“Megamind” di Tom McGrath

Era un po’ che lo avevo nel pc da guardare, beh visto la data credo da quando è uscito, ma sapete io tendo alla pigrizia quando ho da vedere qualcosa che ho sotto mano ogni momento. Insomma è come dare per scontato che tanto è sempre lì da vedere e invece non lo guarderai mai (e questo è tragico se penso che ho ricominciato a comprare dvd che forse rimarranno nel cellophane per non so quanto tempo…) se non “costretto dagli eventi”, i quali di solito sono o amici o la tv. In questo caso ancora gli amici. In più, su questo film, avevo il pregiudizio che fosse la solita banalità buonista per bambini da far crescere sotto la campana di vetro. Sì, lo so, i buoni messaggi, la trasmissione delle idee buone, i valori, il siamo tutti uguali…sì, sì, io sono cresciuta benissimo anche guardando “Bambi” e la mamma che muore uccisa da un cacciatore (che spero se la sia pappata con la polenta, che è la morte sua). Il dramma, il momento di vero dolore ci deve essere anche in un film per bambini a mio parere, perché anche quello è un insegnamento: quello che il dolore esiste nella vita, ma che si può superare anche con l’aiuto di amici oltre al proprio crescere. Vabbè, non era questo su cui volevo soffermarmi con questa recensione. Torniamo a noi.

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recensione di mymovies.it

“Megamind”, oltre ad avere una colonna sonora adulta e da paura (voto 8 senza problemi. Cavoli, questa sì che me la sono ricordata!), è un film pieno di citazioni o di rimandi, dando forse per scontato che il pubblico possa avere una corposa conoscenza di film o telefilm o rimandi vari ai supereroi di lunga memoria. Prima di tutto, e sopra tutto oserei dire, come i due alieni supereroi giungono sulla terra: neonati, astronavicelle, pianeti originali distrutti e genitori con loro. Vi dice nulla Superman? Poi ci sono i robottoni, qualcosa che ricorda molto i primi “La guerra dei mondi” e altre cose. Insomma un film che a mio parere andrebbe rivisto una seconda volta per capire quel “ma dove l’ho già visto” che ti fa pensare che il film non sia una copiatura ma un vero omaggio.

La trama (voto 6 e mezzo) non è del tutto originale, perché si basa sul fatto che a ogni supereroe buono debba corrispondere un mega cattivo, ipoteticamente molto più forte ma sfigato come non mai, e viceversa; e quando uno dei due scompare tocca ritrovare gli equilibri o farne di nuovi. Quello che è originale di certo è che per ritrovare gli equilibri a volte le cose si mischiano e ci si siede “sulla poltrona sbagliata”, insomma si ha un’opportunità per essere qualcun altro, sempre che si abbiano le doti per poterlo essere. Il film ha come vero messaggio, a mio parere, il fatto che per quanto si possa credere di avere un destino preconfezionato o che gli altri ci hanno preparato per noi, se noi abbiamo certe qualità alla fine le possiamo sfruttare diversamente e meglio di quanto tutti gli altri possano pensare; è un film sulle apparenze e sulla sostanza. Insomma ci si può anche innamorare di quello che non pensavi se solo smetti di guardare con gli occhi (che vabbè è quello il loro compito, ma a volte portano fuori strada) e ascolti col cervello. Non è a mio parere un film su nessuna crisi del supereroe in quanto tale anche se Metro Man la pulce ce la mette nell’orecchio, ma alla fine non è lui il protagonista del film.

Effetti speciali (7 e mezzo), sempre più amalgamati con la visione della vicenda, a servizio anche se sicuramente ancora molto protagonisti, riescono a dare una visione dell’insieme credibile, mentre il disegno (7) per quanto ben fatto non è di certo fra i miei preferiti per stile. Non mi piacciono gli occhioni che prendono possesso della faccia per enfatizzare le espressioni, nè le esagerazioni corporee caricaturali; non è che siano sbagliate, ma solo che non le apprezzo come forse dovrei, pur sapendo perfettamente che il disegno non è un ritratto e un cartone animato deve essere innaturale. Questione di gusti. Ovviamente Minion (ma davvero il pesce si chiama così??? No, ma io dico, non esiste un’anagrafe degli assistenti dei cattivi?) è splendido e tenero nel suo esoscheletro, come sono splendidi anche i cervelli volanti. E’ innegabile che i cattivi hanno sempre i gadget e i compagni più fighi.

Non mi dilungo sul cast delle voci originali perché in Italia le cose sono andate non so dove e quindi non solo non ho riconosciuto nessuno, ma nessuna voce mi è stata particolarmente gradita o sgradita (beh, dopo aver sentito Ilaria d’Amico in “Eragone” tutti son bravi a doppiare. Punto.). Forse potrebbe essere una buona cosa sentirlo in lingua originale per apprezzare le scelte.

