Stanotte la gente se la gode…

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La splendida edizione della Salani

Stanotte molte librerie staranno aperte per consegnare l’ultimi libro di Harry Potter.

Premettendo che, pur avendo letto la saga, non mi sono appassionata e non lo reputo all’altezza di altre saghe come “Il signore degli anelli” (tanto per citarne una, ma posso mettere la saga dei Belgariad tanto per dire), o al mondo di Discworld, beh sono contenta che la gente faccia la fila per comprare un libro fantasy.
Sì, stasera, mentre io farò altro (magari leggere altro) ci saranno persone trepidanti aspettando di stringere fra le braccia un libro, magari comprando un gadget o magari prendendo anche un altro libro. E io sarò contenta per loro.
Perché sono contenta? Perché faranno girare l’economia, perché prenderanno qualcosa che li renderà felici, perché condivideranno con altre persone un’emozione e in un’epoca in cui tutto passa per il virtuale, anche parlare, il guardarsi in faccia prende un valore ancor più grande.
Purtroppo non tutti la pensano come me e quindi anche oggi mi sono beccata qualche post su fb con risposte semplicemente imbarazzanti.
Disprezzare quelli che fanno la fila perché vogliono condividere con altri di loro un’emozione non vi fa più intellettuali o più lettori, vi rende solo più ciechi.
Ricordo ancora l’emozione di poter vedere il primo film della saga de “Il signore degli anelli”, con il biglietto in mano, con la calca addosso (odio la calca), con il mio vestito fantasy addosso e ridere e scherzare in mezzo ad altra gente come me, con gli occhi brillanti manco fosse la notte di Natale e l’albero pieno di regali più del solito. Ricordo la trepidazione ad aspettare l’ultimo capitolo della saga di Star Wars, talmente alta da non poter andare alla prima per non essere troppo carichi e impauriti da non capire nulla. Ricordo ogni singolo momento e lo ricorderò in eterno, perché è lo stesso di quando bambina un Natale mi regalarono “Lo Hobbit” e mi cambiò la vita.
La mia emozione vale meno perché si tratta di un genere considerato minore? Forse se la si smettesse di criticare e si leggesse ci si renderebbe conto che “minore” sta al fantasy o alla fantascienza, come “pera” ai neutroni.
Un libro, un film o un qualcosa del genere parlano alle persone, non a tutte allo stesso modo e denigrare un fenomeno di massa come quello di Harry Potter è da snob e io non li reggo gli snob. Sono gli stessi che davano degli sfigati a scuola a quelli che iniziavano a giocare a D&D negli anni ’80-’90; oppure che tacciavano di secchioni quelli che conoscevano a memoria non solo le battute di “Star Wars”, ma anche le differenze fra quella saga e la serie di “Star Trek”. Gli snob sono fondamentalmente dei bulli cerebrali, troppo pigri per rapportarsi a un piano fisico o intellettuale pari e troppo pavidi per lasciar perdere e lasciar vivere gli altri.
Dateci un taglio. Siete pesanti.
Siete pesanti perché, per quanto può piacervi o meno una cosa, se non è illegale o immorale o eticamente discutibile il vostro gusto vale quanto quello degli altri: a voi piace una cosa, agli altri un’altra. Possiamo discutere sul perché e sul percome piace o non piace, ma alla fine si rimane sulla questione di gusto personale e su quella non si può questionare.
Dateci un taglio, davvero.
Godetevi i vostri libri, le vostre librerie e i vostri fenomeni di massa (anche certi raduni molto osannati sono banali raduni di massa per gente che la vede nella stessa maniera, sono antri, isole ed enclavi di elitè o di sottogeneri sociali), lodate i vostri autori, fate i vostri urletti da fan sfegatati (ecco io questo lo detesto per tutti, si sappia) quando esce un libro che tanto amate, fate lunghe file per farvi fare l’autografo e fare gli occhi a cuoricino al vostro autore preferito (che a volte manco vi guarda). Non siete diversi da quelli che stanotte andranno a comprarsi l’ultimo libro dedicato al maghetto.
Fatevene una ragione, siete come tutti gli altri, né meglio né peggio, ma come gli altri e prima lo capirete e meglio vivrete e farete vivere gli altri.
Non vi piace Harry Potter? Ce ne faremo una ragione.
Non uscite a comprare un libro a mezzanotte? Va benissimo, vi auguro che alle 21 il vostro letto sia comodo.
Dite che per motivi sindacali da lavoratori (blablabla) non bisognerebbe tenere aperte le librerie oltre al solito orario? Va bene, avete ragione, ma vi prego poi non andate al ristorante oltre alle 21 e se vi manca il latte la domenica fate senza.
Le librerie cavalcano un fenomeno di massa e sperano di fare guadagno. Punto. Le librerie non sono un ente benefico, fanno soldi, lavorano e fanno lavorare e se per una sera decidono di fare una cosa straordinaria, beh non è molto differente di quelle librerie che sotto il festival della letteratura di Mantova tengono aperte per i reading…
Davvero, davvero, calmatevi, rilassatevi, prendete una tisana, un pannetto, un amico o un’amica e fatevi quattro risate: il mondo andrà avanti anche senza il vostro sdegno e magari un ragazzino o una ragazzina stanotte, entrando nel mondo di Harry Potter, capirà la grande magia della lettura e il mondo vero ne gioirà.
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Mosca nel 1941, foto trovata sul web. Fenomeno di massa anche questo da condannare?
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Premio Dardos

