“Pomi d’ottone e manici di scopa” di Mary Norton

I ragazzi della mia generazione, anche quelli più buzzurri e gradassi, se gli nomini questo titolo in modo quasi inconscio inizieranno a pronunciare alcune formule magiche…è inevitabile, lo abbiamo visto tutti il film della Disney, abbiamo tutti sperato di rianimare le armature (soprattutto coloro che sarebbero diventati rievocatori in futuro. Deve essere qualcosa di inconscio che ti forma la vita, come farsi l’elmo con la scatola del pandoro). Il film lo si sa a memoria, ma il libro? Mai letto. Così casualmente mi passa sulla bacheca di fb l’immagine della nuova stampa della Salani e vuoi che non coinvolga La libreria pericolante? Apriamo una mini collettiva e appena prima del fine settimana dei morti ci dilettiamo alla lettura. E per una volta tanto non sono l’ultima del gruppo a finirlo, anzi!

l’edizione che ho trovato in biblioteca.

Il libro si legge meravigliosamente bene, grazie a una scrittura scorrevole, avvincente e giustamente semplice per dei bambini. Infatti quando ti metti nell’ottica delle idee che sei tu fuori tempo massimo per leggerlo e ti lasci andare alla storia, ti rendi conto che questo è proprio un libro ben scritto. Il problema di quando si leggono libri non adatti alla tue età è di non comprenderne le potenzialità. Se un adulto legge un libro per ragazzi o bambini o lo fa perché ha un figlio o una classe a cui leggere il libro o a cui consigliarlo, oppure come me ha solo una curiosità e riempie un vuoto non coperto all’età giusta; a questo punto sorge il problema della comprensione. Già…Eppure ho capito che esistono libri ben scritti, fatti per divertire i ragazzi, per costringerli a credere alla magia pura come veicolo di avventure e non come scappatoia dal mondo. Questi libri, scritti in un epoca diversa, erano scritti con uno scopo diverso che fare soldi e magari firmare autografi. Chi ha parlato con me sa che la saga di Harry Potter non mi è sconosciuta e che la reputo una ottima lettura per bambini, ma ne vedo anche molti limiti dovuti non tanto alle incapacità della scrittrice, ma piuttosto a un modo di fare cultura per bambini in questi ultimi tempi: molto pop, poca pedagogia. La pedagogia non è né bene né male, ma è solo il modo in cui si possa educare, far crescere gli adulti di domani, ma in particolar modo non vede i piccoli come un mero strumento di consumo.

Mary Norton scrive un’avventura vera e propria dove tre fratelli devono imparare a rispettare i patti, imparare a rapportarsi con gli sconosciuti e soprattutto sopravvivere in condizioni non normali. E’ il racconto di un’estate magnifica fra l’infanzia e l’adolescenza, di un’avventura dilatata nel tempo (e non è un modo di dire) e nello spazio, ma è anche il tempo in cui si debbono lasciare andare le persone per il loro destino. E’ quello che avremmo tutti voluti vivere con un pomo d’ottone da far ruotare sulla sponda del letto della nonna/zia o parente vario. Qui non ci sono nemici non la “n” maiuscola, né predestinati a salvare il mondo, non ci sono cattivi o meschini parenti ad angariarti, c’è solo la difficoltà della vita normale che si vuole fuggire (perché si parla sempre e solo della madre dei tre ragazzi e non del padre? Madre amorevole, ma lavoratrice a tempo pieno). Un libro in cui il piccolo lettore può benissimo immedesimarsi senza per forza rimpiangere di essere nati così. Insomma una storia “normale” se non fosse per la magia…Già la magia. Ecco, anche questa alla portata di tutti, basta studiare (che Ermione sia la discendente di Miss Price?), applicarsi e non esagerare. Miss Price è un bel personaggio: composto, a ruolo, mai sopra le righe, ma con quel pizzico minimo di stravaganza seria che la rende non tanto la strega che tutti ci aspettiamo, piuttosto una studiosa di magia.