Sul resto il film è gradevole, non eccellente, ma di sicuro impatto e più per il messaggio che ha voluto divulgare che per la resa in sè e per sè e forse questa è una buona cosa, se si pensa che qualcosa nei cartoni animati bisognerà pur dire e trasmettere.

W i supereroi con o senza mantello, ma se superano il limite allora W i cattivi!

Voto: 6/7 E’ stata una sorpresa piacevole vederlo, visto che mi aspettavo tutt’altro racconto, ma non è qualcosa da rimanere sconvolti nella visione. Da vedere comunque, per grandi e piccini.

“Ant-Man” di Peyton Reed

Me ne vado al cinema non convinta di questo film, ma tanto per stare in compagnia con un po’ di amici assortiti all’ultimo minuto. Alla fine ho quasi amici nerd, ma tutti a loro modo, che è sempre un terno al lotto capire chi incastrare con chi.

http://www.mymovies.it/film/2015/antman/

Questo film non mi convinceva per il supereroe che non conoscevo per nulla e sinceramente pensavo che fosse un po’ una cavolata: una formica contro il male? No, dai, ma quali super poteri può avere oltre al fatto che vanno ovunque e te le trovi in cucina in posti che mai avresti pensato. Ovviamente non avevo letto nemmeno un albo che lo citasse, nemmeno per caso, di striscio e quindi cosa potevo saperne? Nulla, ma mi fidavo della nerditudine di chi aveva promosso la serata.

Le luci del cinema si spengono e le prime immagini sono di uno strano M.Douglas un po’ siliconato, tirato o…cosa? Vabbè, la colpa è mia perché non sapendo la storia non avevo capito che i primi minuti sono un momento del passato, quindi l’antefatto della vicenda, un’introduzione. E io non ho capito una cippa.

Come tanti fumetti americani i personaggi sono tipi un po’ particolari, o segnati da qualche dramma, o semplicemente la persona giusta al momento giusto perché ha le capacità adatte per farle. E il nostro eroe è di questa ultima risma: finita di scontare la pena in carcere per un furto “a fin di bene”, si trova suo malgrado coinvolto in un piano ben più grande di quello che pensava lui una volta tornato in libertà. Fra le mani si trova (beh non è corretto dirlo, ma mica posso dirvi tutto!) una particolare tuta, ma soprattutto si trova a dover lavorare con uno strano tipo di scienziato (quanti scienziati ci sono in questi fumetti, se solo servisse a rendere i ragazzi più interessati alla scienza!) e con una missione molto particolare. Ovviamente contro c’è un cattivone senza scrupoli che ha perso di vista lo scopo sia della scienza come dell’ingegneria, ma che volete farci? I cattivoni son fatti così, son strani!

Tutto il film ha un tono leggero e ironico, soprattutto quando mostra lo strano rapportarsi dei protagonisti alla stazza o agli alleati, cambiando spesso di dimensione e di punto di vista; e tutto ciò è molto interessante e piacevole perché non cerca di spiegare tutta una serie in un unico film e nemmeno convincere gli ignoranti che devono assolutamente diventare dei fans; serve a ricordare che il film che si sta guardando è un film tratto da un fumetto e che sì tratterà dei temi impegnativi, ma alla fine ci vuole anche e solo del sano divertimento.

Regia: 6 e mezzo Non ho tratto un particolare segno della regia, ma di certo non conosco abbastanza il regista per trovarci una sua impronta personale (ho buttato l’occhio sulla sua filmografia e ha fatto solo commedie e credo di non averne vista mezza, e se l’avessi vista non me la ricordo…non male davvero).

Sceneggiatura: 7 Pur non conoscendo il personaggio, la storia fila senza buchi di sorta, senza dubbi che sorgono, ma anzi un po’ di curiosità fa venire. Ovviamente, sia sentendo le critiche su fb che dagli amici in fonte diretta, questa versione pare molto edulcorata (soprattutto nella figura di Pym) in confronto all’originale e di questo non me ne stupisco visto che oramai la maggior parte dei film di genere viene stravolta per prendere più pubblico possibile e quindi appiattendo tutte le possibili discromie; senza parlare che la Disney non fa un film fuori dal filone “carini e coccolosi” manco a pagarlo negli ultimi tempi (ricordo male? Nel caso ditemi i titoli perché dovrò riguardarli e abbassare il tasso glicemico cinematografico).

Scenografia e costumi: 7 Il mondo degli umani è normalissimo, ma quando il nostro si rimpicciolisce le formiche sono una meraviglia e soprattutto credibili come un documentario della National Geographic. Il costume di Ant-Man ha quel gusto un po’ steampunk, ma molto pulito e quindi è davvero una figata.