Ostregheta fa effetto tornare da allenamento e sapere che qualcuno ti ha nominato per un premio fra blogger.

Logo del Premio Dardos

I premi fra blogger non sono altro che un attestato di stima di chi ti legge e un ottimo passaparola fra chi ama raccontare un po’ di storie. Questo premio mi colpisce perché la motivazione è particolare:

un riconoscimento che viene consegnato ai blogger che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali ; che dimostra la sua creatività , che esprime  il proprio pensiero attraverso le sue letture e le sue parole.

Vamolà! Questo dimostra che avere voglia di dire la propria articolando un pensiero di senso compiuto è ancora apprezzato in questa nostra società.

Ringrazio pubblicamente L’angolo delle recensioni per avermi nominata e mi accingo a mia volta a nominare altri blogger (devono essere per regolamento 15 ma non so se ne ho così tanti che seguo di questa impostazione, speta).

Segnalo le regole del premio di modo che altri possano utilizzarle e condividerle:

1) accettare (ma ovviamente non è obbligatorio) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio.
2) linkare il blog che ti ha premiato
3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio

Vado a fare le nomination:

  1.  Athenae Noctua
  2. La libreria pericolante di Ross
  3. Se una notte d’inverno un lettore…
  4. startfromscratch
  5. Magis esse quam videri
  6. Filelleni
  7. clubippogrifo
  8. Biblioteca giapponese
  9. Studia Humanitatis – παιδεία

Non sono arriva a 15 perché non volevo fare doppioni con altre nomination o con altri premi già dati a blog che seguo.

Adesso faccio partire le segnalazioni e vi ringrazio tutti per farmi pensare ogni volta, farmi divertire, farmi allungare la lista dei desideri, farmi riflettere e molto altro. Buone letture e buone scritture a tutti!

 

Lascia che ti racconti una storia…

Ci sono mattinate in cui tocca uscire negli orari peggiori della stessa per fare cose di dovere e nell’aspettare l’orario giusto per l’appuntamento si gironzola per la città.

La mia città di provincia, che amo sopra ogni altra cosa al mondo perché mi appartiene in tutte le sue sfumature, ha il brutto difetto il sabato mattina di mostrare il peggio di sé. O meglio, quello che io ritengo il peggio di sé. Se ci si alza presto, sia che ci sia il sole o la nostra amata nebbia, sono pochi i parmigiani che gironzolano: vanno a prendere il caffè, si fermano a prendere la Gazzetta, un salto in Ghiaia per il mercato e poi fermarsi sotto a Garibaldi per parlare bene o male di tutto quello che succede. E’ un rito vecchio come il mondo che a me da sicurezza che tutto alla fine rimarrà sempre un po’ uguale a se stesso, anche se veloce e sempre più senz’anima. Mentre l’orologio avanza verso il mezzogiorno, il parmigiano snob fighetto si alza ed esce per andare a farsi vedere in centro. E’ la vasca senz’anima. Il brutto di Parma per me. Senti che nell’aria c’è un sentore di finto che si mischia al cerone delle donne imbellettate e il nero delle scarpe all’ultima moda; bambini vestiti all’ultima moda per far vedere a tutti che i loro genitori hanno i soldi (e magari a casa hanno le crepe nei muri…); cani trattati come bambini che si guardano smarriti alla ricerca di un prato infangato dove riprendere la propria dignità canina. Potendo io evito il centro di sabato dalle 11 in poi, ma questa volta non potevo.

