“Follie per sette clan” di P. K. Dick

P1070058_wm
dal sito della Fanucci il link al libro

Cosa succederebbe se la luna Alfa III L2, ex ospedale psichiatrico terrestre, diventasse terreno di conquista o riconquista da parte dei terrestri e degli alfaniani, ma nessuno volesse dirlo espressamente, anzi?

Questo è il cardine attorno al quale ruotano almeno due vicende: quella degli abitanti della luna e quella personale di Chuck Rittersdorf marito, anzi oramai ex marito della consulente matrimoniale e psicologa andata volontaria sulla luna per iniziare un progetto di controllo e terapia sugli abitanti. Questi due filoni si incroceranno violentemente proprio sulla luna Alfa III L2, dove da un lato i sette clan, ossia le sette divisioni dei pazienti mentali, si chiederanno come resistere e rimanere indipendenti, combattento fisicamente la nuova invasione terrestre e dall’altro Chuck, nel tentativo di esistere (molto diverso dal resistere) come individuo e, cercando di far valere se stesso o rivendicare qualcosa, dovrà fare i conti con la moglie.

Chuck Rittersdorf è un personaggio perdente, sballottato dagli eventi e dalle decisioni altrui, con una moglie impositiva che per il suo bene (ovviamente suo bene è tutto molto personale e discutibile) vorrebbe fargli fare una carriera diversa dalle sue decisioni; con un lavoro senza vere prospettive di realizzazione personale (una sorta di “tu dimmi quello che devo scrivere e io lo scrivo”), dove i suoi superiori ne sfruttano le capacità tranne poi mollarlo nel momento più nero. E in aggiunta a tutto ciò, come se non bastasse, i suoi nuovi vicini di casa sono una muffa gelatinosa che legge nella mente e che lo costringe a prendere scelte per la vita lavorativa e non solo, e una consulente Psi (ovvero con poteri psionici) della polizia. Chuck sembra una vera e propria pallina da ping pong sballottata dagli eventi, usata dai personaggi più particolari per risolvere questioni, buttato in una mischia ben più grande di lui, dove gli interessi planetari vanno a sovrastare quelli personali. Per chiunque avesse letto la biografia di Dick scritta da Carrere “Io sono vivo, voi siete morti” si possono riscontrare tratti comuni fra Chuck e Dick stesso, con la sua difficoltà di mantenere i rapporti personali con le proprie mogli (quasi tutte con caratteri e personalità strutturate o indipendenti e per questo poco inclini a sopportare fino all’esagerazione alle paranoie e difficoltà dello scrittore), con tratti di paranoia nei confronti di chi detiene il potere e la gestione delle comunicazioni (non a caso usa l’acronimo CIA per l’ente per cui lavora il protagonista), incapacità di prendere di petto la propria vita e trovare un modo per rimetterla in piedi. La grande differenza, a mio parere, sta nella conclusione del romanzo e con la decisione del protagonista nei confronti della moglie.

