“Mari stregati” di Tim Powers

Da #unestatedapirati a #unavitadapirati è il motto che mi sono presa questa estate e che ho bellamente intenzione di portarmelo avanti finché non mi sarò stufata dei pirati, sempre che sia possibile la cosa.

Questo libro l’ho scoperto giroclando per il web e non ricordo più in quale blog l’ho visto consigliato (me ne scuso tantissimo, avrei dovuto segnarmelo. Sorry) e mi aveva colpito perché diceva, più o meno testualmente, che da questo libro era stato tratto il videogioco di “Monkey Island“. Per chi non lo conoscesse…che brutta infanzia che avete avuto! Mi spiace, davvero tanto, ma credetemi che potete recuperare anche se, non so, forse è come mettere una toppa piccola sui pantaloni rotti da buttare. Comunque sia il tratto principale del gioco era che vi erano i pirati, i non morti pirati, una storia d’amore, assurdità varie, una scimmia a tre teste, i cannibali vegetariani e il loro dio vulcano intollerante al lattosio, Le Chuck, Guybrush Threepwood, Eilane Governatrice, i pirati, il voodoo, Marley. E molto altro ancora. Ah! sì! El Pollo Diablo!

Che ci abbiate giocato o meno vi sarete resi conto che non era il gioco più serio del mondo e che non era nemmeno il più storico e preciso sulla pirateria che sia mai stato fatto, ma era surreale, divertente e leggero in salsa piratesca. Quindi avendo letto quello mi aspettavo un libro sul pezzo, oltre al fatto che veniva citata anche la serie dei “Pirati dei Caraibi” che tanto seria non è manco quella.

Il libro invece lo è. A suo modo. La storia si basa sul figlio di un burattinaio, coinvolto suo malgrado con pirati e voodoo, rinunciando alla sua vita per scoprire forzatamente che il mare è quello che sapeva fare e che il voodoo era quello che poteva comprendere. Il libro parla di una storia d’amore di base, ma non lo è, perché alla fine ogni buon eroe ha la sua bella di cui si innamora senza un senso (e a noi forse quel tipo di storie piacciono, mentre ci sono sbudellamenti vari a destra e a manca); parla anche di amori malati e frutto del proprio egoismo. Soprattutto parla di magia nera e di scontri sul mare, di abbordaggi e uccisioni, ma senza splatter; di cannoni e fontana della giovinezza; di ammutinamenti non riusciti e di Barbanera con le miccie nella barba appunto; parla della Marina e del Perdono, anche se un pirata fa un po’ fatica a stare nelle strette scarpe di un perdonato. E’ questo il bello di questo libro: è storico con la citazione di personaggi che sono entrati nella mitologia della pirateria, ma con quell’aspetto della magia rende tutto più denso, dando voce a quello che noi abbiamo sempre visto dei pirati, cioè il loro alone misterico, sovrannaturale e fuori dal comune.

Ci sono i loa e la Giamaica, Baron Samedì e i bocor, le navi fantasma, la magia femminile e quella maschile, le piante senzienti e le bussole che possono essere ottimi talismani.

Il libro è ben scritto, con un ottima dose di descrizione di momenti di guerra (anche con tecnicismi che io ho faticato a comprendere nella loro dinamica) e dialoghi; i personaggi sono ben descritti e se su tutti troneggia il non morto Barbanera, Jash Shandy è il nostro eroe in cui non possiamo non identificarci con quel misto di ingenuità e comprensione e anche una sana dose di fortuna.

Perché leggerlo? Perché è davvero un libro di pirati, quei pirati che tutti noi cerchiamo fin da quando siamo piccoli e ci fanno avvicinare alle storie di mare, dove sappiamo benissimo (e lo sapevano i nostri avi quindi chi siamo noi per andar contro di loro) vivono i peggiori mostri marini e se non ci sono è perché potenti stregoni li tengono lontani e addormentati. Andar per mare con questo libro è davvero un piacere e non solo, visto che la parte storica o tecnica è talmente resa bene (o venduta bene? Chi lo sa, io non andare per mare) da far rendere tutto credibile.