Girare in centro senza uno scopo mi lascia un po’ l’amaro in bocca e nemmeno passare davanti alle vetrine del mio amato Vender, tradirlo un po’ passando da Cavalieri (un giorno, giuro, avrò un Borsalino originale) e sognare di mille cose riescono davvero a ridarmi il sorriso. Provo allora ad andare al Libraccio (non devo comprare!), ma c’è il mondo: l’hanno scoperto tutti, comprese le vecchiette che ti passano davanti, ti stazionano davanti alla scaffalatura per guardare i libri a 3 euro impedendoti di fare la stessa cosa. Esco a mani vuote e con un po’ di carogna che mi gironzola attorno. Sotto ai portici attivisti politici mi ricordano che posso cercare di nascondermi in libri e cappelli, ma alla fine tocca svegliarsi ogni giorno. Provo a vedere se qualcosa a Feltrinelli potrebbe mettermi di buon umore, ma è un’utopia fallita già nel finire di nominarla. Non è più una libreria, un luogo di culto sacro del foglio ricoperto di caratteri neri, di copertine sfavillanti, non è l’antro esoterico di lettori appassionati, ma è diventato un vero bazar con il suo angolo impattante di caffetteria-bar-brunch o cose del genere: c’è il frigo bar con non so più cosa; le scaffalature (sempre più vuote devo dire, forse il mio anatema sta funzionando) con cibo molto chic che accalappia solo la medietà provinciale come se fosse una novità ma che schiferebbero prendere o solo guardare al supermercato; ammennicoli che non c’entrano con i libri manco a pagarli, ma che dal tempo dell’inaugurazione stanno vistosamente diminuendo. Mi avvio faticosamente verso il secondo piano e fra un buttare l’occhio e l’altro alla ricerca di una possibile foto per “Le mani che leggono”, ma tutto mi sembra troppo affollato e rumoroso.

Poi ricordo che non so come e perché il sabato mattina al secondo piano della Feltrinelli le famiglie si incontrano perché i bambini giochino e si avvicinino alla lettura nel loro reparto dedicato. Un sorriso mi scappa perché è semplicemente meraviglioso vedere che invece che portarli ai gonfiabili in un centro commerciale ci sono ancora padri e madri che decidono di sedersi sulle seggioline colorate e bassissime e giocare coi loro figli. Forse il buon umore mi torna se non sentissi commenti rumorosi e fastidiosi di una pochezza letteraria che mi sconvolge. Mi manca il mio compagno di “spocchiosaggine” (un giorno vi spiegherò cos’è) in questa giornata per riequilibrare le sorti.

In tutto questo fastidioso mal’umore che mi cresce dentro, con un brusio snob attorno, di colpo mi fermo. Un leggerissimo brusio, sommesso, continuo, profondo mi giunge inaspettato all’orecchio. Non capisco cosa sia e mi guardo attorno come se avessi sognato quel suono in mezzo al frastuono. Poi mi sporgo e noto un uomo seduto su una delle poltrone, ma non capisco ancora e allora mi sporgo ancora, piano, per capire e vedo la cosa più meravigliosa di questo mondo: quell’uomo serio e tranquillo stava leggendo una storia alla sua bambina la quale, con l’altra mano impegnata a tenere fermo un altro libro, lo ascoltava accoccolata addosso a lui e rapita anche quasi in apnea. Un padre e una figlia, oserei dire, fermi nella loro personalissima bolla di paradiso terreste di lettura, immersi nella storia di chissà quale mondo, uniti dalla voce, il contatto fisico, la vera comunicazione ed io che ero solo un’estranea impicciona, mi sono ritirata commossa.

