“Dead snow” di Tommy Wirkola

deadsnow
Recensione di Mymovies

Scordatevi la solita recensione tecnica, questo film va assaporato e gustato in un sol modo: di pancia. Perché questo film è…come ve lo posso dire…una chicca di horror serie Z che non potete perdervi.

Non ci sono scelte di alto cinema di genere, non vuole passare come un pilastro dello stesso e non ha vanterie da fare. O almeno lo crediamo noi amici che l’altra sera ce lo siamo guardati tramite Netflix (odio! Lo voglio anche io, ma devo resistere…non so se ce la farò lo ammetto).

La trama è molto semplice: un gruppo di giovani sprovveduti norvegesi (quattro maschi e tre femmine) se ne vanno in una baita in montagna a fare una bella gitarella. Il posto è sperduto fra qualche montagna, senza un cavolo di indicazione, senza campo per il cellulare, radio per le comunicazioni e la macchina va lasciata a x chilometri di distanza. Tutti i migliori (o peggiori, dipende dai punti di vista) stereotipi del classico film horror ci sono, compresa la coppietta che sta insieme da un po’ e in realtà ha problemi, la bella di turno, lo sfigato e il belloccio tormentato. Ah, dimenticavo, c’è anche il tizio che appare dal nulla di notte (e non è il guardia caccia, o il controllore del bosco o un forestale a caso in pensione o in vacanza; e non è nemmeno un cacciatore di qualcosa) che nel giro di cinque minuti svela tutto e ci dice chi è il cattivo e perché. Quindi basta solo aspettare e seguire l’ordine preordinato delle vittime e vedere quanto gli zombie nazi cannibali sono diametralmente diversi dai loro antenati di Romero.

Perché guardare questo film? Perché è semplicemente geniale! Insomma, ti scappa da ridere per la palese presa per i fondelli di tutti gli stilemi classici del genere (e non solo di quello, basta guardare cose succede quanto trovano uno scrigno pieno di gioielli e oro), ti regala chicche a caso (le quali ti segneranno per sempre e non sarai più lo stesso) e soprattutto perché crea gli zombie più cattivi, fichi, curatissimi, intelligenti e non mangia cervelli che io abbia mai visto. E’ come giocare a “Sine Requie” e scegliere l’ambientazione Quarto Reich o una cosa del genere (potresti anche essere nel Sancto Imperio o nella TecnoRussia, nelle zone di confine). Insomma è quel genere di film dove staccare il cervello è un dovere e guardarlo in compagnia un vero piacere.

Ovviamente se cercate zombie sbriluccicosi e innamorati questo film non fa per voi; né se cercate di essere spaventati sul serio; né se siete dei seri cultori del mostro non morto e non troppo sveglio. Questa è roba in cui litri e litri di sangue finto verranno immolati per la causa e situazioni oltre al limite della normalità ci regaleranno scene memorabili ed intestini elastici e resistenti.

Visto ciò e visto il fatto che altri spettatori non ne hanno compreso la portata, abbiamo deciso in modo inderogabile di votarlo e dargli ben 4 stelle. Voi dite che non si fa? Questo film va visto! Ecchecavolo!

Voto: 8 sulla scala degli Z  Movie Horror (scala raramente usata per la valutazione di un film, ma in questo caso l’unica corretta da usare).

Annunci

Star Wars ep.VII: confessioni di una nerd

starwarsepisodeivanewhope
Quando le locandine le facevano a mano e raccontavano davvero più di un trailer.

Ero bambina, appena nata oserei dire, quando il signor Lucas ha regalato al mondo la nuova saga dell’epica, ha rivoluzionato il genere della fantascienza, ha regalato un sogno a milioni di bambini. Non mi credete? Fattacci vostri, questa è la verità.

Potrete non credermi, ma da quel momento un salto in avanti è stato fatto da tutta la cinematografia attraverso l’uso sapiente di artigianato e tecnologia nascente; gli stessi video giochi hanno avuto un’impennata di resa. Il mondo non è stato più lo stesso. E di questo dovete farvene una ragione.

Girano leggende su come sia nata la prima saga, che poi è la seconda trilogia, quella di mezzo, quella che sta dopo ma è stata fatta prima…insomma un gran casino. Comunque sia le leggende sono il pane per chi vive di storie, per chi racconta l’epica davanti al fuoco, per chi sa distinguere Ettore da Achille e conosce per nome tutti gli dei…ah, non parliamo di antica Grecia? Siete sicuri? Io credo che qui si parli di qualcosa di ben più profondo. Perché “Star Wars” sta all’epica, come “Star Trek” sta alla scienza: potrete trovarci qualche difetto, pensare che si stanno tirando sblinde come pochi e raccontarci fregnacce, ma alla fine quando segui un film o un episodio sai esattamente quale parte del tuo corpo verrà attratta: cervello per l’Entreprise, cuore per il Millenium Falcon. E vanno bene tutti e due, anche se il mondo vorrebbe che trekkist e amanti di guerre stellari, come i peggiori teppisti delle peggiori strade di Caracas/Marsiglia (o un posto a caso che ha una brutta nomea, ma che poi ci vai e ci stai divinamente) si picchiassero ad ogni angolo di strada per difendere i propri protetti. Gli appassionati di fantascienza possono anche essere completamente folli, troppo nerd per rendersene conto, e alla fine amare in modo diverso entrambe le saghe, anche se una sarà sempre la preferita.

Sono cresciuta a pane, nutella e “Star Trek”. Non c’era giorno che non ne vedessi una puntata. “Star Wars” era buono per le feste comandate. Poi sono cresciuta e le cose si sono un po’ invertite o forse solo ho capito quanto c’era dietro a quella che tutti gli snob critici di cinema volevano sminuire in una favoletta per bambini.

starwarsepisodeithephantommenace
Ci abbiamo creduto…

E così mi sono fatta fregare e ho seguito Lucas come fecero i bambini con il pifferaio magico e sì, lo ammetto, sono andata a vedere la seconda trilogia che cronologicamente è la prima (sì, il casino è troppo grande che nemmeno la Forza può contenerlo. Ma che caspio!!!) e, con il mio biglietto del cinema, mi sono seduta e ho creduto. E sono stata delusa, non una ma ben 3 volte, cercando di capire come un uomo come Lucas potesse aver perso il tocco e ci avesse rifilato una cosa indegna per tutti noi appassionati. Aveva perso il tocco…ecco la verità, e la cosa gli era sfuggita di mano mentre la “Lucasart” diventava un punto di riferimento per gli effetti speciali prima che arrivasse “Il Signore degli anelli” di Jackson. Eppure si doveva vedere, capire come Anakin fosse diventato Darth Vader, come cacchio fossero saltati fuori i gemelli della forza (no, lo sappiamo…le api, i fiori. La so quella parte!) e bla bla. Anche se sapevamo che il trauma di quella frase “Luke, sono tuo padre” i giovani non lo avrebbero mai capito, ebbri della loro frescaggine. Anche se comprendevamo che noi che vedemmo la trilogia di mezzo eravamo degli eletti e ci saremmo capiti fra di noi al solo sguardo.