Fotografia: 7 Si fa quel che si deve e come si deve, ma anche qui i momenti migliori sono con le formiche. Pompata dagli effetti speciali? Può essere, ma a questo punto in film del genere la fotografia è un buon sostegno, ma non è più così curata come in altri film e quindi è davvero difficile scorporarla del tutto dal resto.

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Effetti speciali: 8 Un buon voto frutto della sapienza di mischiare continuamente le dimensioni piccole e normali, senza troppi stravolgimenti e soprattutto senza far venire il vomito allo spettatore. Anche in questo ambito la tecnica si sta affinando diventando quasi cosa normale, se solo si pensa a 10 anni fa, eppure son convinta che certi avranno notato dei piccolissimi buchi, ma non io (considerando che ne “Lo Hobbit” ho trovato tutti i piani di prospettiva, devo aver un buon occhio comunque) e me lo sono goduta. Bella la scena all’interno dell’atom…non vi dico nulla!

Cast: 7 Bravi attori con una Evangelina Lilly e il suo invidiabilissimo caschetto inspettinabile e un fisico da atleta, un ironico Paul Rudd, ma soprattutto un sorprendente M.Douglas che non prende la scena agli altri, non gigioneggia, non esagera, pur rimanendo sulla scena e personaggio centrale della vicenda.

Musica: 6 e mezzo. Un buon supporto, ma forse troppo di sottofondo o meglio alla fine dei titoli di coda (perché anche in questo vanno visti TUTTI) ci sono quelli delle canzoni e per quanto ci sembrassero famose non ne ricordavamo mezze o quando c’erano state.

Voto: 7 Un quasi due ore di buon svago mentale, senza troppi incasinamenti fra personaggi, citazioni di altri film Marvel, comparsa di Stan Lee come si deve, effetti speciali, sorrisi e ammiccamenti. Un buon film da fumetto, malgrado le dimensioni.

“Dragon Trainer 2” di Dean DeBlois

Continuo a sostenere l’insindacabile giudizio positivo dello spettatore che durante il film parteggia e rumoreggia, piange e ride, viene coinvolto dal film, anche e soprattutto in modo inconscio e non logico; tale giudizio spontaneo è tutto quello che deve bastare.

http://www.mymovies.it/film/2014/howtotrainyourdragon2/

Potrei essere la solita criticona e cercare il pelo nell’uovo, ma sinceramente in questo film non solo non vale la pena, ma per me non ha senso. Avevo già visto il primo film e mi era piaciuto molto anche se forse era troppo adatto a dei bambini. Beh…ecco…forse sarebbe anche il caso che i film d’animazione, almeno un certo tipo di film di animazione, fosse dedicato ai bambini, ma qui oramai si è capito che invece il pubblico è un po’ più cresciutello e non è detto che abbia per forza un pargolo da dover accompagnare. Da questo film mi aspettavo almeno la stessa atmosfera smargiassa ed esagerata che ti aspetti sempre quando hai a che fare con vichingeggiamenti e draghi. E così è stato.

Il villaggio di Berk vive in pace e in allegria condividendo feste, desco e quant’altro con i loro, oramai, amati draghi. E gli enormi lucertoloni ricambiano di cuore affetto e dedizione. E’ a questo punto che il nerd medio si guarda attorno nella sala e riconosce i suoi simili che all’unisono stanno pensando: lo voglio anche io un drago, ho un giardino! Ovviamente il nostro eroe preferito, Hiccup e la sua Furia Buia “Sdentato”, trovano limitante l’orizzonte del villaggio e l’esplorazione li spinge verso nuovi lidi in cerca di terre e soprattutto di draghi. Ma non è il solo e un nuovo e vero nemico si staglia all’orizzonte sconvolgendo in toto tutta la sua esistenza, i suoi piani, i suoi desideri.

Questo è un film più maturo, non è serio, ma i temi che tratta, il modo di rapportarsi dei vari protagonisti (i ragazzi sono in piena fase adolescenziale amorosa) dimostra che questo film non parla più a dei bambini, ma li ha traghettati un po’ oltre l’infanzia e forse, anche lui, li porta a sognare maggiormente l’avventura. E qui mi fermo, perché per non svelare troppi colpi di scena devo tornare all’analisi spietata che faccio di solito per un film.

Regia: 7 E’ sempre difficile dire quanto sia il peso di un regista su un film d’animazione e non sia soprattutto il capo coro di un lavoro complesso fatto da tanti professionisti, ma qui lo prendiamo come punta dell’iceberg e non possiamo dire altro che tutto fila a dovere, tutto è curato, tutto è “credibile” o verosimile, tutto gira come un’ottima sinfonia.

