrittori moderni si mettano in gioco raccontando a loro modo, con la sensibilità moderna e l’occhio dell’uomo distaccato, certi eventi e situazioni.

Scheda Tecnica:

anno di pubblicazione 1935

casa editrice: Sellerio Editore Palermo.

serie: La Memoria

stampato presso Officine Grafiche Riunite, Palermo, nel mese di aprile 2009

copertina: manifesto pubblicitario di Ernst Deutsh, 1914

pagine 212

prezzo € 12,00

 

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