Poi il silenzio…i veri nerd avrebbero cercato risposte credibili nei fumetti o nei libri e avrebbero cercato come i sabbipodi, senza pudore e ritegno.

In tutto quel passare del tempo, mentre le cassette vhs si smagnetizzavano per le troppe visioni e si cercavano dvd degni di mantenere il senso di carboneria che si condivideva con i suddetti eletti, la ferale notizia giunse mischiata a miti di speranza: la terza serie sarebbe stata fatta, Lucas vende “Star Wars” alla Disney. Non si sapeva se gioire o piangere, se fare gli offesi o sperare nei soldi a palate che uscivano dai pantaloncini corti di Topolino. Però si sperava, perché la speranza è insiata nel seguace che sia egli/ella un ribelle o un imperiale.

Trovo insopportabile la tua mancanza di fede.

E’ tutto quello che ci ha permesso di sopravvivere in tutti questi anni.

49611
Si cerca di tornare all’origine…

Mentre siamo stati bombardati dal più assillante campagna mediatica e solleticati dal merchandising più becero e ammaliante (mentre la Lego ci costringeva a tornare bambini e a desiderare che davvero Babbo Natale ci portasse la Morte Nera a mattoncini per renderci davvero felici…), l’episodio VII è arrivato, sotto Natale, con il suo carico di emozioni e speranze.

Non farò una recensione, ce ne sono mille in giro e molte mi trovano concorde, non ho bisogno di fare la tecnica ‘sto giro. Anche perché ha detto tutto Leo Ortolani nella sua di recensione (si può dire che lo amo? Si può vero?).

Comunque sia, appena prima di Natale, con una scimmia che a stento le si faceva leggere testi di filosofia per darle un contegno, con dei veri e seri contatti nerd di fb che non hanno spoilerato nulla ma fatto crescere l’ansia (“è la cosa più bella mai vista!!!”) come se non ne avessi di mio, vado con gli amici nerd e col mio biglietto in mano (cacchio 10 euro per un 2D??? E poi parlano di crisi del cinema…ah, no è proprio crisi e spennano i polli che rompono il salvadanaio per andarci. St****i!), mi risiedo ancora una volta sulla poltroncina del cinema. E ci credo. Perché la fede è fondamentale per la Forza. Non ho mai smesso di averla, Darth!

E trema il cuore quando finalmente si spengono le luci, parte il proiettore e la ben nota musica ti riporta bambina e ti fa credere che quel J.J.Abrams che non sopporti forse la magia la può fare questa volta. Purtroppo non ha il tocco lui, non sa di cosa parla lui, non ha il Bene e il Male dentro, non cognizioni di cosa sia la scelta, di cosa significhi la Ribellione o far parte dell’Impero (o Primo Ordine come si chiama qua) e soprattutto, non è che se costruisci una Morte Nera più grande costruisci anche il buco per distruggerlo più grande! Coglione! Ah no, gli ingegneri sono i Minions…

Perché alla fine il film è come un reboot condensato della trilogia di mezzo, quella che ha fatto amare il genere a milioni di ragazzini, strizza l’occhio a loro, non inventa niente di nuovo nemmeno quello che potrebbe farlo (cacchio no una Morte Nera più grande!!! Ma porc! Maledetti ingegneri Minion!); mette le basi per qualcosa che se gestito bene al prossimo giro potrebbe rivoluzionare tutti noi, ma lo sfrutta malissimo (Kylo Ren, adolescente non sith in crisi d’identità, è ottima idea, ma è una figa isterica più che un giovane tormentato); non ha idee nuove che continuino la storia. Come disse mio fratello uscendo dal cinema “Ha strizzato l’occhio ai vecchi nerd, dando un contentino, per non bruciarsi lui e i film pronti.”, e non posso dargli torto, ma questa mancanza di idee nuove è per me una mancanza di fede e non si può accettare.

Non posso dire di sentirmi tradita, ma un po’ presa per il naso sì. Avevo voglia di credere e mi è rimasta la voglia di vedere la trilogia centrale; avevo voglia di sognare, credere, sperare, sentirmi raccontare qualcosa e invece c’è stato un già visto. Non mi ha convinto, non mi ha emozionato, ho visto i difetti prima che le potenzialità. Non è bastata la musica per incantarmi, nè l’effetto nostalgia. Io cercavo il Racconto e mi è mancato, ma la mia fede non vacilla e continuerò a credere…Luke usa la forza!

title1

“Dark Skies-Oscure Presenze” di Scott Stewart

Ancora una serata in cui la tv generalista non regala niente di piacevole e sky è in mano ad altri della famiglia, capito su questo film sperando che mi distragga piacevolmente e mi stacchi dal fare altro.

dark-skies-oscure-presenze-la-locandina-italiana-del-film-286630
recensione di mymovies.it

All’inizio parte bene, ma immediatamente perde colpi sia nello svolgimento della narrazione che nella realizzazione vera e propria, e mi trovo a dire la classica frase che ogni culture di horror dice “ma accendere la luce no?”…ecco, questo vuol dire che tutto è sul limite del non logico.

 

Certo, mi direte, perché gli horror o i fantascientifici sono logici vero? No, non lo sono, ma le reazioni umane devono essere congrue al personaggio e, se questo non è più di tanto approfondito, dovrebbe avere le reazioni medie di qualsiasi essere umano, il quale visto che alla notte subisce cose assurde e la casa viene messa a soqquadro, vuoi che una luce non la accenda? Evidentemente no. Beh io sì, almeno alla seconda notte quando per l’ennesima volta sento rumori assurdi in cucina, di sotto, al piano terra, oppure quando l’allarme suona (ecco, anche lì, ma una cavolo di arma improvvisata non te la porti dietro? Tutti in certe zone d’America hanno una mazza da baseball e loro no?).

In più ancora una volta gli elementi di questo film paiono discordanti fra di loro e senza un legame apparente o comunque senza una giustificazione. Perché i genitori, visti i gravi problemi che li trovano coinvolti, invece che farsi aiutare da uno psicologo vanno a trovare uno sconosciuto (perché nel film non ho capito come salti fuori) investigatore di fenomeni del genere? Perché il ragazzino grande ha il classico amico squinternato e lo frequenta malgrado sia successo qualcosa di pesante in passato? Perché il figlio piccolo sembra normale e poi di colpo perde il lume della ragione senza accusare più di tanto o comunque senza essere davvero utile allo svolgimento? Perché…insomma in questo film disarticolato mi sono sorti troppi perché e quello di non accendere la luce è solo quello più banale

Regia: 6 Niente di che, alla fine fra una citazione e l’altra anche di altri film (no, davvero ci sono 3 stormi di uccelli neri che si abbattono sulla loro casa? Non ci avevo mai pensato…), il regista svolge il suo compitino senza infamia e senza lode. Forse non è tutta colpa sua, ma davvero niente di eccezionale.

