Non permettere al Nulla di vincere.

I social network ci impongono di essere diversi dagli uguali, alternativi per essere notati, bulli quando non sappiamo essere censori, controcorrente quando non abbiamo un pensiero nostro. I social network sarebbero il male, tirerebbero fuori il peggio di noi stessi se non fosse che alla fine noi siamo sempre noi se abbiamo un minimo di personalità formata. Perché questo cappello introduttivo? Per dirvi che a volte mi prende la stanchezza a leggere gli schieramenti opposti di chi piange per una star morta e chi li disprezza per finto cinismo da quattro soldi; per dire anche che alla fine il mio consultivo di fine 2016 (e non ne ho mai fatti sul blog perché non mi viene spontaneo) vuol parlare di chi ci ha lascito.

Il 2016 viene considerato come un’ecatombe di star, magari con altre che si stanno toccando parti varie a modo apotropaico. Non possiamo dire altrimenti: iniziati con la perdita del Duca Bianco, siamo ad ora con Debbie Reynolds che ci lascia dopo la morte della figlia Carrie Fischer qualche giorno fa. E nel mezzo tanti altri…ma veramente tanti, più di quanti le malattie e le età avrebbero potuto pensare. Se perdere un personaggio come Bud Spencer era nell’ordine delle cose vista l’età, perdere Prince ci colpisce perché ancora giovane. Tanto per dire. Ah già ma era un tossico…ah già un cazzo (scusate il francesismo)! A 53 muore George Micheal e alla fine gli anni ’80 finiscono per sempre e allora che si fa?

Già…che si fa?

E nel mentre leggo i commenti, i lai, i pianti, le discussioni a cavolo, il “mio cantante era meglio del tuo” e blablabla…concludendo con un “siete tutti noiosi e banali, la gente muore ovunque e voi piangete solo per un nome famoso. Pensate all’Africa o ad Aleppo.”. Già la gente muore, che banalità. Già, la morte è la cosa più normale del mondo. Già, pensiamo all’Africa da quando siamo bambini e ci dicevano di mangiare tutti perché i bambini là morivano di fame (nessuno di noi ha mai capito la correlazione, ma è un pilastro della nostra educazione di figli del ’70-’80). Eppure tutte queste correlazioni stonano.

Stonano perché il mondo è sempre stato in guerra, solo che un tempo non lo sapevamo; sarà sempre in guerra e forse noi non lo verremo a sapere; muoiono ogni giorno uomini e donne e noi non possiamo fare nulla. Ogni giorno. Muoiono per le più disperate condizioni di vita. I tg sono pieni di notizie di tal tenore a tal punto che oramai siamo assuefatti alla cosa: la morte di grandi numeri oramai non ci tocca più.

E allora perché piangiamo per la morte di una star? Perché siamo ebeti dirà qualche buona testa pensante con la verità in tasca. Ebeti ci saranno loro! Piangiamo per la morte di una star perché quella persona ci ha dato ricordi, emozioni, sensazioni, ha dato corpo ai nostri pensieri o ai nostri eroi. Muore uno scrittore e, pur sapendo che le sue opere saranno sempre con noi, muore la sua inventiva e la sua capacità di toglierci dalla testa quello che proviamo. Muore un cantante e non averemo più nuove canzoni per accompagnarci nella nostra vita, come era successo fino a quel tempo. Muore un attore e il suo volto non ci porterà più per quelle lande sperdute che sono la nostra immaginazione incarnata. Vorrei dire che muore l’arte, ma non è così. Non deve essere così, perché come si legge in “Peter Pan” o si vede nel film “La storia infinita” se non crediamo più nelle favole o nei racconti la fantasia muore per sempre e a noi cosa rimarrà? Il nulla. E il Nulla non può vincere.