Non c’è momento che non abbia goduto in questo libro anche se dopo le prime pagine ho dovuto subito cancellare tutti i ricordi del film. Ve lo dico subito: il film non c’entra nulla con questo libro. Se non per il titolo. E come mai? Boh, ve lo dico sinceramente. Eppure il film mantiene tutto lo spirito leggero e istruttivo del libro, mantiene il numero dei protagonisti (5) senza aggiunta di altri, ma poi finisce qua. Stranamente però non mi viene a pensare che l’uno abbia tradito l’altro e quindi non scaglio nessun anatema sul film. Perché alla fine se mantieni lo scopo del racconto, se fai una cosa nuova ma nella scia, possiamo discuterne le motivazioni, ma non possiamo lamentarci del tradimento. Se “Lo Hobbit” di Jackson è un palese tradimento all’originale di Tolkien rendendo epica una storia per bambini, “Pomi d’ottone…” della Disney rimane un prodotto per bambini in tutte le sue parti.

Consiglio proprio la lettura di questo libro, sia che abbiate dei figli o dei bambini a cui leggerlo, sia che abbiate voglia di tornare bambini senza volere altro che avventure possibili, ma solo se sapete ancora farvi prendere dalla magia.

Voto: 8

Scheda

Titolo originale: Bedknob and Broomstick

Traduttore: Quirino Maffi

anno di pubblicazione: 1957

casa editrice: Arnoldo Mondadori

pubblicato nel settembre del 1989 presso Milanostampa S.p.A., Farigliano (Cuneo)

Illustrazioni: Renata Meregaglia

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“L’assassinio di Roger Ackroyd” di A.Christie

Cara Agatha, ci conosciamo da anni. Ero bambina quando un tuo libro mi è finito fra le mani complice la biblioteca materna e devo dire che da allora, a fasi alterne, ci siamo sempre rincontrate. Seguo tutte le tue trasposizioni televisive, anche quando oramai le so a memoria, ma chissene frega, son sempre belle, anche se non corrette. E sai perché sono sempre belle? Perché la storia che c’è dietro, di quelle che scrivi tu, sono sempre ben fatte, ben costruite, coinvolgenti e distraenti alla stessa maniera.

Così quando “Il Corriere della Sera” ha deciso di pubblicare i tuoi racconti, cara Agatha, ho preso quei pochi libri che mi mancano per completare la collana. Sì, me ne mancano perché alcuni li ho letti in prestito…

Torniamo a noi, perché A.Christie oramai è rassegnata al nostro rapporto a tappe: il mio è solo un modo per tenermela vicina per più tempo possibile.

http://www.anobii.com/books/Lassassinio_di_Roger_Ackroyd/01f4b80020fda35f9c/

Il romanzo gira tutto attorno a una stanza, una villa, un ricco uomo pugnalato, una serie di beneficiari che alla fine potrebbero essere coinvolti nel turpe delitto. E tutto sarebbe andato così, magari incastrando un innocente, facendo passare sotto silenzio passioni e scandali, mentre il vero colpevole se la ghignava in un angolo tutto tranquillo. Peccato che nel piccolo paese di King’s Abbot, dove la vicenda si svolge, abbia deciso di ritirarsi, più o meno in anonimato, il grande Poirot, il quale, diciamocelo, fa ben fatica a pensare altro e non fare allenare le sue celluline grigie per risolvere l’arcano. Poirot senza Hastings, Poirot da solo in “cerca” di una spalla, Poirot che ce la fa benissimo da solo perché “lui sa”. Insomma questo omicidio il nostro amato investigatore verrà risolto anche senza l’intromissione di agenti esterni più o meno utili. E senza anche che il lettore davvero comprenda chi possa essere stato.