Sceneggiatura: 8 Questo è il fulcro di qualsiasi buon film e se sa portare lo spettatore dalla sua parte, lo sceneggiatore ha fatto il suo dovere. Qui si piange quando si deve piangere, anzi le lacrime scendono prima che tu te ne accorga; si ride perché le battute, le situazioni sono pungenti, veloci e mai volgari (non avrebbe senso che lo fossero poi); si commenta, si parla anche un po’ coi personaggi; si rimane a bocca aperta perchè “quella cosa lì mica me l’aspettavo!” Insomma qui il lavoro è stato fatto bene, senza buchi, senza rimanere a bocca asciutta o la sensazione che forse manca qualcosa. Bravi!

Scenografia: 7 Il villaggio è quello, il nord del mondo pure, qui dovevano solo stare attenti a non strafare e farsi prendere la mano e così hanno fatto. “Repetita iuvant”, in questo caso intesa diversamente, ha comunque fatto il suo buon risultato.

Costumi: 8 e mezzo. Basta solo “Il Signore dei Draghi” per giustificare il voto alto. Qui c’è stato davvero studio. Dovete vederlo. E anche il cattivo quanto è stato ben caratterizzato (anche se mi ricorda un altro cattivo e non riesco a metterlo a fuoco)!

Disegno ed Effetti speciali: 8 e mezzo Oramai diventa difficile dividere questi due aspetti perché è tale l’attenzione per amalgamare il tutto che immagino il lavoro di squadra immane. Per quanto le espressioni siano volutamente o no ancora un po’ troppo con l’occhio pallato, tutto il resto è ben reso e il Drago Alfa è qualcosa che incanta, come se fosse vero; per non parlare degli effetti del ghiaccio, della furia buia, della danza dei draghi…

Musica: 7 Tanto celtismo in salsa vichinga che a noi piace veramente tanto (fuori dalle rievocazioni però).

Voto: 10 E’ complessivo del mio stato d’animo, del fatto che appena finito quello che ti viene da pensare è “Voglio essere una vichinga e avere un drago” oppure “Devo rivedere il film”. Un film da vedere per una serata in cui i pensieri si lasciano a casa (ma non le emozioni alla fine), dove lo snobbismo non deve entrare manco di striscio, dove il divertimento si mischia con il fatto che si può e si deve tornare bambini ogni tanto (per sopravvivere). Lo consiglio.

“Le 5 leggende” di Peter Ramsey

Se la tua giornata si prospetta di fatica manuale, ma te ne puoi stare tranquilla a farlo sul divano, questo è uno dei film che fanno per te. Ovvio che non tutti possono permettersi di passare una giornata a lavorare sul telaio e avere il telaio in salotto a fianco della tv, ma ogni tanto queste fortune mi capitano. Dopo essermi guardata tutta la prima serie di “The bridge” che avevo registrato ma non ero mai riuscita  a vedere mentre montavo il telaio, questo film è stato un vero momento di svago nel lavoro.

http://www.mymovies.it/film/2012/theguardians/

La trama è la classica trama natalizia: il bene contro il male, personaggi mitici che hanno forma e vita e che combattono fra di loro per conquistarsi i bambini e le loro anime. Okkei forse ho semplificato un po’ troppo, ma alla fine la trama è quella, ma mentre di solito abbiamo il solito bambino eletto che risolve la situazione, qui abbiamo un giovane guardiano che deve capire perché è stato scelto e cosa può fare. Il diverso è il modo di rappresentare i diversi guardiani o meglio le leggende.

Partiamo dall’uomo della luna. Non si sa chi sia e cosa faccia e perché lo faccia, ma un po’ il deus ex machina della situazione. Forse troppo facile come scelta, come un personaggio alla Verne che abita lassù, ma forse fa riferimento a qualche personaggio della narrativa anglosassone che noi qui non abbiamo presente. E questo si può capire con la citazione del personaggio di Sandman che io pensavo che fosse solo una creazione di Neil Gaiman ma invece pare che sia una figura mitica. Mah, non saprei che dire. Interessante la scelta di come è stato reso l’omino dei sogni, che un po’ ricorda Eolo e un po’ Yoda, ma non capisco perché dovesse essere muto. Misteri della fede.

La fatina dei denti è un classico anche da noi, anche se forse (come si vede anche nel film) la sua versione europea con i topini. Non credo che esista una vera e propria immagine, anche se si gira per internet si possono vedere una serie di santini con Sante e Santi protettori di denti e dentisti. Comunque il personaggio è quella nota tutta femminile, materna e un po’ evanescente che non deve mancare mai, come se mettere troppi maschi nella scena potesse offendere le femminucce in sala. Non ho niente contro questo personaggio che alla fine è gradevole e non oca, ma davvero bisognava che fosse lei il solito stereotipo? Mah.