Sceneggiatura: 5 Vorrei dire buona l’idea, ma anche qui era un già visto. In film del genere, dopo anni che si raccontano le peggio cose, purtroppo non ci vuole tanto l’idea originale, ma piuttosto la descrizione della stessa in modo originale, il portare lo spettatore a intuire, a voler sapere di più, a investigare coi protagonisti e non a passare da una sequenza all’altra.

Scenografia + costumi: 6 Film contemporaneo, quindi tutto come ci si aspetta. Diciamo che prende un po’ lo slancio quando deve descrivere l’aumentare delle paranoie e della disperazione dei protagonisti, ma è davvero il minimo.

Fotografia: 6 C’era? Ovvero, l’uso della fotografia è stato funzionale al portare lo spettatore a guardarsi attorno per paura che quello che sta vedendo gli possa capitare? No. Quindi ha fatto il compitino di ben mostrare il lavoro senza essere davvero usata per quel che è nata.

Effetti speciali:5 Non vi svelerò chi sono i cattivoni del film, ma sono stati resi malissimo in quanto senza fondo, tridimensionalità, resa credibile. Mi contesterete questa frase con la classica risposta “ma era voluto, tu non capisci e bla bla”; ok, voluto…va bene…i disegni dei bambini sono voluti, ma quelli no, quelli sono realizzati male perché alla fine non si aveva davvero voglia di rendere questo film credibile.

Musica: c’era?

Voto 5– Il film è evitabilissimo, non aggiunge nulla alla storia del cinema, né in generale né in quella di genere, ma si fa guardare se per una sera non sapete cosa vedere e ve lo passano in tv. Evitate di scaricarlo o di affittarlo o di farvelo prestare. Questo film è il classico film che guardavo nelle serate di compagnia quando la ricerca di “demonialienichesparano” ti portavano alla scelta di un classico serie Z o questo e alla fine ti chiedevi perché non avevi preso l’altro che al massimo due sane risate te le facevi!

p.s: rileggendo la recensione di “Mymovies.it” mi chiedo che genere di bagaglio culturale di genere abbiano quelli che hanno scritto l’articolo. Non che non si possa avere dello stesso film visioni diverse e non che non sia stato scritto correttamente (anche nella citazione degli elementi), ma mi da l’idea che non abbiano visto molto di più che questo film per giudicarlo. Insomma non è che per forza si debba essere un cinefilo assatanato o talebano, non dico nemmeno che bisogna passare la propria vita a cercare il famoso ago nel famoso pagliaio, ma avere un minimo di cognizione di causa no? Ci sono film, libri, fumetti che nascono e vivono perché altri pilastri sono stati creati prima di loro e quando non si conosce la storia del genere a volte si rischia di andare in giro zoppi…

“Benvenuti a Zombieland” di Ruben Fleischer

Secondo film del fine settimana horror di Halloween. Avevo sentito parlare molto di questo film e bene e ne ho promosso la visione. Beh mi aspettavo di meglio…devo essere sincera.

Il film è una visione classica ma in ottica comica o leggera del mondo conquistato (o sarebbe meglio dire mangiato?) dagli zombie: un virus scappa di mano da qualche parte nel mondo (di solito l’America…beh dovrebbero piantarla di giocare con i virus zombieggianti!) e nel giro di poco amici, parenti, sconosciuti e semplicemente passanti pensano che la tua ciccia sia la cosa più desiderabile da mangiare, al di là che tu sia d’accordo o meno. I nuovi zombie purtroppo si allontanano dalla loro stirpe per disdegnare il cervello come piatto base della loro alimentazione carnivora e soprattutto sviluppano muscoli e agilità che pochi atleti centometristi hanno per partecipare alle olimpiadi.

http://www.mymovies.it/film/2009/zombieland/

 Il bello di questo film è sicuramente il cast, ma come al solito quando parlo di cinema, parto con la scheda tecnica. Buona lettura!

Regia: 6/7 Mi leggo un po’ di biografia del regista perché non lo conosco e per una volta tanto non è colpa della mia ignoranza: questo film è il suo film d’esordio. E allora va bene! Costruisce un’opera interessante, scegliendo di puntare su un cast ridottissimo, una serie di situazioni che attingono alla storia del classico di genere, punta sulla leggerezza, srazza un po’ sul sentimentale e aggiunge quello che si potrebbe pensare essere un po’ un linguaggio da video musicali anni fumettistici. Si respira aria di freschezza, senza dover cadere nel giovanilismo; strizza l’occhio allo spettatore “veterano” sfidandolo a cercare (se ci sono) riferimenti ad altri film; cita un grande del cinema con uno dei suoi film più amati. Soprattutto guida il cast con attenzione, lasciando a ognuno il suo spazio di “eroe a sua insaputa”. Eppure non spinge bene sulla sua macchina da presa, creando uno stile che sia veramente unico e indimenticabile. Fa un buon compitino, certo con buone basi alle spalle…

Sceneggiatura: 6/7 Come si fa a fare un post apocalittico zombie senza cadere nei cliquè? Non saprei dirlo, perché in effetti la scelta è difficile da realizzare, ma rimanere nel solco della tradizione può essere una buona scelta oppure un già visto. Di certo questo film si basa più sui 4 protagonisti e le loro differenze che vedere davvero come la civiltà umana viva possa sopravvivere di fronte all’emergenza zombie. Alla fine chiunque abbia letto qualche libro o visto qualche film sull’argomento può salvarsi tranquillamente…o no? I 4 sono come quattro icone del “non ho mai avuto a che fare con uno zombie prima d’ora”: Columbus è uno sfigato nerd; Tallhassee è uno schizzato cow boy moderno, ferito nel profondo, ma ancora capace di lasciarsi andare per le piccole cose; Wichita è la scaltra, quella tenera ma che deve dimostrare di essere più stronza dello stronzo più stronzo, così nessuno la ferirà; Little Rock è il futuro, ingenua nella sua voglia di parchi gioco, furba perché sa già cosa è la vita, curiosa, è sicuramente il personaggio più interessante e “veritiero”.

Scenografia e costumi: 6+ Tranne per qualche chicca (vedi alla voce ultimo zombie clown) il resto è molto “normale” e anche qui il compitino è ben fatto senza troppi sforzi. Bella la caretterizzazione estetica dei protagonisti, ma prevedibile.