La bravura della nostra amata autrice non è solo di creare una storia che quasi rispecchia le idee aristoteliche sul teatro, ma anche di rendere i personaggi delle vere e proprie figure catartiche, personaggi che ci si aspetta di incontrare; tutte le sue manovre di abile scrittrice sono funzionali a distrarre il lettore dalla scoperta della verità: possiamo anche seguire l’investigatore nello svolgimento dell’indagine, ma ella ci negherà sempre un indizio fondamentale per capire anche noi per tempo. Questo non è un male alla fine, almeno per me. Io nei romanzi gialli un po’ mi perdo, o meglio mi lascio perdere per immedesimazione e quando alla fine arriva il colpo di scena e io esplodo con un rumoroso “ma no?!!” allora sento le mie celluline grigie rielaborare tutta la lettura e convenire che sì, c’ha ragione l’autore! Mi piace sentirmi sorpresa dalla lettura, perché per me è sinonimo di bravura e di attenzione. In più nei romanzi della Christie non c’è altro che la storia, la vicenda nuda e cruda, senza scientifica, senza splatter, senza tutta una serie di elementi che, per quanto piacevoli, alla lunga stufano. Ve l’ho già detto che mi piace l’investigazione pura? 😉

Questo è uno dei romanzi che filano tutto d’un fiato, che segui le vicende e le piccole storie che si intrecciano, che scorrono più veloci di quello che vorresti per “vuoi indagare”; non so dire se possa essere uno dei migliori, uno dei peggiori o un mediocre; non so dire se ci sono copiature varie; ma so dire che anche questa volta volevo finire questo libro per arrivare al momento in cui Poirot mette tutti in una stanza e svela il nome e movente dell’assassino, dopo aver fatto venire un colpo a tutti gli altri.

L’ambientazione poi, quella di un piccolo paesino inglese, rende tutto un po’ particolare, ma molto in tono (citando un personaggio di Montesano, si potrebbe dire “molto pittoresco”) e per una volta tanto non ho notato un’aspra critica alla società contemporanea, anche se la citazione della cocaina (che non sapevo si assumesse in quel modo lì) fa capire come l’interesse della scrittrice per i suoi tempi sia vivo e attento e che niente le possa sfuggire. Anche questo aspetto è interessante nel leggere i suoi romanzi, ed è forse anche questo che mi distrae nella ricerca dell’assassino.

Poirot perfetto, senza strafare, ancora perfettamente amato dalla sua creatrice. Perfetto gentlemen, sicuro in ogni situazione, capace a uno sguardo di comprendere chi ha di fronte. A questo giro è meno lezioso e attento alla sua immagine, però sempre l’uomo che vorresti che risolvesse un omicidio (solo se Holmes però fosse già impegnato).

Scheda

Titolo originale: The murder of Roger Ackroyd

Anno di pubblicazione: 1926

Traduttore: Giuseppe Motta

Casa Editrice: Corriere della Sera su licenza di Arnoldo Mondadori Editore

finito di stampare nel luglio 2014 ( presso Rotolito Lombarda S.p.A, Pioltello, Milano)

n° 6 della collana.

Illustrazione: ©Iacopo Bruno

Progetto grafico: theWorldofDOT

Nota

La copertina ricorda l’atmosfera degli anni ’40 con la scelta di una grafica curata che ricorda il dipinto. Il soggetto è poco inerente con la situazione narrata, ma alla fine non è fuorviante. A questo link troverete il blog di Iacopo Bruno e noterete il suo stile e le sue ispirazioni.

La carta è sottile e piacevole al tatto, un po’ come quelle di una volta. Sì, lo so che di solito in un libro non si recensisce anche la carta, ma io devo dire che pur non avendo più il feticcio del libro, approvo lo studio che c’è dietro all’impaginazione per creare un oggetto curato, attento magari anche alle scelte ecologiste e al risparmio. In più sono piacevolmente colpita del fatto che sia stato stampato in Italia, dopo anni in cui si stampava all’estero (Cina soprattutto) per abbattere i costi…State attenti anche a dove lo stampano un libro e puntate anche al made in Italy chiedendo e pretendendo qualità e rispetto.