“Bloodman” di Robert Pobi

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Ne avevo sentito parlare bene, la trama mi incuriosiva e alla fine l’ho preso in biblioteca. Beh…il mio istinto ha perso.

Non è un libro pacco, di quelli che ti chiedi “perché l’ho preso?” oppure quelli che ti fanno capire che stai palesemente perdendo tempo, ma è un libro in cui l’autore a mio parere ti sta prendendo in giro.

Si sa fin dall’inizio che la parte splatter avrà il suo sopravvento, quando si viene a sapere che il serial killer ha una gran voglia di scuoiare vive le sue vittime. Okkei, non è un male, ma ci si aspetta una soluzione, una pacificazione (se non per i protagonisti, almeno per il lettore), e soprattutto una spiegazione logica e motivata. Leggendo si capisce che il nostro protagonista borderline non è uno che passa per caso e che il serial killer ce l’ha proprio con lui o con la sua famiglia e che lui deve dare spiegazione alla morte della madre, scuoiata viva anche lei. Va bene, allora si legge, ci si appassiona, ma a un certo punto, anche presto, fa comparsa Dylan, che potrebbe essere un aiuto o un antagonista, ma è “solo” un uragano forza 5, in più elettrico. Giochiamo pure l’asso di bastoni!

Abbiamo il padre Jacob famoso pittore che è pazzo, ma forse no, ma forse nasconde un segreto, ma forse è solo uno stronzo; Jake il figlio, diventato, dopo aver visto l’inferno, un profiling dell’FBI (mentre tutti devono passare fior fiore di test psicologici, lui che ha i “poteri”, ha il tatuaggio del 12 canto dell’inferno su tutto il corpo, che è un ex alcolista ed ex drogato conclamato, no. Lui è agente tranquillo. Vabbè…A me scarterebbero solo per aver saputo che gioco di ruolo da tavolo…); abbiamo il fantasma della madre Mia che aleggia; abbiamo il passato. E poi? E poi niente! L’autore spiega tutto con sì un episodio del passato di Jacob e Mia, buttato lì, come se niente fosse. Si scopre chi è l’assassino e non si sa perché! O meglio io ho una vaga idea: all’autore è piaciuto raccontare splatter per il puro splatter, perversioni e il male solo per guardare il suo lettore e ghignargli addosso. Se no non si spiegherebbe perché nella piccola biografia dello stesso ci si venga a dire che scrive sulla scrivania appartenuta a Calvi. Un bel chissene, no?

La trama è sprecata, buttata, non spiegata, mentre tutta la costruzione attorno è ben fatta, anche se la scrittura a volte si perde è comunque lineare e chiara.

Non mi schifa lo splatter o la perversione, non faccio la moralista, ma qui è proprio un puro esercizio di stile per far vedere “quanto sono cattivo e bravo”. Inutile spreco di talento.

Il voto è più alto della critica, perché alla fine letto in pochi giorni mi ha tenuto legata al libro e questo è un bene (forse è proprio questo che mi ha fatto incavolare).

Voto: 4

Aggiunta!

Questo libro è stato preso anche dal mio misterioso cerchiatore di numeri 14!

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Il mistero della pagina 14

Il bello e il brutto di usufruire delle biblioteche è vedere il passaggio o meno degli altri lettori.

Nella maggior parte delle volte il passaggio degli altri lettori si vede solo dall’usura del libro stesso, il quale magari ha anche una cinquantina di anni di permanenza negli scaffali, a volte  qualche irrispettoso fa un orecchia al posto di usare il segnalibro che la biblioteca stessa ti da (per ricordare quando devi restituirlo), a volte qualche incivile studente addirittura lo usa come se fosse proprio e lo sottolinea (se è gentile lo fa a matita, se no usa “simpaticamente” la penna o il pennarello. Come mi piacerebbe prenderlo per un’orecchio e spiegargli cosa sia il rispetto per le cose non sue). Poi ci sono i “maniaci”…

Una amica bibliotecaria mi ha spiegato che è normalissimo notare che chi ha una qualche fissa la palesi senza problema sui libri.

Io ho “il mistero della pagina 14”.

Un/una lettore/lettrice (ho provato a indagare, ma le bibliotecarie sono mute come pesci e in fin dei conti le capisco: la privacy…) si diverte o trova fondamentale cerchiare a matita il numero 14 della pagina corrispondente e nel caso non ci fosse lo scrive e lo cerchia a matita.

la riprova che se non c'è il numero lo scrive e lo cerchia
la riprova che se non c’è il numero lo scrive e lo cerchia

Purtroppo non mi sono segnata tutti i libri che ha letto che mi sono ritrovata fra le mani, ma so che ha letto tutta la serie di Patterson sul “Club delle Donne Omicidi” e poi qualche Maigret, Vitali e altri. Adesso però segnerò la lista dei libri in comune e anche se non risolverò mai la questione (cercare di capire perché lo fa e chi è), vedrò quanti libri avremo in comune. Per puro divertimento.

il mio libro in lettura ora
il mio libro in lettura ora