“Il nostro comune amico” cap. XIII

Il capitolo incomincia e io non ci capisco nulla. Tutto questo parlare di calce e di discorsi senza senso mi manda un po’ in disorientamento mentale. Me ne faccio una ragione e continuo a leggere ritrovandomi nella locanda dei “Sei allegri facchini” con l’ispettore ed Eugenio. Vabbè vediamo dove vanno a parare. Alla fine si capisce: sono stata fregata anche io, come gli avventori della locanda, da questa spontanea recita per depistare la loro presenza. Bravi!

L’imboscata a Gaffer prende piede, ma nessuno sembra preoccuparsi di lui convinti come sono della sua colpevolezza, mentre Lisetta commuove, soprattutto Eugenio, per il suo destino tragico e solitario. Ma indagare seriamente e poi catturarlo nel caso, sembrava brutto? Beh si vede di sì, visto che la storia deve andare avanti così.

Ci risediamo agli allegri facchini insieme ad Eugenio ed aspettiamo, anche noi sgranchendoci le membra anchilosate dal troppo star seduti. Mi piace la presa di coscienza di Eugenio nei confronti di Lisetta, anche se penso che l’autore stia facendo nascere in lui magari il germe dell’amore per questa ragazza (creando poi un enorme problema di classe sociale fra i due, fra le famiglie e la società: altro che Giulietta e Romeo!). I due avvocati poi decidono di lasciare la locanda e andare direttamente dall’ispettore o comunque a vedere come evolve la situazione.

L’autore allora si dilunga nella descrizione della vita immobile del fiume, dei colori e dei suoni che vengono portati dal vento, mentre appare fuorviante la totale assenza di persone umane a dare un senso di calore. Viviamo con gli occhi di Eugenio la vista di un quadro paesaggistico, dove tutto è sferzato dal vento, ma dove predominano i colori del grigio in tutte le sfumature. Altro senso di desolazione. E n questo dipinto appare l’ispettore in compagnia di Riderhood, l’accusatore, la cui smania di andare per fiume a cercare Gaffer è ancora più sospetta a mio parere.

E mentre si condivide l’attesa per la cattura, mentre dormicchiamo con Eugenio e il suo compare, mente Riderhood si allontana (non lasciatelo andare! metterà nei guai il marinaio! uffa, non mi ascoltano mai), il capitolo si chiude con la rivelazione da parte di Riderhood che la barca di Gaffer è stata trovata vuota, alla deriva e con un remo spezzato. Eppure dice che “ha avuto di nuovo fortuna, per Dio se l’ha avuta.” Ma come si possono dire cose del genere? E se fosse morto? Mah…la riconoscenza mal riposta.

Comunque il personaggio di Eugenio mi sta piacendo sempre di più perché rivela un animo nobile o almeno capace di provare timore e ripensamento, sotto una scorza di cinismo e di abitudine all’accettazione delle altrui decisioni. Stiamo a vedere come si evolverà, se si evolverà. E’ vero che è facile avere compassione di Lisetta!

Van de Cappelle Jan “Paesaggio marino con barche a vela”
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