Siamo egoisti, bambini egoisti che vogliono ancora farsi raccontare ogni notte la favola, quella favola, da chi amiamo. Allora non possiamo immaginare di non sentire più dal vivo una voce cantare, vedere un corpo recitare, leggere le parole sul foglio bianco prendere vita; non possiamo credere che i nostri bardi personali ci lascino per finire anche loro la loro vita e le loro tribolazioni; li vogliamo sempre con noi; li manipoliamo a nostro piacimento facendogli dire che era così e così; li ricordiamo solo per quel singolo episodio o personaggio perché a noi hanno parlato più che altri. Siamo bambini egoisti, ma non possiamo essere diversamente perché siamo avidi e curiosi di sapere, vedere, capire, conoscere, essere stupiti e stravolti: siamo vivi. Ed essere Vivi è l’unico modo per contrastare la Morte.

Se lasciassimo che la Morte distruggesse anche quello che gli artisti ci hanno lasciato, il Nulla prenderebbe il sopravvento e non avremmo nessun sostegno per superare la Realtà che ci circonda che è fatta di delusioni, morti, abbandoni mischiate a gioia, vita, successi, amicizia e tanto altro. Quindi piangiamo i nostri “cari” illustri, come se fossero di famiglia, ritiriamo fuori gli album, i libri, i dvd e li rifacciamo rivivere. Beati loro che possono rivivere..

Chi ha lasciato questo mondo può continuare a vivere solo con le parole che ha detto al Mondo in un modo o nell’altro e se noi li dimenticassimo non avremmo più senso come esseri umani senzienti. I romani temevano l’anonimato anche in morte e aveva ragione: chi non viene ricordato, non è mai esistito.

Il 2016 ha cercato di farci cancellare tutti i nostri ricordi, ma sta a noi dire che se la può mettere anche in saccoccia perché chi muore fisicamente, vivrà in eterno nei secoli. Tiè!

Una raccomandazione agli snob da poltrona e col cinismo nel sacchetto: li avete anche voi gli idoli, quelli che vi hanno sostenuto nei momenti bui e accompagnato in quelli esaltanti, quindi state buoni e calmi; nel caso non li aveste siete il Nulla e come tale valete.

Buon 2017.

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I Queen vivranno per sempre.

“Non si preoccupi signorina…”

 

Luogo: al telefono, quindi spazio tempo fra casa mia e la biblioteca.

Quando: dopo pranzo, oggi.

Attori: io e il bibliotecario.

Atto unico.

Prologo:

Io sono in modalità “ho preso troppi libri dalla biblioteca” e quindi mi sto accavallando e chiedendo proroghe a più non posso e incasinandomi anche con le date. Uno dei tanti libri ho anche pensato bene di restituirlo e riprenotarlo per quando tornerà disponibile forse fra qualche mese. A volte lo faccio: è come lo shopping compulsivo solo che è gratis, perché in biblioteca.

La settimana scorsa restituendo il libro suddetto mi hanno controllato la posizione notando che un libro era scaduto. Aiutoooooooo! Poi rifletto e io la proroga l’ho chiesta e me l’hanno anche accettata se ben ricordavo (Beh…io calcolo la frase del bibliotecario “Se non ci sentiamo, il libro se lo tenga da leggere” come un patto fra nobiluomini e gentildonne). Oggi però ricontrollando decido che è meglio chiamare.

“Buongiorno avrei bisogno di una spiegazione.”

“Mi dica.”

Spiego la faccenda.

“Ah, sì me lo ricordo. Non si preoccupi, è l’altra biblioteca provinciale che non ha segnato la proroga mica noi. E no, non si preoccupi non ci sono sanzioni (1). Davvero, nel caso abbiano problemi mi metto d’accordo io.

“Quindi lo tengo fino a fine mese?”

“Lo tenga e lo legga e non si preoccupi. Non ci sono prenotazioni, è meglio che lo tenga lei e lo legga che stia su uno scaffale a prendere della polvere”.

Il patto fra lettore e bibliotecario carbonari è sancito.