Fotografia: 7 Nessun sforzo particolare, anche perché qui si ritorna nei ranghi e la fotografia rimane un ottimo supporto senza uscire dai suoi binari. Forse si sono divertiti maggiormente sul finale con le scene al parco giochi di notte: un classico, un prevedibile mi sa, ma che è ben dosato e calibrato fra luci e ombre.

Musica: 6 Ancora una volta non me la ricordo e suppongo che sia un sottofondo non troppo impattante col resto, se non qualche scena particolare. Probabilmente in un film di genere, ma leggero non era richiesto il suo impiego.

Effetti speciali: 7 Un buon film horror non può prescindere da trucco, parrucco e sangue finto, tanto meno se hai a che fare con zombie mangia carne. Al di là degli effetti digitali o meno, il settore trucco&parrucco ha fatto il suo dovere con zombie credibili, mangianti e pezzi di carne come se fossimo da un bravo macellaio.

Cast: 6/7 Mi spiace per gli altri attori, ma Woody Harrelson svetta su tutti con un personaggio sopra le righe (e un po’ te lo aspetti quando rimani solo a combattere non morti…) infantile e adulto nello stesso tempo, scanzonato e molto pratico quando è ora, una buona prova d’attore ma di certo non un film da oscar per lui. Gli altri stanno nella media e vabbè. Menzione speciale per Bill Murrey che in una autocitazione molto ben fatta da al film un momento di dramma inaspettato ma corretto.

Voto: 6/7 Un voto quasi di media (o almeno di media a occhio) perché il film è gradevole, con buoni spunti narrativi e stilistici, ma mi aspettavo molto di più e soprattutto di divertirmi maggiormente. Da vedere comunque in qualche sera in cui si cerca una buona visione senza troppo impegno.

“Sinister” di Scott Derrickson

Metti una sera di fine ottobre, in montagna a casa di amici, chiacchierando e mangiando e bevendo; metti che fuori fa freddo e dentro il camino scalda e un cane coccoloso passa da uno all’altro invitato; metti che è la sera di Halloween e un po’ di paura bisogna averla che tu la racconti o la guardi. Metti che…che è stato il mio fine settimana dei morti e sembra l’inizio di un film horror! Invece i film ce li siamo guardati sballando orari e fregandocene di tante cose se non star bene. Questo è uno dei due e perfetto per la notte piena, cercando di stimolare le peggio paure dell’inconscio. E ci è anche riuscito con me, anche se devo ammetterlo certe scene crude ma non violente mi hanno infastidito più che certi fatti di cronaca nera, costringendomi a guardare a fatica.

http://www.mymovies.it/film/2012/sinister/

L’horror è un genere che amo e odio allo stesso tempo, proprio perché avendo una buona immaginazione se girato bene esso suscita i miei incubi vari ed eventuali. Purtroppo da tantissimo tempo la filmografia di genere ha fatto uscire le peggio cose, magari ricalcando successi del passato, ma mostrando più zizze e sangue che trame vere e proprie; in più ci si è completamente dimenticati che cosa fa veramente paura è il nostro cervello e la sua capacità di sublimare il non detto e di tirar fuori cose che nella storia sono lasciate o buttate lì proprio per quel motivo. Un buon horror paradossalmente parte dal lettore e poi torna sullo schermo…

Partiamo con ordine però.

Regia: 8. Era tantissimo tempo che non avevo strizza guardando un horror e qui l’ho avuta (anche se purtroppo si è persa sul finale). S.D dirige con maestria 3 attori fondamentali: un Ethan Hawke smagrito e depresso, ma senza essere troppo monomaniaco; una musica attrice comprimaria; una storia che si dipana su più fronti. A tutto questo aggiunge una fotografia magistrale e la scelta di pochi attori a dividere la scena. Tutto il film si svolge come una perfetta opera concertistica, trasformando un “banale” thriller in un vero horror psicologico e paranormale.

Sceneggiatura: 6 E questo è un voto basso perché in realtà il film si basa su un’ottima scrittura, priva di buchi narrativi e di bazze pseudo teologiche: solida, logica, consequenziale che unisce due generi in una sola scena. Eppure…eppure…qualcosa non mi ha convinta. Non mi ha convinta la scelta totalmente paranormale…ATTENZIONE SPOILER!!!! che giustifica la scomparsa di un bambino in ogni scena del crimine: mr. boogie man. In Italia il concetto dell’uomo nero è presente, ma nella cinematografia ben poco usato, mentre in quella anglosassone e americana soprattutto invece sì: da l’idea che dall’altra parte dell’oceano siano totalmente terrorizzati dall’idea di un qualcuno che possa rapire i bambini per scopi malvagi. Un’ossessione che è qui sostenuta ancora una volta, ma che purtroppo perde consistenza verso il finale. Scoprire chi compie gli omicidi di famiglie, in un arco di tempo abbastanza lungo, e il perché scompaiano alcuni bambini è il nodo del film, ma avendo caratterizzato tutti il film in un’atmosfera realistica e persistente arrivare a una banale scena di possessione e rapimento sovrannaturale svilisce tutto il lavoro precedente. Avendo lavorato tantissimo sul protagonista, caratterizzandolo bene nella sua mania di rivalsa da scrittore in decadimento, vedere con quale velocità si liquida tutto mi ha infastidito. Sì, io avrei cambiato il rapporto di fra l’Uomo Nero e le sue vittime, dando più consistenza fisica e temporale, creando più collegamenti visibili con i segni, i posti e le persone, mentre invece questa parte è (tranne per un solo e non ben spiegato particolare) un po’ buttato su.

Sceneggiatura e costumi: 7. C’è poco da dire o da fare quando si ambienta un film nella contemporaneità: o è realistico o no. Questo lo è e va bene così.

Fotografia: 8. E’ strano dirlo, ma questa volta non si può prescindere dalla fotografia per essere guidati nei vari piani della storia: dai filmini super 8, alla discesa nell’ombra del protagonista, dal proiettore puntato negli occhi, alle pareti colorate dalla piccola di casa. Tutto ben dosato, scivola da un piano all’altro sottolineando e un po’ preparando lo spettatore a quello che dovrà vedere.

Musica:8. Finalmente un film horror che riprendendo i vecchi stilemi del genere usa la musica e non la subisce. Essa sottolinea tutto, enfatizza tutto e terrorizza come deve fare. Ricorda un po’ l’immortale sequenza dei Goblins in “Profondo Rosso”. Quando si sentono certe note nel film, si capisce subito dove si vuol andare a parare e…paura!

