“Il nostro comune amico” Libro 2, cap. V

Ora veniamo un po’ a conoscere il pupillo del signor Lemmle: Fledgeby. E capiamo subito che non è un gentiluomo come sarebbe adatto alla povera Giorgiana, sia per interessi che per ascendenti (e qui Dickens sottolinea subito che è figlio di un usuraio e di una donna che di certo non si è sposata per amore, che è stata rinnegata dalla famiglia, anche se di legami nobili) e che il suo modo di vivere è alquanto modesto malgrado tutto. Eppure rivela un’inattesa furbizia non volendo palesare al signor Lemmle cosa pensi della povera Giorgiana, nè tanto meno nel seguirlo nel filo del suo discorso per scoprire i propri piani. La cosa sorprendente, visto l’altro capitolo, è che Fledgeby sembra essere il degno compare di Lemmle in tresche e sotterfugi, soprattutto a danno di povere ragazze, rivelando con eleganza una parte del piano dei due coniugi e di come essi si siano comportati magnificamente ma un po’ sopra le righe.

L’Affascinante (°così viene soprannominato Fledgeby) mostra la peggiore qualità per un uomo: dare importanza all’apparenza. Egli viveva di espedienti, continuando il lavoro paterno, ma che viveva in un mondo di delinquenti come lui.

Come è desolante la descrizione di questa fetta della società inglese che Dickens ha voluto mostrarci, alternando descrizioni asettiche con velate o meno riprovazioni, anche se mai esse sono vere prese di posizione. Sembra quasi che l’autore un po’ si compiaccia di aggiungere questo tipo di personaggi, non solo perché funzionali alla vicenda (ci vuole sempre uno o più villains per poter far girare la storia), ma anche per dimostrare che altri sono migliori (forse anche lui) di questi avventurieri senza scrupolo. Sembra quasi che si crogioli nel dire “io non sono come loro. Voi non siete come loro. Il mio amato personaggio x non è come loro”. Mah…

La lite fra i due, o meglio lo scoppio di ira quasi ingustificata (o comunque insensata) di Lemmle sembra quasi una lotta fra maschi di un branco di animali, pronti a combattere per vedere quale dei due potrà sfidare il maschio alfa oppure per capire quale è la scala gerarchica del branco. Risulta immotivata e gestita come non mi sarei aspettata (cosa è sta cosa di “mi mostri il naso” che urla Lemmle in tono minaccioso? Che è? Sembra una cosa da bambini visto che poi l’altro si copre il volto perché non si veda il naso…). E di certo Lemmle ristabilisce la gerarchia anche senza toccare il suo avversario. Contemporaneamente viene sancito il piano per conquistare la piccola Giorgiana, tutto alle spalle non solo di lei ma anche di suo padre, il quale “vanamente” ritiene di essere l’unico a poter concedere la mano della figlia.

Nel pomeriggio l’Affascinante si reca da un ebreo e anche qui mette in mostra tutte le sue qualità di uomo di mondo e di gentiluomo, aggredendo il padrone di casa che aveva osato non aprire subito la porta (che importa se per l’ebreo quello era un giorno di festa?). Per quanto la descrizione dell’ebreo sia assolutamente consona con tutti i topoi della figura, Dickens mostra nei suoi confronti più compassione che per il giovane il quale ancora una volta mostra la sua arroganza in ogni suo gesto.

Fledgeby nella sua giovinezza contrastava molto, ma non a suo vantaggio, con la vecchia dell’ebreo, che stava in piedi con la testa nuda chinata, e gli occhi al suolo: solo quando parlava, li alzava. La stoffa del suo abito era lisa e logora, e dello stesso color ruggine del cappello appeso all’ingresso, ma, per quanto l’aspetto fosse povero, non era vile. Mentre quello di Fledgeby, invece, per quanto non fosse povero, era vile.

Il vecchio Riah (questo pare essere il suo nome) è fondamentalmente il prestanome di Fledgeby e precedente debitore del padre di costui. Anche qui Dickens dietro alle parole di un normale racconto, parla della sua società e dei pregiudizi che la pervadono: qui è l’antisemitismo, la convinzione che essere ebrei sia far parte di una razza a parte, che non esistono ebrei poveri. Come viene descritto il tutto, sembra che il nostro autore parteggi per il povero vecchio e tutto ciò è assolutamente sorprendente visto che in quel periodo (come dopo purtroppo. E purtroppo anche ora, tocca dirlo) quelli non erano pregiudizi, ma verità comprovate; quindi l’autore si mostra molto moderno e civile e non so come l’abbiano preso i suoi lettori.

Sorprendentemente scopriamo che le ospiti del vecchio Riah sono Lisetta e Uccellino. Veniamo a sapere che Uccellino compra da lui le perline per le sue bambole, ma alla fine scopriamo che fra i tre c’è un quieto e pacifico legame di conoscenza che va oltre al mero comprare. Uccellino di fronte alla durezza del padrone di Riah si mostra molto scaltra e secca nel rispondere, difendendo soprattutto Lisetta che forse non si è resa conto chi abbia di fronte.

Il capitolo si chiude con un momento di leggerezza dimostrando l’arroganza di Fledgeby, la sicurezza di Riah e la scaltrezza di Uccellino nel difendere quel tetto di casa dove il cielo si vede e riporta le persone alla vita, se vogliono davvero vederlo.

Veduta di Londra nel 1751 by T. Bowles
Annunci