Nota:

(1) Le sanzioni ci sono e sono terribili per un lettore più o meno squattrinato: per ogni giorno di ritardo ingente viene interdetto per lo stesso numero di giorni la possibilità di prendere in prestito libri. Ora, se non avessi il bibliotecario dalla mia rischierei un mese di sospensione. Capite? UN MESE!

Andar per mare…

Luogo: Il Libraccio

Quando: stamattina

Attori: io e la commessa.

Due atti.

Prologo

Entro di corsa in libreria, perché ho i minuti contati, ma ho bisogno di prendere un libro. Sapete quando pur sapendo che ne hai tanti di libri da leggere, hai bisogno della coccola, di una nuova coccola proprio quel giorno. Alcuni comprano scarpe, altri vestiti, altri ancora cioccolata e molti comprano libri. Io sono una di quelle persone, anche se ho anche altre cose che mi coccolano. Ultimamente poi faccio fatica a comprare libri, per il semplice motivo che trovo sempre una scusante per non comprarlo (ce l’ha la mia amica, lo prendo in biblioteca, non mi convince, bello ma non ora). Ma torniamo a noi.

Oggi avevo voglia di prendermi un libro a cui giro attorno da quando è uscito: “La vera storia del pirata Long John Silver” di Björn LARSSON dell’Iperborea. Perché? Perché amo le storie di pirati, perché la mia infanzia è costellata di storie di mare. Chi mi conosce sa che disdegno il mare e che mi fareste un torto a portarmici, ma la mia testa e la mia fantasia adorano andar per mare. Per spiegare il fenomeno divergente forse ci vorrebbe un dottore bravo e molto. Comunque sia mi avvicino alla cassa e disturbo la ragazza che sta mettendo a posto i dvd (non amo chiamarla commessa perché al Libraccio non ti vendono solo, ma ne sanno e quello che non conoscono lo cercano. Insomma è un po’ riduttivo chiamarli commessi…).

Atto I

“Scusa, avete questo libro?” e gli mostro il cellulare con l’immagine del libro.

“No, però aspetta che guardo.” e smacchina sul pc.

Faccio la foto da cucciolo abbandonato.

“Te lo posso ordinare.”

“Ecco, non so…io lo volevo ora. Sai quando hai quella sensazione che hai bisogno di quel libro proprio ora.”

Lei sorride. Non so per compassione o per comprensione vera.

Io mi sento scema. Molto scema, ma non posso farci nulla.

“Quindi che faccio lo prenoto?”

“Beh, a questo punto ci penso. Sì, lo so suona strano vero?”

Lei sorride.

Giro per la libreria in cerca di altro.

Atto II

Torno alla cassa con il mio libro da pagare e la commessa di prima sorride e mi guarda e dice:

“L’hai trovato il tuo metadone allora?”

La guardo perplessa e poi sorrido: “Sì, oggi avevo voglia di andar per mare…”

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“Lord Jim” di Conrad

Il Nobel, la letteratura e il tifo da stadio

Oggi è uscito il nome del nobel per la letteratura: Bob Dylan. Apriti cielo!

Oggi è morto un premio nobel della letteratura che a suo tempo fece dire “apriti cielo!”: Dario Fo.

Oggi le tifoserie da stadio della letteratura hanno ammorbato. Come sempre. O meglio a me ammorbano, perché alla fine me ne frega zero dei premi, me ne frega ancor meno di chi li vince, leggo quello che mi piace, quando è il tempo per me e critico i racconti senza guardare in faccia nessuno. E allora perché sono qui ad ammorbare voi? Perché è sera, non ho ancora voglia di spalmarmi sul letto a leggere e perché oggi facendomi un bel viaggio in auto da una parte all’altra dell’Italia sentivo la radio e capivo che oramai non amiamo più leggere se non ci schieriamo pro o contro come allo stadio.