Effetti speciali: 7-  Pochi, giusti e che ti fanno saltare dalla sedia solo a cose fatte, ma senza l’effetto splatter di molti film contemporanei. Non ho molto apprezzato lo svelamento del cattivone, perché ricorda un po’ “Scream” in salsa deformata. Mentre il bambino con terrori notturni dovrebbe essere rinchiuso da qualche parte nel film…

Cast: 6 Tutto gira attorno al protagonista e sinceramente il resto del cast poteva anche stare a casa (come l’inutile personaggio del vice sceriffo…). Questo è un peccato perché alla fine non è che siano molto valutabili gli altri attori, oscurati da E.H magro, con la solita faccia da giovane dietro a quella di adulto, bravo senza strafare, che gioca sulla mimica e sul corpo più che sulle parole. Bravo, non la sua miglior performance, ma bravo.

Voto: 6-7 Malgrado tutti i voti tecnici siano alti e pur apprezzando la bravura del regista di girare questo film, la scelta della sceneggiatura mi ha portato a vedere questo film come niente di così nuovo ed eccezionale, ma anzi mi rimane la sensazione che abbiano sprecato una buona occasione.

“Ant-Man” di Peyton Reed

Me ne vado al cinema non convinta di questo film, ma tanto per stare in compagnia con un po’ di amici assortiti all’ultimo minuto. Alla fine ho quasi amici nerd, ma tutti a loro modo, che è sempre un terno al lotto capire chi incastrare con chi.

http://www.mymovies.it/film/2015/antman/

Questo film non mi convinceva per il supereroe che non conoscevo per nulla e sinceramente pensavo che fosse un po’ una cavolata: una formica contro il male? No, dai, ma quali super poteri può avere oltre al fatto che vanno ovunque e te le trovi in cucina in posti che mai avresti pensato. Ovviamente non avevo letto nemmeno un albo che lo citasse, nemmeno per caso, di striscio e quindi cosa potevo saperne? Nulla, ma mi fidavo della nerditudine di chi aveva promosso la serata.

Le luci del cinema si spengono e le prime immagini sono di uno strano M.Douglas un po’ siliconato, tirato o…cosa? Vabbè, la colpa è mia perché non sapendo la storia non avevo capito che i primi minuti sono un momento del passato, quindi l’antefatto della vicenda, un’introduzione. E io non ho capito una cippa.

Come tanti fumetti americani i personaggi sono tipi un po’ particolari, o segnati da qualche dramma, o semplicemente la persona giusta al momento giusto perché ha le capacità adatte per farle. E il nostro eroe è di questa ultima risma: finita di scontare la pena in carcere per un furto “a fin di bene”, si trova suo malgrado coinvolto in un piano ben più grande di quello che pensava lui una volta tornato in libertà. Fra le mani si trova (beh non è corretto dirlo, ma mica posso dirvi tutto!) una particolare tuta, ma soprattutto si trova a dover lavorare con uno strano tipo di scienziato (quanti scienziati ci sono in questi fumetti, se solo servisse a rendere i ragazzi più interessati alla scienza!) e con una missione molto particolare. Ovviamente contro c’è un cattivone senza scrupoli che ha perso di vista lo scopo sia della scienza come dell’ingegneria, ma che volete farci? I cattivoni son fatti così, son strani!

Tutto il film ha un tono leggero e ironico, soprattutto quando mostra lo strano rapportarsi dei protagonisti alla stazza o agli alleati, cambiando spesso di dimensione e di punto di vista; e tutto ciò è molto interessante e piacevole perché non cerca di spiegare tutta una serie in un unico film e nemmeno convincere gli ignoranti che devono assolutamente diventare dei fans; serve a ricordare che il film che si sta guardando è un film tratto da un fumetto e che sì tratterà dei temi impegnativi, ma alla fine ci vuole anche e solo del sano divertimento.

Regia: 6 e mezzo Non ho tratto un particolare segno della regia, ma di certo non conosco abbastanza il regista per trovarci una sua impronta personale (ho buttato l’occhio sulla sua filmografia e ha fatto solo commedie e credo di non averne vista mezza, e se l’avessi vista non me la ricordo…non male davvero).

Sceneggiatura: 7 Pur non conoscendo il personaggio, la storia fila senza buchi di sorta, senza dubbi che sorgono, ma anzi un po’ di curiosità fa venire. Ovviamente, sia sentendo le critiche su fb che dagli amici in fonte diretta, questa versione pare molto edulcorata (soprattutto nella figura di Pym) in confronto all’originale e di questo non me ne stupisco visto che oramai la maggior parte dei film di genere viene stravolta per prendere più pubblico possibile e quindi appiattendo tutte le possibili discromie; senza parlare che la Disney non fa un film fuori dal filone “carini e coccolosi” manco a pagarlo negli ultimi tempi (ricordo male? Nel caso ditemi i titoli perché dovrò riguardarli e abbassare il tasso glicemico cinematografico).

Scenografia e costumi: 7 Il mondo degli umani è normalissimo, ma quando il nostro si rimpicciolisce le formiche sono una meraviglia e soprattutto credibili come un documentario della National Geographic. Il costume di Ant-Man ha quel gusto un po’ steampunk, ma molto pulito e quindi è davvero una figata.

Fotografia: 7 Si fa quel che si deve e come si deve, ma anche qui i momenti migliori sono con le formiche. Pompata dagli effetti speciali? Può essere, ma a questo punto in film del genere la fotografia è un buon sostegno, ma non è più così curata come in altri film e quindi è davvero difficile scorporarla del tutto dal resto.

allenamento

Effetti speciali: 8 Un buon voto frutto della sapienza di mischiare continuamente le dimensioni piccole e normali, senza troppi stravolgimenti e soprattutto senza far venire il vomito allo spettatore. Anche in questo ambito la tecnica si sta affinando diventando quasi cosa normale, se solo si pensa a 10 anni fa, eppure son convinta che certi avranno notato dei piccolissimi buchi, ma non io (considerando che ne “Lo Hobbit” ho trovato tutti i piani di prospettiva, devo aver un buon occhio comunque) e me lo sono goduta. Bella la scena all’interno dell’atom…non vi dico nulla!

Cast: 7 Bravi attori con una Evangelina Lilly e il suo invidiabilissimo caschetto inspettinabile e un fisico da atleta, un ironico Paul Rudd, ma soprattutto un sorprendente M.Douglas che non prende la scena agli altri, non gigioneggia, non esagera, pur rimanendo sulla scena e personaggio centrale della vicenda.

Musica: 6 e mezzo. Un buon supporto, ma forse troppo di sottofondo o meglio alla fine dei titoli di coda (perché anche in questo vanno visti TUTTI) ci sono quelli delle canzoni e per quanto ci sembrassero famose non ne ricordavamo mezze o quando c’erano state.

