“Il nostro comune amico” Libro 2 cap. I

Toh riprendiamo un personaggio che in fin dei conti ce ne eravamo bellamente dimenticati: Carletto Hexam.

In realtà era un tipo di scuola-pasticcio insuperabile nel suo genere di maledetta confusione dove alunni di ogni tipo e di ogni colore, neri, gialli, rossi e bianchi, facevano confusione tutte le sere. Perché allora, tutta una classe di infelici bambini, veniva affidata al più noioso, al peggiore dei volenterosi insegnanti, a quello che nessuno degli adulti avrebbe sopportato.”

Ehi fermi tutti! Da quando in qua Dickens ha doti di preveggenza e descrive la condizione scolastica del 2000? Qui gatta ci cova… Ma no…egli descrive la situazione delle scuole del suo periodo, quelle dedicate ai poverelli! Certo, certo, certo. Eppure io non son convinta e mi rendo conto che niente è quasi cambiato nel passare degli anni e se anche abbiamo avuto un momento di splendore e di progresso nel sistema educativo, quello che si vede ora nelle nostre aule è proprio quello che si legge in questo capitolo. E un po’ mi vien da piangere.

E più leggo e più mi vien da piangere leggendo di professori svogliati e distanti dai bambini, insegnano cose lontane con supporti obsoleti; che i bambini vivono e studiano in ambienti non idonei, dove le malattie si diffondevano a macchia d’olio (un tempo quando ero bambina io esisteva la convalescenza, permettendo di non essere un’ untrice per il resto della classe. Nel tempo di Dickens era per ignoranza, ora perché si deve lavorare e “non c’è tempo” per stare a casa); dove la mescolanza di generi ed età non è una risorsa ma solo un rallentamento.

Il professor Headstone si preoccupa della situazione di Carletto rendendosi conto che il futuro del bambino è forse passare dall’altra parte della cattedra: si preoccupa che il legame con la sorella lo freni. Ma coglione presuntuoso e amorale che non sei altro! Se Lisetta lo ha mandato da quella scuola, discutibile, è proprio perché vuole un futuro migliore per il fratello e non perché non sapeva che farsi di lui! E i legami fra fratelli, quando forti e leali,  rimangono anche se distanti. Ma te guarda…

Così Carletto decide di portare il dignitoso (bella la descrizione del suo vestiario) Headstone a conoscere Lisetta, facendole una vera e propria improvvisata. Dignitosamente e meccanicamente sono i due avverbi che indicano il professore: che tristezza… Dickens poi cerca di spingere verso l’alto il personaggio tributandogli una certa volontà di superamento dei proprio limiti, ma alla fine purtroppo l’insieme è deludente. Non vorrà mica farlo innamorare di Lisetta, vero?

Un’altra insegnante fa capolino, la signorina Peecher,  e anche questa volta una descrizione ironica e caricaturale (tutto piccolo e tutto minuto e svolto a rendere perfetti i saggi sull’argomento del momento). E “il dramma”! Lei è innamorata di Headstone, ma lui ciccia! In più essendo uomo mica si rende conto di certi sentimenti (e anche qui niente è cambiato sotto il sole). Prevedo danni… E come un romanzo si rispetta la migliore alunna della signorina si era innamorata di Carletto. Non ho parole… Però il dialogo fra le due ragazze (sul fatto che i due stavano andando da Lisetta) è assolutamente delizioso nel suo essere surreale e leggero. Questa vena pungente, ma descritta con soavità è l’aspetto che maggiormente amo nel modo di scrivere di Dickens, ma che lui purtroppo usa veramente poco, anche perché se no diventerebbe un romanzo comico e non una vera satira dell’ipocrisia della società (perché per ora io lo sto leggendo così).

Intanto veniamo a sapere che la vicenda si svolge 6 mesi dopo la morte di Gaffer e che Lisetta si è trasferita dalla sua casa in un’altra (non certo un miglior quartiere a vedere la descrizione), lavorando poi come cucitrice in una ditta di forniture per marinai.

Una bambina forse malata (“la mia schiena non va e le mie gambe sono strane”) è la portiera dell’abitazione e la sua descrizione è volutamente cruda e “violenta”, quasi a volerci riportare alla crudezza della vita in certi quartieri londinesi. Nemmeno a lei viene tolto il dovere di lavorare e quindi la vediamo preparare abiti per bambole con perizia e manualità, anche se tutto viene descritto con desolazione, altalenando discorsi di rabbia verso i bambini più piccoli che la prendono in giro. Questa povera sventurata racchiude in sè desolazione, durezza e inevitabilità.

Carletto si mostra preoccupato della situazione della sorella come della sua amicizia con la “persona della casa”, ma la gentilezza di Lisetta compare ancora una volta come una folata di vento fresco. La sua attenzione per gli altri, il suo ripagare torti che non sono suoi la rendono ancora un personaggio puro e lindo in mezzo a tutti. Anche se Carletto la accusa, con tutta la furia della sua giovinezza, di rimanere ancorata al passato, ella mi pare sempre un isolotto di bontà, anche utopistica, di sacrificio antico ma perdonabile.

L’incontro fra i fratelli, lungo il fiume, con il maestro che lasciava a loro lo spazio per parlare si conclude con l’affetto che ti aspetti, ma anche con lo strano rifiuto della ragazza di rifare la strada inversa per tornare alla sua casa. Avrà notato anche lei l’arrivo di Wrayburn tutto intabarrato e altezzoso, come ha fatto il fratello (per giunta manto troppo contento della cosa)?

Il cammino di ritorno a scuola vede i due parlare proprio di Lisetta e della sua posizione, ma ammetto che i discorsi sono talmente sconclusionati che pur rileggendoli non ho capito cosa abbiano davvero detto i due. Penso invece di aver capito che entrambi, anche se in modi diversi, vorrebbero darle un futuro diverso.

Il capitolo si conclude con un sospiro della signorina Peecher.

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