Il coniglio pasquale. Discutiamone. Davvero. Da noi non so quanto tiri questo personaggio, ma io devo ammettere che non ho frequentazioni correnti con chi è sotto al metro e deve ancora provare a fare le equazioni, quindi non so se vince la ricerca dell’uovo colorato (che manco io facevo) oppure quello della kinder. Pazienza. Comunque il personaggio è il Vin Diesel della situazione e la cosa è giustissima. Non è un coniglio, ma una lepre; è sbruffone e un po’ testosteronico; gradasso, ma serio; maschio dal cuore tenero (e ci sono due momenti in cui la cosa si nota e in una ti scappa anche da ridere). In più ha quel modo di fare un po’ da uomo delle foreste che mi ricorda qualche mio amico e non può che essermi simpatico.

i folletti in versione banda musicale per grandi eventi

E poi c’è Babbo Natale. Con gli avambracci tatuati, l’accento dell’Europa dell’Est e le sciabole per combattere: un misto di cosacco, coca cola e pirata. Semplicemente adorabile. E’ il “padre” del gruppo, colui che per saggezza e per lavoro deve coordinare i guardiani e insegnare la via al nuovo guardiano, ma è anche colui che più rimanendo vicino al concetto di infanzia trova tutto divertente soprattutto il suo ruolo. Tutto il suo mondo è semplicemente fantastico, fatto di giocattoli, parco giochi, renne palestrate con slitta ultramoderna annessa, ma soprattutto gli Yeti e i folletti. Questi ultimi non sono tenerelli come i Minion di “Cattivissimo Me”, ma vi dico che ne voglio un sacco: sono piccoli, multitasking, dispettosi, poliedrici e semplicemente fondamentali per ogni piano ben riuscito.

Jack Frost che è il vero protagonista della vicenda è abbastanza anonimo, anche se devo dire che non ho molti paragoni (tranne un vago ricordo di un film in cui un padre moriva e si incarnava in un pupazzo di neve chiamato in quel modo…), ma è il classico ragazzotto con tanti poteri ma nessuna responsabilità. Il suo cammino di figlio eletto deve passare dalle solite tappe, per arrivare a vestire il ruolo che gli è stato confezionato. Diciamocelo che è il solito stereotipo che tutti si aspettano, ma che a me ha dato un po’ a noia. Vabbè…i bambini se lo aspettano…

Pitch è il cattivo e anche lui è un po’ scontato. Il suo doppiatore è Jude Law e quindi dovrebbe essere il suo termine di paragone, ma invece assomiglia in certe movenze al fauno ne “Il labirinto del fauno” di Del Toro, ma soprattutto è il fratello minore di Ade di “Hercules”. Non c’è niente da fare: quel cattivo è stato così fatto bene come movenze, imponenza e alternarsi di finta bontà con totale cattiveria, che è diventato volenti o nolenti un vero termine di paragone. Facendo così però non è che si fa il proprio mestiere di disegnatore…

Regia: 6 e mezzo. Alla fine il lavoro è stato fatto bene, con due momenti diversi nella vicenda. Un primo tempo scoppiettante e un secondo tempo un po’ scontato.

Sceneggiatura: 7 Nella spiegazione di My Movies si evince che questo film ha un doppio legame con alcuni libri scritti da William Joyce. Questo è il suo sito e credo davvero che dovrei seguire maggiormente questo autore perché secondo me ha delle idee interessanti: http://www.williamjoyce.com/

Scenografia: 7 Voto di media fra i vari antri dei guardiani (compreso anche quello di Pitch) che sono interessanti e pieni di citazioni storiche e o di altri film e il mondo degli umani che è un po’ messo lì perché ci deve stare.

Fotografia: 7 e mezzo. Il lavoro in questo campo anche per quanto riguarda i film di animazione sta notevolmente aumentando creando davvero degli effetti straordinari e uno spessore al disegno che un tempo manco ci pensavamo.

Disegno: 8. Semplicemente mi è piaciuto, perché è curato nei particolari e nei dettagli e anche se l’anatomia non è precisa (ma non lo deve essere in un mondo fantastico) tutto è credibile, ben disegnato, revisionato fino all’ultimo dettaglio.

Effetti speciali: 8. Fatti a regola d’arte, ma senza strafare e in un film del genere la misura era fondamentale. Bella la guerra fra Sandman e Pitch, anzi è proprio Sandman che ha i migliori effetti speciali (anche se i cavalli dell’incubo sono una figata).

Musica: 6. Continuo a chiedermi sempre più perché non mi rimane in mente la musica…

Costumi: 7 e mezzo. Basta solo Babbo Natale per spiegare perché mi piace, ma anche la Fata dei dentini e le sue fatine sono fatte benissimo e ben caratterizzate.