La parte più “originale” a mio parere è la costruzione della luna con i sette clan divisi e organizzati come le caste indiane, dove la malattia mentale ha sviluppato veri e propri tratti distintivi ben riconoscibili, ma propositivi per la sopravvivenza del pianeta: l’interazione viene lasciata ai margini e ben organizzata secondo le diverse attitudini e una specie di consiglio di “saggi” si riunisce per la gestione delle situazioni d’emergenza. La particolarità di questo aspetto del romanzo è il crescente svelamento di chi sono gli abitanti di Alfa III, anche se dall’inizio la definizione di ex ospedale psichiatrico terrestre la dice lunga di come la Terra un tempo prese la decisione di “epurare” la propria popolazione e allontanare chi fosse “difettoso”, salvo poi dimenticarsene e lasciarli al loro destino. E il loro destino lo hanno forgiato, costruendo società differenti basate sui diversi problemi mentali più comuni (paranoia, schizzofrenia, depressione, ossessivo-compulsivo etc.), con al centro una città denominata in base a personaggi famosi ritenuti malati di quel determinato disturbo (es. i Para vivono a Adolfville da Adolf Hitler, considerato un paranoico per eccellenza). Non è chiaro se ci sia un qualche tipo di valutazione esterna per le generazioni successive all’abbandono terrestre per determinare le appartenenze alle classi, ma quello che viene a leggersi è che non c’è più la considerazione di una malattia, ma l’appartenenza a una “specie eletta”, una sorta di caratteristica dominante che specializza l’individuo rendendolo a suo modo speciale e inquadrabile. Poi da questa schematizzazione escono i “santi” ovvero persone con capacità extra clan che riusciranno attraverso le visioni e una sorta di dominio sullo spazio a impedire la riconquista terrestre. Questo è l’aspetto più mistico tipico della fantascienza di Dick, dove a personaggi perdenti si aggiungono personaggi con doti talmente superiori da non esserne quasi in grado di comprenderne il potere: i nostri tre santi, apparteneneti a tre clan diversi, sono come usati dai loro stessi poteri più che dominarli, diventando strumento per la salvezza della luna e mai esercitando altro potere all’interno del consiglio dei sette clan. Alla fine, ancora una volta, Dick sembra voler sottolineare la fragilità di determinati individui, il peso che portano e anche, allo stesso tempo, il distacco che attuano nei confronti della società in cui agiscono.

Voto: 7 e mezzo. Per una volta non ho letto il romanzo in apnea, ma mi sono fatta trascinare dalla scorrevolezza dello stile, senza troppe domande sulle forzature di trama (dovute al dover “usare” il protagonista come unico polo narrante della vicenda) o sul fatto che sarebbe stato interessante leggere maggiormente la parte dedicata ad Alfa III e ai suoi abitanti.

Consigliato: prima di tutto a coloro che hanno o stanno partecipando alla challenge su instagram fatta da @sonosololibri dedicata alla distopia o fantascienza con il tema di ottobre sugli “alieni e mutanti”. Secondariamente a chi fosse appassionato del tema della malattia mentale nella fantascienza, senza doversi leggere un trattato scientifico, con una trattazione molto particolare e in qualche modo edificante. Terzo per chi volesse leggere una storia d’amore, perché il romanzo secondo me è anche questo, dove l’amore o il rapporto amoroso non è solo una semplice attrazione, ma la conseguenza di azioni e reazioni finché uno dei due prende una decisione anche difficile, ma ponderata. É strano parlare d’amore in un romanzo di Dick, almeno secondo me, perché per quanto in molti suoi romanzi ci siano uomini e donne che instaurano qualche tipo di relazione, spesso in momenti di difficoltà, qui in qualche modo si sviscera il rapporto matrimoniale alla sua fine, con tutte le conseguenze possibili legate al divorzio e alla distruzione di quel rapporto. Per chi volesse leggere un romanzo di Dick scorrevole, piacevole e con pochi salti di stile.

Link da leggere:

Da Andromeda Rivista di Fantascienza, link sulla recensione del libro

Per conoscere meglio il lavoro dell’artista della copertina (a mio modesto parere molto interessante e provocatoria), Antonello Silverini, link al suo sito

 Scheda tecnica

Titolo originale “Clans of the Alphane Moon”

traduttore Paolo Prezzavento

introduzione di Carlo Pagetti

postfazione di Oriana Palusci

anno di pubblicazione 1968

casa editrice Fanucci Editore

stampato 2005, Printed in Italy

copertina illustrazione di © Antonello Silverini

progetto grafico di Grafica Effe

pagine 246

prezzo €14,00

 

“Dark Skies-Oscure Presenze” di Scott Stewart

Ancora una serata in cui la tv generalista non regala niente di piacevole e sky è in mano ad altri della famiglia, capito su questo film sperando che mi distragga piacevolmente e mi stacchi dal fare altro.

dark-skies-oscure-presenze-la-locandina-italiana-del-film-286630
recensione di mymovies.it

All’inizio parte bene, ma immediatamente perde colpi sia nello svolgimento della narrazione che nella realizzazione vera e propria, e mi trovo a dire la classica frase che ogni culture di horror dice “ma accendere la luce no?”…ecco, questo vuol dire che tutto è sul limite del non logico.