Voto: 7 e mezzo. Perché la vorrete anche voi una testa mozza e rimpicciolita da tenere in una scatola. Fidatevi.

Scheda tecnica

Titolo originale: “On Stranger Tides”

Anno di pubblicazione: 1988

Traduttore: Graziana Cazzola

casa editrice: Fanucci Editore

finito di stampare nell’aprile 2011 presso Puntoweb – via Variante di Cancelleria snc – Ariccia (RM). Printend in Italy

Progetto Grafico: Grafica Effe

Copertina: foto di Jhonny Deep, “Pirati dei Caraibi”,©Photo12/Olycom *

Pagine 391

Prezzo €16,00

 

*Piccola postilla sulla copertina: detesto i libri con la copertina tratta dal film che è stato tratto o ispirato. Lo detesto fortemente. Primo perché così lega idealmente libri e film che magari non hanno niente a che fare fra loro; secondo perché tendenzialmente non sono belle, anche se ben fatte, perché sempre troppo limitate per rendere la complessità della trama; terzo perché fuorviano il lettore (qui quante ragazzine saranno impazzite davanti al faccio ammiccante di Deep per poi trovarsi un libro dove non c’è Jack Sparrow?); quarto perché la sana tradizione degli illustratori di copertina deve essere incentivata anche se costosa per gli editori perché se no si perde la mano e l’estro di chissà quanti illustratori.

 

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Andar per mare…

Luogo: Il Libraccio

Quando: stamattina

Attori: io e la commessa.

Due atti.

Prologo

Entro di corsa in libreria, perché ho i minuti contati, ma ho bisogno di prendere un libro. Sapete quando pur sapendo che ne hai tanti di libri da leggere, hai bisogno della coccola, di una nuova coccola proprio quel giorno. Alcuni comprano scarpe, altri vestiti, altri ancora cioccolata e molti comprano libri. Io sono una di quelle persone, anche se ho anche altre cose che mi coccolano. Ultimamente poi faccio fatica a comprare libri, per il semplice motivo che trovo sempre una scusante per non comprarlo (ce l’ha la mia amica, lo prendo in biblioteca, non mi convince, bello ma non ora). Ma torniamo a noi.

Oggi avevo voglia di prendermi un libro a cui giro attorno da quando è uscito: “La vera storia del pirata Long John Silver” di Björn LARSSON dell’Iperborea. Perché? Perché amo le storie di pirati, perché la mia infanzia è costellata di storie di mare. Chi mi conosce sa che disdegno il mare e che mi fareste un torto a portarmici, ma la mia testa e la mia fantasia adorano andar per mare. Per spiegare il fenomeno divergente forse ci vorrebbe un dottore bravo e molto. Comunque sia mi avvicino alla cassa e disturbo la ragazza che sta mettendo a posto i dvd (non amo chiamarla commessa perché al Libraccio non ti vendono solo, ma ne sanno e quello che non conoscono lo cercano. Insomma è un po’ riduttivo chiamarli commessi…).

Atto I

“Scusa, avete questo libro?” e gli mostro il cellulare con l’immagine del libro.

“No, però aspetta che guardo.” e smacchina sul pc.

Faccio la foto da cucciolo abbandonato.

“Te lo posso ordinare.”

“Ecco, non so…io lo volevo ora. Sai quando hai quella sensazione che hai bisogno di quel libro proprio ora.”

Lei sorride. Non so per compassione o per comprensione vera.

Io mi sento scema. Molto scema, ma non posso farci nulla.

“Quindi che faccio lo prenoto?”

“Beh, a questo punto ci penso. Sì, lo so suona strano vero?”

Lei sorride.

Giro per la libreria in cerca di altro.

Atto II

Torno alla cassa con il mio libro da pagare e la commessa di prima sorride e mi guarda e dice:

“L’hai trovato il tuo metadone allora?”

La guardo perplessa e poi sorrido: “Sì, oggi avevo voglia di andar per mare…”

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“Lord Jim” di Conrad