Voto: 6/7  Per quanto il film mi sia piaciuto e il “primo tempo” mi abbia proprio preso, perde sul finale lasciandoci la sensazione del già visto che demoralizza.

Però guardatelo, perché come me amerete i folletti! E anche gli Yeti!

“Pirati! Briganti da strapazzo” di Peter Lord, Jeff Newitt

http://www.mymovies.it/film/2012/thepiratesbandofmisfits/

Ieri pomeriggio mi toccava il telaio, con un lavoro semplice ma lungo da fare, quindi la compagnia buona era la televisione. Prendo il mysky e vedo cosa c’è ed eccolo lì che mi aspetta.

Sono un’appassionata della tecnica stop motion e questa esperienza di unirlo alla computer grafica era una cosa che dovevo vedere. Purtroppo mi ero persa questo film al cinema e quindi gli eventuali effetti 3D erano una chimera. Per fortuna che la casa produttrice aveva previsto anche la versione normale.

Seduta con il telaio sulle gambe (piccola tessitura), faccio play e…sin dall’inizio me ne innamoro. Parla di pirati! Capite? Pirati! Quelli smargiassi, irriverenti, con il tricorno e le giacche lunghe; quelli con le gambe di legno e il pappagallo sulla spalla; quelli con la bandiera nera con le ossa incrociate. Li adoro. Io adoro i pirati.

I primi ricordi che mi vengono in mente non sono i noti “Pirati dei Caraibi”, ma i più particolari pirati di “Monkey Island” (da cui da anni dico che la Disney ha tratto la serie de “I pirati dei Caraibi”. Chi ha giocato a quell’immortale gioco, sa cosa dico). Qui si millanta, qui si va per mare con improbabili navi e ciurme e bandiere e avventure al limite dell’improbabile.

The Curse of Monkey Island
Monkey Island

Il nostro Pirata Capitano è alla ricerca dell’avventura che lo porterà a vincere, finalmente, il premio “pirata dell’anno”, ma se la fortuna è cieca, la sfortuna ci vede benissimo e non c’è aria di tesoro a chilometri e manco di navi valide. Tranne una…quella che ospita Charles Darwin. E a quel punto la loro pacifica vita verrà davvero sconvolta.

Vero colpo di genio della storia: aggiungere personaggi veri, leggermente modificati nella loro biografia, ma assolutamente plausibili nel loro spirito (c’è un altro personaggio che fa un cameo e sinceramente ce la vedo a farlo veramente). Certo la regina Vittoria non era la giovane svalvolata che tanto odia i pirati, però è un personaggio grandioso e ben reso (e anche la voce della Littizzetto ci sta, anche se in questo periodo, o meglio negli ultimi 5 anni, io lei la reggo poco. Vabbè.) e nel suo complesso tutto fila liscio.

A un certo punto però ho dovuto scegliere se continuare a tessere o guardarmi il film con gli occhi attaccati allo schermo, perché perdersi un particolare non era tanto perdersi qualche passaggio della storia, ma non godersi certi piccoli colpi di scena. Tipo il bobby che tiene il panino per lo spuntino di mezzanotte nel cappello; oppure tutti gli ammennicoli di casa Darwin (ricorda un po’ la descrizione della casa del Professor Pierre Aronnax del libro “Ventimila leghe sotto i mari”). Ogni piccolo particolare di questo film è curato al massimo e ti rendi conto subito del grande lavoro c’è stato sia nella sceneggiatura che nella scenografia, perché alla fine non è il mezzo che porta la storia, ma è il lavoro di squadra che rende bello il film. Ovvio, qui non ci sono attori in carne e ossa, ma quando ti trovi una sfilza infinita per ogni piccolo particolare del film sai che c’è stato un gran lavoro perché tutto fosse credibile e ben reso. Battaglia vinta. Per tutto.

Farmi smettere di tessere non è facile se il lavoro procede bene e senza intoppi, di solito il film è un mero supporto, ma qui ha preso il sopravvento e ho tifato per il Capitan Pirata e la sua ciurma alla ricerca della loro Polly, della conquista del premio o forse di molto altro. Ho riso per tutte le piccola follie, per le genialità e per le battute mordaci.

Questo è un film non per bambini, anche se avete figli non preoccupatevi e fatelo vedere; non è tenero come “Wallace and gromit la maledizione del coniglio mannaro”, perché non è l’amore a fare da sottofondo al tutto (e io che mi vedevo già cose che erano scontate, ma che meravigliosamente bene sono state evitate); è un film per adulti rimasti bambini, per coloro che vogliono divertirsi, per coloro che il venerdì è “il giorno dei pirati”, per coloro che se potessero partirebbero per imbarcarsi su un veliero anche subito.

la ciurma

Regia: 7 Tutto ben calibrato, ben dosato e scene credibili.