Ascoltare “Fahrenait” di radio rai 3 è stato illuminante per capire come da una parte ci sia la solita intellighenzia snob radicata che giudica dall’altro al basso tutto quello che non capisce e dall’altra quelli che ci provano a sradicare i pregiudizi e cercano di far vedere come, di fronte a un’opera considerata leggera, ci sia invece profondità, studio, attenzione, citazioni, cultura insomma. Oppure ascoltare Bergonzoni parlare di Fo a radio rai 1 sia stato altrettanto illuminante (lo adoro si sappia perché ha il dono della Parola che incanta) per togliere qualsiasi patina di idolatria e riportare l’attore alla parola. E li ascoltavo e ripensavo ai tanti messaggi oggi letti su fb, commenti, no e sì, scandalo e accettazione e mi chiedevo quando abbiamo smesso di essere lettori e siamo diventati tifosi.

Per me il nobel per la letteratura andrebbe abolito. Punto. Devono rimanere tutti quelli che parlano di scienza ed economia, tutti i tecnici ed essere un punto di non ritorno per la ricerca e per lo studio e non per farsi belli agli occhi degli altri. Bisognerebbe anche ripensare il nobel della pace, ma è comunque un modo per metterci la coscienza a posto e quindi, vabbè, ce lo teniamo e applaudiamo anche. Quello della letteratura è inutile. Cosa fa uno scrittore degno? Un’opera? Una serie di opere? E se dello scrittore un libro fa schifo mentre un altro è poesia, come lo consideriamo? E se leggendolo mi sono addormentata? E un Asimov dove lo mettiamo nella letteratura, nella fisica o nella chimica? Ah no, Asimov scriveva di fantascienza quindi gioco forza è di serie B e non può aver scritto nulla che sia fondamentale per lo sviluppo della società…Se sei donna vali meno, di più o uguale, ma comunque non ti votano perché sono vecchi e parrucconi e le donne invidiose e con le doppie punte?

Che cosa rende uno scrittore un pilastro della società e un vate della cultura?

Kafka non se lo filava nessuno in vita, poi è morto e gli hanno pubblicato i suoi scritti ed è diventato Kakfa. Senza un Nobel. Stessa cosa per la pittura per Van Gogh (e se avesse avuto la fortuna che gli ha dato il Dottore nell’episodio a lui dedicato. Guardatelo è qualcosa di semplicemente emozionante. Link. ). Esiste un nobel per la pittura o per la scultura? Boh, eppure sono due linguaggi che fanno la cultura, che stravolgono il pensiero, che fanno il pensiero e a volte fanno anche la società. Eppure… Ci sarebbero tanti esempi di grandi della letteratura che sono diventati tali dopo morte, magari dopo aver fatto una vita in povertà tormentati dal loro talento e oppressi dalla fame; ci sono tanti grandi che sono tali dopo aver svelato il senso della vita alla gente, parlando al cuore, colpendo la testa, distruggendo certezze e creando dubbi, pur non vincendo mai un premio. Si fa cultura non per vincere un Nobel e si legge e si ascolta e si guarda un’opera perché parla a noi, al di là dei premi.

Ha vinto Bob Dylan. Dicono che non sia la letteratura. La musica non è letteratura. Certo è musica, ma senza le parole esiste un tipo di musica, con le parole un’altro. Un tempo la poesia era in musica. Che cosa distingue un poeta da un cantautore? Io non ci vedo la differenza quando la loro metrica racconta, coglie, sviscera, emoziona. De Andrè non faceva poesia? Io ci discuterei per tanto tempo e non mi convincerete mai che egli, nella sua veste di cantautore, non fosse anche un poeta. Ah, già, la musica…le canzonette. Mi spiace, ma anche questo è un becero snobbismo e io non lo reggo. La musica è letteratura in misura in cui usa la Parola per raccontare, per smuovere e per descrivere. Carducci era un poeta e vinse il Nobel, così Quasimodo. Perché non Dylan? Se non avesse aggiunto la musica forse saremmo qui ad osannarlo, ma sono solo canzonette…