Voto: 7 Un quasi due ore di buon svago mentale, senza troppi incasinamenti fra personaggi, citazioni di altri film Marvel, comparsa di Stan Lee come si deve, effetti speciali, sorrisi e ammiccamenti. Un buon film da fumetto, malgrado le dimensioni.

” X-Men – Giorni di un futuro passato” di Bryan Singer

La saga di X-Men come tutte quelle dei fumetti è lunga e complicata e soprattutto intricata. Negli albi è normale vedere personaggi cambiare, passare da uno schieramento all’altro, a volte subire veri e propri stravolgimenti: normale per albi che escono a scadenza prefissata, che devono vendere ogni volta, che devono sfamare sceneggiatori e disegnatori; normale per chi ha anni sul groppone e deve andare sempre avanti per non chiudere e sparire. L’universo Marvel o DC cambia, muta, stravolge, uccide e fa risorgere, seppellisce definitivamente, senza mai guardarsi alle spalle.

Questo oramai accade anche nei film dove mantenere il filo logico dei fumetti non è scelta facile quando vuoi far andare la bilancia a pari fra incassi e storie. Il problema molto spesso sorge dalle logiche di budget, dal meschino tentativo di portare nelle sale anche coloro che niente hanno a che fare con quello che vedranno (vi ricordate una certa oscena storia d’amore fra nano ed elfa in qualche film appena passato?), dal tentativo a volte di buttare nel cassetto anni di onorata carriera e buttar su carrozzoni inenarrabili. Difficile vedere sul grande schermo un supereroe che non sia stato “manipolato” e “pasticciato” in modo da renderlo quasi irriconoscibile. I reboot sono la panacea per ogni scelta discutibile di film sbagliato: questi possono giustificare ogni stravolgimento, ogni riscrittura, lasciando a bocca aperta appassionati e non.

http://www.mymovies.it/film/2014/xmendaysoffuturepast/

Questo film rientra nel filone e come “innovativa” scelta narrativa si usa il “ritorno al passato”. Per impedire la scomparsa su questa terra di ogni mutante, a seguito di una vera e propria guerra scatenata dagli umani un filino preoccupati di tutto ciò che è diverso, chi si rimanda nel passato (ma solo la sua mente, mentre il corpo rimane ben fisso nel suo periodo)? Logan Wolverine, quello meno mentale fra tutti, quello più fisico. Mi devo essere persa la vera ragione (che deve essere diversa da quella di regalare a noi giovani figliole un meraviglioso nudo, come oramai marchio di fabbrica quando a interpretarlo è H.Jackman) perché la spiegazione data mi è parsa fallata da subito. Rientrato nel suo corpo negli anni ’70 (alla fine della guerra del Vietnam, con Nixon come presidente, con i pantaloni a zampa d’elefante, cose così insomma che non abbiamo mai visto…no, no…), con problemi di stabilizzazione di contatto e con artigli farlocchi in osso, suo dovere è ritrovare Xavier e vedere come cambiare il futuro. Wolverine sarà, proprio perché è stato il prescelto, a ricordare tutto sia prima che durante, ma anche dopo (sempre che le cose vadano a buon fine).

Regia: 6 e mezzo Senza infamia e senza lode, fa il suo compito e gestisce bene tutti gli elementi, ma devo dire che il film non è di quelli che si ricordano del tutto.

Sceneggiatura: 7 Il voto alto è dovuto ai dialoghi che, stranamente, sono meno stereotipati di quanto ci si possa immaginare. Tutto il film alla fine gira attorno alle conseguenze delle nostre azioni e del fatto che sì, a volte, possiamo rimediare ai nostri errori. Quello che siamo è determinato da quello che facciamo, ma questo vuol dire anche che le nostre azioni ricadono sugli altri e non sempre questo è un bene. Con un taglio così moraleggiante, il film ruota attorno al personaggio di Mistica, colei che sembra davvero così lontana dal discernere razionalmente preferendo il puro istinto e anche la propria rabbia.

Scenografia e costumi: 6 Ovviamente film fumettosi come questo prevedono credibilità, normalità e rigore scenico del periodo. Sembra paradossale, ma proprio perché già i personaggi sono sopra le righe è fondamentale che tutto il resto sia il più normale possibile: i personaggi agiranno tentando di mascherarsi (ricordiamo tutti la cabina di Superman vero?) oppure useranno tutto quello che li circonda per ergersi sopra alla banale normalità. Citando Mymovies “Settanta così fortemente caratterizzati da sembrare una parodia di American Hustle” si riesce a comprendere quale sia il vero stile del film.

Fotografia: 7 Ben girato e con quella sensazione di incredibile nel credibile, anche in una sapiente mescolanza di realismo e “riprese originali anni ’70”.

Effetti speciali: 7 Beh, Magneto quando si muove ha il suo perché. Questo vuol dire in soldoni che gli effetti speciali sono ben fatti, anche se scadono un po’ troppo nel fumettone serie B nella parte futuristica del film (peccato veramente, perché sembrano un po’ dozzinali per quanto le sentinelle siano fichissime).

Cast: menzione d’onore per questo film che annovera fra i futuri Magneto e Xavier niente popo’ di meno che i grandi Ian McKellen e Patrick Stewart, ma che fa sospirare noi fanciulline con Hugh Jackman e Michael Fassbender. Anche l’occhio vuole la sua parte e non si può sempre accontentare i ragazzi 😉

Voto 6 e mezzo. Il film è un buon inizio per un’altra serie, ma io non amo questi ritorni nel passato per sistemare le ciofeche fatte da altri; molto meglio andare avanti dimenticando certe scelte e “ravanare” per bene nel cartaceo per trovare la strada giusta: il mondo x-men è talmente vasto e complesso che ridurlo a certi filmini non è stimolante per nessuno.

“Pacific Rim” di Guillermo Del Toro

Ieri sera, un venerdì sera come tanti altri, per una casualità del destino riesco a prendere in tempo l’orario di inizio film, di un film che mi interessa e me lo guardo.

http://www.mymovies.it/film/2013/pacificrim/

Lo aspettavo da tempo, ha tutto quello che mi interessa in un film distensivo (bhe…è il genere che preferisco guardare, visto che di seghe mentali e drammi ce ne sono già troppe nella vita vera): robottoni, effetti speciali, mostroni e…basta! Serve altro? Un tempo, nella vecchia compagnia, questo era il genere “demoni alieni che sparano” (che poi abbiamo visto incarnarsi in “Fantasmi su Marte”) dove c’era tutto il trash nerd per eccellenza, senza bisogno del cervello. Purtroppo per una serie di casi della vita quando uscì al cinema non riuscii ad andarci e devo dire che è un vero peccato perché questo è un film da grande schermo. E’ pieno di effetti speciali, di colori sovradosati, di chiari scuro imperanti: fotografia ed effetti sono le colonne della vicenda.