Sono uscita, andando verso il mio appuntamento, con lo spirito risollevato, con il cuore gonfio e con nelle orecchie quel brusio maschile e delicato che raccoglieva in sé tutto il sapere dei padri che raccontano ai figli perché essi a loro volta diventino uomini e donne. E sì, ancora una volta ho avuto la risposta che questo nostro mondo alla deriva ha la speranza di salvarsi.

James Gurney
James Gurney

Leggere leggere leggere e ancora leggere

Post provocatorio? Mah…

Post pubblicitario? Non so.

So che oggi è Il Social Book Day e la finalità è sostenere la lettura.

L. Alma Tadema “Una lettura di Omero”

Ovvio che una blogger di libri è una lettrice avida e così dovrebbero essere tutti i followers del suo blog (o pagina fb o twitter o altro), quindi sarebbe inutile parlarne, poi però ti guardi attorno e ti rendi conto di come la lettura non sia più una relazione sociale, ma una comunicazione solitaria e autoreferenziale.

Un tempo la lettura era un fenomeno sociale, visto che alla fine anche nell’Antica Roma (dove la scuola pubblica era per tutti e gratuita. E quando dico per tutti era per tutti i nati liberi, al di là del loro ceto) pochi erano quelli che potevano permettersi l’ozio di poter leggere per sè e per gli altri. Nel tempo poi il tasso di alfabetismo è crollato vorticosamente e in certi casi il saper leggere è diventato un bene prezioso per pochi eletti. Nei monasteri si leggevano cose sacre che non dovevano uscire da quelle mura, mentre nei castelli si sentivano quelli che noi ora chiameremmo “romanzi storici”. Il bardo che passava di casa in casa, di città in città a scambiare racconti con pasto caldo e un tetto sulla testa aveva la stessa funzione aggregativa e sociale che ebbe la televisione negli anni’60 nei bar, oppure la radio nelle case: univa le persone, le faceva sedere e stare zitte e condividere insieme un sogno.

Ora leggere, dicono le statistiche, è un fenomeno di nicchia e per pochi. Eletti o sfigati? Dipende forse dall’età e dal grado di istruzione mentale, che non vuol dire sempre quale pezzo di carta ti sei comprato con le tasse scolastiche. Ho visto gente con lauree e master appesi al muro guardare con schifo persone che andavano in libreria a prendere un libro, mentre persone con solo la terza media diventare di casa nelle biblioteche.

illustrazione di Kei Acedera
illustrazione di Kei Acedera

Io ho sempre letto, forse è la prima cosa da “grandi” che ricordo di aver fatto, forse prima ancora di scrivere. Ma prima è stato ascoltare mio padre che mi raccontava prima di dormire le fiabe (ovvio modificate come fanno tutti i padri e pretendono tutti i figli), poi i fumetti raccontati da mio fratello (così imparavo un sacco di cose divertenti!) e poi mia mamma con un sacco di libricini vari. Andare in libreria era come andare in paradiso (insieme alla cartolibreria. Pochi i giocattoli…vabbè, pazienza), era un’attività di famiglia: era il premio per il bel voto oppure perché si era fatto l’esame del sangue. Io poi essendo una seconda avevo a disposizione anche tutta la libreria di mio fratello e forse i miei ne hanno approfittato integrando solo qualcosa. Furbi!

Poi crescendo leggere è stato il sinonimo di libertà. Libertà di sognare, di essere diversa da quelle che ero, di andare per mare e per monti.

E’ stato affermare la propria personalità, scegliendo quello che a me piaceva. E le librerie di casa hanno iniziato a esplodere di colori, fantasie e rumori di ogni genere e grado: Storia, storie, romanzi, gialli, fantasy, horror e tanto altro. Il mondo in una casa: questo è quello che io vedo ancora una volta se mi guardo attorno.