Mi spiace, anche oggi ho visto che non amiamo più leggere per emozionarci, ma leggiamo per fare gregge, per fare le groupies di uno scrittore, per strapparci le vesti contro un premio, per dire no sì io però. Non me ne frega nulla di nobel, premio strega, campiello, classici e compagnia danzante, vorrei che i lettori tornassero tali, anche eliminando la sbornia che server come anobii & co e tutti blog e fan page danno a noi di pensare di poter dire la nostra sopra tutti. Vorrei che si tornasse al “mi piace perché” come mi ha insegnato la maestra e poi rimanere sulle nostre posizioni quando gli altri non ci convincono, perché alla fine i libri parlano a noi, punto. Mi piacerebbe avere più scambi di emozioni, leggere di autori poco noti, uscire dalla massa e tornare lettori. Invece vedo pensieri unici schierati e noia…

Oggi ha vinto Bob Dylan, io ho riascoltato “Hurricane” e mi sono chiesta perché non dovrebbe essere letteratura…e se anche non fosse, ma un bel chissene frega no? Alzate il volume della radio, imparate a cantare e a farvi entrare dentro la poesia, poi capirete che esistono canzonette (che fan bene pure quelle) e Canzoni, come esistono libretti e Storie. Tutto resto è pugnetta.

37th AFI Life Achievement Award on TV Land Prime - Show

Celo celo manca

Quando le campagne pubblicitarie sortiscono effetto, gli effetti collaterali sono inaspettati. Uno di questi è tornare all’infanzia e tornare a quando ci si scambiava le figurine Panini per completare gli album dei cartoni animati o degli sceneggiati (io quando ero piccola ricordo quello di Sandokan e di Creamy). “celocelomanca” si diceva scorrendo velocemente le figurine, fermandoci su quelle che mancavano, valutandone il “prezzo” in numero di altre figurine che mancavano. L’intervallo di metà mattina o quello dopo pranzo (facevo il tempo pieno alle elementari, più o meno all’epoca della prima guerra punica) erano i momenti deputati per lo scambio, per le arrabbiature e per le gioie quando completavi l’album con quella singola figurina che sembrava introvabile o che nessuno voleva cederti. Che ricordi.

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Boba Fett in versione rollinz. La versione originale la trovate qui

Comunque la campagna pubblicitaria di cui parlavo all’inizio post è quella dei rollinz dell’Esselunga, cioè dei robini stile subuteo con le figure di Star Wars. La saga di star wars col fatto che è uscito il VII episodio a distanza di tanti anni, è diventata il numero uno per ogni campagna pubblicitaria dal dentifricio al merchandising più spinto, puntando sui giovani nerd da tirar su, ma riscaldando i cuori nostalgici dei vecchi nerd che erano bambini quando vennero portati verso la luce dal signor Lucas. Ma torniamo a noi. Insomma partita in sordina, forse con pezzi non sufficienti alla richiesta (per esempio le astronavi porta rollinz sono esaurite ovunque e il riassortimento non basta mai), in breve tempo credo che si siano accorti del successo e della massa di gente che forse faceva la spesa una volta in più per poter aver quel determinato personaggio…perché in tanti hanno fatto così! Anche io ho fatto così! Ed era quello che voleva il signor Esselunga e suoi bracci destri e sinistri (e chiamali stupidi. Si chiama pubblicità). La promozione scade domani e molti sono coloro che, proprio allo scadere del termine, non sono riusciti a completare nemmeno la prima astronave (alcuni sono arrivati alla seconda perché “prevvidenti”). Quindi si torna alle buone e vecchie abitudini: celocelomanca!

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Un Darth Vader solitario e uno in compagnia di un giovane Obi Wan sono in partenza con le poste. Speriamo che i due non litighino.