 

Certo, mi direte, perché gli horror o i fantascientifici sono logici vero? No, non lo sono, ma le reazioni umane devono essere congrue al personaggio e, se questo non è più di tanto approfondito, dovrebbe avere le reazioni medie di qualsiasi essere umano, il quale visto che alla notte subisce cose assurde e la casa viene messa a soqquadro, vuoi che una luce non la accenda? Evidentemente no. Beh io sì, almeno alla seconda notte quando per l’ennesima volta sento rumori assurdi in cucina, di sotto, al piano terra, oppure quando l’allarme suona (ecco, anche lì, ma una cavolo di arma improvvisata non te la porti dietro? Tutti in certe zone d’America hanno una mazza da baseball e loro no?).

In più ancora una volta gli elementi di questo film paiono discordanti fra di loro e senza un legame apparente o comunque senza una giustificazione. Perché i genitori, visti i gravi problemi che li trovano coinvolti, invece che farsi aiutare da uno psicologo vanno a trovare uno sconosciuto (perché nel film non ho capito come salti fuori) investigatore di fenomeni del genere? Perché il ragazzino grande ha il classico amico squinternato e lo frequenta malgrado sia successo qualcosa di pesante in passato? Perché il figlio piccolo sembra normale e poi di colpo perde il lume della ragione senza accusare più di tanto o comunque senza essere davvero utile allo svolgimento? Perché…insomma in questo film disarticolato mi sono sorti troppi perché e quello di non accendere la luce è solo quello più banale

Regia: 6 Niente di che, alla fine fra una citazione e l’altra anche di altri film (no, davvero ci sono 3 stormi di uccelli neri che si abbattono sulla loro casa? Non ci avevo mai pensato…), il regista svolge il suo compitino senza infamia e senza lode. Forse non è tutta colpa sua, ma davvero niente di eccezionale.

Sceneggiatura: 5 Vorrei dire buona l’idea, ma anche qui era un già visto. In film del genere, dopo anni che si raccontano le peggio cose, purtroppo non ci vuole tanto l’idea originale, ma piuttosto la descrizione della stessa in modo originale, il portare lo spettatore a intuire, a voler sapere di più, a investigare coi protagonisti e non a passare da una sequenza all’altra.

Scenografia + costumi: 6 Film contemporaneo, quindi tutto come ci si aspetta. Diciamo che prende un po’ lo slancio quando deve descrivere l’aumentare delle paranoie e della disperazione dei protagonisti, ma è davvero il minimo.

Fotografia: 6 C’era? Ovvero, l’uso della fotografia è stato funzionale al portare lo spettatore a guardarsi attorno per paura che quello che sta vedendo gli possa capitare? No. Quindi ha fatto il compitino di ben mostrare il lavoro senza essere davvero usata per quel che è nata.

Effetti speciali:5 Non vi svelerò chi sono i cattivoni del film, ma sono stati resi malissimo in quanto senza fondo, tridimensionalità, resa credibile. Mi contesterete questa frase con la classica risposta “ma era voluto, tu non capisci e bla bla”; ok, voluto…va bene…i disegni dei bambini sono voluti, ma quelli no, quelli sono realizzati male perché alla fine non si aveva davvero voglia di rendere questo film credibile.

Musica: c’era?