Sceneggiatura: 7  Soggetto di Rejean Bourdages e Gideon Defoe (autore del libro da cui è stato tratto)

Scenografia: 7 Norman Garwood

Distribuzione:  Columbia Picture e Sony Pictures Animation

Produzione: Aardman

Fotografia: 7 direttore Frank Passingham

Disegno: 8 Qui non si parla di semplice disegno, ma di due tecniche ben distinte che si sono unite e fuse molto bene. Non si notano stacchi e scindere le due capacità non è facile

Effetti speciali: 8 Anche qui ben dosato tutto e fluido per una resa veramente eccezionale. A questo punto sarei curiosa di vederlo in 3D.

Musica: 7 Theodore Shapiro. Molto british e molto anni ’70. Qualche classico ben mascherato, qualche cosa nuova che ben si mischia nelle atmosfere. Una scelta ben azzeccata.

Costumi: 7 Perfetti, anche se poche divagazioni sul tema classico. Bella la virata un po’ steampunk a fine film

Voto: 8 Da vedere, per tutti.

“Arrietty” di Hiromasa Yonebayashi

http://www.mymovies.it/film/2010/theborrowerarrietty/

Altro pacco di vestiti da stirare altro film da guardare. Almeno mi svago un po’.

Il cartone animato è frutto dello Studio Ghibli e questo garantisce già una storia in cui i diversi mondi si uniscono: il fantastico e l’umano. Mentre noi umani continuiamo la nostra tranquilla vita, gnomi folletti spiriti e quanto altro vivono alle nostre spalle o al nostro fianco e cercano di interagire il meno possibile con noi, ma qualcosa succede ed è inevitabile lo svelamento e la conoscenza. I nostri bambini si dimostrano più propensi a stringere amicizia con questi esseri, mentre i nostri adulti sembrano divisi fra la paura e la curiosità. Tutte tematiche già viste e svelata da “Ponyo sulla scogliera” oppure “Il mio vicino Totoro”. Mentre guardavo il film mi sono finalmente chiesta quanto i giapponesi percepiscano meno “favolistica” una visione del genere della vita: la loro “mitologia” sui fantasmi o su esseri di altri mondi è molto più complessa e meno distaccata di quella occidentale. Per noi è mera fantasia, ma per loro? Magari mi faccio delle pare assurde.

Altra tematica è la malattia o del protagonista o di qualcuno vicino (in questo caso del protagonista): malattia grave che rende invalidi, più o meno momentaneamente, ma umanamente non menomati. Al contrario di un film del tipo “Il giardino segreto” dove di solito il malato ha animo chiuso e serve una bambina ad aprirlo alla magia.

Ultima tematica tipica di questo genere di film è l’assenza o la divisione per vari motivi dei genitori. I nostri protagonisti sono sempre soli e devono maturare in fretta per poter superare dignitosamente il distacco emotivo e non pesare loro. Il senso dell’onore tipicamente giapponese appare anche in questo modo di fare. Di certo è più facile avere dei bambini indipendenti e non attaccati alle gonne dei genitori ed è un topos tipico anche della nostra cinematografia (uno per tutti “La principessa Sara” in ogni sua versione), ma di solito da noi appare anche il senso del dolore, che qui invece viene soppiantato dalla logica rassegnazione.

Il film è poetico, anche se veramente mi viene da dire più spassionatamente, è lento. Ogni momento è curato, ma come ho potuto notare in alcuni film di animazioni dello studio Ghibli, manca l’approfondimento: tutto è accennato, niente è davvero compreso soprattutto i sentimenti di alcuni personaggi (perché la governante ce l’ha con gli gnomi?). Sembra quasi che non si voglia sfiorare il tempo dato per un film del genere, perché non posso pensare che sia poca voglia di fare. Forse Miyazaki & co hanno bisogno di più spazio e tempo (forse quello della serie animata) per riuscire a esplicare a tutto tondo le sensazioni e le emozioni e le interazioni? Mah, è che vedendo questi film mi rimane sempre la sensazione di non concluso. Peccato.

Regia: 7

Sceneggiatura: 7 Hayao Miyazaki. Il padre del fumetto giapponese (dove ha messo lui le mani, l’anime si ricorda per sempre) ci propone una storia delicata, fatta di amicizia, rispetto e forse quella tenerezza che nasce in adolescenza (quando era una cosa complicata, ma non bombardata dalla tv).

Scenografia: 6 Diversamente dal solito, qui si è tutto giocato più sui protagonisti che su una vera e complicata scenografia che ci catapultasse nel mondo fatato.

Produttori: Hayao Miyazaki

Fotografia: 7 Atsushi Oku. Difficile in un film d’animazione dare un giudizio sulla fotografia, ma il disegno è pieno, colorato, giocato con i colori e sulle sfumature.