Io non mi sono tirata indietro e per quanto stia aspettando astronave e Chewbecca per completare il tutto, ho postato foto dei miei doppi su fb e wa e ho distribuito a chi mancava. Oggi per esempio sono andata in posta a spedire addirittura due pacchetti. Perché si fa? Perché spendere soldi anche per spedire sti robi? Uno perché tanto rimanevano alla polvere; due perché se altri li vogliono non vedo perché tenermeli io (e ho ancora dei doppi si sappia, soprattutto troppe Leila); tre perché mi ha fatto piacere tornare bambina quando da un pacchetto di figurine (i miei non le amavano) riuscivo con lo scambio ad avere un mazzetto e anche a completare l’album; quarto ma perché no! 😀

Alla fine è stato bello scherzare con gli amici vicini e lontani, giocando come quando eravamo piccoli, lasciando alle spalle i pensieri e sorridendo quando alla fine si mette l’ultima figurina/rollinz al suo posto.

Gli studiosi o appassionati di pubblicità e di mercato potranno sviscerare fino all’osso la campagna dell’Esselunga, potranno trovarci pro e contro, valutazioni morali (che palle!) o meno, ma alla fine a noi…che ci importa!

May the force will be with you!

Questione di opinione…e di scaffale

Luogo: Feltrinelli Barilla Center, Parma

quando: stamattina

Attori: io, il mio amico Luca, un commesso

Antefatto: io e il mio amico Luca, aspettando di andare a pranzo al giapponese, facciamo un giro per la Feltrinelli, “spocchiosando” (vedi alla voce: “dire la nostra su tutti i libri, secondo il nostro gusto e motivandolo, a voce alta”) fra gli scaffali. A un certo punto vediamo una cosa che ci salta un po’ strana agli occhi. Ci guardiamo, proviamo di capire e poi andiamo dal commesso a chiedere delucidazioni.

Atto unico

L: Buongiorno, vorremmo avere un’informazione.

C: Mi dica.

L: Vorremmo sapere perché mai “La lettera scarlatta” di Hawtorne si trova nella sezione degli horror.

C: (deglutisce) per l’atmosfera.

Io: In che senso? o.O

C: (deglutisce) Il senso del libro, l’atmosfera pesante, le tinte fosche…

Io: ma veramente?

L: Ma è un libro di denuncia sociale!

C: (balbetta)…ma secondo me ci può stare…alla fine…gli spazi che abbiamo…in fin dei conti i generi valgono per quel che valgono…nell’horror non ci sta male…non avremmo una sezione dove metterlo alla fine.

Io alzo un sopracciglio, il mio amico sghignazza e ringraziamo tornando al nostro giro. Poi ci capita di finire sotto gli scaffali della “Narrativa” e ci chiediamo: ma perché non qui? “Mah…” dice Luca “se sotto la narrativa e non in fantascienza ci mettono Aldous Huxley e il suo <Il mondo nuovo/ Ritorno al mondo nuovo>, <La lettera scarlatta> può rimanere negli horror”.

Non fa una piega, ma rimane lo sconforto sapendo che anche nelle librerie i libri sono oggetti sconosciuti.

trova l'intruso...
trova l’intruso…

Scene di ordinario analfabetismo

luogo: Il Libraccio

quando: ieri pomeriggio

attori: commessa, ragazza fashion delle superiori

comprimari: amica fashion della ragazza fashion, io.

Atto unico

RF: Salve, volevo restituire un libro che ho comprato settimana scorsa, ho lo scontrino. E’ possibile?

C: Certo. Posso sapere perché?

No, dai, vabbè non è necessario dire perché restituisco un libro…un po’ saranno anche fattacci miei?

RF:(tentenna, dice cose poi con calma ammette) Non mi interessa…

IO fra me e me: (perché lo hai comprato allora?)

C: Vuoi cambiarlo?

RF: Ah sì, ho dei titoli da cercare.

C: Dimmi.