Perché puntare sugli aspetti tecnici? A mio parere perché la trama è ininfluente. Sappiamo che a un certo punto dei terribili dinosauri alieni enormi sbucano da non si sa dove e iniziano a massacrare gli umani; poi gli umani iniziano a costruire dei giganteschi robottoni (e non si sa come gli è venuta questa idea) e poi si picchiano. Punto. Questo è il succo della trama. Ok, ci sarebbe anche una mini storia d’amore; c’è il rapporto padre-figlio da sviscerare; c’è la simbiosi dei due piloti dei robottoni; la capacità di tenere a bada i ricordi; e poi il mercato nero degli organi di kaiju e la carne da macello umana. Tutte queste cose sono più o meno accidentali, ma soprattutto ignorate nell’approfondimento e in fin dei conti va benissimo così: questo non è un film impegnato, questo è un film svacco!

Regia: 6 e mezzo. Difficile non far girare bene un film del genere, ma qualcuno poteva anche farlo, non Del Toro. Quello che ha in mano lo sa mischiare bene e lo fa scorrere come si deve. Un compitino ben fatto tocca dirlo, senza però troppo impegno.

Sceneggiatura: 6 e mezzo. Voto basso perché le potenzialità per raccontare una vera storia del futuro c’erano, ma la scelta è stata quella di condensare tutto in un episodio e non in una serie televisiva. Comprensibile, ma lascia un po’ con l’amaro in bocca, perché troppe cose sono scontate e troppe lasciate correre.

Scenografia e costumi: 8 Rendere la Terra in un futuro prossimo lontano è sempre un rischio: rischio di esagerare, di rendere tutto poco credibile, troppo innaturale. Invece qui va tutto liscio. Ovvio è un mondo un po’ diverso da quello che noi conosciamo, ma poi non più di tanto, è solo un po’ meno incasinato anche se c’è la paura.

Fotografia: 8 e mezzo Buona parte di questo film si basa su questa caratteristica. Il voto non è eccelso solo per il fatto che guardarlo su un televisore di 20 pollici è debilitante per lo spirito nerd e quindi tanti dettagli sono spariti, si sono minimizzati, cancellati. Il voto è falsato, sento che poteva essere più alto.

.

Effetti speciali: 10 Qui il voto è altissimo perché, porcaciccia!, c’è tutto quello che ci deve essere, come ci deve essere, quando ci deve essere. Punto. Robottoni: fichissimi! Kaiju: splendidi e la mano di Del Toro si vede tutta (e io la adoro. Da “Il labirinto del Fauno” a “Hellboy” a questo ci sono tutti i suoi classici mostri, le sue maschere dell’orrore umano. Come non si può adorarlo?). Dovete vederlo per capire l’emozione che si può provare quando si caricano i pugni dei nostri eroi di latta da scaricarsi come mitra contro i dinosauri alieni!

Voto: 7 Un voto di media non matematica alla fine, per mediare la scarsità della sceneggiatura in paragone con gli effetti. Un film da riguardare solo per cogliere meglio alcune sfumature.

“Cena tra amici” di A. de La Patellière e M. Delaporte

Altra sera con niente da vedere e lo zapping diventa più importante della lotteria: dove ci fermeremo per dare un senso a questa serata di svacco? Il mio cervello deve avere delle defaillance o forse è colpa della visione della terza parte de “Lo Hobbit” di ieri sera, ma tant’è anche a sto giro mi fermo su un film francese: “Cena tra amici”.

.

Commedia agro dolce in puro impianto aristotelico (unità di luogo, tempo e stessi personaggi, in soldoni), costruita sulla parola più che sugli effetti speciali e sulla caratterizzazione dei personaggi, si dipana come una vera seduta di psicoterapia collettiva catartica senza moderatore. Tutto parte da un semplice scherzo sul nome del nascituro, dalla reazione di amici-parenti, sulle convenzioni, sull’ipocrisia del perbenismo, per arrivare allo svelamento dei rapporti di queste cinque persone unite da parentela, matrimonio e amicizia. Perché alla fine ognuno di noi ha segreti nell’animo che è meglio non confessare; cose che non sopporta anche nella persona che ama; angoli bui che non si vogliono mostrare; egoismi che vediamo negli altri ma non riconosciamo in noi. Alla fine la vita di ognuno di noi, i rapporti che instauriamo non sono altro che un insieme di piccole falsità, di maschere che mettiamo per il quieto vivere, per proteggere i nostri sentimenti, per tutelare chi amiamo. La vita diventa un difficile equilibrio fra “il poter dire” e “il meglio non dire”, finché a volte non si scoppia ritrovando un nuovo equilibrio.

Se in un certo momento questo film diventa difficile catalogarlo come commedia, alla fine ci si rende conto che è davvero così, perché non si va verso un falso lieto fine, ma attraverso l’accettazione e la ricomposizione dei rapporti, rimanendo apparentemente tutto uguale.

Se fosse stato girato in Italia avremmo calcato la mano nel piagnisteo, nell’isteria, nel politicizzato, nella visione verdoniana dei rapporti, portando a una pseudocommedia trash autocommiserativa e non risolutiva. Invece qui c’è la critica politica a una visione snob e perbenista di sinistra intellettualoide (credo che in Francia il personaggio barboso sia proprio l’intellettuale politicamente schierato, ma molto a modo) etichettato dall’atteggiamento di mettere cose come post it con su scritto “sono originale”; c’è il rapporto fra coniugi con problemi di coppia visto dall’occhio della donna stanca di essere considerata utile, la quale chiede “soltanto” le scuse senza altri stravolgimenti; c’è la difficoltà di palesare un amore lecito ma fuori dalle righe, raccontato con leggerezza e intensità.

Regia: 7 Difficile da girare un film così semplice, ma i due registi si sono fatti valere dimostrando un’attenzione per i dettagli e guidando scene e attori con mano gentile e tocco sicuro.

Sceneggiatura: 8 E’ vero: i film francesi sono verbosi. Sono parolai per meglio dire. E se perdi una parola puoi stravolgere il senso del discorso, non comprendere l’ironia o il gioco delle parti. Eppure tutto ciò rende questo film perfetto, quasi vecchio stile: cura, attenzione per i tempi, il ritmo, l’intreccio dei personaggi come una partitura musicale. La traduzione italiana non sembra aver inceppato gli ingranaggi, anche se credo che nell’originale ci fossero molte più sfumature.

Scenografia e costumi: 6 Il voto è basso perché tutto si svolge nella parte giorno di una casa e devo dire che, malgrado i tantissimi libri che avrei voluto vedere toccare e leggere, non è che fosse tanto difficile. Stesso discorso per i costumi dei personaggi, anche se caratterizzati anche con abiti normali e quotidiani.