Eppure mi rendo conto che con la crescita leggere è stato un momento di isolamento, un momento in cui lasciavo fuori il mondo e lo scambio di idee si era annullato. Credo che questo fenomeno sia legato soprattutto agli anni del liceo dove un po’ mi sono sempre sentita fuori posto, perché quando ho iniziato a frequentare i giocatori di ruolo lo scambio di idee, libri, film (ovvio tutti di genere) è stato un flusso in piena. Ininterrotto, anche se altalenante e a volte sterile.

Negli ultimi anni poi è stato anobii e il mondo virtuale. Arrivare a tante persone che non conosci oppure sì, magari dopo. Comunicare, spesso superficialmente a volte nel profondo. Scambiarsi idee. Crescere. E parlare di libri e letteratura. Confrontarsi e vedere che davvero il mondo è bello perché vario.

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di Valentin Rekunenko

Rendersi conto alla fine che sì il libro è un oggetto meraviglioso (e qui ci rimane insito quell’atteggiamento dei monaci medievali che miniavano, scambiavano libri fra loro come il dono più raro e prezioso), ma che non è male andarlo a prendere in prestito in biblioteca e trovare di fronte non un androide, ma un’altra persona con cui scambiare magari un sorriso oppure un’informazione (non tutti i bibliotecari sono così, ma devo dire che da noi abbastanza. Basta frequentarli un po’). Entrare in edifici antichi o ultra moderni e sentire le voci che escono dai libri, passati di mano in mano per anni, mischiarsi alle chiacchiere e al rumore dei tasti sul pc. Oppure rimanere in casa e con un clic farti arrivare un romanzo sul tuo ereader e leggerlo per ogni dove, accendendo la luce, sfidando le ora piccole, minimizzando il peso da portare in borsa.

Perché alla fine mi sono resa conto che non è importante cosa leggi (a volte sì, ma è un altro discorso), non è nemmeno importante il supporto che si usa per leggere (se vi andaste a trovare tutte le polemiche contro Gutenberg trovereste le stesse parole che si usano ora contro l’ereader), ma è fondamentale leggere, farsi affascinare. farsi conquistare, appassionare, amare. Questo dobbiamo insegnare ai giovani e a chi non ama leggere perché lo ritiene un ozio per sfigati, magari ritornando a leggere ad alta voce nelle piazze, nelle case, nelle scuole. Smettere le polemiche su quale genere sia doveroso leggere perché esistono generi di serie A e quelli di serie B. Basta con il razzismo di letteratura! Lasciate che le persone si rilassino piangendo, ridendo, viaggiando! La Letteratura esisterà anche, ma rischia di essere uno sterile ammasso di polvere, mentre il Leggere è sempre e comunque Libertà e la libertà è un bene prezioso da insegnare e trasmettere in ogni sua forma.

Occasioni perse o riguadagnate?

Oggi è arrivata anche a me un’email da anobii:

Ciao! E’ da un po’ che non passi da aNobii. Ti scrivo per darti alcune buone notizie.

Al contrario di quello che era stato annunciato tempo fa, l’attuale sito di aNobii non verra’ sostituito da una nuova versione. E’ stato pertanto deciso di dedicare nuove risorse al miglioramento della piattaforma corrente ed infatti, gia’ da un paio di settimane, abbiamo risolto alcuni importanti ‘bachi’ che creavano problemi da tempo:

– Abbiamo migliorato il supporto per la lingua usata per scrivere le recensioni
– Abbiamo aggiornato e migliorato i dati del UI italiani
– Abbiamo risolto alcuni problemi legati all’integrazione con Facebook e Twitter

Ci rallegra molto vedere come queste migliorie abbiano gia’ portato una netta crescita dell’attivita’ su aNobii: solo nell’ultimo mese 374,917 libri sono stati aggiunti alle librerie personali and 20,936 libri sono stati recensiti e votati.

Non ci fermeremo qui visto ch e la lista di miglioramenti e bachi da risolvere e’ ancora lunga e se ti va di darci una mano te ne saremo grati! Dai un’occhiata al sito e mandaci pure tutti i suggerimenti che vuoi.

Anobii

Buone letture!