Voto 5– Il film è evitabilissimo, non aggiunge nulla alla storia del cinema, né in generale né in quella di genere, ma si fa guardare se per una sera non sapete cosa vedere e ve lo passano in tv. Evitate di scaricarlo o di affittarlo o di farvelo prestare. Questo film è il classico film che guardavo nelle serate di compagnia quando la ricerca di “demonialienichesparano” ti portavano alla scelta di un classico serie Z o questo e alla fine ti chiedevi perché non avevi preso l’altro che al massimo due sane risate te le facevi!

p.s: rileggendo la recensione di “Mymovies.it” mi chiedo che genere di bagaglio culturale di genere abbiano quelli che hanno scritto l’articolo. Non che non si possa avere dello stesso film visioni diverse e non che non sia stato scritto correttamente (anche nella citazione degli elementi), ma mi da l’idea che non abbiano visto molto di più che questo film per giudicarlo. Insomma non è che per forza si debba essere un cinefilo assatanato o talebano, non dico nemmeno che bisogna passare la propria vita a cercare il famoso ago nel famoso pagliaio, ma avere un minimo di cognizione di causa no? Ci sono film, libri, fumetti che nascono e vivono perché altri pilastri sono stati creati prima di loro e quando non si conosce la storia del genere a volte si rischia di andare in giro zoppi…

“Attack the Block” di Joe Cornish

http://www.mymovies.it/film/2011/attacktheblock/

Continua il mio viaggio cinematografico nel mondo della fantascienza e come una novellina non mi faccio scrupolo di selezionare o cercare film, anche a casaccio. Questo lo avevo memorizzato da tempo immemore sul mysky e credo che oggi, mattina uggiosa e panni da stirare, dimostrava che il tempo della visione era giunto. Ammetto che non sapevo cosa aspettarmi e tanto meno avevo pregiudizi di genere, ma quando alla fine mi sono guardata la recensione di mymovies.it mi è venuto il dubbio di non aver capito nulla.

In soldoni il film è riassumibile in: giovani teppisti inglesi vs alieni.

Bon, finito, non c’è altro.

Perché se nella recensione si parla dell’amicizia forte fra amici, del protagonista dal nome evocativo (Moses), della freschezza del lavoro fatto, della differenziazione dei vari personaggi, io ho ritrovato le normali atmosfere dei sobborghi londinesi che puoi ritrovare anche nelle puntate di “Law & Order UK” o in altri film ambientati in quei posti. Ti aspetti i teppistelli, i ragazzini che sognano di diventare i gangster padroni del quartiere, gli spacciatori di droga che non hanno un bricioli di morale (e anche di cervello), le ragazzine arroganti. Qui c’è tutto questo, più ogni tanto qualche raro sprizzo di comicità involontaria o meno, da giovani avventurieri che fa tanto “The Goonies” (compresi i genitori e parenti vari che vivono nella più totale ignoranza di cosa stanno combinando i ragazzi).

Il protagonista è un arrogante bullo che ricopre il ruolo di capo della sua piccola gang forse perché è il più grosso, ma senza nessun altro motivo (non ci aspettiamo tutta la storia di sti ragazzini, o come è nata la band, ma è un po’ troppo tutto scontato) e il suo nome evocativo pare più una cosa da non pensarci che un segno del destino. Per lui è un tutto spacca e ruba, se gli offrono di spacciare non è altro che un avanzamento di carriera. Non ha nessuno a casa (ma vah! Cosa nuova), quindi…

Il resto della banda è quello che hai già visto, anche se in realtà manca il secchione o il genio che da loro il là per risolvere la questione.

Regia: 6 e mezzo. Non è che non giri bene il film, ma non fa nemmeno tanta fatica a far girare il tutto meglio. Le scene nei corridoi pieni di fumo saranno anche una citazione di qualche film horror/splatter/epico, ma alla fine fa solo dire “nebbia!”

Sceneggiatura: 6. Buona l’idea della lotta fra gli alieni e umani, ma non pronti e meno adatti, ma a mio parere ci sono dei buchi che rendono la visione del tutto abbastanza banale o già vista. Ci voleva qualcosina di più.

Scenografia: 7. Puntuale e ben fatta, insomma quello che ti aspetti alla fine.