RF: titolo1 (qui ammetto di non aver sentito bene, perché presa dalle sirene di altri libri, ma fidatevi)

C: Non lo abbiamo.

RF: Titolo 2

C: Nemmeno quello

RF e ARF si guardano fra l’intesa e lo smarrimento e il compatimento…forse stato un altro tipo di negozio se ne sarebbero andate, ma hanno dato loro quel palloso elenco di roba da leggere…

RF: 1984?

C: Sì, certo.

RF: In inglese.

C: Certo (andando dritta verso la sezione libri in lingua)

Io osservo speranzosa, dai che almeno un libro ce lo portiamo a casa!

RF: Però in edizione ridotta che mica ho voglia di leggerlo tutto quello lì!

C: (sconsolata) Non ce l’abbiamo.

Io in fila alla cassa, dietro alle due fashion ragazze con short e borsa di pelle colorata rigorosamente portata all’incavo del braccio, cercando di evocare gli spiriti di tutti gli scrittori per darmi la forza, provo a non dire nulla, ma mi sfugge un deluso sospiro.

O tempora, o mores!

Io qualcuno l’ho letto

Il mondo dei lettori è vario e a me piace un sacco: piace soprattutto quando c’è lealtà e schiettezza e un pizzico di menefreghismo. Ovvio che di fronte alla sincerità del “mai letto”, altri sgranano gli occhi, ma alla fine lo facciamo tutti. Lo facciamo con quei libri che abbiamo letto e amato e alla fine poco importa se siano i più letti al mondo, un classico o un libro di nicchia. Se il libro ci ha raccontato qualcosa vale. Punto.

Nella mia famiglia per non so cosa, forse per diffidenza dalla massa, i classici sono solo quelli latini e greci e si studiano (ma si amano, credetemi) a scuola. Gli altri, chiamati classici, sono solo libri che nella storia abbiamo continuato a propinare a volte non si sa nemmeno perché. Non che in casa mia non ci fossero, magari in bellissime edizioni economiche vecchie, solo che non era importante leggerli. In casa mia la lettura è libertà e condivisione. Gran insegnamento.

All’età della maturità (per altri, io non me la sento) ho iniziato a leggere qualche classico, qualcuno l’ho saltato a piè pari, qualche d’un altro magari letto a scuola l’ho rivalutato, ed è profondamente bello essere una novellina in certe letture, ma avere la maturità tale per capire meglio le cose. Ecco che “Il piccolo principe” lo lessi a 30 anni a seguito di un regalo e “Ivanhoe” trovato a Trieste praticamente regalato. O altri. Tutti letti ora che sono nella cifra del 3.

Così quando oggi è rimbalzato il link sui libri che tutti fingono di aver letto ( http://www.letteratura.rai.it/gallery-refresh/10-libri-che-la-gente-finge-di-aver-letto/201/0/default.aspx ), io mi sono trovata a dire che…

“Orgoglio e Pregiudizio” della Austen: mai letto, ma dopo aver letto la versione zombie, visto uno dei film (quello con Alan Rickman, perché lo adoro) e visto il film “Il club Jane Austen” inspiegabilmente per x volte, ho comprato tutto Austen e ritengo che sia ora che io lo legga.

“Ulisse” di Joyce: ho provato a iniziarlo ai tempi della scuola, so di averne anche studiato tanti pezzi, ma non ce l’ho fatta. Più forte di me. Da leggere? Forse in una sera con amici motivati in cui ognuno di noi ne legge un pezzo e poi crollare dal sonno il mattino dopo senza averlo finito.

“Moby Dick” di Melville: letto da bambina. Adorato. Forse non ne ho capito il senso metaforico, forse mi sono persa qualche recondito significato, ma quanto avrei voluto salire su una baleniera anche io!

“Guerra e pace” di Tolstoj. Mi sono rifiutata. Sarà stata la mole (ma ho letto libri altrettanto voluminosi), sarà stato il genere, ma non fa per me. Lo leggerò mai? Mah, mai dire mai, per ora no.