Il team di
aNobii

Molti utenti la stanno ricevendo e non riusciamo a capire se sia un bug di sistema, una presa per i fondelli o un tentativo per far capire agli utenti che il server non verrà dismesso, non verrà cambiato e nemmeno sostituito con la forma beta.

Anobii è stato per me una rivelazione. Finalmente uscivo dal mio antro di lettrice e incontravo altri lettori onnivori che amavano soprattutto scrivere il loro pensiero sui libri. Ammetto che non ho mai avuto problemi a trovare lettori, anzi la maggior parte dei miei amici è composta da forti lettori e per me è stato sempre un piacere scambiare libri e opinioni. Per non parlare delle visite alle librerie!

Però anobii è servito a conoscere altra gente, a incontrare anche fisicamente alcuni di loro (vedi alla voce Corpi Freddi), magari di stringere se non amicizie di certo conoscenze. Ho conosciuto nuovi autori; visto cosa ne pensano gli altri di un determinato libro; provare l’esperienza di leggere insieme anche se seduti a distanze chilometriche. Ho potuto capire poi che sono un censore di libri a volte implacabile, a volte troppo diplomatico!

In un mondo in cui spopolano tette e culi, pensare che la parte più consistente del server è composta da italiani mi rincuora anche se a volte leggo recensioni scritte in un italiano troppo discorsivo oppure un po’ campate in aria, ma pazienza. Io spero sempre che basti leggere, qualsiasi cosa, anche l’etichetta della shampoo, purché si legga invece che guardare i muri.

Purtroppo il server da più di un anno sta mostrando dei pericolosi bug dovuti all’assenza di controllo, di pianificazione, di sanità mentale. Non so. Il sito da quello che ho capito è stato venduto a degli inglesi (credo di aver capito, ma ve lo dico sinceramente non ho seguito la vicenda più di tanto) che ne volevano fare una piattaforma per vendere libri. Ci deve essere stata una specie di sommossa e quindi i cambiamenti continui hanno iniziato a dare problemi e i tentativi di risolvere ci hanno messo sopra l’asso di bastoni e… BOOM! Ora non si leggono le recensioni; se sbaglia a selezionare il tutto potresti aver scritto la tua nella lingua “unknow” o in inglese (anche se è scritta in italiano); non si leggono più le trame, quindi non si sa nulla; a ondate non ci sono più gli aggiornamenti dei post dei gruppi (una delle cose più arricchenti umanamente). Insomma, tutto quello che ha reso quel server utile per i forti lettori ora va mensilmente o settimanalmente in palla con un’emorragia di utenti verso altri siti (io ho una mini libreria parallela anche su goodreads. Sai mai…) che però non sono mai così intuitivi e completi come anobii.

Ora questa email cosa rappresenta? L’ennesima presa per i fondelli oppure la verità e qualcuno si sta impegnando a non modificare in peggio (commerciale) il tutto, ma anzi ad alimentarlo e a tutelarlo? Mah…stiamo a vedere. Ci sono cose che non sono in nostro potere controllare…

Veste nuova per un blog ancora nuovo

Chi si fosse imbattuto in questi mesi in questo mio piccolo blog avrà notato che aveva un’altra impostazione, altra veste e altri colori. Oggi ho pensato bene di mandare tutto in tilt (per la serie: datemi un reperto archeologico e non avrò problema, datemi una cosa tecnologica ed andrò in panico) e quindi, dopo aver avuto la provvidenziale mano di una mia amica rievocatrice e blogger, ho reimpostato un po’ di cose, dato un aspetto nuovo (credo più gradevole e meno serio).

Come foto di testata non ho scelto né una cosa pre impostata di wordpress, né una foto da internet, ma un ricordo di una splendida giornata di maggio dell’anno scorso, quando il clima dalla città alla prima collina cambia come se ci trovassimo in altra latitudine.

Questo meraviglioso scorcio sui boschi di Carrega si può trovare guardando oltre i sentieri vicino a casa di una mia amica e solo guardandolo mi viene ancora in mente la stupenda sensazione di avere il tempo fermo per almeno un attimo, di poter ammirare la meraviglia del creato e di non aver bisogno di niente altro che di natura, amici, una macchina fotografica e un buon libro

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