Effetti speciali: 7 e mezzo.  Gli alieni sono sì molto fumettistici, ma pensarli come grossi cagnoni neri con le mascelle fosforescenti davvero è un colpo di genio per la resa diversa dal solito. Ottima pensata.

Musica: 6. Di supporto

Voto: 5/6 Alla fine il film si fa guardare, ma non è che mi abbia suscitato né partecipazione né emozione, un po’ di indifferenza.

“Super 8” di J.J. Abrams

http://www.mymovies.it/film/2011/super8/ per trama e notizie varie

Ci voleva un film leggero, mente lavoravo al telaio e questo mi è sembrato adattissimo.

E infatti lo è, ma in quel modo in cui un tempo si facevano i film negli anni ’80,  quando le storie potevano essere staccate dalla realtà, dai problemi politici, potevano essere infarciti di stereotipi e non per forza da personaggi a cui tutte le comunità sociali viventi sulla terra dovevano identificarsi. Più lo guardavo e più mi tornava in mente il film “I Goonies” e anche “E.T.” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e qualche altro film che, nemmeno con gli amici, sono riuscita ad identificare.

Poi leggi le critiche (io di solito le leggo dopo, perché di solito mi faccio guidare dal mio di gusto e non voglio sapere citazioni, riferimenti, omaggi o copiature: se ci sono dovrei scoprirle da sola) e capisci che il film è un vero omaggio all’infanzia cinematografica del regista a cui Spielberg ha dato possibilità di realizzazione. Ecco perché questo film può essere davvero i Goonies degli anni 2010 se solo i ragazzini avessero ancora voglia di avventura e di salvare il mondo dai peggio nemici e nel frattempo innamorarsi, litigare, essere forti e leali amici.

Qui ci sono certe ingenuità di storia, come il fatto che un alieno incazzoso come pochi e grande grosso, nel pieno dell’ira non ascolta la paura senza cattiveria di una bambina, ma tutta la comprensione del giovane eroe, invece che mangiarlo. Oltre al fatto che l’alieno è frutto dell’amore di un grigio con Shelob, di tolkeniano mondo, e poi abbandonato per troppa bruttezza e variabilità d’umore. Però costruisce astronavi aliene meravigliose. Ah l’arte nascosta dalla bruttezza e vince sul pregiudizio! 😀

Bellissimo lo sfondo della storia con i ragazzini cinefili, pronti a tutto  per girare un corto sugli zombie per partecipare a un concorso cinematografico. Anche questo è un elemento nostalgia, non solo perché nei film per ragazzini un tempo li si raccontava mentre in estate si avventuravano per il mondo e rischiavano personalmente (mentre adesso al massimo li porti al centro commerciale a comprare l’ultimo modello di cellulare, mentre sparlano cattiverie orribili contro amici e nemici), ma anche perché nella nostra infanzia senza tecnologia e mysky, quello era il nostro modo di vivere: i film raccontavano a noi per spingerci ad arrivare oltre all’albero maestro. Quindi mi chiedo se questo film possa raccontare e stimolare qualcosa, qualche avventura, anche ai suoi contemporanei…

Il film è sicuramente ben girato e ben recitato, con una fotografia di alto livello e anche una cura dei particolari (dai costumi all’oggettistica) e per quanto mi sia rimasto quel senso di non originalità fermo nel cervello (una cosa che va oltre all’omaggio e alla nostalgia), è stata una buona visione e un buon supporto per lavorare.

Molto divertente il filmato ai titoli di coda.

Regia: 7 J.J. Abrams.

Sceneggiatura: 7 J.J. Abrams.

Scenografia: 7 1/2

Produttori: Spielberg, J.J. Abrams, B. Burk

Fotografia: 7 1/2 L.Fong

Musica: 7 M.Giacchino Alcune chicche del periodo e molta atmosfera. Ha fatto il suo mestiere con bravura.

Costumi: 7 Ha Nguyen

Producer effetti speciali: 7/8 Chantal Feghali

Voto: 7