La Sacra Bibbia. Ecco, questo secondo me non è un libro da lettura; può essere un libro di fede, un libro metaforico, un libro di Storia, ma non di letteratura. Non è un vero inizio e fine, sì può essere un insieme di storielline più o meno vere, ma se anche raccontasse davvero per filo e per segno o per fantasia la storia del genere umano è talmente complesso, discordante, poliedrico che per me non va messo in alcuna classifica. E’ da tenere sul comodino, in libreria per fede o per curiosità perché alla fine parla sempre la Bibbia a tutti.

“1984” di Orwell. Letto e adorato. Faticoso, disturbante, profetico. Da leggere assolutamente.

“Il signore degli anelli di Tolkein. Letto, letto, letto e riletto ancora. E’ entrato nella mia vita quando avevo 14 anni e non è mai più uscito. Per anni sono riuscita a rileggerlo a scadenza, poi la mole degli altri libri mi ha distaccato dalle sue parole, la visione dei film mi ha riempito di dubbi (tanto cose sono state cambiate), ora è tempo che lo rilegga, con calma, con del buon tè. Mi manca.

“Il grande Gatsby” di Fitzgerald. Mai letto e non mi attira. Ora che è uscito il film potrei sentire il richiamo della lettura ed invece no, scelgo inevitabilmente altro. Non è tempo e non so quando sarà.

“Anna Karenina” di Tolstoy. Un po’ come con “Guerra e pace” con in più che non amo le eroine presentate forti, ma drammatiche. Forse rovinato da troppi film melodrammatici. Non attira per ora.

“Il giovane Holden” di Salinger. Mai letto e non so nemmeno di cosa parli. Non so, ma non mi attrae nemmeno quando sono in libreria e curioso fra classici e nuovi, fra copertine e quarte di copertina. Forse troppo usato come citazione per ogni cosa. (Ha anche la copertina più anonima di tutti i libri sopra citati. Qualcosa vorrà pur dire. 😉 )

E voi cosa avete letto di quelli sopra citati o li avete letti tutti?

Moleskine tentatrice

Lo ammetto sono assolutamente affascinata e conquistata dalla Moleskine.

Ho le sue agende da anni e quadernetti sparsi in borsa finché li finisco perché dire “finché si distruggono” è praticamente impossibile: si rompono prima le copertine dei libri, in borsa. L’agenda giornaliera mi permette non solo di poter appuntare bene gli impegni, di ricordarmi le mille cose da fare (e che comunque scordo perché poi non riguardo l’agenda), di non perdere numeri e indirizzi, ma soprattutto per annotare pensieri, dubbi, ricerche e titoli di libri e film. Alla fine dell’anno è un vero bazar, con fili di lana e cotone che spuntano, volantini e biglietti da visita che manco ricordo dove ho preso.

Dall’anno scorso, risparmiando sui libri, mi sono presa la versione dei Peanuts, di Star Wars e de Lo hobbit, così le mie passioni sono coperte, anche se solo i Peanuts sono stati usati e in modo costruttivo e imperituro. Poi ho le agende dove scrivere le recensioni dei libri e dei film, cosa che ho sempre fatto in agende che deputavo io e ben prima di scoprire anobii e blog vari (compreso il mio).

PicMonkey Collage

Perché questo post? Vorrei dirvi che mentre guardavo camera mia, passavo la mano sulle copertine nere e compatte delle moleskine che posseggo, che mi sono venuti in mente ricordi sopiti e memorie del passato confuse con sogni di grandezza. Invece no! Il post è per segnalarvi che lo store della Moleskine ha gli sconti!

http://store.moleskine.com/it/freeshipping/

Se come me siete appassionati del genere e, al contrario di me, comprate senza problemi online, io ci farei un pensierino.

Io ho messo gli occhi sull’agenda del tè…se la trovo in negozio me la porto a casa la prossima volta!