“The possession” di Ole Bornedal

http://www.mymovies.it/film/2012/thepossession/

Ieri sera era la serata di Halloween ed io non festeggiandola la prendo come scusa per dedicarmi all’horror (come se in altri tempi non lo facessi…). Un tempo sky faceva una bella maratona dei film horror della Hammer Film oppure riproponeva dei bei classici, ma ora invece prende le ultime uscite, tratta la serata come una delle tante (e vabbè non è un reato, ma io rimango a bocca asciutta) e ci prendiamo quel che c’è. Orfana anche dalla videoteca comunale che ha pochi film della Hammer, mi tocca propendere per sky. Ehi, stop, fermi. Non iniziate a dire che sono fissata con la Hammer, ma quando c’erano le maratone io non avevo la possibilità di usufruire di sky, perché in possesso degli altri della famiglia, ora invece che posso usufruirne ciccia. Mi mordo solo le mani! In più la Hammer Films è la mamma di tutti i film horror che si rispettano (e qualcuno di serie B). Portate rispetto.

Mi preparo, sono un po’ scazzata, accendo la luce così vedo meglio (sì lo so gli horror si guardano a luce spenta, ma poi mi lacrimano gli occhi dalla fatica e quindi non vale la pena. Okkei è anche per controllare le ombre in casa…sai mai…) e mi preparo.

Punto su Sam Raimi perché o ci regalerà delle perle di splatter oppure un vero horror. Qui pecca.

Partiamo subito con la scheda tecnica e la descrizione.

Regia: 6 e mezzo. Ole Bornedal guida bene il suo circo e lo rende omogeneo e ben strutturato. Guida gli attori in una buona performance, rendendoli credibili (come solo possono essere in una storia dell’orrore in cui niente è come dovrebbe essere) e sa dosare bene i movimenti di camera per non far venire il mal di stomaco allo spettatore. Preciso, buon compito, belle idee (mi è piaciuta un sacco il palesarsi del demone attraverso la piscina della sala riabilitazione), ma purtroppo fa quel che può.

Scenggiatura: 5 In un buon horror questo è tutto. O meglio in certi tipi di horror. Qui abbiamo la citazione di un fatto vero come se bastasse a dare un senso al tutto, ma non basta. E’ che ci sono tutti gli elementi per rendere il film una vera pietra miliare, ma non c’è un vero approfondimento. La parte famigliare, il nucleo attorno al quale girano i sentimenti, le emozioni e il “cibo” per il demone è ben sviscerato, anche se non originale. Manca totalmente la parte teologica o esoterica. A un certo punto, non ho capito come e perché (cioè sì, ma campato per aria un po’), il padre (l’unico che ha capito qualcosa e che si batte per risolvere il problema) chiede aiuto alla comunità ebraica della sua città per chiedere un esorcismo. Così? E questi, senza un vero consulto, una comunicazione approfondita non solo lo cacciano, ma se ne fregano bellamente, tranne uno: un giovane rabbino capisce il problema e aiuta la famiglia. Okkei che si deve fare il parallelo fra chi crede o meno, chi ha paura o meno, che è razzista (perché non appartiene alla comunità) o meno, tutti topoi abusati, ma qui sono davvero appiccicati come le figurine panini. Capisco tutto quello che vuoi, che il tempo si sarebbe dilatato, ma qui si è davvero persa un’occasione. Prima di tutto perché si sarebbe sviluppato il capitolo sulla teologia e demonologia ebraica (poco usata in cinematografia, ma molto usata nella letteratura di genere di periodo o ispirazione ottocentesca. Ricordiamo “Il Golem” per esempio); poi perché come al solito c’è un demone, una vittima, un eroe e un sacerdote x, ma un legante vero fra loro? E’ sempre labile, mai veramente approfondito. Per farvi capire quello che dico, a me viene sempre in mente il film “Angel Heart- Ascensore per l’inferno” che non è un vero horror, ma che fa calare lo spettatore nell’atmosfera, nel voodoo, nel demoniaco (la scena di De Niro che mangia l’uovo è una delle più belle della storia): ti rimane appiccicato quel senso di paura, di inevitabile, di incapacità di contrastare certe forze. Cose che qui mancano, non perché non ci debba essere un lieto fine, ma perché non c’è il pathos, la ricerca, lo scontrarsi, il momentaneo soccombere. E’ tutto molto freddo. Compitino fatto senza impegno.

Scenografia: 6 Niente di che, ma curata. La scelta della scatola come dimora del demone è particolare, mi pone delle domande: sembra un oggetto banale, ma le scritte in ebraico (aramaico forse? Mah…anche qui è un bel problema di particolari a cui non saprei dare una risposta) la rendono l’oggetto sovrannaturale che è, ma sempre un po’ in sordina. La sua estetica è documentata o frutto di un’idea personale? Mah, sembra una domanda scema, ma alla fine se il film tratta di una “storia vera”. E’ un po’ come la tavola ouija che ha quella forma lì, canonica…così la riconosciamo tutti.

Costumi: 6 Non ci vuole molta fantasia in certi film

Effetti speciali: 7 e mezzo Gli effetti speciali fanno molto in questo genere di film e anche qui abbiamo un ottimo lavoro. La bambina deve subire la mutazione, si deve far vedere allo spettatore la possessione, il cambiamento e qui è tutto reso perfettamente, dosando i colori, la computer grafica e altre cose (beh sono caduti solo sulle pillole di sangue finto in bocca a una vittima: si vedeva troppo!). Non ci sono stacchi e la pellicola risulta omogenea.

Fotografia: 7 e mezzo. Anche questo aspetto ha reso molto alla realizzazione dell’atmosfera ed è stata dosata benissimo, alternando il colore con le tonalità di grigio per sottolineare sentimenti e situazioni.

Musica: 6 Un buon sottofondo, ma il fatto che in realtà non me la ricordi implica che non ha mai prevaricato, ma è stata usata come si faceva un tempo solo per sottolineare passaggi, emozioni e per coinvolgere lo spettatore.

Voto: 5 Per la tecnica del film e la recitazione il film sarebbe sufficiente, ma manca la base credibile e quella o si ha o non si ha. Peccato. Il finale aperto poi mi fa temere un seguito…

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