Fotografia: 6 e mezzo. Curata, precisa, ma non prende il sopravvento, lasciando intravedere con l’uso delle ombre la vita della casa e tutto quello che può attorniarla. Di sicuro è un voto basso, ma è per sottolineare il suo saper “star a posto”.

Voto: 7. Gradevole, interessante, leggermente cinico da prendermi, sicuramente un buon film che mai avrei scelto forse per il pregiudizio di trovarmi alla solita faida famigliare buona per lanciarsi i coltelli.

“Mangia prega ama” di Ryan Murphy

Ieri il mio cervello ha giocato contro di me, ve lo dico. Non so bene come sia successo, ma ha spento la voglia di horror, giallo, splatter vario e facendo zapping ha bloccato il dito su questo film appena iniziato. Devo chiedere il controllo del cervello a questo punto perché sti scherzi balordi li fa a volte. A sua discolpa devo dire che nel frattempo stavo aiutando via chat una mia amica a familiarizzare col kobo e calibre e quindi tanta attenzione non l’avevo, ma è pur sempre un segnale negativo.

http://www.mymovies.it/film/2010/mangiapregaama/

Per questo film nessuna scheda tecnica, perché la regia è passabile, niente imepgni; costumi beh era difficile sbagliarli; effetti speciali non ce ne sono; scenografia bella, ma molto da copertina di giornale di moda; cast quello che ti aspetti se vuoi farci i soldi con questo film, se no ne sceglievi di meno famosi; nota per il doppiaggio che non si poteva sentire, visto che gli italiani si sono ridoppiati malissimo e Bardem con accetto brasiliano è da stridore di denti. Dove sta il vero problema allora? Per me è tutta la sceneggiatura, dall’inizio alla fine.

Prima di tutto questo film è la fiera dell’ovvietà: amati, rispettati, perdonati, apri il tuo cuore. Ma va, chi lo avrebbe mai detto? Insomma io pensavo che per volersi bene bastasse darsi dei cazzotti ogni mattina e porgere al proprio prossimo un macete per farsi ammazzare. Seconda ovvietà: la protagonista. E’ bella, ricca e scrittrice. Perché questi film non li si fa con una madre di famiglia disoccupata con figli a carico e marito che si spezza la schiena? No, lei ha cultura, pelle bellissima, fisico invidiabile e purtroppo mentre l’ex marito firma le carte del divorzio lei finisce in una relazione con uno carino e più giovane di lei. Ah, son problemi davvero! Quindi entrata in crisi perché niente le va bene (le farei vedere io cosa vuol dire “niente va bene”) decide di prendersi un anno sabbatico e dove va? Già, dove?? In Italia, in India e a Bali. A me al massimo sarebbe stato possibile andare in eremitaggio nella casa dei nonni in montagna, ospite da qualche amico da un’altra parte e in una pensioncina per 1 settimana al di là delle Alpi.

Quindi prima tappa Italia. E in Italia chi c’è? Una villa in centro a Roma, senza scaldabagno e con la padrona di casa che manco parla dialetto romano. Normale, voi l’Italia non la vedete così? E’ così, punto. I suoi compagni di avventura sono una nordica arrivata anche lei per anno sabbatico e trova l’amore in un giovane cicerone romano, qualche amico e la famiglia toscana che la accoglie come una nipote. E chi non! Voi magari fate fatica a farvi prestare lo zucchero dai vicini di casa e a pagare l’affitto, mentre lei sorride, mangia un gelato e tutti la amano. Ah, il cibo. Almeno quello ha un senso e non viene stravolto (per la prima volta vedo un americano mangiare gli spaghetti non arrotolandoli con l’ausilio del cucchiaio). Poi quando ha finito di ingrassare (ma solo poco perché lei si strafoga e mantiene la 40, mica pizza e fichi!) parte per la seconda tappa: India.

Qui il caos, rumore, caldo, ma lei entra protetta in un tempio (non ho capito di chi) dove ricchi e annoiati occidentali vanno lì a farsi menare per il naso con le stesse fatiche che troverebbero sotto casa, ma che però sono meno in. La nostra eroina si trova a pulire i pavimenti del tempio in ginocchio e con una spugna e magari a casa ha una colf che manco le fa toccare una tazzina da lavare. Il massimo problema che incontra è un altro americano più avanti di lei nel cammino che la sconvolge col suo cinismo. Se voleva del cinismo, bastava chiamarmi e costavo meno che andare in India. Osserva un matrimonio combinato e va tutto bene, tanto chissene frega lei è riuscita a sbagliare anche in un matrimonio non combinato! Quando alla fine ha capito come si prega e come ci si perdona è tempo dell’ultima tappa.

Bali. Vacanza oserei dire se non per il fatto che non so come deve andare tutti i giorni a fare meditazioni da un vecchio che le chiede di sistemare i libri o diari della sua vita. Lavorone! Ma questo lo farei volentieri anche io potendo, ma non trovo il vecchietto che in cambio della mia manualità grafica mi offra lettura della mano, saggi consigli e sorrisi sdentati. In tutto questo cercarsi si scontra e si incontra con il bel Felipe (Bardem), una cosa alla “Licia kiss me Licia” tanto per intendersi. I due cuori spezzati si incontrano, mentre parlano del nulla, piangono a caso e vedono panorami mozza fiato. Facile quando non devi fare altro che domandare chi sei, cosa vuoi, cosa puoi leggere, ma si vado a farmi un bagno, speta che medito un po’; mentre il resto del mondo nasce, muore, si ammala, si ammazza, paga bollette e come minimo deve lavare il water (non sempre suo). Nel mezzo lei salva il futuro di madre e figlia balinesi, coi soldi altrui. Genio!

Il finale è in scia col resto del film e anche se non ve lo dicessi, vi ho spoilerato tutto il film. Quindi che senso ha vederlo? Oltre al fatto che l’uomo a volte ha l’insito bisogno di farsi raccontare la fiera delle ovvietà per sentirsi più sereno? Oltre al fatto che l’ovvietà ci fanno dire “ecco cosa dovrei fare” nel mentre stai facendo mille cose contemporaneamente? Oltre a farti credere che avrai anche tu i soldi, il fisico e la botta di culo della protagonista? Vanno bene le commediole mancherebbe altro! Vanno bene i momenti di relax in cui guardi qualcosa che scacci i pensieri dal cervello, questo film però è il nulla e se vi piace il nulla ve lo lascio volentieri, mentre io torno alle più forti, costruttive, sognatrici commedie tipo “La vita è meravigliosa” di Capra.

Voto: n.c. E sono stata buona.