Disegno: 7 un classico, niente di nuovo. La scuola Ghibli fa uscire con la sua solita perizia tutti gli immaginari e i tratti somatici che ci aspettiamo. Mi ha stupito solo che la madre era disegnata vecchietta o comunque un po’ bruttina (mentre di solito vengono disegnate molto delicate), mentre lei quasi con tratti adulti  o comunque poco fanciulleschi. Mi viene da pensare che per la madre si volesse enfatizzare il personaggio caricaturale

Musica: 7 Cécile Corbel. Delicata e con atmosfere totalmente irlandesi. Da ascoltare in paragone con i Clannad. Non mi è piaciuta la sigla finale in italiano, cantata da giapponese, visto che veniva un po’ storpiata

Costumi: 6 I personaggi sono ben resi e ben caratterizzati anche nelle vesti, ma tranne la protagonista tutti sono un po’ piattini. Anzi si salva il selvaggio folletto che un po’ ricordava “Conan ragazzo del futuro” anche se in versione modernizzata e più “adulta”.

Voto: 7

“Ribelle- The Brave”

Oggi pomeriggio mi sono deliziata con questo bel film di animazione della Pixar

http://www.mymovies.it/film/2012/brave/

Devo ammettere che mi è piaciuto molto, anche se diciamo dall’inizio non è eccezionale. Sarà che ho una certa età, anche se i cartoni animati li amo ancora tanto, ma ho un bagaglio di film soprattutto che la Disney che mi fa dire che questo film rientra in quel filone della casa in cui madre e figlia non si capiscono e per magia sono costrette a collaborare. Il buonismo è dietro l’angolo e devo ammettere che da capolino molto spesso. In più è stato sbandierato come un film dell’emancipazione femminile in casa Disney e secondo me non è così. Nessuna eroina della casa è davvero emancipata.

Non lo è stata Pochaontas, indiana amante della natura ma che cede quando incontra Smith. Mulan lo è fino a un certo punto. Alla fine che cosa dovrebbe essere l’emancipazione? In realtà nella Disney per tanti anni le principesse subivano qualunque danno e beffa da parte del destino e delle streghe, venivano aiutate dai più strani comprimari, poi arriva un principe e risolve il tutto o meglio mette a posto le cose che altri hanno fatto. Mentre con le protagoniste degli ultimi 15 anni le principesse (o quasi) si sono rimboccate le maniche e pur facendosi aiutare da improbabili aiutanti, risolvono da sole le avventure. Poi tutte cedono all’amore, perché una donna può fare tutto da sola ma non è concepibile che stia da sola per tutta la vita. Quindi è un’emancipazione fino a un certo punto.

Merida è una principessa scozzese, non storica e non definita, primogenita del re del Regno e cruccio della madre che sa che ne deve fare una perfetta moglie e regina, ma che alla fine nessuno può costringere dentro casa. Tira con l’arco, cavalca un grosso cavallo che nutre e pulisce da sola, non teme la magia e rivendica per sè la possibilità di scelta libera. Il padre è il classico re buzzurro che ride di ogni scherzo e cattivo gusto, mentre la madre è la regina che conosce e applica perfettamente l’etichetta di corte. Di contorno 3 fratellini (gemelli?) pesti ma che conoscono trucchi e il castello a menadito.

Pomo della discordia: la gara fra i principi del clan (uno più orrendo dell’altro, tocca dirlo) per ottenere la mano di Merida. Come è facile immaginare qui inizia il patatrac e la strega ci mette lo zampino (personaggio geniale e comico che niente ha a che fare con le altre della sua congrega nella Disney. Soprattutto geniale il “doppio lavoro”) e bisogna lavorare d’astuzia e affetto.

Il bello di questo film, oltre alla leggerezza, alla tecnica che ha raggiunto livelli inaspettati (ci sono dei paesaggi e la resa del pelo degli animali che lasciano stupiti, senza contare i capelli rossi e indisciplinati della protagonista), è la citazione di elementi mitici o pseudo storici: dai colori in blu di un capoclan (ricordano i Pitti, anche se lontanissimi nel tempo), alla differenziazione dei colori dei clan stessi, dalle leggende con padri figli e regni contesi, agli animali totemici, al senso del magico e del misterioso, al nemico giurato da esorcizzare. Rientra a pieno titolo in quel filone medievaleggiante, vichingheggiante che tanto hanno solleticato la mia (e non solo la mia) infanzia, dove si pensava che i castelli dovessero essere allietate da gare di birra, da spacconi raccontatori di situazioni esagerate, da leggende da rievocare. Cose così, esagerate e divertenti. Cose che tutti vorrebbero vivere.

Voto: 7 +